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Poesia

dedicata ai 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

obiettivi del sito

Vogliamo "dare un futuro alla memoria", nella consapevolezza che la memoria è conoscenza e che la conoscenza è libertà e che solo nella conoscenza l'uomo può trovare le ragioni e le condizioni per qualsiasi scelta della sua vita, se vuole che possa essere veramente libera, senza condizionamenti.

Il sito vuol essere un luogo ideale per ricordare avvenimenti di storia del '900 del nostro Paese. Oltre a riportare le iniziative dell'ANPI - Sezione "Emilio Diligenti" di Lissone, verranno altresì messi in rete episodi e racconti di vita di cittadini lissonesi che si opposero al regime fascista, alcuni dei quali furono fucilati dai nazifascisti o morirono nei lager tedeschi.
È nostra intenzione inserire, nelle varie ricorrenze, le storie dei caduti lissonesi per la Liberazione. Non mancheranno pagine dedicate alla Resistenza italiana ed europea.

La Storia

Il senso della Storia è capire, cercare, trovare, documentare, spiegare …

guernica.jpg

“Fino a quando queste storie sono raccontate alle generazioni future ci sarà memoria. Se il filo si spezza si perde la conoscenza del passato, non si comprende il presente e non si potrà vivere il futuro”.
 

“Noi, - diceva Emilio Diligenti, partigiano, sindacalista, amministratore (alla sua memoria abbiamo intitolato la nostra Sezione lissonese dell’A.N.P.I.) - crediamo che il grande concetto di partecipazione, che fu alla base della Resistenza sia il fondamento della nostra civiltà. Lo è per noi certamente ma ai giovani bisogna cominciare da capo a insegnarglielo. Dobbiamo studiare ancora la nostra storia, bisogna aggiornarla con le nuove esperienze e far capire che l'antifascismo non può essere un fatto di noi partigiani, dei combattenti per la libertà. L’antifascismo, come la democrazia, sono un fatto di civiltà, di libertà, di dignità da diffondere. Occorre in ogni modo prendere precisa coscienza di quella che è stata la tormentata storia d'Italia nella prima metà del 20° secolo, per risolvere positivamente il rapporto fascismo-antifascismo, portando a compimento quella rivoluzione democratica che sola potrà eliminare per sempre dalla società italiana ogni radice di fascismo”.

difendiamo la Costituzione


LA COSTITUZIONE ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

 

Immagini varie

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25 aprile 2009

in bicicletta abbiamo portato un fiore nelle vie di Lissone dedicate ai caduti lissonesi.nella guerra di Liberazione.

Morti fucilati dai nazifascisti:

AROSIO ARTURO 

CHIUSI REMO 

ERBA PIERINO 

GALIMBERTI ERCOLE  

GUARENTI DAVIDE  

MERONI ATTILIO

PARRAVICINI CARLO  

SOMASCHINI MARIO 

Morti in campi di concentramento:

AVVOI AMBROGIO 

BETTEGA MARIO 

CASSANMAGNAGO FERDINANDO

COLZANI GIULIO 
DE CAPITANI DA VIMERCATE GIANFRANCO

FUMAGALLI ALDO 

MAZZI ATTILIO

 



 



Dimanche 26 avril 2009
- Recommander

Pubblico qui il discorso che avrei pronunciato questa mattina durante le cerimonie ufficiali del 25 aprile se non mi fosse stato impedito per arbitraria decisione del Sindaco Ambrogio Fossati, contrariamente a quanto avvenuto nelle cerimonie degli anni passati, quando, oltre all’oratore dell’A.N.P.I, ho sempre potuto intervenire come presidente della sezione dell’A.N.P.I. di Lissone. Auguro nuovamente una buona Festa della Liberazione a tutti.

Renato Pellizzoni

 

Siamo oggi qui per festeggiare la Liberazione dell’Italia dalla dominazione nazista e dal regime fascista.

Oggi con la nostra presenza vogliamo ricordare tutti coloro che hanno scritto con il loro coraggio e perfino con il loro sangue una pagina magnifica e tragica della nostra storia, che è la guerra di Liberazione.

Credo che la memoria sia preziosa per la nostra democrazia, e che i partigiani, le vittime del terrorismo, le vittime di tutte le guerre, i grandi atleti nostri, siano tutti degni di memoria ma siano storie diverse che meritano l’adeguata attenzione. Credo per questo che confondendo storie e ricordi diversi, accumulandoli in un’unica giornata, noi indeboliamo e annacquiamo la memoria che dobbiamo a queste persone. La legge italiana prevede giornate diverse. Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo.

Siamo qui per ricordare e comprendere il nostro passato.

La memoria storica arricchisce e allarga la nostra esperienza, ci connette invisibilmente alle generazioni passate e ci dà un saldo fondamento per il presente.

La Resistenza è stata principalmente azione; la lotta militare si intrecciò però con l’elaborazione politica; si posero le premesse politiche per la nuova Italia, che sarebbe nata dalla sconfitta del fascismo e del nazismo.

La Resistenza resta un evento cruciale nella storia del nostro Paese perché in essa si formò la nuova classe dirigente dell’Italia repubblicana.

La guerra di Liberazione è stata la confluenza di due elementi diversi: le correnti antifasciste che si erano opposte alla dittatura durante il ventennio e le masse popolari, in uniforme e non, il cui malcontento verso il fascismo si era manifestato in modo sempre più acuto nel corso della seconda guerra mondiale. La guerra di Liberazione non scoppiò come una guerra tradizionale, con un atto formale, ma nacque come moto spontaneo.

Resistenti furono i militari italiani che combatterono a Cefalonia, e che vennero trucidati dai nazisti, i militari che combatterono al fianco degli Alleati nel Corpo Italiano di Liberazione.

