Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Cronologia: autunno 1938 - autunno 1939

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Il tramonto delle illusioni (autunno 1938-autunno 1939)

 

Il primo segno rivelatore di quanto poco stabile fosse la pace salvata a Monaco si ebbe, non molte settimane dopo, quando la stampa cominciò a parlare di certe necessità che l'Italia provava, di garantirsi spazio e sicurezza.

Da lì, dalla polemica che subito ne nacque con la Francia, gli eventi non s'arrestarono più, anche se, in qualche momento, parve d'intravvedere una schiarita.

Eccone gli sviluppi nelle tappe essenziali.

 

Le rivendicazioni italiane furono poste il 30 novembre '38, in termini non ancora ufficiali ma significativi, durante una solenne seduta della Camera cui partecipavano, al gran completo, alte gerarchie e corpo diplomatico.

Mentre Ciano illustrava la situazione internazionale dopo Monaco, i deputati lo interruppero, levandosi a gridare “Tunisi, Corsica, Gibuti." La manifestazione era predisposta e si seppe, anzi, che molti deputati erano stati informati dai commessi della Camera, al momento del loro ingresso in aula, del grido che ciascuno doveva levare.

Nonostante l'evidenza, mentre governo e stampa francesi protestavano, Chamberlain dichiarò ai Comuni il 5 dicembre che l'ambasciatore britannico a Roma aveva avuto formale assicurazione che "il governo italiano non assumeva la responsabilità della manifestazione spontanea dei deputati fascisti". Aggiunse che l'accordo italo-inglese per il Mediterraneo comprendeva Tunisi e la Corsica, ma che Londra non aveva impegni difensivi verso Parigi.

Per tutto dicembre la stampa fascista informò che, a Tunisi, la "teppa gallo-giudaica" provocava incidenti a danno degli italiani. Venne spontaneo pensare - e circolò anche la voce - che si avesse intenzione di fare, di quella città, "i Sudeti d'Italia".

12 gennaio '39. Mentre la polemica tra Roma e Parigi proseguiva violenta e si inscenavano manifestazioni di studenti (quasi esclusivamente delle scuole medie) giungono a Roma Chamberlain e Halifax, per esaminare con Mussolini e Ciano lo stato dei rapporti italo-inglesi.

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Chamberlain si reca anche a far visita al Papa e gli ambienti intellettuali e borghesi romani attribuiscono alla visita significato distensivo.

25 gennaio '39. Cade Barcellona. La situazione dei repubblicani appare disperata.

31 gennaio '39. Hitler assicura all'Italia "la protezione del Reich in caso di aggressione" (da parte francese). Annuncia anche l'intensificazione della lotta contro l'ebraismo.

Alla fine di gennaio, circola insistente la voce che i capi fascisti stiano predisponendo l'occupazione dell'Albania.

6 febbraio '39. La stampa "rivela" il testo di una lettera indirizzata il 24 novembre da Mussolini a Bruno Biagi, ministro delle Corporazioni, perché "si proceda decisamente nel campo della legislazione sociale", per realizzare un deciso "accorciamento delle distanze". Si fa diffondere la voce che, ai primi di marzo, il Comitato Corporativo Centrale deciderà un nuovo aumento dei salari, dal 5 al 10%.

Questo genere di notizie non fanno più impressione sull'opinione pubblica. L'attenzione generale continua a essere rivolta a ogni indizio che riguardi le prospettive di pace o di guerra.

Assai commentata - e in modo favorevole - è l'indiscrezione che Ciano, recato si a Varsavia alla fine di febbraio, vi è stato accolto da manifestazioni antinaziste.

 

Fine della Spagna e della Cecoslovacchia

La tragedia spagnola - che volge ormai al termine - suscita, intanto, emozione e neri presentimenti. È facile cogliere in giro accenni di deprecazione e amare battute, specie all'indomani di quando le radio straniere confermano le apocalittiche notizie che la stampa fascista comunica con tono trionfante.

