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L’Europa della disillusione

30 Janvier 2009 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il secondo dopoguerra

All’indomani della capitolazione del Reich, tutti i Paesi europei, vincitori o vinti, si ritrovano in una situazione drammatica.

Contrariamente a tutte le attese, il ritorno alla normalità, alla vita dell’anteguerra, non arriva.

Le produzioni industriali e soprattuto quelle agricole restano drammaticamente insufficienti. Le restrizioni continuano, si aggravano. L’inflazione aumenta e il mercato nero, che ha prodotto già delle scandalose fortune, prospera. Un’atmosfera di dubbi, di disillussioni si diffonde.

I film, la letteratura esprimono questo stato d’animo. In Italia, il cinema neorealista presenta l’immagine di un mondo chiuso, senza via d’uscita. Lo smarrimento dell’uomo appare in « Roma città aperta » di Rossellini e in «Ladri di biciclette» di Vittorio De Sica. L’esistenzialismo di Jean Paul Sartre va nella stessa direzione : «Etre et Le Neant», accessibile ad un numero esiguo di iniziati, i suoi romanzi o i suoi pezzi teatrali, come «Le diable et le bon Dieu», esprimono perfettamente lo smarrimento dell’uomo moderno.

Nel campo politico si ritrova la stessa incertezza. Inizialmente tutto era rientrato nell’ordine : i perturbatori erano morti. La sconfitta dei regimi totalitari è completa. A Tokio, a Norimberga i responsabili ricevono la giusta punizione. La crociata delle democrazie è finita con una vittoria meritata. Il bene trionfa sul male.

L’eroismo del popolo sovietico, il coraggio dei comunisti nella Resistenza hanno, in gran parte, cancellato gli effetti disastrosi del patto tedesco-sovietico, della guerra di Finlandia, dell’annessione dei Paesi Baltici.

Nell’Europa orientale, le domocrazie popolari sembrano inizialmente tollerare una certa libertà d’espressione e l’attività dei partiti liberali. In Bulgaria, in Romania, la monarchia rimane. La Cecoslovacchia presenta, in apparenza, l’aspetto di una vera democrazia. Ma i comunisti che già beneficiano della presenza dell’Armata Rossa si infiltrano nelle amministrazioni, creano le milizie operaie ed occupano i posti chiave : informazione, Interni, Forze armate. La tappa decisiva avviene tra il 1946 e il 1948. Da Sofia a Praga, passando per Varsavia e Bucarest e Budapest i comunisti si impadroniscono di tutto il potere, eliminano gli avversari e si orientano verso un socialismo rigido, che non sarà da meno di quello della Russia stalinista.


Anche l’Europa occidentale conosce un periodo di incertezza che dura circa due anni.
La Germania costituisce un caso a parte. Rimane sottomessa all’occupazione militare dei Quattro Grandi e ad una amministrazione diretta mirante ad una «denazificazione». Ma dal 1945 gli Alleati rinunciano al Piano Morghenthau che doveva riportare la Germania ad una economia pastorale. «Della zuppa alla sera» disse Roosevelt. Essi rinunciano ugualmente a tutte le indennità, allo smontaggio delle industrie e allo smantellamento dei Konzern. Ma fu sopratutto in Italia, in Francia, in Belgio e in Olanda che si fecero sentire gli effetti della guerra. Si assistette al declino dei partiti conservatori tradizionali compromessi con l’occupante o che si sono alleati a regimi nati dalla sconfitta. D’altro canto, l’epurazione, il rinnovamento della stampa contribuiscono a fargli perdere una parte del loro seguito e della loro influenza.
Nel corso dei primi mesi, lo spirito della Resistenza non dura molto: tre grandi formazioni della stessa consistenza, dirigono la vita politica: i comunisti, i socialisti e i democratici cristiani.
Delle audaci riforme sono portate avanti sopratutto in Francia. Nazionalizzazione delle industrie di base, petrolifere, elettricità, gas, senza contare certe imprese di credito e qualche grande gruppo industriale come Renault e Air France. Un grande ente di Sicurezza Sociale raggruppa tutte le casse a sostegno delle famiglie, le assicurazioni contro le malattie, gli incidenti sul lavoro e sulla vechiaia. Delle riforme simili si hanno in Italia e anche in Gran Bretagna che, con l’avvento dei Laburisti al potere, fa l’esperienza dello Stato sociale (welfare). Infine lo Stato interviene in maniera diretta nell’economia, sia per mezzo dell’intermediazione di enti pubblici, come l’IRI in Italia. Tuttavia l’unione nata con la Resistenza non dura che qualche mese. Non tardano a sorgere dei conflitti in tutti i Paesi dell’Europa occidentale, tranne che in Inghilterra che non ha conosciuto ne l’occupazione, ne la sconfitta.  

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