Resistenti vanno considerati gli oltre 600.000 italiani che, rifiutando di combattere a fianco dei nazisti, finirono nei lager tedeschi, costretti al lavoro coatto. Tra questi internati militari vi era anche mio padre Arnaldo, che per 20 mesi fu costretto a lavorare come schiavo in un campo di concentramento in Germania: ho potuto ricostruire le sue vicissitudini dal suo racconto e da un suo diario.

In Italia 45.000 sono stati i partigiani che morirono.

Importante è stato il contributo delle donne italiane: 35.000 sono state le donne partigiane.

La Resistenza armata, senza un sostegno diffuso della popolazione, non avrebbe potuto sopravvivere.

Hanno determinato questa partecipazione popolare le pessime condizioni di vita di una popolazione stremata dall’economia di guerra. E certamente ha pesato la sconfitta militare, lo smantellamento dell’esercito come è accaduto l’8 settembre, e l’alternativa di nascondersi o di combattere, che si pose a molti giovani che rifiutavano l’ingresso nelle bande della Repubblica di Salò.

Vent’anni di oppressione fascista sboccarono non in episodiche rivolte ma nel più grande movimento armato di massa dell’Europa occidentale.

Gli Alleati, che ebbero un peso determinante nella conduzione della guerra, al termine del conflitto, hanno riconosciuto il grande contributo militare della Resistenza.

La parte migliore del popolo italiano aveva riconquistato, per tutta la Nazione, la dignità perduta dopo venti anni di regime fascista e tre anni di guerra al fianco di Hitler.

L’Italia è così diventata un paese democratico. Questi valori di democrazia e di rispetto della persona umana vennero sanciti con la Costituzione, promulgata nel 1948 e divenuta fondamento della nostra convivenza politica e civile.

La conquista della libertà e della democrazia rappresenta un bene che dobbiamo agli uomini che hanno lottato nella Resistenza.

Quelle donne e quegli uomini che parteciparono attivamente alla guerra di Liberazione, nei ranghi delle Forze Armate o nelle formazioni partigiane, o anche semplicemente attuando la resistenza passiva, avevano in mente l’ideale di una nazione libera, democratica, pacifica, profondamente rispettosa dei diritti umani.

A loro va il nostro pensiero e la gratitudine per averci consentito di riacquistare la dignità nazionale.

Una festa come quella del 25 aprile, secondo i suoi detrattori, avrebbe il torto di impedire la pacificazione tra gli italiani.

Occorre intendersi. Il bisogno di voltare pagina dopo un conflitto tremendo, di non interpretare la memoria come eterna perpetuazione dei conflitti del passato, è giusto. Ma deve essere chiaro, in primo luogo, che la pacificazione non può equivalere ad una parificazione tra fascisti e antifascisti.

Sarebbe inaccettabile sul piano morale, ma sarebbe persino insensato sul piano storico. Deve essere chiaro, in secondo luogo, che la vera pacificazione fu proprio quella operata dai partigiani e dai loro eredi politici.

Essa non fu altro che quell’opera di democratizzazione della vita pubblica che è l’unica condizione di una pace duratura: la costruzione di un Paese dove il pluralismo politico e il riconoscimento delle libertà consentisse a tutti, pur nelle differenze sociali, politiche ed economiche, di sentirsi italiani e di vivere in pace con gli altri italiani e con gli altri popoli.

Ora il mio pensiero va ai 15 lissonesi che morirono nella guerra di Liberazione.

8 furono fucilati e 7 morirono nei lager nazisti.

Domani mattina renderemo loro omaggio, portando, in bicicletta (che era il mezzo molto usato dalle staffette partigiane) dei fiori nelle vie di Lissone a loro dedicate.

Spero che la Resistenza italiana possa finalmente far parte di una riflessione storiografica condivisa da tutti i cittadini italiani.



“Al vostro fianco, tra voi sempre senza che voi lo sappiate, degli uomini lottano e muoiono gli uomini della lotta clandestina per la Liberazione. Questi uomini, fucilati, arrestati, torturati, lontani sempre dalle loro case, separati spesso dalle loro famiglie, combattenti senza uniformi e senza stendardi, reggimenti senza bandiere, i cui sacrifici e le cui battaglie  non vengono scritte con lettere d’oro negli annali, ma solamente nella memoria fraterna e dolorosa di coloro che sopravvivono.

La gloria è come una nave dove non si muore solamente a cielo aperto ma anche nell’oscurità patetica degli scafi. È così che muoiono gli uomini della lotta clandestina. Rendiamogli onore.”

messaggio ai Francesi di Pierre Brossolette, dai microfoni della BBC, il 22 settembre 1942



La Resistenza per i Francesi

“La Resistenza occupa un posto a parte nella nostra memoria collettiva. Più che un avvenimento la Resistenza si è trasformata in un mito fondante che ha dato alla Francia i suoi valori e ai Francesi un’immagine idealizzata di loro stessi.

Da pagina di storia, la Resistenza è diventata una “memoria collettiva” che struttura ancora l’immaginario del Paese.

L’essenza della Resistenza è stata una reazione patriottica che è nello stesso tempo un atto di guerra e una difesa dell’Uomo. Un rifiuto, una reazione che sono anche un progetto di società. Il suo messaggio supera l’avvenimento da dove ha avuto origine. È  universale e atemporale. Ogni generazione può farlo suo. Ogni Paese può adottarlo come modello.

Riflesso di un tempo particolare, la Resistenza è anche di tutti i tempi”.

Robert Belot, professore universitario




Cosi' si festeggiava a Lissone l'anniversario della Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista.


 

 

manifesto del 25 aprile 1970



25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2009

Difendiamo la Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza contro ogni tentativo di snaturarla, di svuotarla, di svilirla.

“La Costituzione è un testamento, un testamento di 100mila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Queste parole di Piero Calamandrei, uno dei Padri della Patria sono tremendamente attuali. La Costituzione è minacciata sempre più da pericolosi segnali di ostilità ignorando così la storia con assurde proposte di parificazione tra chi ha combattuto ed è stato ucciso per la libertà e chi ha collaborato con l’occupante. Da qui la necessità di respingere con fermezza tutti i tentativi di chi vuole reciderne le radici che la legano alla Resistenza, alla lotta partigiana, alla guerra di Liberazione nazionale.

