Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

La Casa del Fascio di Lissone

26 Décembre 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Nel novembre del 1922 si era costituita a Lissone la sezione locale del Fascio nazionale di combattimento. 
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inaugurazione del gagliardetto del Fascio di Lissone

Nelle elezioni politiche dell’aprile 1924, il Listone di Mussolini, capo del Governo, che su scala nazionale aveva avuto una media del 60% dei votanti, scesa al 18,7 % in Brianza, a Lissone con 307 voti (pari al 13,2 %) aveva ottenuto il peggiore dei risultati elettorali d’Italia.
undefinedrisultati delle elezioni a Lissone

Per il Duce fu una sconfitta bruciante, simboleggiata dal fatto che Mussolini ebbe 5460 preferenze contro le 10.000 di Grandi e le quasi 9.000 di Angelo Mauri; il deputato ex-popolare Cavazzoni, che aveva appoggiato il fascismo, ebbe 267 voti. 


Allora la furia di Mussolini si era abbattuta sulla Brianza.

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manifesto di minaccia dei fascisti di Monza e circondario

Fu emesso il seguente manifesto:

"Fascisti! Il popolo ha già sofferto abbastanza, non lo dobbiamo più picchiare ma compiangere. Bisogna picchiare in alto, colpire i capi, i responsabili della rovina del nostro paese. Fascisti! Se incontrate Riboldi, Reina, Marelli, Grandi, Casanova ecc. picchiateli senza misericordia. Dobbiamo liberare Monza e l'Italia da questo lurido marciume che la infesta. Morte agli indecenti sfruttatori del proletariato ".

I popolari entrarono in possesso dell'ordine scritto di Mussolini con tutti gli obiettivi da colpire, bianchi e rossi; tutti furono avvertiti in tempo e riuscirono a scampare alla successiva ondata di devastazioni.

Una raffica di violenze colpì le istituzioni cattoliche e quelle socialiste. Con l'aiuto di squadre fasciste giunte dalla Bassa milanese e da Milano, solo a Monza furono devastate le sedi de «Il Cittadino» e della Camera del Lavoro, 14 circoli cattolici e 12 socialisti; e nel circondario cooperative, circoli e biblioteche di ben 43 paesi subirono la stessa sorte. A Lissone la vendetta fascista si scatenò sull’Osteria della Passeggiata, con danni materiali e percosse ai presenti, e sul circolo della gioventù cattolica San Filippo Neri.

Una seconda ondata di violenze provocò stavolta anche la reazione di papa Pio XI e della Curia milanese, che tuttavia prese le distanze dal Partito Popolare Italiano, mentre le autorità, per evitare incidenti chiudevano tutti i locali cattolici e socialisti.

Con quelle elezioni Mussolini si garantiva una maggioranza blindata di 374 deputati di cui 275 fascisti: era la fine del regime parlamentare; la denuncia dei brogli e delle violenze svolta in Parlamento da Giacomo Matteotti gli costò la vita.


All'inizio degli anni Trenta, il fascismo lissonese iniziò a manifestare la necessità di costruire una Casa del fascio, da collocarsi nella piazza Vittorio Emanuele III. In una nota inviata al podestà, il segretario politico Tosi illustrò con chiarezza i benefici che la costruzione avrebbe comportato per la causa fascista:

“Ella comprende benissimo che col compimento di tale opera sarebbe di gran lunga facilitato il compito alle gerarchie del paese di poter fascistizzare una buona volta la popolazione che si è sempre manifestata repulsiva alle nostre manifestazioni.

La gioventù oggi per la maggior parte è lontana da noi per la propaganda intensa svolta dal clero che offre loro un salone teatro, un cinematografo, un campo sportivo nel giardino dell'oratorio esistente in paese. Il fascio, costretto in pochi locali, non può creare agli stessi giovani uguali ritrovi, e deve lottare ad armi impari e in grandi difficoltà per tenere legata alle nostre organizzazioni la gioventù”.

L’edificazione di una Casa del fascio va inoltre collegata all'esigenza, assai sentita dalle autorità, di disporre di una pubblica piazza situata in posizione centrale dove si sarebbero potute organizzare grandi manifestazioni, così care alla retorica del regime.