L'11 febbraio '38 il rincrescimento per la morte del Papa, avvenuta il giorno prima, costituì per alcuni pretesto a manifestare il più sincero cordoglio per la caduta di Porto Bou, espugnata dai franchisti. Tra la fine di febbraio e i primi di marzo, si ebbero tra la gente comune sprezzanti commenti per il fatto che la Camera francese aveva discusso il riconoscimento del governo di Burgos; che Londra lo aveva riconosciuto il 27 febbraio; e che, il 3 marzo, il governo di Parigi aveva nominato il maresciallo Philippe Pétain ambasciatore francese presso Franco.

Il 18 marzo '38 l'elezione del nuovo pontefice, Eugenio Pacelli fu accolta con favore negli ambienti fascisti, ove si riteneva che l'ex-Segretario di Stato sarebbe stato ben più disposto del predecessore verso le potenze dell'Asse. Il mondo cattolico esultò, confidando soprattutto in un'estrema missione pacificatrice del Papa. Ma il mondo intero allibì quando il 16 aprile (Madrid si era arresa il 29 marzo, il 30 era caduta Valencia e il 1° aprile Franco aveva annunciato la vittoria),

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intese pronunciare da Pio XII un radiomessaggio in cui si salutava “l'eroismo del popolo spagnolo" e non di quello che aveva difeso fino all'estremo la libertà, bensì di quello rappresentato dai mercenari della Legione straniera e dagli sventurati legionari mandati a sostenere Franco perché facesse della Spagna, - come il nuovo Papa diceva – “un baluardo inespugnabile della fede cattolica".

Nel frattempo, un altro tragico evento s'era compiuto, senza che su di esso il Papa esprimesse alcun pubblico giudizio. Repentinamente; il 15 marzo '39, Boemia e Moravia furono occupate dalle truppe naziste. Le insegne del Führer sul Castello di Praga, annunciò l'indomani la stampa fascista.

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L'impressione fu enorme: indignazione e sgomento dilagarono, con manifestazioni anche palesi. Nel frattempo, cominciarono a correre (come ormai di regola) voci di reazioni e contrasti nelle alte sfere fasciste: si tornò a parlare di una probabile successione di Ciano a Mussolini. Soprattutto, le speranze si appuntarono verso il re: anche in ambienti responsabili, l'opinione che il re fosse in procinto di compiere un passo "storico" fu diffusa e non troppo segreta. Diffusissima, per alcuni giorni, la sensazione che, in ogni caso, i rapporti tra Roma e Berlino erano ormai compromessi.

Nulla accadde. La stampa continuò a esaltare l'asse. Il 21 marzo '39, si apprese che Berlino chiedeva a Varsavia la cessione di Danzica.

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Il 23, in un'atmosfera depressa e distratta, si ebbe a Roma la solenne inaugurazione della nuova "Camera dei fasci e delle corporazioni." Per qualche ora, una superstite speranza che il sovrano "si decidesse a parlare" mise in agitazione i più ostinati.

Affiancato dal principe Umberto e dal duca d'Aosta, il vecchio re deluse ogni aspettativa. Il suo "discorso della corona” fu povero e piatto: parve un discorso tracciato dalla mano di Starace: per poco non toccò anche la questione del "lei". Rammentò la vittoria etiopica, l'Impero, le prospettive di collaborazione tra l'Italia e la "nuova" Spagna; illustrò il significato dell'asse, dell'uscita dell'Italia dalla Società delle Nazioni, del suo ingresso nel patto anti-Komintern; buoni i rapporti con l'Inghilterra, meno buoni con la Francia: non una parola su quella che era stata, fino a una settimana prima, la Cecoslovacchia.

Molte parole d'elogio, invece, per l'autarchia, la "carta della scuola", i nuovi codici, la floridezza del Paese, la preparazione delle forze armate.

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Tutto bene, dunque, e tutto come prima.

