Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

3 ottobre 1944: la caduta di Varsavia

2 Octobre 2009 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

Un’insurrezione per lungo tempo cancellata dalla memoria collettiva occidentale.

 

Il 1° agosto 1944, Varsavia si solleva, quando l’armata sovietica è a qualche kilometro. Ma Stalin decide di non intervenire. Dopo 63 giorni di resistenza e 200.000 morti, gli insorti si arrendono ai tedeschi, che vogliono radere al suolo l’intera città.

Varsavia: il muro del ghetto
 

Luglio 1944. Gli Alleati occidentali stanno avanzando in Francia. Sul fronte orientale, i Sovietici avanzano a tutta velocità. Il gruppo di armate comandate dal generale Rokossovsky, è entrato in territorio polacco. Per l’esito della guerra non ci sono più dubbi. Ma la sorte della Polonia? Il paese sta subendo da cinque anni un’occupazione féroce, una politica di annientamento delle elites. In segreto, ubbidendo agli ordini del governo in esilio a Londra, la principale organizzazione di resistenza in Europa, l’Armata dell’Interno (AK),tenta di contrastare il saccheggio dell’occupante e di preparare la liberazione : di evitare che questa si trasformi in una nuova occupazione.

Nessuno ha dimenticato gli anni del patto russo-tedesco, la celebrazione comune, dei nazisti e dei sovietici nel 1939, della divisione della Polonia: la deportazione, verso la Siberia o l’Asia centrale di 1.800.000 polacchi (di cui la metà sono morti).

Le intenzioni di Stalin sono cambiate? È ormai l’alleato degli Occidentali e dunque, in teoria, dei Polacchi, presenti su tutti i fronti. Ha fatto uccidere, nel 1940, 25.000 ufficiali polacchi con un colpo alla nuca; gli Occidentali sembrarono credergli quando attribuì questi crimini ai nazisti. Ma poi ha autorizzato un’armata di 100.000 uomini, reclutati tra gli scampati dei campi di concentramento, alcuni più morti che vivi, a lasciare l’URSS per combattere sul fronte occidentale.

Il governo polacco in esilio a Londra e i capi della resistenza non sapevano che Roosevelt e Churchill hanno concesso segretamente al dittatore, nella conferenza di Teheran (28 novembre - 1 dicembre 1943), la parte orientale del paese. Ma sanno che, nei territori rioccupati dall’Armata Rossa, i responsabili dell’AK sono arrestati dall’NKVD (la polizia politica sovietica), uccisi o deportati.

Che fare? Viene presa la decisione di passare all’attacco all’avvicinarsi del fronte, di offrire una collaborazione alle unità sovietiche, e di affermare la presenza della Polonia «legittima» al momento della liberazione. Quello che fecero i Francesi a Parigi, con una differenza essenziale: gli Americani non hanno gli obiettivi e i metodi dei Sovietici.

La sfida essenziale, evidentemente, è Varsavia. Le armate di Rokossovsky si avvicinano ai quartieri orientali. Radio Mosca lancia degli appelli all’insurrezione: «Per Varsavia l’ora dell’azione è arrivata». Ancora più esplicite le autorità provvisorie sostenute dai Sovietici, che si trovano a Lublino (150 Km a sud est della capitale) lanciano una «chiamata alle armi». Il pericolo, pertanto, è evidente; il generale capo delle armate polacche, in visita sul fronte italiano, giudica al contrario «imperativo di preservare l’etnia polacca, di fronte a una doppia minaccia di sterminio». Ma il suo avvertimento è ignorato. Una compagnia di carri armati T34 sovietici è stata vista nei sobborghi di Praga, proprio di fronte a Varsavia. L’ora attesa da molti anni, sperata da decine di migliaia di giovani arruolati nella resistenza, è arrivata.

