Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

L'attacco alla linea Gotica

22 Mars 2012 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #II guerra mondiale

Un segno che la guerra volgeva ormai al peggio per i tedeschi fu l'attentato contro Hitler nel suo stesso quartier generale: il mito della fedeltà tedesca era infranto. Proprio quel giorno Mussolini, terminato un nuovo giro d'ispezione ai campi d'addestramento delle Divisioni fasciste in Germania, giungeva a Rastenburg. Non era il momento più adatto per una visita. L'incontro fu breve: Hitler aveva fretta di congedare gli ospiti per dedicarsi personalmente alla repressione della congiura.

Se il Führer riuscì nel suo intento, Mussolini invece non fu capace di reprimere la ribellione partigiana che dalla primavera fiammeggiava in tutta l'Italia ancora soggetta ai tedeschi. Ormai i partigiani erano un esercito che si batteva in campo aperto.

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Così ne parlò Parri:

«L'estate del '44 segna il momento della maggiore maturità dello sviluppo militare della lotta partigiana. È il momento delle zone libere che si costituiscono press'a poco in quasi tutto l'arco alpino e appenninico. Merita un cenno particolare quella di Monte Fiorino che ha resistito più delle altre e ha dato luogo ad una battaglia campale tra le più belle della lotta partigiana. Ma quante altre, quante altre in tutte le Alpi venete fino alla Carnia al Cadore e infine a quella più nota, la meritatamente nota Repubblica dell'Ossola. L'ultima forse in ordine di tempo fu quella di Alba. Siamo arrivati all'ottobre, prossimi alla fine di questa fase militare della lotta partigiana nel suo massimo sviluppo. Si era cominciato forse con 80.000 arruolati nelle formazioni regolari e alla fine si arrivò vicino ai 200.000».

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I tedeschi hanno perduto il controllo della situazione.

Nelle Langhe ad esempio il popolo collabora alla luce del sole coi partigiani per preparare un campo d'aviazione su cui saranno lanciati i rifornimenti.

I lanci, una parola densa di ricordi per la collaborazione tra gli Alleati e la Resistenza italiana. Dipende dalla quantità dei rifornimenti il passaggio dalla guerriglia alla guerra dichiarata. I rapporti fra l'esercito partigiano e quello alleato si fanno più stretti. Non si lanciano soltanto armi e munizioni, ma anche uomini, per i collegamenti e l'organizzazione. La liberazione di Roma e l'avanzata alleata che fa sperare in una rapida fine della guerra in Italia, mettono in fermento il fronte partigiano del Nord. Si costituisce il Corpo Volontari della Libertà per l'unificazione e il coordinamento dello sforzo militare; il CLN di Milano diventa CLN dell'Alta Italia (CLNAI).

Ma il Comando Supremo alleato sembra non capire che il momento è favorevole, che il nemico preso tra due fuochi è in crisi, e perderà la grande occasione. ..

L'operazione «Anvil», che Clark definì uno degli errori più gravi della guerra, era in corso.

Lo sbarco in Provenza fu un'azione facile ma inutile.

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Non influì sugli sviluppi delle operazioni in Francia e nello stesso tempo, sottraendo al fronte italiano due Corpi d'Armata, consentì a Kesselring di organizzarsi sulla terribile linea «Gotica».

Il generale Truscott espose il suo punto di vista in proposito: 

«All'epoca della conquista di Roma, sia il generale Alexander che il, generale Wilson sottoposero una proposta ai capi degli Stati Maggiori riuniti, cioé alle autorità inglesi e americane che dirigevano lo sforzo bellico. La proposta era questa: abbandonare l'operazione "Anvil", che prevedeva l'invasione della Francia meridionale, per dedicare tutti gli sforzi alla cacciata dei tedeschi dall’Italia e a un’avanzata nei Balcani.

Alexander e Wilson erano del parere che l'invasione della Francia meridionale, tanto tempo dopo lo sbarco in Normandia non, sarebbe stata di grande aiuto per l'operazione attraverso la Manica. Ma il generale Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate, decise che l'invasione della Francia meridionale era invece essenziale per appoggiare lo sbarco principale in Francia e fu per questa ragione che i capi degli Stati Maggiori riuniti non tennero conto della proposta dei generali Alexander e Wilson». 

«Tatticamente l'operazione "Anvil" determinò un rallentamento delle operazioni in Italia, senza produrre alcun risultato positivo».

«lo non posso dar torto ad Eisenhower per aver voluto assicurarsi il più possibile le spalle, militarmente parlando; ma penso che la situazione strategica in Italia sarebbe stata migliore se avessero lasciata intatta la V Armata ». 

