Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Cronologia: il 1938

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Cronologia - L'anno cruciale: il 1938

 

Vengono messe in evidenza le tappe fondamentali del cammino e dell'iniziazione alla guerra che furono fatte percorrere dal regime fascista alla gioventù italiana.

 

I precedenti

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Fine luglio '34. Putsch nazista a Vienna, uccisione di Dollfuss, concentrazione di forze italiane al Brennero

Gennaio-aprile '35. La situazione sembra rasserenarsi con l'intesa italo-francese (il patto Laval-Mussolini che, in realtà, diede mano libera all'aggressione in Etiopia) e, poi con la Conferenza di Stresa dell'aprile che lascia sperare in solido accordo italo-franco-inglese contro la minaccia di Hitler che, nel marzo, in spregio ai trattati di pace, ha ripristinato il servizio militare obbligatorio, sulla base di 36 divisioni.

21 maggio '35. Il Reichstag emana una legge per cui tutti i cittadini tedeschi, donne comprese, saranno militarizzati in caso di guerra.

4 agosto '35. Goebbels pronuncia a Essen un violento discorso per annunciare un attacco a fondo contro "la peste giudaica".

Ottobre '35. In seguito all'aggressione dell'Etiopia, si teme per alcune settimane che l'Inghilterra faccia intervenire la flotta. Poi si vede, dal momento che non impedisce neppure il passaggio dei convogli militari italiani per il Canale di Suez, che le reazioni dei Paesi democratici e antifascisti si ridurranno alle "inique sanzioni" societarie.

20 ottobre '35. La Germania abbandona la Società delle Nazioni

Gennaio '36. Il Congresso americano approva una legge che stabilisce la neutralità degli Stati Uniti in caso di conflitto in Europa.

7 marzo '36. Dopo il ripristino del servizio militare e della scuola di guerra, vietati dai trattati, Hitler denuncia anche formalmente i trattati di Versailles e di Locarno e procede all'occupazione militare della Renania. Le reazioni anglo-francesi si limitano alle proteste diplomatiche; gli Stati Uniti si sono già dichiarati neutrali; Belgio, Olanda e gli altri minori Paesi interessati non fiatano; l'Italia è impegnata in Etiopia. 

29 marzo '36. 44.411.911 tedeschi, su 44.431.102 votanti, si pronunciano in favore della politica hitleriana.

11 luglio '36. È stipulato un accordo austro-germanico in cui è riconosciuta l'indipendenza territoriale dell'Austria.

18 luglio '36. L'obiettivo o il falso scopo (momentaneo) di Hitler si sposta: il Senato di Danzica, dove i nazisti hanno il 60% dei seggi, abolisce lo statuto della "Città libera" e sopprime tutte, le libertà democratiche, compresa quella religiosa per gli ebrei.

Fine luglio '36. Ha inizio la guerra civile in Spagna.

30 luglio '36. Durante il passaggio della fiaccola olimpica per Vienna, i nazisti provocano incidenti che la stampa italiana non riporta.

Ultimo quadrimestre '36. Le cancellerie sono prese dalla pantomima del non-intervento in Spagna, mentre Hitler e Mussolini intervengono in modo sempre più massiccio e scoperto.

Gennaio '37. Hitler pone il problema della restituzione delle colonie di cui la Germania è stata privata dai trattati di pace del 1919.

19 febbraio '37. È stipulato un accordo ceco-germanico per il riconoscimento delle minoranze tedesche in Cecoslovacchia.

Il resto del 1937 è assorbito dagli sviluppi e dalle alterne vicende della guerra di Spagna; in cui l'Italia si trova scopertamente impegnata.

Col finire del '37 anche in virtù di questa stolta politica di compromissione nella guerra spagnola, la sudditanza di Roma verso Berlino, diviene completa. Tanto che Hitler si può permettere, proprio a spese dell'"alleato" italiano, nella primavera del '38, la sua prima, mossa azzardata: l'Anschluss.

 

Finis Austriae

Eccone la cronaca.

4 febbraio '38. Hitler assume il comando delle forze armate tedesche.

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12 febbraio '38. Hitler convoca il Cancelliere austriaco Schuschnigg a Berchtesgaden per un “leale esame dei problemi austro-tedeschi".