Gli Italiani tutti hanno pagato un prezzo altissimo per la conquista della libertà che oggi 25 aprile celebriamo. In questo dolore, in questa lotta e in questo sacrificio affondano le loro radici la nostra Repubblica e la nostra Costituzione che la storia chiama tutti a riconoscere come matrice della nostra comunità nazionale.


Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane

Fondazione Corpo Volontari della Libertà (CVL)

Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo  per la Difesa dell’Ordine Repubblicano

Comitato Promotore Celebrazioni Anniversario della Liberazione

Jeudi 23 avril 2009
- Recommander

In occasione del 65° anniversario della Liberazione

l’ANPI di Lissone

organizza

domenica 26 aprile 2009

“La Resistenza … in bicicletta”

in collaborazione con l’associazione lissonese EQUIBICI

ore 10,00  ritrovo in Piazza Libertà

ore 10,30 staffette in bicicletta porteranno dei garofani rossi nelle vie dedicate ai caduti lissonesi della guerra di Liberazione

ore 11,30 presso la sede dell’ANPI di Piazza Cavour 3 presentazione del libro: “La bicicletta nella Resistenza“ di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci (Edizioni Arterigere)


  ore 12,00
  aperitivo nel cortile della sede

La bicicletta, oltre che come mezzo di trasporto, durante la guerra di Liberazione fu il veicolo sempre usato dalle staffette partigiane, preziose ed indispensabili collaboratrici dei partigiani.


 
Samedi 18 avril 2009
- Recommander

In occasione del 65° anniversario della Liberazione, sabato 18 aprile alle ore 14.30 presso la sala polifunzionale della Biblioteca civica di Lissone, Piazza IV Novembre, proiezione del documentario: Un popolo per la libertà. La Resistenza in Italia

             
La Resistenza, questa straordinaria testimonianza morale, civile e politica, sarà raccontata attraverso filmati originali degli archivi storici.

Dimanche 12 avril 2009
- Recommander

                      

“CORSO di STORIA del NOVECENTO" 

Conoscere la storia del novecento per comprendere meglio gli avvenimenti dei nostri giorni: è l’obiettivo che si propone la Sezione lissonese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia con un corso di storia.

 

Sei saranno le lezioni che il prof. Giovanni Missaglia (docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “Frisi” di Monza) terrà presso la Cooperativa del Popolo - Via Indipendenza 9/a - Lissone

Gli argomenti trattati saranno:

1)     La Grande guerra e le sue eredità

2)    Democrazie, comunismi, fascismi

3)    La seconda guerra mondiale e la guerra fredda

4)    L’Italia dal fascismo alla democrazia

5)    La questione palestinese

6)    La globalizzazione

 

Il corso è gratuito ed avrà inizio lunedì 6 aprile 2009.

Le lezioni si terranno con il seguente orario: dalle ore 18 alle ore 19.30, nei seguenti lunedì:

1)   6 aprile

2)   20 aprile

3)   27 aprile

4)   4 maggio

5)   11 maggio

6)    25 maggio

 

Per partecipare al corso, occorre iscriversi inviando una mail a anpilissone@libero.it

 

Il corso è aperto sia agli studenti delle scuole superiori sia a coloro che intendono approfondire le loro conoscenze sul "secolo breve", come lo storico Eric Hobsbawm definisce il ventesimo secolo: un secolo tra i più violenti della storia dell'umanità, attraversato da due guerre mondiali, ma caratterizzato anche dall'emancipazione femminile, dal progresso scientifico, dalle rivoluzioni nella società e nella cultura. Un "secolo breve" per l'accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini.

Samedi 11 avril 2009
- Recommander

Attilio-Mazzi.JPG  
27/4/1885     9/4/1945 a Mauthausen-Gusen

Lissone, 9 aprile 2009
Oggi desideriamo ricordare Attilio Mazzi che per il suo dichiarato antifascismo perse la vita. Dedichiamo queste brevi note a tutti i suoi parenti.

Ma ripercorriamo brevemente i fatti di quella domenica di 64 anni fa, il 25 luglio 1943.

Nella riunione del Gran Consiglio del Fascismo (video) , alle 3 del mattino viene approvato l'ordine del giorno presentato da Grandi (con 19 voti su 27); la fine del fascismo è decretata: Mussolini è messo in minoranza. Il Gran Consiglio ha provocato la caduta del regime.
Alle 17 Mussolini porta al re le decisioni del Gran Consiglio e viene informato che sarà sostituito a capo del governo dal generale Badoglio. Al termine dell'udienza Mussolini viene tratto in arresto.
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Il radiogiornale della sera (alle ore 22.45) informa gli italiani dell'accaduto.

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A Lissone, all’indomani, mentre i lissonesi Francesco Mazzilli, Attilio Gattoni e Carlo Arosio, ­arrestati verso la fine giugno 1943 ed incarcerati a S. Vittore vengono liberati, un nostro concittadino, Attilio Mazzi - un benestante milanese ma veronese di nascita, da tempo attivo in Lissone dove aveva aperto uno stabilimento per la tranciatura del legno e dove svolge una ben avviata attività di intermediazione e di rappresentanza di legnami con sede in Via Roma - sfila per le vie di Lissone, innalzando un cartello con l’immagine di Badoglio, mettendosi a capo di un breve corteo che manifesta apertamente a favore del nuovo governo, come per salutare il nuovo spazio di libertà che finalmente sembrava schiudersi. Sfila nel centro del paese, percorre Via Sant'Antonio, attraversa Piazza Vittorio Emanuele (l’attuale Piazza Libertà), sino alla Casa del Fascio, dove vengono strappate le immagini di Mussolini e distrutti i simboli del Fascismo.
Attilio Mazzi, per il suo dichiarato antifascismo, verrà arrestato: passerà poi nel campo di concentramento di Fossoli (dove, il 12 luglio 1944, rischia di essere fucilato con Davide Guarenti), prima di finire i suoi giorni nel lager di Mauthausen-Gusen. Da Fossoli 
undefined scrive una tenerissima lettera alla moglie: “... Qualunque cosa avvenga, tu dovrai essere fiera del nome che porto. Non mi sono mai pentito di essere stato, e lo sono sempre un vero italiano – lo dissi e lo ripetei ai miei inquisitori con testa alta. Ci tengo a ripeterlo perché tu un giorno lo possa dire …”. 
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Desideriamo oggi ricordarlo per la sua forza d'animo e, raccogliendo il suo invito, ci impegniamo a far conoscere il suo sacrificio alle nuove generazioni.  Durante l’Amministrazione del sindaco Fausto Meroni, una via di Lissone è stata dedicata ad Attilio Mazzi. 

