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Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

8 Janvier 2017 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #storie di lissonesi

Lissonese, figlio di Antonio Giovanni Vismara e di Claudia Minotti, Leonardo Vismara é stato un protagonista della Resistenza a Lissone. Conosciuto come Nando da Biél, é stato una figura di primo piano del Comitato di Liberazione Nazionale lissonese.

Sulla sua attività di oppositore al regime fascista fin dalla prima ora vi è una ricca testimonianza nelle schede conservate nel Casellario Politico Centrale, ufficio della direzione generale della Pubblica sicurezza del Regno d'Italia che aveva il compito di curare il sistematico aggiornamento dell'anagrafe dei cosiddetti "sovversivi".

In questo articolo sono riportate alcune di queste schede: ringrazio Claudio Castoldi, nipote di Leonardo Vismara, che sta conducendo una ricerca sulla vita di suo nonno, per avermele fornite.

Conosciuto come Nando da Biél, dal soprannome dato a suo nonno, fin dalla giovane età, mentre frequenta con buon profitto la Regia Scuola Tecnica di Monza, matura una profonda coscienza civile permeata dei valori di solidarietà, di giustizia e libertà propugnati dal movimento socialista.

Leonardo è un “ragazzo del ‘99” (nell'uso comune il termine si riferisce a tutti i nati nel 1899 che, a militare, potevano essere impiegati sul campo di battaglia durante la prima guerra mondiale). Precettati quando non avevano ancora compiuto diciotto anni, i primi ragazzi del ‘99 furono inviati al fronte solo nel novembre del 1917, nei giorni successivi alla disfatta di Caporetto.

Nando si ritrova al fronte fianco a fianco con contadini e operai, comandati da vertici militari che sommavano spesso un'inadeguata preparazione tecnica nella conduzione di una guerra moderna a una cinica condotta delle operazioni, immolando centinaia di migliaia di vite in ripetuti quanto vani assalti frontali.

Dalla acquisita consapevolezza di essere solo “materiale umano” mandato al macello, che si aggiungeva alla prevalente estraneità popolare alla guerra, scaturirono diverse forme di rifiuto del «dovere sacro» di sacrificarsi per il bene della patria: casi di renitenza e diserzione non furono rari.

Anche Nando viene dichiarato disertore dal Tribunale Militare di Cremona e condannato a sei anni di reclusione perchè non si era più presentato alla sua Compagnia, in occasione di un servizio fuori sede a cui era stato comandato. Dopo la vittoria italiana di Vittorio Veneto, amnistiato, viene però mandato a Valona, in Albania, che è un protettorato italiano, per svolgere il servizio di leva.

Tornato alla vita civile, aderisce alla Gioventù Comunista, diventando poi il segretario della sezione lissonese. All’avvento del fascismo e con lo scioglimento dei partiti politici, diventa un sorvegliato speciale dei Carabinieri.

Le camicie nere non lo lasciano in pace: purghe con olio di ricino, bastonate fino allo svenimento, incarcerato più volte nel carcere monzese; un giorno lo appendono a testa in giù ad un balcone davanti a tutti.

Ma il suo antifascismo è incrollabile, come risulta dai documenti del Casellario Politico Centrale. Il Casellario Politico Centrale era un ufficio della direzione generale della Pubblica sicurezza del Regno d'Italia che aveva il compito di curare il sistematico aggiornamento dell'anagrafe dei cosiddetti "sovversivi".

 

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora
Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

E quando scoppia la guerra di Spagna matura il desiderio di arruolarsi come volontario nelle “Brigate internazionali” in difesa della Repubblica spagnola contro i nazionalisti del caudillo golpista Francisco Franco.

Un gran numero di quadri e di organizzatori di queste brigate, costituitesi nell’ottobre del 1936, giocheranno in seguito, nei rispettivi paesi, in ruolo importante nella Resistenza al fascismo: tra gli Italiani che vengono inquadrati nella “Brigata Garibaldi”, i fratelli Rosselli, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Leo Valiani, Giovanni Pesce, Randolfo Pacciardi. “Oggi in Spagna, domani in Italia” era il loro motto. Numerosi anche gli scrittori di varie nazionalità: André Malraux, Ernest Hemingway, George Orwell, Antoine de Saint-Exupery, John Dos Passos.

Alla caduta della Repubblica spagnola, Nando, giunto in territorio francese insieme ai reduci della “Brigata Garibaldi”, viene internato nel campo di concentramento di Gurs (era uno dei più vasti campi di concentramento costruiti in territorio francese. Era situato a poca distanza dal confine con la Spagna, ai piedi della catena dei Pirenei).

 

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima oraLeonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora
Il campo di concentramento di Gurs
Il campo di concentramento di Gurs

Il campo di concentramento di Gurs

Le condizioni di vita nel campo di concentramento di Gurs.

A Gurs venne rinchiusi anche degli ebrei. In una retata dei nazisti, nell'ottobre 1940 la Gestapo rastrellò 7500 ebrei, donne e bambini compresi, che vivevano da generazioni nei dintorni di Karlsruhe, una città della Germania sudoccidentale, lungo le rive del Reno, evacuandoli oltre il confine.

