Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

16 ottobre 1943: il "sabato nero" del ghetto di Roma

16 Octobre 2020 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #la persecuzione degli ebrei

    1911-sinagoga-Roma-copie-1.jpg La sinagoga di Roma

Ghetto di Roma, 16 ottobre 1943: alle 5.15 del mattino le SS rastrellano 1.024 persone. Due giorni dopo, diciotto vagoni piombati partono dalla stazione Tiburtina diretti al campo di concentramento di Auschwitz: solo sedici persone faranno ritorno.

È il 16 ottobre del 1943, il "sabato nero" del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05  del 18 ottobre,  diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco.
Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.

Documenti emersi dagli archivi americani fanno luce su una verità inquietante: il corso degli eventi poteva essere cambiato. Gli alleati sapevano dell’imminente rastrellamento, ma non fecero nulla per impedirlo.

Il 25 settembre del 1943, il tenente colonnello Herbert Kappler, capo delle SS a Roma, riceve l’ordine da Berlino di procedere al rastrellamento del Ghetto della capitale italiana. Il capitano decide però di non eseguire subito l’ordine. Insieme al console tedesco, Eitel Friedrich Moellhausen, assume sin dal principio un comportamento molto strano. I due uomini si rivolgono, all’indomani dell’ordine ricevuto da Berlino, al Feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante delle truppe tedesche in Sud Italia, che non concede immediatamente l’appoggio militare all’operazione.

 

L’oro di Roma

La sera stessa Kappler convoca a Villa Volkonsky, sede del comando tedesco a Roma, i massimi rappresentanti della comunità ebraica Ugo Foà,  Presidente della Comunità Israelitica di Roma e Dante Almansi,  Presidente della Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, per ricattarli. La richiesta è cinquanta chili d’oro in cambio della salvezza. La consegna dell'oro avviene non già a Villa Volkonsky ma a Via Tasso, e precisamente al numero 155, che non era ancora il famigerato carcere delle SS, luogo di torture e terrore che diventerà in seguito, ma formalmente “l'Ufficio di Collocamento dei Lavoratori italiani per la Germania” (è ora sede del Museo Storico della Liberazione).

Kappler non si presenta. Non vuole abbassarsi alla formalità di ricevere quell'oro che ha estorto. Si fa sostituire da un ufficiale di grado inferiore, il capitano Kurt Schutz. La pesatura viene eseguita con una bilancia della portata di 5 chili. Ogni pesata viene registrata contemporaneamente da Dante Almansi e da un ufficiale tedesco, che si trovano alle due estremità del tavolo. Alla fine dell'operazione, mentre Almansi ha segnato dieci pesate, il capitano Schutz dichiarava risentito che le pesate sono nove. Le proteste di tutti gli ebrei presenti irritano ancor di più il capitano che si oppone anche a quella che era la via più semplice per sciogliere ogni dubbio, cioè ripetere l'operazione. Finalmente, di fronte alle vive insistenze da parte ebraica, il capitano Schutz dà l'ordine di ripetere le pesate. I chili sono 50.

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La retata

La comunità non è, ovviamente, al corrente dell’accordo che i due hanno già fatto con Kesserling. Non può sapere che già è stato deciso di non portare avanti l’ordine di Berlino, almeno fino a quel momento. Kappler mente a tutti, mentirà anche durante il processo a suo carico. La città e il Vaticano si mobilitano per aiutare gli ebrei, l’oro è consegnato nei tempi prestabiliti e la comunità si sente finalmente al sicuro. Ma ai primi di ottobre il governo tedesco invia a Roma il Capitano delle SS Theo Dannecker per procedere alla deportazione e velocizzare i tempi. Dannecker è un “esperto” di fiducia di Eichmann che aveva dato il via ai rastrellamenti di Parigi. Grazie ai documenti ritrovati negli archivi degli Stati Uniti, si scopre ora che Kappler e Moellhausen temevano la reazione dei carabinieri se si fosse proceduto al rastrellamento. Ma a Dannecker questo aspetto non spaventa e organizza la retata. Oggi, però, sempre grazie ai documenti segreti, si scopre che milleduecento persone avrebbero ancora potuto salvarsi, anche dopo l’intervento di Dannecker: gli americani erano entrati in possesso di una trasmittente che decifrava i messaggi nazisti. Per quale motivo allora non alzarono un dito per fermare la strage? E Pio XII perché si limitò solo a protestare? Il Papa, in realtà, era sottoposto ad un tacito ricatto: più di 800mila ebrei si erano rifugiati nelle chiese e nei conventi di tutta Europa, in gran parte occupata dai nazisti.