A Gusen, con Attilio Mazzi, vi era anche il monzese Angelo Signorelli, che aveva soltanto 17 anni. Operaio alla Falck Unione di Sesto San Giovanni, aveva partecipato, con il fratello Giuseppe, di due anni più vecchio, allo sciopero generale del marzo 1944 contro i fascisti e contro gli occupanti tedeschi. Quattro giorni dopo la protesta si presentarono a casa dei Signorelli dei militi fascisti, che arrestarono i due fratelli e li rinchiusero a San Vittore. Dal carcere di Milano Angelo Signorelli fu trasportato prima a Mauthausen e di lì trasferito nel sottocampo di Gusen, lager-di-Gusen.jpg   lager-di-Gusen-2.jpg
dove, con il triangolo rosso e la targa cuciti sulla blusa, visse il suo calvario. Da quel momento Angelo divenne un numero, come racconta in un volumetto, pubblicato nel 1995 a cura dell’ANED di Sesto, che ha per titolo "IT 59141: a Gusen il mio nome è diventato un numero".
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Fu liberato dagli Alleati, il 5 maggio 1945. Rientrato in Italia il 27 giugno dello stesso anno, dopo alcuni mesi di cure, Signorelli riuscì a riprendersi e nel dicembre tornò al suo posto di lavoro alla Falck dove è rimasto sino all’aprile del 1981, quando è andato in pensione. Da anni Angelo Signorelli va nelle scuole per parlare ai giovani del nazifascismo, dei campi di sterminio, della Resistenza e per educarli alla democrazia.

 

Mercredi 8 avril 2009
- Recommander

Quanto è costata la "Casa del fascio" di Lissone, l'attuale Palazzo Terragni?
I conti poco chiari del segretario del fascio di Lissone Luciano Mori.

Lissone, correva l’anno 1939.

 

Il paese contava poco più di 15.000 abitanti.

   

   

   

Il federale Luciano Mori fa un’ampia relazione (che riportiamo integralmente) sullo stato del fascismo nel paese.

Ricorda i caduti lissonesi per la conquista dell’Impero e nella guerra di Spagna al fianco di Franco.

Passa poi in rassegna le attività dei vari enti (Patronato Scolastico, E.C.A. , Dopolavoro), associazioni (Famiglia Artistica, Pro Lissone) operanti sul territorio; fornisce dati sulla consistenza numerica delle organizzazioni fasciste quali il Fascio Femminile, Fascio di Combattimento, la Gioventù Italiana del Littorio (occorre tener conto che le adesioni non sempre erano volontarie).

Si sofferma poi sulla erigenda “Casa del fascio (l’attuale Palazzo Terragni): i conti non tornano, tanto che chiede agli abitanti una nuova prova della loro fedeltà verso la Causa della Rivoluzione”. Per questo cerca di blandire i Lissonesi:

“In questa plaga dove la capacità produttiva si fonde con la generosità che tutta, risente del magnifico impulso che il clima della rivoluzione hanno impresso alla vita del paese, non mancheranno i fondi a garantire la definizione di questa aspirazione, che coronerà i voti di tutta la popolazione Lissonese”.


Anno 1939: Relazione del segretario del fascio di Lissone, Luciano Mori


"Lissone ha vissuto un anno intenso di attività. L'anno XVI è stato laborioso di opere e di realizzazioni, denso di azione fattiva in tutti i campi, complesso di manifestazioni ed ha seguito con progressione costante le direttive del Fascio Primogenito per la vigile serena affermazione della nostra Fede e per il potenziamento della nostra missione e del nostro Credo Fascista.

La rassegna di queste attività, che costituiscono il fervido tributo delle spirituali forze, che animano i dirigenti del Fascio di Lissone, comprende anzitutto un notevolissimo aumento di iscrizioni, dovute al tesseramento dei Reduci dell'A.O.I., che hanno portato gl'inscritti al numero di 510 invece dei 399 dell'anno XV. Ricordiamo commossi gli Eroi caduti nell'esaltazione della Missione Fascista e per l'Impero: i camerati Ettore Colzani, Francesco Pennati e Giovanni Dorigo: Quest'ultimo nobilissima figura ed animo ardente di Italiano e di Fascista, . sempre primo fra i primi, ha trovato la morte gloriosa sull'Ebro, dove agonizza negli ultimi conati la ferocia rossa. Agli Eroi indimenticabili il grido della passione nostra ed il nostro saluto reverente.

Nei campo assistenziale, la Commissione di Assistenza Legale del Fascio, in collaborazione con il locale E.C.A. ha dato il proprio gratuito ausilio per la risoluzione pacifica di 50 sfratti e di 39 controversie varie.

