Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Il fascismo degli anni dal 1932 al 1935

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Il fascismo degli anni dal 1932 al 1935 visto da un giovane universitario di allora.

 

Il giorno dell'annuncio delle ostilità contro l'Etiopia e quello della proclamazione dell'Impero, Mario Alicata, Enzo Molajoni, Bruno Zevi, Carlo Cassola, qualche altro e io eravamo in piazza Venezia, a "studiare" il comportamento della gente. Ne venimmo via angosciati. Non perché non ci spiegassimo l'entusiasmo della folla, ma perché esso ci faceva paura, perché - pur senza comprenderne, forse, fino in fondo le ragioni - intuivamo che quella per cui ci si era incamminati era una strada pericolosa per il Paese ...

Come noi tanti altri, diciottenni o  ventenni compirono, a cavallo tra il '35 e il '36, la prima concreta esperienza che l'essersi scoperti antifascisti, in un momento come quello, restava. si un'acquisizione di coscienza risolutiva: una conquista di verità. Ma aspra, amara, irta di ostacoli e di responsabilità. Una coscienza e una verità alle quali si rischiava di non essere capaci di conservarsi fedeli ...

Se ci fu un tempo in cui il fascismo poté dispiegare tutte le sue lusinghe verso i giovani, con una forza di penetrazione quale non aveva potuto esserci in precedenza (per l'eco ancor viva delle sue origini) e quale sarebbe in seguito declinata (per l’inizio dell'avventura spagnola e dell'alleanza con il nazismo) quel tempo fu tra il 1932 e il 1936 ...

Sul finire del '32 il fascismo celebrò il decennale della rivoluzione.

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Fu una sagra di festeggiamenti, sfilate, manifestazioni di tripudio. Per chi aveva, allora, intorno ai 15 anni, parve davvero si trattasse di un grande avvenimento nazionale, che consacrava l'unità e la concordia.

Nel quadro di quelle celebrazioni, Mussolini decise di concedere una amnistia politica. E, ai primi di novembre, fu reso; noto che, in virtù di essa, i condannati per antifascismo rimasti in carcere erano in tutto 337 ...

Poco o niente sapevamo dei fuorusciti, degli esuli in Patria., o dei "bigi,'" verso i quali ultimi, comunque, non nutrivamo simpatia poiché le loro posizioni non sembravano abbastanza nette, come piacciono ai giovani. E poi per il sospetto, efficacemente insinuato dalla scuola, di scarso patriottismo che su essi gravava.

Con il decennale, intanto, la "rivoluzione" era entrata nella fase delle "realizzazioni. "

Era già stato dato, da tempo, il via alla "battaglia del grano".

La battaglia del grano

Ma in quegli anni, fra il '31 e il '35, vuoi per l'entusiastico impegno del clero, basso e alto, sempre in prima fila nelle, premiazioni, vuoi per i fertilizzanti della "Montecatini," che cominciarono ad essere impiegati su vasta scala ("Con la calciocianamide - il villano se la ride", diceva un diffuso slogan) e vuoi, infine, per il sudore dei contadini, si raggiunse una produzione di 73 milioni di quintali annui, con una punta, di 81 milioni nel '33.

C'era in corso, non meno entusiasmante, un'altra battaglia: quella per la bonifica delle terre acquitrinose. L'offensiva era scattata nel basso Piave, nel Maremmano, a Maccarese, a Metaponto, nella piana di Catania, in Sardegna. Ma ciò che più appassionava la gente, sorprendeva i visitatori stranieri, commuoveva i poeti, era il prosciugamento delle paludi Pontine. Nel '32 e '33 tra i monti e il mare, dove prima era squallore e malaria, sorsero due nuove città, Littoria e Sabaudia, e vennero ad abitarle coloni che giungevano dal Veneto e dall'Emilia ...

Una “battaglia" che i giovani non capivano troppo (ma che doveva, essere utile, a giudicare dagli incitamenti e dagli elogi che esperti e giornali continuavano a fare) era quella della lira. All'ingrosso, richiamava l'idea della previdenza e del risparmio su scala nazionale. E quelle erano virtù che le famiglie, allora, insegnavano fiduciosamente.

Sempre in quegli anni, tra il '32 e il '35, si verificarono eventi, iniziative, imprese che, senza assumere la definizione di "battaglie", davano la sensazione di solide conquiste.

