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Storia di una tragedia: agosto 1968 l’invasione della Cecoslovacchia

20 Août 2020 , Rédigé par Renato Publié dans #episodi di storia del '900

Cinquantadue anni fa l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle armate dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia

Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968
Praga agosto 1968

Praga agosto 1968

L’incubo di un tradimento

di Ludvlk Vesely (*)

Ogni nazione vanta documenti che entrano a far parte integrante della sua storia. Non tutti recano la firma di gente famosa. Molti, anzi, sono e restano anonimi. Di tali documenti l'agosto 1968 cecoslovacco ne conta parecchi. Rientra senz'altro tra i più interessanti la sequenza di notizie riportata dalle tele scriventi della Pragair nelle prime ore di mercoledì 21 agosto 1968: «Il primo apparecchio occupante si è posato sulla pista dell'aeroporto alle 01,37 - gli altri sono atterrati a intervalli di un minuto fino alle 05,50. In seguito altri arrivi meno regolari ogni 5-10 minuti. Il traffico viene regolato dal volo aggiunto AN 124 arrivato come volo civile straordinario alle 09,52. Gli aerei occupanti hanno scaricato mezzi di trasporto e da Kladno sono arrivati in gran quantità carri armati cannoni mortai armamenti leggeri. Noi tutti sotto la minaccia delle armi siamo stati ammassati nelle sale d'aspetto delle linee nazionali, dove siamo rimasti fino alle 06.00 e solo allora siamo riusciti a fare in modo di informare tutti».

La sera di martedì 20 agosto, dunque, sul suolo cecoslovacco, sul suolo di uno Stato libero e sovrano, era atterrato un aereo. Non era preannunziato, ma aveva chiesto e ottenuto di atterrare secondo le consuetudini internazionali. Un aereo civile. E in abiti civili erano anche i suoi passeggeri. In Cecoslovacchia nessuno perquisisce i visitatori stranieri. In questo caso, però, sarebbe valso la pena di farlo: tutti gli occupanti di quell'apparecchio erano armati fino ai denti e avevamo ben poco in comune con dei normali turisti. Erano tutti appartenenti all'NKVD, la polizia segreta sovietica, venuti col preciso compito di assicurare l'atterraggio agli aerei occupanti.

Alle 21,52 del 20 agosto 1968 ha avuto così inizio la seconda occupazione della Cecoslovacchia nel corso degli ultimi trent'anni. Senza un annuncio, senza un preavviso. Se Hitler, nel 1939, aveva convocato a Berlino l'allora presidente della repubblica cecoslovacca Hacha, costringendolo almeno a salvare le forme con la firma di un triste accordo (il residuo territorio rimasto alla Cecoslovacchia dopo il diktat di Monaco doveva essere occupato, smembrandosi con l'istituzione del protettorato di Boemia e Moravia e la formazione di uno Stato slovacco autonomo), questa volta nessuno si è preoccupato di certe formalità. L'URSS non le ha ritenute necessarie.

Quello stesso 21 agosto 1968 l'agenzia uffici sovietica Tass comunicava: «Personalità del partito e del governo della Repubblica Socialista cecoslovacca si sono rivolte all'Unione Sovietica con una richiesta di urgente aiuto per il fratello popolo cecoslovacco, ivi incluso un aiuto militare Questo appello traeva origine dal fatto che le legittime istituzioni socialiste si trovavano sotto minaccia di forze controrivoluzionarie, le quali stavano cospirando con forze esterne ostili socialismo».

Più di mezzo milione di soldati dell'Unione Sovietica, della Polonia, della Repubblica Democratica Tedesca, della Bulgaria e dell'Ungheria, pronti a rispondere alla «chiamata», sono entrati in territorio di uno Stato sovrano e qui, come dice una popolare battuta umoristica, stanno ancora cercando coloro che li avrebbero chiamati.

La sera di quel giorno critico alcuni alti ufficiali sovietici giunsero alla sede del Ministero della Difesa nazionale a Praga. Al ministro Martin Dzur comunicarono che gli eserciti alleati occupavano la Cecoslovacchia, e al tempo stesso lo misero nell'impossibilità di dare la notizia al capo del governo Cernik, al segretario generale del partito comunista cecoslovacco Alexander Dubcek, al presidente della Repubblica Socialista cecoslovacca, il generale d'armata e due volte eroe dell'Unione Sovietica, Ludvik Svoboda.

Nella sede del comitato centrale del partito comunista cecoslovacco sulla riva della Moldava il politburo del partito, che era riunito, discuteva in una normale seduta i preparativi del congresso straordinario, che avrebbe dovuto esser convocato il 9 settembre, e con il quale si sarebbe conclusa, tra l'altro, la prima fase del processo di democratizzazione in Cecoslovacchia. Quando finalmente il presidente del consiglio dei ministri e membro del politburo Cernik fu informato che nel Paese si trovavano già decine di migliaia di soldati stranieri, ed ebbe comunicato la notizia al capo dei comunisti cecoslovacchi, lo choc fu generale.

Dubcek reagì con voce rotta dal dolore: «Per tutta la mia vita mi sono adoperato ad approfondire e a consolidare l'amicizia tra l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia, e adesso mi ricambiano in questo modo. È la tragedia della mia vita».

PragaAgosto 1968

 

 

(*) Ludvik Vesely, è stato vice direttore . del «Literarni Listy», settimanale dell'Unione degli scrittori cecoslovacchi, la rivista che a Praga ha acceso le polveri dell'antistalinismo, ispirando il nuovo corso cecoslovacco. Per la posizione che occupava, si è trovato direttamente impegnato nelle difficili e drammatiche operazioni politiche che hanno portato Alexander Dubcek al potere e alla elaborazione del socialismo democratico nel suo Paese.

Nei momenti in cui a Cierna e a Bratislava si decidevano le sorti della Cecoslovacchia, Vesely è stato uno degli uomini più vicini al primo segretario del partito. Il suo giornale, il giorno successivo all'invasione delle truppe del Patto di Varsavia, uscì in edizione straordinaria e fu distribuito sotto gli occhi dei primi reparti sovietici. L'editoriale si intitolava «Appello a tutti i cittadini» e invitava alla resistenza non violenta e alla difesa degli organi di governo e di partito. Mentre i carri armati sovietici assumevano il controllo del Paese, Vesely cercò rifugio nella Germania occidentale insieme con la moglie per sfuggire a una sicura rappresaglia.

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