Tre giorni dopo, il 26 marzo '39, lo confermò Mussolini parlando agli squadristi adunati a Roma. Se la prese con la Francia e con "gli emotivi." "Ciò che è accaduto nell'Europa centrale doveva fatalmente accadere," spiegò. E ammonì che "il tempo dei giri di valzer è finito" e che "l'asse Roma-Berlino non si sradica." Quanto alle rivendicazioni italiane erano sempre Tunisi, Gibuti, la Corsica; e aggiunse Suez, che i commessi della vecchia Camera, a novembre, avevano forse dimenticato.

 

Da Tirana a Danzica

Tra il 7 e il 12 aprile '39 le truppe italiane sbarcarono a Valona e occuparono l'Albania. Notabili schipetari telegrafarono al duce: "Solo dalla dottrina fascista può venire benessere, giustizia, onore" e una "Assemblea costituente" convocata in 48 ore a Tirana, offrì a Vittorio Emanuele (che accettò) la corona albanese.

Nessuno strascico né all'estero né all'interno.-

Il 15 aprile '39, Roosevelt inviò un messaggio personale a Hitler e a Mussolini offrendo la mediazione per un accordo che garantisse dieci anni di pace in Europa. La stampa fascista fece sapere che i due dittatori non avrebbero neppure risposto al "giudeo paralitico".

Il 29 aprile '39, Hitler denunciò il patto navale anglo-tedesco, dichiarando anche decaduto l'accordo stipulato con Varsavia nel '34.

Il 6 maggio '39, Ciano e Ribbentrop s'incontrarono a Milano per concertare "un patto politico e militare che fissa definitivamente, anche da un punto di vista formale, i rapporti tra i due Stati dell'Asse": il patto d'acciaio che sarà stipulato, due settimane dopo, a Berlino.

maggio 1939 Ciano in Germania patto acciaio

Il 14 maggio '39, per tagliar corto a voci di dissensi tra le gerarchie fasciste, il duce pronunciò a Torino un “forte" discorso: "Marceremo con la Germania," ammonì, "perché la mia volontà è inflessibile".

Giugno-luglio '39. Le notizie di un nuovo attacco tedesco all'Est sono di tutti i giorni. Da fonti fasciste, si fa circolare la voce che, nel caso, l'Italia" si rifarebbe" con la Jugoslavia. Malgrado ciò, il malumore cresce. A Milano, la questura chiude diversi cinema dove il pubblico si è abbandonato a manifestazioni anti-naziste. A Napoli, durante una esercitazione d'oscuramento anti-aereo, tra il 7 e l'8 luglio, si verificano centinaia di "atti d'indisciplina", che strappano parole di dura rampogna al duce. Circola la voce che gruppi d'intellettuali antifascisti sarebbero stati scoperti a Roma, in Abruzzo, in Piemonte.

Proseguendo nel gioco di alternare la preparazione della guerra con annunci di pace, il 20 luglio '39 Mussolini riceve a palazzo Venezia i gerarchi siciliani. e, dimentico di averlo già annunciato due volte, nel '36. e nel '38, proclama che è giunto il momento di procedere all'" attacco al latifondo": le prime duemila case coloniche dovranno essere pronte per il 28 ottobre '40.

Agosto '39. La vertenza tedesco-polacca per Danzica è giunta allo stato incandescente: di giorno in giorno e, poi, di ora in ora, il mondo segue il precipitare degli avvenimenti.

10 agosto '39. Arrivano a Mosca le missioni militari francese e inglese, per un esame della situazione.

11 agosto '39. Goering annuncia che "il ritorno di Danzica al Reich è imminente".

12 agosto '39. Ciano incontra Hitler e Ribbentrop a Salisburgo. Il comunicato dice che si è trattato di "definire tutte le questioni in sospeso", con particolare riferimento "ai patti di coalizione delle democrazie, che provocano un crescente irrigidimento della Polonia e mirano all'evidente accerchiamento dell'Asse".

20 agosto '39. Il re insignisce Ciano del collare dell'Annunziata.