Nel corso del 1932 era stata demolita la Curt di Pagan, edificio che sorgeva proprio dietro la chiesa prepositurale.
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La vecchia corte aveva forma quadrangolare ed era provvista di stalle, portici e vani abitativi. Era occupata quasi completamente dalla numerosa famiglia dei Pagani, la cui principale attività era il trasporto dei defunti, anche se all'occorrenza i carri potevano essere utilizzati per la consegna dei mobili.

La demolizione della Curt di Pagan fu il primo passo verso la trasformazione della piazza.

 

L'abbattimento della Curt di Pagan nel '32 e la demolizione della vecchia chiesa iniziata nel '33, 
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con il conseguente recupero di vasti spazi, erano quindi perfettamente funzionali all'idea fascista di piazza. Il luogo dove sarebbe dovuta sorgere la Casa del fascio venne individuato nella parte nord est di piazza Vittorio Emanuele III, costituita da immobili di proprietà di un privato cittadino, Enrico Ornaghi, e da aree di proprietà comunale.
Per poter dare inizio al progetto si rese quindi necessaria l'acquisizione delle aree e l'abbattimento degli edifici su di esse situati. Nel 1935, il comune cedette a titolo gratuito gli immobili di sua proprietà, valore stimato 70.000 lire, alla Federazione dei Fasci provinciale, oltre a donare alla stessa la somma di 30.000 lire per l'acquisto delle proprietà di Ornaghi. La partecipazione del comune alla costruzione dell'opera era considerata dal podestà «un obbligo morale assoluto ... in quanto le funzioni attribuite alle sezioni dei Fasci di combattimento sono di carattere pubblico ed integrano quelle dei comuni».

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Lissone - Piazza Vittorio Emanuele III anno 1935 (da notare la scritta “QUI SORGERÀ LA CASA DEL FASCIO”)

 

La vicenda progettuale vera e propria iniziò solamente tre anni dopo, quando fu bandito un concorso ad inviti. Risultò vincitore il progetto redatto dall'architetto Giuseppe Terragni in collaborazione con Antonio Carminati.

Terragni era un esponente di primo piano del razionalismo italiano e alcuni dei suoi progetti, come il Novocomum e la Casa del fascio di Como, l'avevano reso noto a livello nazionale.

 
in costruzione                                         gerarchi fascisti controllano l'andamento dei lavori

La Casa del fascio di Lissone, ultimata nel 1940, fu il suo ultimo progetto realizzato. Terragni, infatti, morì suicida nel 1943 a Como, segnato dall'esperienza sul fronte russo.

Nella pubblicazione stampata in occasione dell’inaugurazione della Casa del Fascio di Lissone, in un articolo dal titolo “Un’architettura del Partito”, così si esprimeva l’architetto Giuseppe Terragni:

«La Casa del Fascio di Lissone è sorta in un clima di fede operante per volontà di uomini fattivi che del Fascismo esprimono la passione rivoluzionaria e costruttiva. All'italiano nuovo forgiato dall'impeto creativo del Duce corrisponde sul piano delle arti e principalmente dell'architettura - arte sociale per eccellenza - un mondo plastico nuovo.

Il compito suggestivo di noi architetti italiani che abbiamo il privilegio di vivere straordinario periodo dello Storia del nostro Paese che si identifica giorno per giorno nella storia della nuova civiltà europea - inizia il secolo in cui l'Europa sarà fascista o fascistizzata – è quello di collaborare alla preparazione dell'ambiente e alla costruzione della scena nella quale le generazioni costruite dal Fascismo abbiano a muoversi, vivere, lavorare …

… Questa casa del Fascio è testimonianza di una volontà esatta di committenti affiancata a quella altrettanto sicura degli esecutori e di tutto un popolo di lavoratori il quale non ha mancato di dare il suo fervido, spontaneo, generoso consenso alla costruzione della Casa. Dall'Arengo duro, granitico, antiretorico che si stacca dalla scura massa della Torre Lìttoria, questo popolo esemplare attende la parola di fede e di combattimento che il Duce ha promesso di rivolgergli quando presto sarà fra noi».

