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dedicata ai

 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

dopo l'Unità d'Italia

«L’ignoranza è la peggiore e la massima delle povertà»

Giovanni Nota, regio commissario del Comune di Lissone negli anni 1908-1909, davanti al ricostituito Consiglio comunale. 

 

Articoli riguardanti Lissone nel periodo dal 1861 all’avvento del fascismo, pubblicati in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

 

Sindaci di Lissone dall’Unità d’Italia ad oggi

 

La popolazione nel 1861

 

La situazione delle scuole lissonesi, dai primi anni del novecento all’avvento del fascismo

 

La stazione ferroviaria

 

La Società di mutuo soccorso fra operai e agricoltori

 

La Scuola di disegno e intaglio

 

Il primo sciopero di lissonesi dall’Unità d’Italia

 

Il sistema del lavoro a domicilio

 

Il tram passa da Lissone

 

Le abitazioni nella seconda metà dell'Ottocento

 

Le condizioni materiali di vita dei lissonesi nella seconda metà dell'Ottocento

 

I nuovi servizi pubblici 

 

Lissone, L'Adalgisa e "la stansa de Lissòn"

 

L'antico Comune di Cassina Aliprandi annesso nel 1869 a Lissone

 

 

L'ITALIA alla fine del XIX secolo

 

«Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa miserabile all'interno ed umiliata all'estero». Giuseppe Garibaldi (1880)

 

La funzione della scuola dopo l'unità 

 

La Politica e l'emigrazione dopo l'unità 

 

Dall'unità d'Italia al nuovo secolo

 

Il decollo industriale e le trasformazioni sociali 

 

L'Italia (poco) unita dell'industria

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Vogliamo "dare un futuro alla memoria", nella consapevolezza che la memoria è conoscenza e che la conoscenza è libertà e che solo nella conoscenza l'uomo può trovare le ragioni e le condizioni per qualsiasi scelta della sua vita, se vuole che possa essere veramente libera, senza condizionamenti.

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Il sito vuol essere un luogo ideale per ricordare avvenimenti di storia del '900 del nostro Paese. Oltre a riportare le iniziative dell'ANPI - Sezione "Emilio Diligenti" di Lissone, sono altresì pubblicati episodi e racconti di vita di cittadini lissonesi che si opposero al regime fascista, alcuni dei quali furono fucilati dai nazifascisti o morirono nei lager tedeschi.

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Nota su Claude Lanzmann e su Shoah

a cura di Frediano Sessi

  libro-Shoa.jpg

Nato a Parigi il 27 novembre del 1925, Claude Lanzmann è stato uno degli organizzatori della resistenza al liceo «Blaise Pascal» di Clermont Ferrand, nel 1943. Ha partecipato alla lotta clandestina in città e poi agli scontri del maquis dell'Auvergne. È medaglia alla resistenza con onorificenza, commendatore della Legion d'onore, commendatore dell'Ordine nazionale del Merito e dottore in filosofia honoris causa all'Università ebraica di Gerusalemme, all'Università di Amsterdam, all' Adelphi University e alla European Graduate School.

Lettore all'università di Berlino negli anni del blocco, nel 1952 incontra il filosofo francese Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, di cui diventa amico. Fino al 1970 svolge l'attività di saggista e giornalista. Negli anni seguenti, si impegna esclusivamente nel cinema: dapprima realizza Pourquoi Israël, con il quale ottiene un successo di pubblico considerevole in tutto il mondo, fin dalla sua prima a New York. In seguito, a partire dall'estate del 1973, comincia a lavorare alla realizzazione di Shoah. «Se fossi stato deportato con tutta la mia famiglia, - scrive, - non sarei mai stato capace di girare questo film, questo è certo. Per assumere infatti la posizione di testimone dei testimoni occorreva essere allo stesso modo dentro e fuori, o meglio, fuori e dentro». La lavorazione del film occupa Lanzmann a tempo pieno per undici an­ni, cinque e mezzo dei quali dedicati al montaggio delle oltre trecentocinquanta ore di ripresa. «Ho cominciato con il leggere. Andavo a tastoni, come un cieco [...]. Non mi sono recato subito sui luoghi. Dapprima ho cercato le persone». Proprio questa ricerca lo obbliga a lunghi viaggi e ad avvicinamenti progressivi, a volte, come fu nel caso dei nazisti, anche pericolosi, per lui e la sua squadra di lavoro. Il suo primo soggiorno in Polonia, sui luoghi del genocidio, risale all'inverno 1977-78. «A quel tempo, - dichiara, - ero una bomba carica di sapere, ma senza detonatore. La Polonia è stata il mio detonatore». La sua emozione più forte, è rappresentata dalla scoperta di un villaggio che aveva nome Treblinka e di una stazione ferroviaria, di binari, vagoni, ecc. Tutto è cominciato da lì, e la prima ripresa ha luogo cinque mesi dopo, nell'estate del 1978. A poco a poco, le foreste, le strade, la terra nuda, i villaggi, il paesaggio e quel che resta dei luoghi dello sterminio oggi disvelano ombre e lacerti del passato. Il film così gravita attorno all'assenza di tracce, all'inaccessibile, al centro dell'occhio del ciclone, come afferma Lanzmann, e riproduce e comunica quello che era sembrato a tutti l'inimmaginabile.

Nel 1985, quando Shoah, della durata di nove ore e mezza, viene presentato al pubblico, subito si parla di un capolavoro assoluto di arte cinematografica e di storia. A New York, nella pausa tra la prima e la seconda parte della sua proiezione, un rabbino chiede di rimanere in sala per recitare il kaddish, la preghiera per i morti. Lanzmann aveva fatto rivivere concretamente il ricordo di tutti quei morti senza tomba. Oggi, Shoah è considerato il più grande film della storia della cinematografia sull'Olocausto e non solo.

«La Shoah non fu solo un massacro di innocenti, ma soprattutto uno sterminio di gente indifesa, ingannata a ogni tappa del processo di distruzione, e fino alle porte delle camere a gas. Bisognava fare giustizia di una doppia leggenda, quella che vuole che gli ebrei si siano lasciati condurre al gas senza presentimenti e sospetti, e che la loro morte sia stata "dolce", e quella secondo la quale non opposero alcuna resistenza ai loro carnefici».

 

 

Bibliografia:

Claude Lanzmann – Shoa – Einaudi Stile libero Dvd 2007

Vendredi 13 janvier 2012 5 13 /01 /Jan /2012 06:00
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