Nel settore Dopolavoristico, che è di particolare interesse per tutta la cittadinanza Lissonese, nella quale la massa operaia rappresenta un buon quarto, che di quest'opera educazionale sente il grande soffio spirituale, il prelevamento delle tessere è salito al numero di 3530. I Gruppi Dopolavoristici, regolarmente costituiti, sono dodici, oltre a due Gruppi Aziendali. La situazione contablie di questa importante istituzione può essere compendiata nelle seguenti cifre: Entrata Lire 54.734, Uscita Lire 53.683,60, Residuo in Attivo Lire 1.051.

Il Dopolavoro Comunale ha partecipato alla Giornata della Neve, al Raduno Mondiale dell'O.N.D. a Como, con oltre mille partecipanti ed ha organizzato una gita di pellegrinaggio a Predappio comprendente 1.100 Dopolavoristi. Quest’ultima affermazione di fedeltà resterà imperitura nell' animo'dei Lissonesi.

Nel settore Educazionale, la Famiglia Artistica, vivida e fervida istituzone, che assolve un compito altissimo, ha organizzato Quattro Concerti, Due Conferenze, Sette Recite, Tre Gite, una Mostra d'Arte Professionisti e una per Dopolavoristi. Desideriamo notare la notevole gara di emulazione tra i Presidenti dei Gruppi Dopolavoristi per rendere vivi e tangibili i risultati di tutte le manifestazioni organizzate e predisposte dal Dopolavoro Comunale.

Anche le attività della sempre viva ed efficiente PRO LISSONE, sono da ricordare con grande lode. Essa ha partecipato a vari concorsi ginnastici, con squadre Maschili e Femminili, mostrandosi degna dell sua gloriosa tradizione.

Il Fascio Femminile ha segnato un incremento numerico considerevole. Le Camerate Inscritte si suddividono in 152 Donne Fasciste, 475 della Sezione Operaie e di 600 Massaie Rurali. La collaborazione assistenziale di questa Sezione è stata generosamente notevole, sia per la distribuzione di indumenti vari e corredini, che hanno raggiunto il numero di 1.185, sia con la disinteressata, prodiga e fraterna cooperazione in quei casi ove l'apporto di personale assi stenza era necessario.

Riportiamo qui appresso le cifre della situazione contabile del Fascio di Combattimento, che danno una idea chiara delle attività di questo Ente: Entrata Lire 134.395,65; Uscita lire 142.232,30; Residuo Attivo lire 1.063,35.

Si deve alla vigile e costante assistenza dell'Ispettore Federale Amministrativo ed al Revisore dei Conti ed al Segretario Amministrativo la giusta limitazione delle spese, che sono state contenute nello strettamente necessario, mantenendo il regolare svolgimento della gestione e non ledendo il suo fabbisogno indispensabile.

La Gioventù Italiana del Littorio, tanto cara al cuore del Duce, è stata particolarmente curata, perchè potesse svolgere regolarmente tutte quelle attività tendenti a sviluppare ed a formare nei giovani quella coscienza fascista, che cosiltuisce la garanzia della futura continuità della Rivoluzione Fascista. L'inquadramento di questa importante Branca è la seguente: Figli e Figlie della Lupa 772; Piccole Italiane 625; Balilla 530; Giovani Italiane 156; Giovani Fasciste 233; Avanguardisti inscritti 848; Regolarmente Tesserati 350; Giovani Fascisti 344. Questa gioventù, cresciuta sotto il Segno del Littorio, rappresenta una speranza ed una certezza-insieme. Nulla è stato trascurato e nulla sarà trascurato perchè essa possa rappresentare una potente ed armonica entità pronta agli ordini del Capo per le future immancabili conquiste dell’idea fascista.

Anche il Patronato Scolastico è stato intensamente attivo. La sua situazione contabile presenta i seguenti dati: Entrata Lire 13.973,90; Uscita Lire 12.411,90; Residuo Attivo Lire 1.562,-

235 Alunni si sono giovati della sua assistenza con una distribuzione di 433 libri di testo e 3.800 tra quaderni e materiale vario. 216 sono stati gli alunni assistiti con la Refezione Scolastica, che ha importato una spesa di Lire 2317. Con l'appoggio, della Podesteria hanno ben funzionato i Ritrovi Giovanili frequentati da oltre 400 Alunni, con una spesa di Lire 4.500.

Intenso e fattivo il movimento delle Colonie. La Colonia Elioterapica del Littorio, anche quest’anno, ha avuto una affluenza grandissima di bambini bisognosi di cure. Le inscrizioni hanno raggiunto un numero rilevante e sono state contenute in un unico turno per un periodo di quaranta giorni. Alle Colonie Marine vennero inviati settantassette bambini ed a quelle Montane venticinque.

La spesa totale per questa opera assistenziale è costata Lire 56.644,10.

Anche la G.I.L. è stata attiva. Ne riportiamo la Situazione Finanziaria: Entrata Lire 193.950; Uscita Lire 192.358; Residuo Attivo Lire 1.591,60. Cifre eloquenti che non hanno bisogno di commenti.

Per la costruenda Casa del Fascio, che ha rappresentato e rappresenta una realizzazione di primo piano, il costante interessamento e l'ausilio della Podesteria e dell’Ispettore di Zona hanno accelerato la risoluzione di molti problemi di carattere tecnico ed economico, apportando un ritmo più celere al progressivo e graduale lavoro di esecuzione delle opere di questa costruzione.
 
Senza entrare in merito di una dettagliata esposizione delle vicende dei problemi affrontati
e risolti, che oggi hanno solo. il valore di un ricordo, ci limitiamo a dare un sommario resoconto della situazione Finanziaria attuale:

Entrata: Somme versate da sottoscrittori ed oblatori diversi a tutto il 30-9, Lire 301.945. Incassi effettuati dall'Ufficio Dazi e Consumi Lire 10.809,75 con un Totale di Lire 312.754,75 oltre alla cospicua offerta da parte della Soc Coop. Acqua Potabile degli impiegati di riscaldamento e sanitari. Uscita: per Spese di Costruzione: Versate all'Impresa Balzarini e Bianchi a saldo Stati di Avanzamento lavori a tutt’oggi Lire 150 mila, Versati a diversi per acquisto ferro e materiali Lire 15.825, Versate per Spese Progetti, stipendio Assistenti Lavori e per Spese Varie Lire 41.678,80 con un Totale di Uscite di L. 312.754,75. In Attivo restano Lire 85.250,95 più gli impegni dei diversi sottoscrittori che rappresentano un Totale non ancora versato di Lire 50.490, portando il Residuo Attivo, ad un Totale di Lire 135.740,95.