E l’architetto Carminati così la descrive:

«Nello studio per il Progetto della Casa del Fascio di Lissone, prescelto dal Concorso autorizzato dalla Federazione Provinciale fascista Milanese e dalle Gerarchie locali col Direttorio del Fascio, i progettisti hanno tenuto conto delle diverse funzioni alle quali tale Edificio rappresentativo del Regime doveva soddisfare.

Sede del Partito e delle più importanti organizzazioni del Partito stesso e luogo consacrato all'esaltazione del Sacrificio eroico delle prime squadre d'Azione, centro di raccolta e riunione delle schiere numerose degli iscritti al Partito ed alle organizzazioni giovanili ed a tutte le organizzazioni di categoria.

Le parti essenziali dell'Edificio risultano così definite da tali funzioni predominanti:

1.    Negli ambienti per ufficio distribuiti al piano terreno e primo piano;

2.    Nella Torre Littoria che contiene il Sacrario dei Caduti, e l’Arengario sistemata sul lato sud della fronte su Piazza Vittorio Emanuele;

3.    Nel grande salone per riunioni e teatro dotato di ampi vestiboli, gradinate superiori e sistemato al piano rialzato parallelamente al corpo principale degli uffici.

La fronte principale orientata sud-ovest presenta una balconata, accessibile da tutti gli uffici del primo piano, che protegge dal sole le finestrate corrispondenti a quelli del piano terreno. Tale balconata è staccata dal piano verticale della facciata al fine di stabilire una ventilazione naturale lungo la parete stessa della facciata.

Dalle finestrate tagliate lungo tutta la parete della balconata, risulta visibile la struttura dell' Edificio, formato da una serie di pilastri, che limitano la suddivisione dei vari uffici.

È evidente da questo sistema di chiarezza costruttiva l'interpretazione del concetto Mussoliniano che «il fascismo è una casa di vetro in cui tutti possono guardare»: nessun ingombro del fabbricato, nessuna barriera, nessun ostacolo tra gerarchie politiche e popolo. …

… La Torre Littoria in «pietra di Moltrasio» collegata allato del fabbricato, di fianco allo scalone di onore, da una galleria di accesso al Sacrario.

Porge dall'unica apertura l'Arengario sulla cui testata sta inciso il motto: Credere - Obbedire - Combattere. Nell’interno racchiude il Sacrario dedicato ai morti delle guerre e della rivoluzione. La croce ricavata nel blocco monolitico riassume il valore spirituale di una fede politica confermata col supremo sacrificio della vita. Questo atto di fede, quale monito alle nuove generazioni è stato inciso a carattere lapidario sulla parete di granito al centro dell’ingresso al Sacrario.

undefinedla scritta esistente sulla parete tra la Casa del fascio e la torre


Una scala ricavata nei muri perimetrali porta alla sommità dove, da un terrazzo accessibile, si potrà ammirare dall’alto lo spettacolo delle manifestazioni fasciste. 

Il grande salone per riunioni, e per gli spettacoli teatrali e cinematografici, amplificabile, mediante una grande fila di porte costruite a libro, appositamente ideate, sia per dare una maggiore capienza alla sala stessa, come pure per un completo sfollamento immediato del!'ambiente, offre comodo posto a circa 800 persone, di cui 600 in posti a sedere. Caratteristica del Salone sono le quinte - schemi di sonorità lungo le pareti perimetrali - dei lati maggiori. 
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Dal complesso di questi ambienti, così diversi nella loro funzione, si è potuto concludere un fatto unitario di «nuova Architettura» che può dare vanto alla volontà delle Gerarchie Lissonesi, di aver voluto una «Casa del Fascio» degna del tempo Mussoliniano». Così presentava la sua opera l’architetto Carminati. 
Palazzo-Terragni.jpg  casa-del-fascio.jpg


Fonte:

 Archivi comunali

Archivio Biblioteca di Lissone

“Lissone racconta” a cura di Sergio Missaglia

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