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Qualche esempio: lo sviluppo dell'aviazione civile, con le note trasvolate e crociere atlantiche, che resero popolari i nomi di Ferrarin, Del Prete, De Pinedo, Balbo. Successi della cinematografia italiana, posta in condizione di produrre su scala industriale. L'incremento delle attività sportive.

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Talune manifestazioni che potevano anche infastidire per la retorica "romanistica" e il cerimoniale delle troppe inaugurazioni, come gli scavi antichi, gli svecchiamenti e gli sventramenti

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(che accendevano polemiche, quali quelle per l'apertura della via della Conciliazione, a Roma, o per l'"azzardo " della stazione ferroviaria di Firenze) e la lunga nota serie delle opere pubbliche e stradali che - imparammo molti anni dopo - è tipica delle dittature. Ma, intanto, in quel tempo, ai giovani romani fece buona impressione, ad esempio, l'''invenzione" del Lido di Roma, collegato con autostrada, e l'apertura della Città Universitaria, avvenuta nel '34.

Più in generale, superata la crisi economica, del 1929-'31, si verificò, in quegli anni, un notevole incremento nella produzione industriale, specie delle industrie nuove o autarchiche: chimiche, tessili, elettriche, automobilistiche, ecc. In effetti, penso si sian gettate allora le fondamenta o, in alcuni casi, create le condizioni per la nascita degli attuali
monopoli ...

Nel novembre '33, parlando al Consiglio delle Corporazioni della crisi economica mondiale e condannando il capitalismo americano che vi aveva dato origine, Mussolini asseriva che la crisi non era nel sistema, ma del sistema, onde - diceva - "oggi possiamo affermare che il modo di produzione capitalistico è superato"...

L'anno dopo, il 6 ottobre, tornando in un discorso pronunciato a Milano sul motivo della "crisi del capitalismo" come "trapasso da una fase di civiltà a un'altra", il duce additava quale soluzione più avanzata quella corporativa: "l'autodisciplina della produzione affidata ai produttori". "E quando dico produttori" ammoniva, "intendo anche gli operai!" ...

Il 10 novembre '34, Mussolini avvertiva ancora: "Il secolo scorso proclamò l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il secolo fascista mantiene, anzi consolida questo principio , ma ve ne aggiunge un altro, non meno fondamentale: l'eguaglianza degli uomini dinanzi al lavoro ... "

La politica estera del fascismo sembrava allora orientata verso la stabilizzazione dell'equilibrio europeo.

Nel luglio '33, si era stipulato a Roma, il "patto a quattro (tra Inghilterra, Francia, Italia e Germania), giudicato anche all’estero un successo della politica mussoliniana volta a scongiurare contrasti acuti, scosse e pericoli di conflitto tra i maggiori Paesi europei. Nel settembre di quell'anno il duce e Litvinov firmavano, a palazzo Venezia, un patto di non aggressione tra Italia e URSS .

C'era poi stato, nel giugno successivo il primo incontro tra Mussolini e Hitler, che aveva creato qualche allarme anche tra i giovani, ai quali la vera natura della "rivoluzione" nazionalsocialista non era ignota. E non piaceva. Ma allora in materia di razzismo, il regime si mostrava apertamente polemico verso Berlino.

Nel luglio '34 le prospettive di un avvicinamento alla Germania  nazionalsocialista erano state troncate sul nascere dal putsch tentato dai nazisti in Austria con l’ uccisione del cancelliere Dollfuss.

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Mussolini aveva immediatamente spedito al Brennero, per impedire la minaccia dell'Anschluss, sessantamila uomini.

Dopo quell'energica mossa, l'arrivo a Roma del presidente del Consiglio francese Laval, nel gennaio '35, parve un sintomo indubbio di più stretta alleanza tra i due paesi latini.

Nell'aprile di quello stesso anno e sempre nel quadro di una politica di contenimento dell'espansione tedesca, infine, si ebbe l'accordo di Stresa, con il quale l'Italia fascista si legava, senza preconcetti ideologici, alle due maggiori democrazie europee: l'Inghilterra e la Francia.

Grazie a questi precedenti, anche l'impresa d'Abissinia, quando cominciò a prospettarsi, tra la primavera e l'autunno del '35, non parve ai più un'avventura coloniale ma il legittimo sforzo per creare a un popolo giovane e prolifico un'area di espansione e portare l'Italia al livello delle grandi potenze europee.

 

 

Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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