«Eravamo ben piazzati, avevamo avanzato fino all'altezza di Firenze e avevamo l'ultima linea tedesca già davanti a noi.

A questo punto la decisione di togliere, se ben ricordo, tre Divisioni americane e l'intero Corpo di spedizione francese per l'operazione "Anvil" ridusse enormemente il nostro potenziale: non avevamo più la forza né la potenza, per proseguire». 

Churchill non si rassegnava ad accantonare tutte le speranze che aveva riposto nella Campagna d'Italia. Quando arrivò in visita nella penisola, alla vigilia dello sbarco in Provenza, il fronte era fermo, ma il vecchio uomo politico contava che i suoi generali l'avrebbero presto rianimato.

Churchill era stato un tenace avversario dell'operazione «Anvil». Ormai era troppo tardi per fermarla; venendo in Italia egli voleva vedere di persona se fosse rimasta qualche possibilità di attuare ugualmente un suo vecchio piano che aveva proposto con insistenza come alternativa all'«Anvil».

In questo caso la guerra nel nostro Paese sarebbe forse finita prima di Natale.

L'idea di Churchill, che risaliva al tempo della conferenza di Teheran, era di forzare con tutti i mezzi disponibili la linea «Gotica» nel settore adriatico, irrompendo quindi nella valle del Po verso Trieste e il Friuli. Da qui poi, con l'appoggio di un'operazione anfibia contro la penisola istriana, avanzare per i valichi con l'Austria e la sella di Lubiana, allo scopo di tagliar fuori le forze tedesche nei Balcani minacciando da quella parte la Germania. Era un piano brillante, ma per attuarlo occorreva il consenso di Roosevelt e di Stalin.

«Col passar del tempo, vari fattori intervennero in senso sfavorevole al progetto di Churchill, che anch'io sostenevo. Uno era che i francesi non volevano partecipare a quell'operazione, perché naturalmente preferivano lo sbarco in Provenza; secondo, sembrava che gli Stati Uniti avessero una vera fobia per i Balcani.

In realtà, gli americani non intendevano rimettere in discussione le intese raggiunte con i russi, i quali erano sempre stati contrari a grandi operazioni angloamericane nei Balcani. E così ogni sforzo al di là dell'Adriatico avrebbe dovuto essere completamente a carico degli inglesi. Inoltre ci trovavamo di fronte a un altro problema, ed era quello del potenziale umano.

Il potenziale umano in quel momento era piuttosto scarso.

C’era poi il problema dei mezzi da sbarco. Tutto dipendeva dal fatto che potessimo avere abbastanza mezzi da sbarco.

Ma quando a Washington i capi degli Stati Maggiori riuniti fecero il calcolo dei mezzi disponibili, si arrivò alla conclusione che si sarebbe dovuto permettere lo spostamento di una sola Divisione». 

Il piano di Churchill falliva per cause indipendenti dalla strategia militare. Intanto, dopo la battaglia di Firenze con cui si era concluso il loro ripiegamento nell'Italia centrale i tedeschi si erano attestati su una linea di sicurezza all'incirca dall'Arno al Metauro.

La linea «Gotica» era più indietro, solido sistema difensivo da Viareggio a Pesaro per Lucca, Pistoia, fiume Sieve, La Verna, fiume Foglia, con un margine posteriore fortificato da Massa Carrara a Rimini per i principali passi appenninici.

1943 44 carta geo avanzata alleati Italia

Le operazioni preliminari dell'attacco alla «Gotica» cominciarono a fine agosto e, nel settore della V Armata, condussero in pochi giorni alla liberazione di Pisa e Lucca.

Gli americani presero contatto con la linea di resistenza tedesca presso Viareggio e nella zona di Pistoia concentrando quindi i loro sforzi sulle montagne del settore centrale.

Ai primi di settembre le truppe del generale Clark avanzarono lungo la direttrice Firenze-Bologna, allo scopo di avvicinarsi alle forti difese nemiche per attaccarle poi frontalmente.

Sul fronte adriatico la linea del Metauro fu varcata il 27 agosto, ma lo slancio dell'VIII Armata andò presto spegnendosi davanti all'accanita resistenza tedesca e malgrado l'arrivo di nuovi potenti mezzi corazzati, come il carro «Churchill».

Il vecchio Winnie era anch'egli in linea, in quei giorni, prima di lasciare l'Italia. Forse rincorreva ancora sul filo delle colline, dietro le quali già s'intravedeva la pianura romagnola, un sogno che stava tramontando.

Laggiù erano le prime difese della «Gotica», la linea temuta che ora, all'approssimarsi dell'autunno, mostrava la sua faccia arcigna.

 

 

Bibliografia:

Manlio Cancogni in AA.VV - Dal 25 luglio alla Repubblica - ERI 1966

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