Per la concretazione di questo problema, in linea puramente preventiva, occorre che tanto i 
Camerati, come i Cittadini Lissonesi, diano una nuova prova della loro fedeltà verso la Causa della Rivoluzione. Il presente programma preconizza la fine dei lavori e l'Inaugurazione della Casa del Fascio per la prossima primavera, ma l'attenimento di questo programma è in relazione alle oblazioni ancora necessarie per sopperire alle necessarie spese che questa importante opera importa. Siamo sicuri che Lissone, come sempre, risponderà degnamente e generosamente. In questa plaga dove la capacità produttiva si fonde con la generosità che tutta, risente del magnifico impulso che il clima della rivoluzione hanno impresso alla vita del paese, non mancheranno i fondi a garantire la definizione di questa aspirazione, che coronerà i voti di tutta la popolazione Lissonese".




 

Vendredi 20 mars 2009
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manifesto della "II Settimana lissonese del Mobile"



Lissone 1938: la pubblicazione (da cui è stato tratto l’articolo seguente) stampata in occasione della “III Settimana del Mobile lissonese”, mostra che durava quindici giorni e che attirava numerosi visitatori (nella seconda settimana lissonese del 1937 i vìsitatorì furono oltre 15 mila), fornisce indicazioni riguardanti la situazione socioeconomica del paese. Anche se i dati, presentati a volte con una certa enfasi tipica del regime fascista, non erano frutto di un vero censimento, danno comunque uno spaccato della realtà artigianale ed industriale lissonese di allora, oltre a mettere in evidenza la laboriosità dei suoi abitanti.

 


“Lissone annovera anche industrie disparate che vanno da quelle meccaniche a quelle dei legni, dalle tessiture ai setifici, dai salumiìfìcì ai calzaturiificl, dalle industrie edili alle industrie particolari dell'arredamento. Ventisei industrie con circa 4000 operai, 400 botteghe artigiane con più di 2000 artieri, uffici legali e tecnici, varie banche, servìzì ferroviari, tranviari e postelegrafonici, costitùiscono l'attrezzatura economica moderna di questa cittadina che, fra l'altro, tiene vive ed integre le risorse tradizionali del costume e del folclore...
   

Si producono mobili per la casa dal tipo più economico  a quelli più lussuosi, e poi mobili per alberghi, per collegi, per pensioni, per banche ed uffici a quelli per ospedali e per case di cura, per negozi, bar, cinema e teatri, per chiese, per gabinetti sperimentali, oltre ad una gamma policroma di mobilietti fantasia, per radio e per grammofoni, e sedie di ogni genere, anche imbottite e tappezzate, mobili in pelle, decorati, intarsìatì, artistici, mobili di ogni tipo e stile dai più moderni a quelli assai pregiati.

Ma un posto prevalente nella caratteristica industriale lìssonese vi è anche nella produzione delle impiallacciature che merìtatamente occupano il primo rango nel mercato europeo e poi in quella dei legni compensati il cui mercato a giusta ragione deve considerarsi il primo in Italia ed uno dei più reputati d'Europa. Nelle impiallacciature tutti i tipi di essenze vengono prodotte e la loro rinomanza è acquisita dal fatto che i legni lissonesi si diramano oltr’Alpi e oltremare, dall'Europa all’Africa, dal Sud America all'Oriente mediterraneo.

 
L'industria del legno - che da sole assurge a molti milioni di capitale investito - è impegnata anche in altre produzioni e lavorazioni, come i segati, i trancìatì, la cui importanza mercantile se giunge al seguito di quelle attinenti agl'impiallacciati e i compensati, non è peraltro di entità e importanza secondaria.
 

Vi sono infine altre attività, talvolta a caratteristica artigianale, che completano il quadro comparativo dell'industria del legno e dei mobili. Intendiamo riferirci a quelle lavorazioni particolari che si occupano dei serramentì, delle persiane, delle stuoie, dei banchi per falegnami, degli attrezzi e degli utensìlì diversi, degli articoli torniti e tecnici, degli imballaggi, ecc.

Si producono inoltre specchi e cristalli, marmi lavorati sia per mobili, sia per l'edilizia, sia ornamentali: stoffe per mobili, passamanerie ed altri tessuti, tappeti di lana; coperte, mobili e serramenti di ferro: ferri battuti; serrature, molle, chiodi, punte ed altre minuterie metalliche: bronzi fusi, molle d'acciaio e tutti quegli articoli che sono accessori per l'industria del legno, dell'automobilismo, dell'industria tessile e dell'agricoltura.

Tutto questo complesso dì attività che vede schierate 12 industrie addette alla lavorazione del legno, ben 118 stabilimenti per la produzione del mobilio, 8 industrie meccanìche, 6 opifici tessili, impegna circa il 44 % della popolazione.

Quest'anno, infatti, le caratteristiche della Mostra appariranno migliorate, sia dal lato tecnico da dal lato dello schieramento dei prodotti. La S. A. ALECTA ha cortesemente messo a disposizione del Comitato organizzatore un vasto salone lungo 700 metri e largo 25 dove l'esposizione sarà suddivisa nelle sue tre sezioni fondamentali: la Mostra del Mobile che occuperà circa 16 mila metri quadrati, la Mostra del Legno che ne occuperà più di 400. La restante area sarà impegnatà per la Mostra dell' Arredamento, per i prodotti dell'artigianato e per la Mostra dell'Arte.

Anche quest'anno gli espositori assommeranno ad una sessantina.”