15 febbraio '38. Schuschnigg rimaneggia il proprio gabinetto, nominando ministro, degli Interni il noto nazista Seiss-Inquart.

24 febbraio '38. Nel corso di una drammatica seduta del Parlamento viennese, Schuschnigg dichiara il proposito di difendere l’indipendenza austriaca. L'Europa trattiene il fiato; Roma tace.

9 marzo '38. Il governo di Vienna annuncia per il 13 un plebiscito sull'indipendenza del Paese.

11 marzo '38. Berlino invia un ultimatum a Vienna, per impedire il plebiscito. Schuschnigg si dimette e i poteri di presidente del Consiglio sono assunti dal ministro dell'Interno Seiss- Inquart. L'Europa continua a guardare in silenzio e Mussolini, già protettore dell'Austria, dei suoi Cancellieri e delle loro vedove, è tutto preso dalle funerarie celebrazioni di Gabriele D'Annunzio, morto una settimana prima a Gardone.

12 marzo '38. Le truppe tedesche varcate le frontiere austriache, raggiungono Vienna, dove Hitler si proclama “Fuhrer dell'”Anschluss” (unione austro-tedesca). Da qui scrive a Mussolini una lettera nella quale spiega come, “essendo Schuschnigg venuto meno agli impegni e essendo il popolo austriaco insorto contro la progettata violenza di un plebiscito", egli non abbia potuto fare a meno, come "uomo di carattere", di intervenire in forze. Rammenta "la fermezza di sentimenti dimostrata in un'ora critica per l'Italia" (l'ora delle finte sanzioni) e assicura che "la frontiera del Brennero non sarà mai toccata". Si scusa della fretta, dovuta al fatto che “lo sleale comportamento" del Cancelliere austriaco lo ha "colto di sorpresa”.

13 marzo '38. Il Gran Consiglio fascista prende atto della “cordiale lettera del Führer" e respinge una proposta di Parigi intesa a concertare un'azione "senza base e senza scopo”.

16 marzo '38. Mussolini illustra alla Camera i motivi per cui l'Italia non ha ritenuto di opporsi all'Anschluss come tre anni e mezzo prima, e assicura che Roma è stata puntualmente informata di tutto e si considera soddisfatta.

Fine marzo '38. L'impressione in Italia è enorme. Si riferisce che, anche nelle alte sfere del fascismo, vi. sarebbe stata una rivolta contro Mussolini. Balbo si sarebbe recato dal duce per discutere "con la rivoltella sul tavolo". Bottai, Grandi e lo stesso Ciano avrebbero presentato le dimissioni. Sta di. fatto che Ciano non sì è presentato, il 24, alla Camera per tenere il tradizionale discorso di replica sul bilancio degli Esteri: il bilancio è stato approvato, in assenza del ministro, per acclamazione.

26 marzo '38. Goering annuncia che 300:000 ebrei saranno allontanati da Vienna.

Metà aprile '38. Malumore e fermento sono vivi in Italia, anche negli strati fascisti dell'opinione pubblica. Non giungono però incoraggiamenti o esempi dall'alto: né dalla corona, né dal mondo della cultura e neppure dalla Chiesa, che assiste praticamente passiva alla fagocitazione dell'Austria cattolicissima, limitandosi a una blanda sconfessione del cardo Innitzer, primate austriaco, che ha fatto pubbliche dichiarazioni filo-naziste.

Si hanno, viceversa, segni di acquiescenza sconcertanti e deprimenti: il 2 aprile, Londra riconosce l'annessione dell'Austria alla Germania; il 10 aprile il popolo austriaco, cui i nazisti ora impongono il plebiscito che avevano proibito a Schuschnigg, si sarebbe pronunciato così: 4.273.8.84 “ si” per l’Anschluss, 10.911 "no".

Unica notizia di un attrito tra il re e Mussolini riguarda la proclamazione del duce a “primo maresciallo dell'Impero”, effettuata il 30 marzo dalle Camere in assemblea plenaria, all'insaputa del sovrano che è, statutariamente, il capo delle forze armate. Gli ambienti legati alla Corte, che non dissimulano in questo periodo una certa fronda, attribuiscono gran peso al contrasto e si mostrano speranzosi in una resipiscenza del re, fino a che questi si acqueta e accetta i galloni che lo rendono pari grado di Mussolini.

