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Come cominciò la «guerra fredda»

19 Septembre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il secondo dopoguerra

L'espressione «guerra fredda» fu coniata da quello che è stato forse il più importante giornalista politico americano, Walter Lippmann, nel 1947. Voleva dire ovviamente uno stato di tensione nelle relazioni internazionali talmente grave da somigliare a una guerra, senza tuttavia esserlo davvero, ma con il pericolo di diventarlo .

Tale era il tipo di rapporti che si andava instaurando tra l'Est e l'Ovest, e soprattutto tra Unione Sovietica e Stati Uniti, all'indomani della comune vittoria contro la Germania nazista.

È del 1946 un'altra espressione famosa: «cortina di ferro». A pronunciarla, il 5 marzo, fu l'ex primo ministro britannico Winston Churchill, uno dei grandi protagonisti della guerra contro Hitler, in un discorso al Westminster College di Fulton, nello Stato americano del Missouri.

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Disse Churchill che una cortina o sipario di ferro, appunto, «è sceso attraverso il continente, da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico», volendo significare la pretesa dell'Urss di fare dei Paesi liberati dall'Armata Rossa nell'Europa centro-orientale una sorta d'impero al servizio di Mosca.

A Churchill, Stalin rispose sprezzantemente che «le nazioni che non parlano la lingua inglese non vogliono una nuova schiavitù», evidentemente sottintendendo che non ci sarebbe stato posto per un nuovo Impero britannico, o, nella nuova situazione, anglo-americano, e quindi rivendicando per se stesso e per l'Urss un ruolo storico di alternativa al potere occidentale.

Prove tecniche, diremmo oggi, di guerra fredda, cioè di un confronto, che sarebbe diventato globale, europeo e planetario, tra due blocchi di potere geopolitico tradizionale, con in più due ideologie contrapposte e inconciliabili, frutto delle rivoluzioni degli ultimi due secoli. Insomma la preparazione di una fase storica che, per l'intreccio e la complessità dei fattori, e per la gravità del pericolo di una loro esplosione, poteva essere considerata senza precedenti. E che, tra alti e bassi, sarebbe durata quasi mezzo secolo.

 

 

La Guerra Fredda come scontro di due progetti ideologicamente contrastanti.

 

La Guerra Fredda non fu uno scontro inevitabile. Fu la guerra provocata dal Terzo Reich che portò nel cuore dell'Europa Stati Uniti e Unione Sovietica e li pose gli uni di fronte all'altra. Entrambi cercarono di inglobare nella propria sfera d'influenza gli Stati europei e in particolare entrambi inclusero nella propria coalizione uno dei due Stati tedeschi nati dalle macerie della guerra. La contrapposizione politica, economica e militare tra le due Germanie acuì l'ostilità tra Stati Uniti e Urss e fece venire meno le basi dell'alleanza che si era formata durante il periodo nazista.

 

«La guerra fredda si sviluppò come conseguenza dell'esistenza di due progetti mondiali ideologicamente contrastanti e che i due campi si adoperarono per diffondere politicamente, economicamente e infine anche militarmente. La particolare asprezza assunta in Europa da questo scontro trova la sua giustificazione nel fatto che, se è vero che il potenziale tedesco venne controllato in entrambi i campi, è anche vero che quello tedesco-occidentale, ben più rilevante, non solo venne consolidato, ma venne anche mobilitato contro L'Unione Sovietica. Anche la Guerra Fredda, quindi, fu una conseguenza della guerra di conquista scatenata dalla Germania nazista». Jost Duffler

 

 


Winston Churchill: il discorso di Fulton

 

Un'ombra è caduta sulle scene così recentemente illuminate dalla vittoria degli alleati. Nessuno sa ciò che la Russia sovietica e la sua organizzazione internazionale intendono fare nell'immediato futuro, o quali siano i limiti, se ce ne sono, alle loro tendenze all'espansione e al proselitismo. [...] Noi comprendiamo il bisogno della Russia di essere sicura alle sue frontiere occidentali di fronte a qualsiasi ripetersi dell'aggressione tedesca. [...] È tuttavia mio dovere porre davanti a voi certi fatti al riguardo dell'attuale situazione in Europa: è mio dovere farlo, penso, anche se senza dubbio preferirei farne a meno.

 Da Stettino sul Baltico a Trieste sull'Adriatico, è scesa sul continente europeo una cortina di ferro. Dietro quella linea ci sono tutte le capitali degli antichi Stati dell'Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte queste famose città e le popolazioni che le circondano si trovano nella sfera sovietica e sono soggette, in una forma o nell'altra, non soltanto all'influenza sovietica, ma a un'altissima e crescente misura di controllo da Mosca. [...] Governi polizieschi stanno prevalendo in quasi tutti i casi, e finora, esclusa la Cecoslovacchia, non c'è vera democrazia. [...] D'altra parte io respingo l'idea che una nuova guerra sia inevitabile; e ancor più che sia imminente. È proprio perché sono così certo che le nostre fortune sono nelle nostre mani e che possiamo salvare il futuro, che sento il dovere di parlare ora che ho l'occasione di farlo. Non credo che la Russia sovietica desideri la guerra. Ciò che essi desiderano sono i frutti della guerra e l'indefinita espansione della loro potenza e della loro dottrina. Ma quello che dobbiamo considerare qui, oggi, mentre siamo ancora in tempo, è la prevenzione permanente della guerra e la creazione di condizioni di libertà e democrazia, il più rapidamente possibile, in tutti i paesi. [...] Se le democrazie occidentali si uniscono nella stretta aderenza ai principi della Carta delle Nazioni Unite, immensa sarà la loro influenza nella spinta in avanti di questi principi e nessuno probabilmente le molesterà. Se, invece, si dividono o esitano nel compimento del loro dovere, e se si permette a questi anni tanto importanti di scivolare via, allora potrà davvero sopraffarci tutti una catastrofe [...].

 

Cit. in J. MORRAY, Storia della guerra fredda, Editori Riuniti, Roma, 1962

 

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