     

tratto dalla pubblicazione curata per la "III Settimana del Mobile lissoneseanno 1938

Vendredi 20 mars 2009
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Così Lissone veniva descritta in un articolo contenuto nella monografia stampata in occasione dell’inaugurazione della “Casa del Fascio”, l’attuale Palazzo Terragni.

Si noti lo stile roboante e ampolloso, tipico del regime fascista.

 

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Ma mentre le parole volano, sono le Opere espresse nel marmo e nella pietra che rimangono ad attestare la Civiltà, il lavoro fecondo e produttivo, l'amore vivissimo al Paese. È indiscutibile il fatto che Lissone, pure avendo un complesso di una ventina di migliaia di abitanti, ha onorato concisamente con il suo lavoro, la Patria.

È questo anzitutto, un merito delle gerarchie locali che han voluto e saputo dare un volto nuovo alla industre Cittadina. In queste pagine dimostrative della Rinnovata Lissone ci accingiamo ad illustrare le Opere migliori, che danno lustro alla Città, la quale nel suo aspetto nuovo e ridente, è certo da annoverarsi tra le più graziose e interessanti della Lombardia. 

Molte sono le Opere di carattere pubblico condotte a termine in questi ultimi tempi, è fra queste la Casa del Fascio, di cui più avanti parliamo ampiamente; opera di moderna architettura, ariosa, lineare, tutta luce che irrompe attraverso le grandi finestre dai tersi cristalli, costruzione modernissima che il valente architetto Terragni di Como ha saputo erigere, affermandola come una delle più moderne e maestose Case del Fascio che siano state sino ad oggi costruite.


 

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Il nuovo Asilo Infantile testé realizzato è un'Opera di grande rilievo.


Questo magnifico Edificio, eretto per volere ed a totale spesa del Comm. Cagnola, da otto anni degno Podestà del comune, per solennizzare la fatidica data della fondazione dell'Impero, costituisce un'altra fra le tante altruistiche Opere di bene.

Ossequiente al Motto Mussoliniano «Andare verso il Popolo» con simpatico gesto veramente fascista il Cagnola volle offrirlo alla popolazione per i suoi figli, gemme della nuova vita di questa operosa Cittadina. Ed è con tale donazione che si è iniziato l'effettuazione della Scuola Materna, che giusta la Carta della Scuola, disciplina ed educa le prime manifestazioni dell'intelligenza e del carattere.

Un'altra opera analoga e pur di grande rilievo è la «Casa di Riposo» costruita a spese del Cav. Oreste Agostoni, industriale Lissonese, ed essa pure donata con nobilissimo slancio, onorando con tale munifico atto, la venerata memoria dei propri genitori, ai quali s'intitola l'ospizio.

 

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Questo accogliente Edificio è una sontuosa costruzione costituita da un fabbricato di 3 piani, (di cui uno seminterrato) con 35 vani, tutti disimpegnati da corridoi, collegata all'Ospedale della Carità, situata nel centro di un parco stupendamente alberato, invitante al riposo e in essa possono essere ospitati un centinaio di persone.

Una deliziosa chiesetta di puro stile 900, armoniosa, invitante al raccoglimento e alla preghiera, in un'oasi di penombre suggestive ispiranti alla meditazione si trova nell'interno dell'edificio stesso. Essa viene a completarlo perché i vecchi e i minorati amano rivolgersi a Dio, nella pace solenne del Tempio.

Quest'ultima è dovuta agli Industriali Fratelli Malberti, con gesto altamente significativo, venne poi donata all'Ospizio stesso, del quale come abbiamo detto fa ormai parte integrante.

Lissone conta anche un magnifico Ospedale così detto della Carità; ha una capienza di 70 letti, praticamente disposti in camere ariose e igieniche.

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In tale occasione, ci piace ricordare un encomiabile gesto del defunto dotto Riva Mauro, che nel proprio testamento elargì una cospicua somma all'Ospedale.

Alla Presidenza di questa Istituzione di Carità è il Cav. Uff. E. Paleari, classico nome della vita lissonese.

Il Campo sportivo misura ben 20.000 metri quadrati e possiede tribune in cemento armato tutte coperte.
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La sistemazione della Piazza Vittorio Emanuele III e di Via Assunta, la sistemazione e l'adattamento e l’impianto con riscaldamento dei locali adibiti al consultorio dell'O.N.M.l.; l’acquisto del terreno per allargamento della strada vicinale corrente lungo la via Ferroviaria. La sistemazione di tronchi stradali Monza-Lissone e Lissone-Muggiò; sono essi pure opere necessarie effettuale dal Comune.

Ma non sono qui tutte, chè un grande fervore si è impadronito della nostra cittadina. Noi vedemmo l’ampliamento della illuminazione pubblica, un perfetto impianto di distribuzione del gas, la sistemazione della via Milano, e oltre a questo, come se non bastasse, ecco il Comune profondere contributi per la costruzione del canale di Bonifica alto Lambro principale e secondario, e assumersi la spesa per lavori aggiuntivi di canalizzazione interna (fognatura) e quella per la demolizione della vecchia chiesa parrocchiale, per la conseguente sistemazione della Piazza Vittorio Emanuele III, ecc.

Ma non basta. V’ha la sistemazione delle principali vie interne con pavimentazione permanente (Via Sant'Antonio e Loreto, Via SS. Pietro e Paolo, Via Como, Via Madonna e Via Paradiso e Garibaldi), un acquisto di area per la costruzione di un edificio scolastico previa approvazione di un progetto di costruzione di un edificio da adibire al nobile scopo dell’Educazione dei figli del Popolo: opera che è in via di attuazione e la cui spesa in bilancio preventivata sorpasserà 2.500.000 lire. Oltre a questo, ecco il Comune concedere un contributo per l’estensione dell’impianto di acqua potabile alle frazioni Bini Aliprandi e Santa Margherita; affinché l’acqua venisse distribuita in tutta la Città e nelle frazioni limitrofe.