 

L'estate calda

L'abdicazione del regime di fronte all'hitlerismo è ormai totale, ma ha bisogno, per camuffarsi, di ostentare al popolo e al mondo la più grande sicurezza. Sicché, nel maggio '38, previe eccezionali misure di polizia, Hitler è ricevuto trionfalmente in Italia e portato in visita a Roma, Napoli e Firenze.

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Si hanno notizie di arresti preventivi, di manifestazioni anti-naziste, nonché di nuove ridicole querele protocollari levate dal re, sollecitato ad accogliere in casa sua, al Quirinale, "l'ex-imbianchino" Hitler. Alla fine, secondo il solito,nonostante il disappunto della regina e lo scandalo degli ambienti di corte, si rassegna ad ospitarlo con tutti gli onori.

Dopo l’exploit austriaco, favorito dalla viltà non meno delle democrazie tradizionali che dell'"alleato fascista”, Hitler raddoppia la posta e, dal suo punto di vista, ha ragione. L'obiettivo è, adesso; la Cecoslovacchia, e, tanto per non smentirsi, Chamberlain dichiara, fin dal 24 marzo, nemmeno due settimane dopo l'annessione dell'Austria, che l'Inghilterra non si sente tenuta a garantire le frontiere cecoslovacche. Sicché, puntualmente, il 24 aprile '38, il partito tedesco della Cecoslovacchia rivendica l'autonomia dei Sudeti.

29 aprile '38. Londra e Parigi stipulano un accordo di "collaborazione difensiva" ma, in pari tempo, invitano Praga a voler fare "le concessioni compatibili con il mantenimento della pace".

Fine maggio '38. Com'era prevedibile, il problema dei Sudeti subisce un aggravamento, "a causa delle provocazioni di Praga".

14 giugno '38. Berlino rivolge a Praga un "fermo monito" perché desista dalle "persecuzioni contro i tre milioni e mezzo di tedeschi che vivono entro le frontiere ceche".

Luglio-agosto '38. La tensione ceco-tedesca si aggrava di settimana in settimana, nella generale sensazione dell'opinione pubblica di trovarsi di fronte all'impotenza o alla colpevole neghittosità di Londra e di Parigi. Mussolini, per rifarsi dell'umiliazione subita per l'Austria, assume il ruolo di mosca cocchiera di Hitler e, nel corso di una spettacolare esibizione estiva in tutti i capoluoghi veneti, pronuncia discorsi infuocati contro i frolli campioni della democrazia inglesi, francesi, cecoslovacchi e perfino americani.

Di nuovo, in questo lasso di tempo, circolano notizie di repressioni poliziesche, arresti, episodi di neo-squadrismo in provincia, per scoprire e intimorire gli ascoltatori di radio straniere.

8 settembre '38. I negoziati in corso tra Berlino e Praga sono interrotti a seguito di "incidenti provocati da estremisti cecoslovacchi " nei Sudeti.

12 settembre '38. In un fortissimo discorso a Norimberga davanti a 110.000 gerarchi nazisti, Hitler reclama "il diritto all'autodecisione per i tedeschi racchiusi nelle frontiere ceche".

15-22 settembre '38. In un drammatico susseguirsi di incontri a Berlino, Hitler e Chamberlain discutono "la situazione dei Sudeti e il destino della pace in Europa". Il Führer avanza la proposta ultimativa che i Sudeti siano annessi al Reich entro la fine del mese. Il Foreign Office sollecita Praga a cedere.

24 settembre '38. Durante una formidabile adunata di armati e di popolo a Padova, Mussolini denuncia la gravità estrema della situazione avvertendo che "bisogna essere
pronti a qualsiasi evento".

29 settembre '38. Dopo una settimana di paurosa incertezza, si ha un incontro tra Mussolini, Hitler, Chamberlain e Daladier a Monaco, nel quale il primo assume l'insperato ruolo di mediatore.