 

Obiettivo: resistere per una settimana.


partigiani polacchi in azione

Il comandante locale dell’AK ordina di lanciare l’insurrezione il primo agosto alle ore 17. Più di 40.000 tra uomini e donne, spesso giovani che hanno da poco superato l’età adolescenziale, rispondono all’appello e attaccano con un armamento di fortuna le unità e le guarnigioni tedesche.

euforia nei quartieri liberati

Prendono il controllo di più quartieri, la città vecchia e il centro, ma falliscono il tentativo di allontanare i tedeschi dai loro principali bastioni. L’obiettivo del comandante l’insurrezione è di resistere al massimo una settimana, il tempo che i sovietici passino la Vistola.

I combattimenti invece dureranno 63 giorni e i sovietici non verranno. Peggio, rifiuteranno per sette settimane l’autorizzazione agli aerei inglesi, venuti dal sud Italia al prezzo di enormi perdite, di paracadutare armi e viveri per gli insorti e di atterrare nei loro territori.

Né le richieste del primo ministro polacco, andato a Mosca da Stalin, né gli ammonimenti energici di Churchill gli faranno cambiare idea.

Nella capitale polacca, dopo qualche giorno di euforia nelle zone «libere», gli abitanti vivono un vero e proprio inferno.

i primi caduti

Il 5 agosto una divisione di SS che ha ripreso il controllo del quartiere occidentale, Wola, massacra, in un solo giorno, 35.000 uomini, donne e bambini. La resistenza è diventata impossibile: i combattenti abbandonano i quartieri attraverso le fognature, per riprendere la lotta altrove.

Presenti su tutti i fronti di guerra, in Europa, in Africa, i polacchi attendono invano l’aiuto dove si gioca per davvero la loro sorte, Varsavia.

In agosto Parigi è liberata in qualche giorno, una divisione blindata polacca blocca, a costo di pesanti perdite, la falesia in Normandia.

Una brigata di paracadutisti polacchi, con base in Inghilterra, spera di lanciarsi su Varsavia: sarà inviata dal comando alleato a Arnhem, per una operazione dalla quale solo 2.000 uomini su 10.000 ritorneranno.

trattative per la resa

Nella seconda metà di settembre, i capi dell’insurrezione, consapevoli che le sofferenze della popolazione diventano insopportabili, incominciano a trattare una capitolazione. Ma Rokossovsky è ritornato sulla riva orientale della Vistola. I sovietici autorizzano, per una e unica volta, una flotta di aerei americani ad atterrare sul territorio da loro controllato dopo aver paracadutato degli aiuti agli insorti. Una formazione di aerei passa ad una grande altitudine sopra Varsavia, lanciando armi e viveri (che cadono la più parte nelle mani dei tedeschi).

 

L’ultima vittoria dei tedeschi

Poco dopo, membri di un’armata polacca integrata sul fronte russo tentano (senza l’assistenza dell’artiglieria né la copertura aerea) l’attraversamento della Vistola, che si trasforma in un massacro. Non ci sono più speranze.

I capi della resistenza, dopo aver ottenuto dai tedeschi lo statuto di combattenti per gli insorti, capitolano;

I tedeschi, con 20.000 morti tra le loro fila, hanno ottenuto la loro ultima vittoria nella seconda guerra mondiale. Sono morti 200.000 abitanti di Varsavia, decine di migliaia, nonostante gli impegni presi, saranno inviati a Ravensbrük, Mauthausen e Auschwitz, tanto che chi resta nella capitale sarà sistematicamente ucciso con la dinamite o passato al lanciafiamme.

Il 17 gennaio 1945, l’armata sovietica entra in Varsavia, in un mare di rovine tra le quali si aggira qualche sopravvissuto. Il resto del territorio polacco è rapidamente riconquistato ai tedeschi, e dietro le unità combattenti il NKVD si mette al lavoro. I capi dell’Armata dell’Interno sono arrestati e spediti a Mosca per un processo farsa. Alcuni dei sopravvissuti dell’insurrezione, tra le migliaia di resistenti, moriranno in prigione, uccisi con un colpo alla nuca o impiccati: saranno riabilitati qualche anno dopo; Occorrerà aspettare la caduta del regime socialista, nel 1989, perché possa essere eretto il primo monumento ad una insurrezione per lungo tempo cancellata dalla memoria collettiva occidentale.  

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