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L'avvento del regime nazista in Germania

13 Juillet 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #episodi di storia del '900

Leggendo il libro “Come si diventa nazisti” di William Sheridan Allen, pubblicato nel 1968 da Einaudi, si può comprendere come una democrazia civile abbia potuto precipitare e affondare in una dittatura.

libro come si diventa nazistiL’autore analizza la storia di una piccola città della Germania durante gli ultimi anni della repubblica di Weimar e i primi del Terzo Reich. William Sheridan Allen sostiene che: «Se un microcosmo ha il difetto di non essere rappresentativo, ha però il vantaggio di permettere uno studio preciso e dettagliato. ... La realtà immediata acquista risalto; le azioni possono essere inquadrate nello schema della vita quotidiana e così si riesce a stabilire perché gli individui agirono in quel dato modo, perché i tedeschi fecero quelle scelte che permisero a Hitler di salire al potere».

Le misure naziste a livello locale furono una delle chiavi che aprirono la via all'affermarsi del totalitarismo in Germania. Prima di giungere al potere, Hitler aveva ricevuto un forte appoggio dal virtuosismo e dall'adattabilità delle sue organizzazioni locali di partito, la NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi). L'avvento al potere, nella primavera del 1933, si compì in gran parte per spinta dal basso, pur essendo facilitato e reso possibile dalla posizione di cancelliere tedesco cui Hitler era pervenuto: il Führer raggiunse la vetta, perché i suoi seguaci avevano avuto successo al livello di base.

La situazione economica, per quanto preoccupante, era soltanto una delle componenti della situazione nelle cui spire sempre più opprimenti si sentivano avvolti i tedeschi. A oltre dieci anni di distanza il trattamento punitivo riservato alla Germania dal Trattato di Versailles era sentito dalle masse di tedeschi come un'offesa personale. Essere costretti dai vincitori a pagare danni di guerra onerosissimi, doversi piegare al divieto (peraltro aggirato sin dalla metà degli anni Venti) di riarmare esercito e marina, veder rimessa in discussione la sovranità tedesca sulla Renania dopo aver già perso nel 1919 l’Alsazia, era un'onta per la nazione che ricadendo a livello individuale prendeva alla gola l'operaio come l'insegnante, il funzionario statale come l'agricoltore. Il tutto - l'ansia per lo stato dell' economia e il risentimento per l'umiliazione di Versailles - si era trasformato da anni in un diffuso discredito della classe politica, giudicata incapace di trovare soluzioni decenti all'una come all'altra questione.

I nazisti si seppero muovere con rapidità ed efficacia, proonendosi alle paure reali e fittizie delle classi medie come i soli capaci di sopprimere alla radice le loro cause.

Ad attrarre i voti della media borghesia fu la capacità dei nazisti di distribuire sicurezza, di ridurre con le loro promesse in campo economico e sociale il livello collettivo di angoscia. Al contrario, le forze porogressiste, tra cui SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, Partito Socialdemocratico di Germania) sommarono errore a errore. La borghesia era terrorizzata dallo spettro del comunismo: la NSDAP si presentava come un baluardo d'acciaio nei confronti del nemico rosso, laddove la SPD continuava a ricoprire con slogan massimalisti quelle che erano modeste proposte per una politica socialdemocratica. Sul piano dei rapporti internazionali, non solo tra le file della borghesia, ma anche tra quelle degli operai e dei contadini erano in molti a. sentire lesa la propria personale dignità per il modo in cui la Germania era stata trattata a Versailles e dopo.

Perciò gli articoli di giornale, i volantini, i discorsi dei rappresentanti della NSDAP battevano senza fine su tale tasto, assicurando che se loro fossero giunti al potere si sarebbero impegnati a morte - è la parola - per riscattare l'onore tedesco.

La SPD, infine, si mostrò del tutto incapace di stringere alleanze sia alla propria sinistra che alla propria destra, mentre i nazisti, di elezione in elezione, seppero allacciare le alleanze più spregiudicate con diversi partiti moderati e conservatori, adattandosi di volta in volta a cambiare linguaggio, programmi, slogan, uomini per assumere l'aspetto ora più battagliero, ora pru posato che conveniva al momento per irretire il potenziale alleato. Con questi mezzi i nazisti seppero convincere le classi medie d'essere il partito che le avrebbe, tutt'insieme, protette dai rossi, guarite dall'onore offeso, rimesse in condizione di far prosperare pacificamente i loro affari. Le classi medie li compensarono con una valanga di voti.

Il penultimo giorno di gennaio del 1933 il presidente Hindenburg, rispettando scrupolosamente la legge, nomina Hitler cancelliere del Reich. Il presidente sa che i nazisti sono tipi alquanto invadenti ma ritiene di aver preso adeguate contromisure: nel nuovo gabinetto i ministri nazisti sono soltanto due, Frick e Göring. Molto più perspicaci del vecchio maresciallo, alla notizia che Hitler ha ufficialmente varcato il soglio della Cancelleria, l suoi seguaci inondano la Germania di canti, bandiere, fiaccole e violenze a danno degli avversari politici. In effetti quella notte il colpo di stato a rate, come qualcuno appropriatamente lo definì, era legalmente cominciato. I tedeschi incoraggiarono Hitler a perfezionarlo assegnando al suo partito, alle elezioni nazionali del marzo 1933, quasi il 44 per cento dei voti; e Hitler capitalizzò tale consenso assumendo poco più di un anno dopo, alla morte di Hindenburg, anche la carica di capo dello stato.

Come in tutte le dittature, il primo scopo perseguito è la distruzione dei rapporti associativi tra gli individui, seguito dalla loro sostituzione con il rapporto diretto tra i singoli così isolati e atomizzati e un capo che li controlla. Con i pretesti più vari vengono progressivamente sciolti o costretti alla chiusura quasi tutti i gruppi politici, i centri culturali, le antiche associazioni religiose, le società di mutuo soccorso. Al loro posto subentrano associazioni preposte caso per caso all'inquadramento e all'indottrinamento dei giovani, delle donne, degli impiegati pubblici, degli insegnanti, degli operai, dei contadini: tutte controllate rigidamente sia dalla NSDAP, sia dalle pubbliche autorità, una volta che queste erano divenute semplicemente il braccio operativo di quella. Aumentano paurosamente le violenze, che sino al 1933 non avevano superato il tasso osservabile di regola nei momenti di aspra lotta politica di quei decenni. Con un sapiente dosaggio di percosse e di arresti, di distruzioni di case e di deportazioni nei primi campi di concentramento, la violenza dei nazisti si dirige dapprima contro gli avversari, per estendersi poi a coloro che danno segni pur minimi di dissenso o appaiono indifferenti ai richiami a partecipare con entusiasmo alle manifestazioni organizzate dalla NSDAP. In tutta l'amministrazione pubblica, dalla carica di bidello a quella di sindaco, subentrano uomini ligi al nazismo. Avvolta in una simile maglia, alla fine del 1935 la comunità di Thalburg (la città presa in considerazione dall’autore del libro per la sua analisi e per il suo studio), culturale e morale, ha cessato di esistere.

 

Bibliografia:

William Sheridan Allen  - “Come si diventa nazisti” - Einaudi 1968

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