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La pace "è salvata" e i Sudeti vengono ceduti al Reich. L'indomani le truppe tedesche varcano le frontiere ceche e occupano la regione sudetica.

La vecchia Europa tira un sospiro di sollievo. I giovani italiani, che hanno imparato a conoscere, dopo il "mite" fascismo, il nazismo hitleriano, si sentono agghiacciare, disperati e soli in quella che può ormai dirsi la loro facile e tragica chiaroveggenza.

7 ottobre '38. Il Gran Consiglio fascista tributa a Mussolini, "salvatore della pace", il trionfo. E decide di sopprimere la Camera dei deputati per sostituirla, il 23 marzo '39, con quella dei fasci e delle corporazioni.

17 novembre '38. In segno di gratitudine al duce, anche l'Inghilterra, buon'ultima, riconosce ufficialmente l'Impero.

 

Il razzismo fascista

Scongiurata dunque la guerra (provvisoriamente, per chi avesse solo occhi per vedere), in questo scorcio di tempo si colloca - ed è una conferma della paurosa piega che prendevano le cose, anche in Italia - la nascita del razzismo fascista.

Se il tema non fosse tragico, si dovrebbe dire che l'improvvisazione con cui il regime si comportò e gli sforzi che compì per sostenerne la originalità valicano il limite del ridicolo.

Da diverso tempo, in seguito ai rapporti sempre più stretti verso la Germania, si aveva motivo di temere che anche il fascismo si proclamasse razzista. Le autorità ufficiali si premurarono, però, di tranquillizzare l'opinione pubblica.

Anzi (è di qui che occorre prendere le mosse), il 17 febbraio '38, nel pieno della crisi austriaca, una nota dell'ufficiosa "Corrispondenza diplomatica," pubblicata con grande evidenza dai giornali, contestava che esistesse in Italia un problema ebraico e che il governo di Roma intendesse adottare misure di qualsiasi natura verso gli ebrei italiani.

A parte alcune incertezze grammaticali, il documento aveva tutta, l'aria di essere rassicurante.

Senonché, il 15 luglio '38, un'altra nota della stessa "Corrispondenza diplomatica" informava che "un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane; ha fissato la posizione del fascismo nei confronti dei problemi della razza". E così aveva inizio, in sede teorica, la campagna razzista del fascismo.

 

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(Il “manifesto della razza” dei menzionati "studiosi" dopo varie premesse di ordine generale tendenti a dimostrare l'esistenza delle razze umane, asseriva l'esistenza di una “pura razza italiana" in virtù della “purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia" e che nessuna invasione barbarica era riuscita a, contaminare.

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“È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti" proseguiva il documento. “Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre, nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza".

Gli ultimi ”punti" del manifesto illustravano diffusamente i motivi per cui “gli ebrei non appartengono alla razza italiana" e “i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo").

Il 26 luglio '38, il gruppo di studiosi" guidato dal prof. Nicola Pende era ricevuto da Starace, Segretario del PNF, il quale ne elogiava l'operato, rammentando che il fascismo attuava già da 16 anni una politica razzista "nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza".

Purtroppo, malgrado le dichiarazioni di Starace dimostrino che, al solito, egli non aveva capito molto e confondeva la politica demografica con il razzismo, il suo ricevimento agli "studiosi" di razzismo segna l'inizio delle persecuzioni antisemite.

E poiché, di fronte a tale aberrazione, il popolo italiano stentava a credere a quel che leggeva e manteneva alcune illusioni, il 30 luglio '38, parlando a un raduno di avanguardisti a Forlì, Mussolini tagliò corto a ogni incertezza e critica: "Anche nella questione della razza", avvertì, "tireremo diritto. Dire poi che il fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa è semplicemente assurdo!"

Il 5 agosto '38, infatti, un'altra nota della "Corrispondenza diplomatica" fissava definitivamente al '19 l'inizio della politica razziale fascista, valendosi di un brano del discorso pronunciato da Mussolini al Congresso tenuto dai fasci a Firenze in quell'anno.

Durante tutto l'agosto '38, un accurato spoglio degli "scritti e discorsi del duce", prontamente effettuato, consentì ai giornali di reperire numerose prove di come Mussolini fosse un antesignano anche in materia di razzismo.

