Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

La Resistenza a Lissone (I parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

A Lissone la Resistenza venne iniziata da pochi coraggiosi, coscienti dei gravi problemi del momento, che per raggiungere gli ideali di una società libera e democratica anteposero alla loro stessa sicurezza personale i rischi della lotta partigiana.

L'organizzazione clandestina, nei suoi diversi aspetti di attività antifascista, si concretò gradatamente, sviluppandosi secondo l'ideologia politica dei promotori ed il loro spirito combattivo individuale, ma comunque nello spirito unitario della Resistenza.

Il 25 luglio 1943 giorno della caduta di Mussolini, un corteo capeggiato da Attilio Mazzi sfilava nel centro del paese manifestando per il nuovo governo legale e rimuoveva dalla casa del fascio l'effige del dittatore. Attilio Mazzi pagherà poi con l'internamento e la morte in un campo di concentramento quel gesto audace contro il regime.
Mazzi-Attilio.jpg
Con il nuovo governo Badoglio furono liberati dal carcere di San Vittore diversi professionisti e commercianti lissonesi ivi detenuti per il loro noto antifascismo.

L'illusione della ritrovata libertà doveva presto spegnersi negli avvenimenti successivi a quel giorno e dopo l'8 settembre, mentre nel sud liberato dagli alleati la guerra terminava, nel centro-nord iniziava la lotta contro l'oppressione nazi-fascista.

Nella nostra cittadina i partiti democratici, ancora in embrione, iniziavano ciascuno la propria propaganda attraverso le amicizie, la diffusione della stampa clandestina ed i contatti con altre zone. In via Carducci era situato il ritrovo, da quando infuriava la guerra, di un esiguo numero di antifascisti; fra essi si trovava Davide Guarenti, Davide-Guarenti-copie-1.jpg
lodevole per attivismo ed entusiasmo, ignaro della sorte che lo attendeva. Altri che simpatizzavano senza aderire al gruppo ideologico pagarono purtroppo il loro sincero antifascismo con la deportazione nei campi di concentramento e col proprio sacrificio.

Con l'impegnarsi in reciproci contatti dei partiti democratici, nacque ai primi del '44 l'idea di costituire il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che rimase per qualche mese allo stato di abbozzo data l'insufficiente organizzazione; evidentemente necessitava una maturazione più profonda sia del seguito che ciascun partito diceva di avere, sia dei fini, sia dei mezzi da predisporre per una lotta tanto impari.








                                                                                                                                           (continua)

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