Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

L’anno terribile 1948: il mondo si divide

26 Septembre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il secondo dopoguerra

Fu l'anno del colpo di Stato comunista a Praga e del blocco sovietico di Berlino,

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in Italia dello scontro elettorale del 18 aprile, della vittoria della Democrazia cristiana di De Gasperi sul Fronte socialcomunista di Togliatti e Nenni;

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e ancora, nel resto del mondo, della nascita dello Stato d'Israele e dell'assassinio di Gandhi, e delle definitive vittorie militari dell'Armata Rossa di Mao Zedong in Cina.

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Un anno di svolta. Da una parte, esso portò alle estreme conseguenze politiche la crisi dei rapporti tra i vincitori del secondo conflitto mondiale, sancendo, al di là di ogni residua speranza, la frattura dell'Europa e in buona misura del mondo tra l'Ovest liberaldemocratico, guidato dagli Stati Uniti d'America, e l'Est comunista, ispirato e controllato dalla Mosca di Stalin (la «guerra fredda»). Dall'altra, creò le premesse di quella che sarebbe stata, in qualche modo, al fondo di tutto, la stabilità internazionale, per oltre un quarantennio, cioè fino a quando, repentinamente, ma come effetto finale del lungo e severo confronto, l'Est comunista non crollò su se stesso (o quanto meno, come nel caso della Cina, non diventò qualcosa di nuovo e diverso).

 

Proprio cento anni prima, nel 1848, in febbraio, Karl Marx e Friedrich Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista, diretto a superare e anzi a rovesciare ogni percorso moderato e gradualista delle trasformazioni sociali e politiche, per annunciarne uno decisivo e apocalittico: la «dittatura del proletariato», la lotta all'ultimo sangue alla borghesia capitalistica. Un anno prima, nel 1847, Marx era entrato a far parte di un'associazione fondata a Parigi nel 1830, chiamata Lega dei Giusti, e poi Lega comunista, il cui slogan era: «Tutti gli uomini sono fratelli». Marx e Engels lo sostituirono con un altro, che chiamava al «rovesciamento violento di tutto l'ordine sociale esistente», intendendo gettare via tutto il socialismo cosiddetto visionario e utopistico di Owen e Saint-Simon, di Blanc e Fourier, in nome di una nuova dottrina «scientifica» della lotta di classe e della rivoluzione mondiale. Il Manifesto uscì a Londra in febbraio, quando ormai era cominciata, a Parigi, la rivoluzione quarantottesca che avrebbe portato alla Seconda Repubblica francese.

 

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