Cosa ne fu allora degli ebrei del ghetto di Roma? Abbandonati al loro destino, non ebbero più scampo. Dal Collegio Militare su Via della Lungara furono tradotti alla stazione Tiburtina, e da lì ad Auschwitz.

       Auschwitz campo di sterminio

 

 

 

 

 

 

 

Il rapporto di Kappler sulla deportazione degli ebrei romani
rapporto Kappler arresto e deportazione ebrei romani

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Il nuovo presidente dell’ANPI di Lissone

14 Octobre 2020 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Lo scorso 6 ottobre si è svolta la riunione del Direttivo della sezione ANPI di Lissone, alla presenza del Presidente provinciale Loris Maconi e di Fulvio Franchini, membro del direttivo provinciale oltre che Presidente della sezione di Villasanta.

La decisione più rilevante è stata l’elezione del nuovo Presidente, Pierangelo Stucchi, a seguito delle dimissioni del Presidente uscente, Renato Pellizzoni. Renato aveva manifestato da tempo la sua legittima volontà di abbandonare un incarico ricoperto con grande impegno per 14anni. Il Direttivo ha opposto una comprensibile resistenza, non solo in nome dell’affetto profondo per Renato, ma anche per il riconoscimento del suo straordinario lavoro.

A Renato Pellizzoni si deve innanzitutto la rifondazione della sezione lissonese dell’ANPI e poi una dedizione davvero unica alla causa della memoria della Resistenza e della promozione dei valori della Costituzione e dell’antifascismo. Le iniziative organizzate sotto la sua direzione sono innumerevoli: mostre, spettacoli, dibattiti, pubblicazioni e la costante cura di un Blog che per numero di visitatori e qualità dei materiali non ha nulla da invidiare ai siti che sugli stessi temi sono curati da organizzazioni che possono disporre di ben altri mezzi.

Il Direttivo, però, ha dovuto infine giustamente prendere atto della volontà di Renato. Insieme alla gratitudine cordialissima che gli vogliamo esprimere, desideriamo anche manifestare il nostro auspicio che il prezioso contributo di Renato possa rinnovarsi, in forme diverse ma non meno incisive. Se l’ANPI è la casa di tutti gli antifascisti, la sezione Emilio Diligenti dell’ANPI lissonese sarà sempre la casa di Renato.

Nei prossimi mesi, secondo una tempistica che deve ancora essere definita, si svolgeranno i congressi territoriali dell’ANPI per arrivare, infine, al Congresso nazionale. Sarà l’occasione per rinnovare le cariche sociali e, soprattutto, per riuscire a individuare nuove forze, forze giovani specialmente, per continuare nel lavoro interminabile e sempre necessario di promozione dei valori costituzionali.

Nel frattempo, Pierangelo Stucchi ha generosamente accettato di assumere la direzione della nostra associazione. Tutti sappiamo bene che l’impegno sociale di Pierangelo va ben oltre l’ANPI, come testimoniano gli anni di lavoro politico e sociale sul territorio. Per questo il Direttivo gli è particolarmente grato per l’onere che si è assunto: le sue capacità e il suo impegno sono una garanzia, ma deve essere responsabilità di tutti gli iscritti quella di sostenerlo nel suo lavoro.

Le forme di razzismo e di populismo, lo svilimento del Parlamento, l’illusione dell’uomo forte al comando sono vive più che mai nella società italiana e il nostro compito, quello di contrastare queste derive, è più che mai attuale.

Lissone, 6 ottobre 2020                                                                          

Il Direttivo

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La scomparsa di Carla Nespolo, presidente nazionale dell’ANPI

5 Octobre 2020 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

 5 ottobre 2020

Il comunicato dell’ANPI

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