La notizia, in questo momento, provoca fulminee interpretazioni di una fortunata "missione di pace" che Ciano avrebbe compiuto a Salisburgo. Secondo altri, il re punterebbe, invece, su Ciano per sbarazzarsi di Mussolini e staccare l'Italia dalla pericolosa alleanza con Berlino.

21 agosto '39. Mentre queste voci si accavallano e si sgonfiano nel giro di ore, la stampa continua a denunciare violentemente le mene franco-inglesi che "favoriscono la caparbietà di Varsavia".

22 agosto '39. È dato il folgorante annuncio che Berlino e Mosca hanno stipulato un patto di non aggressione che "fa crollare la politica di accerchiamento delle potenze democratiche".

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23 agosto '39. Londra conferma l'impegno di difendere la Polonia da eventuali aggressioni.

24 agosto '39. Notizie ufficiali o ufficiose annunciano apprestamenti militari polacchi sulla frontiera ovest; la Francia ha disposto la mobilitazione; ammassamenti di truppe tedesche sui confini con il Belgio; la Slesia superiore è in pieno assetto di guerra: il gauleiter di Danzica assume i pieni poteri; Mussolini conferisce con i capi di S. M. delle Forze armate.

25 agosto '39. Notizie di stampa: una divisione polacca accerchia Danzica; lunga riunione di Hitler con Goering e gli altri capi militari; il Parlamento inglese concede a Chamberlain i pieni poteri; in Italia si decide un parziale richiamo di appartenenti all'esercito e alla milizia.

26 agosto '39. La mobilitazione generale è proclamata in Polonia. La stampa dà notizia di tre messaggi scambiati nel giro di 12 ore tra Mussolini e Hitler e di una "proposta·di pace" da questi inoltrata a Londra.

27 agosto '39. Un messaggio di Hitler a Daladier afferma "l'improrogabile necessità di rivedere le ingiustizie del trattato di Versailles". In Italia, i giornali denunciano "le assurde rivendicazioni polacche su territori tedeschi"; i riservisti delle classi dal 1902 al 1913 sono richiamati.

28 agosto '39. L'ambasciatore inglese Henderson, che ha recato in volo, da Londra a Berlino, la risposta di Chamberlain alle “proposte di pace" di Hitler, dichiara: “Le possibilità di un accordo diminuiscono di ora in ora".

29 agosto '39. Una replica di Berlino a Londra “lascia uno spiraglio aperto". A Roma e nelle principali città italiane è stato posto in atto l'oscuramento nelle strade.

30 agosto '39. Londra risponde a Berlino "senza comprensione. " Una iniziativa di mediazione dei reali del Belgio e dell'Olanda è “superata dall'incalzare degli avvenimenti".

31 agosto '39. Mussolini conferisce a Graziani e a Umberto di Savoia il comando dei due gruppi di armate in cui è diviso l'esercito italiano.

1° settembre '39. Il Consiglio dei ministri decide che “l'Italia non prenderà l'iniziativa di operazioni militari". Mussolini riceve da Hitler una lettera con la quale il Führer lo ringrazia dell'aiuto politico e diplomatico prestatogli e si dichiara sicuro di “poter adempiere al compito assegnatogli, senza bisogno di un aiuto militare italiano".

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Alba del 2 settembre '39. Le truppe tedesche varcano la frontiera polacca, senza dichiarazione di guerra. Londra e Parigi proclamano la mobilitazione generale. A Roma, il Consiglio dei ministri prende queste decisioni: limitazioni del consumo delle pietanze negli esercizi pubblici; divieto di vendere carne il giovedì e il venerdì; divieto di panificazione nelle ore pomeridiane; divieto di vendita del caffè; limitazione di tutte le comunicazioni; divieto di circolazione per tutte le auto private a partire dalla mezzanotte del 3 settembre; obbligo per tutti i locali d'anticipare la chiusura alle ore 23; severe misure per gli speculatori o incettatori di merci; pena di morte per chi compia contrabbando di valuta. L'oscuramento continua.

 

 

Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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