Il trasporto non prese la direzione orientale, normale luogo di deportazione negli anni successivi, ma quella occidentale, dove gli espulsi caddero sotto la responsabilità del governo fantoccio di Vichy, il regime instaurato nella Francia meridionale non occupata dai tedeschi, che all'inizio dell'anno ne avevano invaso la parte settentrionale. I nazisti lo avevano fatto senza avvisare i francesi di Vichy, i quali reagirono deviando i treni verso vari campi di internamento, fra cui quello situato nella periferia paludosa di un piccolo comune chiamato Gurs, ai piedi dei Pirenei.

I treni in cui erano stipati gli ebrei si fermarono nella stazione ferroviaria più vicina, a Oloron-Sainte-Marie, dove le persone vennero ammucchiate in camion aperti. Cadeva una torrenziale pioggia gelata mentre essi percorrevano l'ultimo tratto di quel lungo, amaro viaggio. Infreddoliti, zuppi, traumatizzati e lontani 1300 chilometri dalle loro case, venivavano condotti verso squallide baracche fatiscenti disposte in fila. I loro miseri bagagli giacevano nel fango.

Gli assistenti sociali che visitarono il campo gestito dai francesi poco dopo l'inizio dell'inverno rilevarono «un'atmosfera irrespirabile di disperazione umana» e «un intenso desiderio di morte» fra i prigionieri più anziani. Dietro fili spinati e torrette con sentinelle armate, le baracche di legno alloggiavano le persone stipate. All'interno non c'era riscaldamento né acqua corrente, tantomeno arredi, ma proliferavano i pidocchi i topi, gli scarafaggi e le malattie. «Pioveva continuamente», scrisse un prigioniero. «Il terreno era un pantano; si poteva scivolare e affondare nel fango». I prigionieri spartivano alti stivaloni per percorrere l'accesso melmoso a un bagno primitivo: dei secchi all'interno di un cubicolo aperto e senza porta. Sopra tutto ciò si spandeva, avrebbe scritto storico, «il tanfo dell'argilla mescolato alla puzza di urina». Il pasto era composto da pane, brodo allungato e surrogato di caffè. Non c’era abbastanza acqua potabile, e la fame era implacabile.

Leonardo Vismara viene poi impiegato nella costruzione di fortificazioni, inquadrato in squadre di lavoro, sul confine orientale della Francia. Riesce a fuggire e a raggiungere Parigi. A Nanterre, un sobborgo della capitale francese, conduce una vita da rifugiato.

Dopo l’arresto di Mussolini, il 25 luglio 1943, decide di rientrare in Italia.

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

Al confine di Bardonecchia viene arrestato e tradotto nel carcere di Susa.

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

Poi al carcere di Bergamo.

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

Finalmente il 23 dicembre 1943 “viene rimesso in libertà” ma “sottoposto a vigilanza”.

Leonardo Vismara, un oppositore al regime fascista fin dalla prima ora

A Lissone riprende i contatti con gli antifascisti della zona. Contribuisce alla formazione del CLN lissonese e, con il nome di battaglia di Raimondo, è incaricato della formazione delle squadre d’azione in vista dell’insurrezione finale con funzioni di collegamento col comando militare del Corpo Volontari della Libertà.

Il 27 aprile 1945, ottiene la resa di una colonna armata tedesca che si sta aprendo la strada verso Como e la Svizzera passando per Muggiò.

Leonardo Vismara (a sinistra) con gli altri membri del CLN lissonese

Leonardo Vismara (a sinistra) con gli altri membri del CLN lissonese

Di seguito, pagine dei verbali delle riunioni del CLN - Comitato di Liberazione Nazionale di Lissone – in cui vengono riportati alcuni interventi di Leonardo Vismara, nome di battaglia Raimondo. Gli originali dei verbali sono conservati negli Archivi Comunali di Lissone.

verbale fine luglio 1944

verbale fine luglio 1944

verbale del 20 luglio 1944

verbale del 20 luglio 1944

Nel verbale si fa riferimento agli aiuti alle famiglie dei quattro giovani “massacrati”, già consegnati da Ottavio; inoltre, si decide, su proposta di Leonardo Vismara (Raimondo), di preparare “quattro targhe in marmo con la scritta Piazza Quattro Martiri che, al momento opportuno, sarebbero state collocate agli angoli della piazza ove era avvenuto il massacro, previa distruzione di quelle già esistenti, recanti la scritta Piazza Ettore Muti, collocate dai fascisti”.

sfilata del 1° maggio 1945
sfilata del 1° maggio 1945

sfilata del 1° maggio 1945

Dopo un breve incarico nella prima Amministrazione straordinaria del Comune di Lissone, esce di scena dalla vita politica lissonese.

Bibliografia:

Renato Pellizzoni - LA FORZA IMMENSA DI UN IDEALE -  Una pubblicazione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Sezione “Emilio Diligenti” di Lissone - 2015

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