Tanto da poter risalire addirittura al '17, quando egli, profeticamente, scriveva dal fronte - come veniva riferito -: "il dolore ci forgia e qui si rivela la nobiltà della nostra stirpe. "

In quello stesso periodo i giornali presero a pubblicare, oltre ad articoli "scientifici" e storici di improvvisati ma convinti specialisti di razzismo, audaci fotografie di bagnanti di ambo i sessi atte a illustrare - come ripetono le didascalie - la "bellezza e prestanza della razza italiana. "

Il 28 agosto '38, la battaglia ingaggiata per dimostrare che il fascismo non era, in nessuna delle sue iniziative tributario ad alcuno fu vinta su un terreno inaspettato: i giornali pubblicarono, con grande evidenza e soddisfazione, che il governo tedesco aveva deciso di abolire, nei rapporti e nella corrispondenza, l'uso del "lei," allineandosi così alla campagna da tempo in atto in Italia. In tal modo, anche agli occhi dei più scettici, l'apporto dei due regimi alla causa della civiltà e del costume quanto meno si bilanciava.

Il 1° settembre '38, passando sul terreno operativo, il Consiglio dei ministri decise che docenti e studenti ebrei fossero esclusi da tutte le scuole del regno e che gli ebrei immigrati dopo il '19 abbandonassero il territorio italiano entro sei mesi.

Per gli altri, seguirono disposizioni sempre più restrittive. E tuttavia non sufficienti fino a quando, a partire dal luglio del '43, la "soluzione del problema ebraico" passò, anche in Italia, nelle mani esperte degli occupanti hitleriani.

 

Verso l'epilogo del dramma spagnolo

Mentre gli eventi riferiti si svolgevano in Europa e in Italia, nella Spagna martoriata il fascismo ebbe mano libera, e nonostante l'eroica resistenza repubblicana che riuscì a infliggere ancora duri colpi agli aggressori, poté realizzare nel '38 le premesse per la vittoria.

Maggio '38. Le forze repubblicane riescono ad arginare l'avanzata franchista in Catalogna.

Giugno '38. L'offensiva franchista è fermata anche davanti a Valencia e a Sagunto.

Luglio '38. I repubblicani passano alla controffensiva, varcano l'Ebro, avanzano su un fronte di 150 km, impegnando 13 divisioni franchiste e catturando prigionieri e materiale in quantità ingente.

A partire dal giugno, intanto, l'aviazione italiana e tedesca intensifica i bombardamenti, allo scopo di fiaccare il morale della popolazione, mentre con l'estate, profittando della crisi sudetica che impegna le Cancellerie europee, Mussolini e Hitler inviano ingenti rifornimenti di armi e di uomini.

Fine ottobre '38. In relazione a tale invio di truppe fresche e simulando di dare esecuzione a un accordo con l'Inghilterra per l'inizio del ritiro dei "volontari," il governo di Roma richiama 10.000 legionari, cui in realtà si concede l'avvicendamento, dopo 18 mesi di impiego, e che ricevono trionfali accoglienze a Napoli, il 21 ottobre. (Nelle successive settimane si ha notizia che questi reduci sono sottoposti ad attenta sorveglianza, perché non raccontino in giro ciò che hanno visto e fatto in Spagna. In diversi casi si sarebbe proceduto ad arresti, anche di mutilati).

Novembre '38. Mentre proseguono, da parte dell'aviazione italo-tedesca, i selvaggi bombardamenti delle città repubblicane, in particolare di Barcellona, le forze franchiste passano al contrattacco sul fronte dell'Ebro.

Fine dicembre '38. Ha inizio l'impetuosa offensiva franchista in Catalogna, che ha per obiettivo dichiarato Barcellona.

Malgrado i cruenti combattimenti in corso e i propositi di resistenza ad oltranza espressi dalle emittenti spagnole, anche gli ascoltatori italiani di queste radio si rendono conto che la caduta della capitale catalana è ormai questione di giorni e che il nazi-fascismo ha praticamente vinto anche in Spagna.

 

Così scrive una maestra di quinta elementare sul "Giornale della Classe" di una scuola di Lissone, in occasione della fine della guerra di Spagna:

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Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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