Recentemente richieste dalle continue esigenze di carattere igienico morale dell’industria cittadina, vi sono altre opere interessanti. Importante fra queste un acquisto di terreno per l’ampliamento del cimitero Comunale, doveroso omaggio alle spoglie mortali dei Cittadini che nell’eterno riposo, sotto le ricordevoli marmoree stele, trovano un giusto premio alla loro vita operosa, spesa a pro’ della Comunità Lissonese, intenta solo alla perfezione, alle opere industri, e di bene.

Questa è Lissone moderna: esempio a tante altre piccole e grandi Città; poiché il sentimento animatore degli Italiani d’oggi è l’amore alla propria terra e il desiderio di renderla sempre più grande, più bella, più rispettata nel mondo». (Federico Lubrano)

Vendredi 20 mars 2009
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il 19 marzo 1945, Mario Bettega moriva a Mauthausen. Oggi 19 marzo 2009, lo ricordiamo

Il 16 agosto del 1918 nasceva a Lissone Mario Bettega. Calciatore biancoblu della ProLissone, di grande talento, operaio della Breda, antifascista, impegnato nella Resistenza, all’età di ventisei anni è morto nel lager di Mauthausen, da dove non è più tornato.
 
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Mario Bettega     16/8/1918      19/3/1945 a Mauthausen


Dopo l’8 settembre 1943 la Resistenza armata dei partigiani in montagna e delle SAP, Squadre di Azione Patriottica nelle città, aveva bisogno di armi, che arrivavano attraverso vari canali tra cui le fabbriche di armi, soprattutto dalla Breda.

Nell’autunno 1943, proprio mentre trasportava su un motocarro un carico di armi quasi totalmente trafugato dalla Breda, il monzese Enrico Bracesco fu arrestato e ferito (internato politico quale elemento molto pericoloso e uno degli organizzatori degli scioperi del marzo '43 alla Breda di Sesto S. Giovanni; anche lui finì a Mauthausen e poi a Hartheim da dove non tornò più).

Mario Bettega era un suo compagno di lavoro. Riforniva con qualche pacco di otturatori e caricatori, di provenienza dallo stesso stabilimento sestese, un abile artigiano metalmeccanico lissonese, Luciano Donghi, comunista ed ex operaio della Breda (a lui era stata dedicata la Sezione lissonese dei Democratici di Sinistra), che a sua volta s’ingegnava a riparare armi quando addirittura non le costruiva. Luciano Donghi costruiva anche piccole bombe che richiudeva nelle scatolette per la carne in conserva. Queste “scatole esplosive” venivano custodite in una fabbrica produttrice di carne in scatola (la Montana), nei cui pressi il Donghi aveva il suo laboratorio clandestino.

Mario Bettega era un noto e apprezzato calciatore della ProLissone.
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Formazione della ProLissone alla fine degli anni ’30. Mario Bettega è il quarto da destra.
 
Con le sue conoscenze tra i giovani che frequentavano la società sportiva, svolgeva un gran lavoro per sostenere ed estendere l’attività resistenziale, oltre ad aiutare gli sbandati.
Mario Bettega e Luciano Donghi avevano contatti con il movimento clandestino locale e le SAP, oltre che con i gruppi partigiani della Valsassina e della Valtellina.
Purtroppo Mario Bettega cadde presto nelle mani dei repubblichini, scoperto mentre trasportava un pacco di otturatori e caricatori provenienti dallo stabilimento sestese della Breda, che servivano, come detto, ad alimentare la produzione clandestina del Donghi.
Dal carcere di San Vittore di Milano, nel novembre 1943 in seguito ad atti da sabotaggio della produzione da parte degli operai della ditta Caproni (la Caproni costruiva biplani e triplani da bombardamento), definiti "fatti ostili alle forze germaniche di occupazione", viene deportato.
Come altri antifascisti arrestati, fu trasportato, dentro un vagone piombato, fino a Mauthausen (vicino a Linz, in Austria), campo di punizione e di annientamento attraverso il lavoro, uno dei più terribili lager nazisti, dove i prigionieri dovevano fare fronte a condizioni di detenzione inumane e lavorare come schiavi nelle cave. Gli italiani deportati qui furono più di 8.000.
Mario Bettega vi morì, all’età di ventisei anni, il 19 marzo 1945.
 

LA CANZONE DI DACHAU di Soyfer Yura (traduzione di Franco Fortini).

Reticolati armati di morte

il nostro mondo hanno accerchiato:

martella gelo e sole dannato,

dall'alto, un cielo senza pietà.

Troppo è lontana ogni gioia da noi.

Lontana la Patria, lontane le donne,

quando a migliaia di bigie colonne

muti nell'alba al lavoro si va.

Ma il motto di DACHAU noi lo sappiamo a mente.

Duri come l'acciaio noi si diventerà.

Compagno, sii un uomo.

Compagno, resta umano.

Dura fino alla fine.

Sotto, compagno, dai!

Lavoro è libertà.

Strascica i massi, spingi i carrelli,

non sia mai troppa la pena per te.

Non resta nulla, più nulla non c'è

di quel che eri ai tuoi giorni lontani.

Pianta il piccone, che scava in profondo,

e seppellisci là in fondo il dolore.

Muta te stesso, nel lungo sudore,

in ferro e in sasso, più forte del mondo.

Ma griderà la sirena un mattino:

« In piedi, fuori, per l'ultimo appello! »

Certo, quel giorno, compagno, dovunque

tu sia, per tutti la gioia verrà.

Incontro al sole, dov'è libertà,

colmo di allegro coraggio tu andrai.

E questo nostro lavoro, vedrai,

buono, quel giorno, compagno, sarà ...

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Nel 1963, l’Amministrazione Comunale con sindaco Fausto Meroni, ha dedicato a Mario Bettega una via di Lissone.

Jeudi 19 mars 2009
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