Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

La religione e il fascismo

7 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

LA RELIGIONE "FONDAMENTO E CORONAMENTO DELL'ISTRUZIONE PRIMARIA" durante il ventennio

 

Non fu certo il profondo senso religioso a spingere Mussolini nella direzione di quel rapido processo di restaurazione dei valori cattolici nella scuola che, avviatosi già all'indomani della marcia su Roma, toccò il suo culmine con il Concordato del 1929.

 

La conciliazione

 

Furono essenzialmente ragioni di opportunismo politico che lo indussero a tale scelta. L'appoggio della Chiesa era ritenuto indispensabile per la diffusione del fascismo. Nel campo scolastico l'educazione religiosa aveva inevitabilmente quei contenuti autoritari utili al fascismo per la formazione di una gioventù pronta ad ubbidire senza discutere e ad accogliere e seguire senza spirito critico la propaganda del Regime. L'intesa con la Santa Sede doveva diventare, quindi, uno dei cardini della sua politica.

Nell'ambito di questo disegno politico si può comprendere perché Mussolini assegnasse proprio a Gentile l'incarico di ministro della Pubblica Istruzione nel suo primo governo. Le risapute opinioni del filosofo idealista nei confronti della formazione religiosa cattolica nella scuola elementare (l'educazione religiosa doveva dare "un orientamento iniziale nella vita"), della libertà d'insegnamento e dell'esame di Stato, lo facevano apparire al duce il più indicato collaboratore per dare subito il via ad una riforma scolastica che perlomeno provvisoriamente potesse soddisfare le aspettative del Vaticano. "Così - come ben scrive Carmen Betti nel suo libro "Sapienza e timor di Dio. La religione a scuola nel nostro secolo" - grazie ad un capo di governo ateo e ad un ministro della Pubblica Istruzione laico, entrambi però sensibili per motivi diversi all'influenza e al potere della Chiesa, il Dio cattolico si apprestò a rientrare con gran pompa nella scuola del popolo, da cui per la verità era stato allontanato più a livello di principio che nei fatti". Di più, a religione cattolica fu posta "a fondamento e coronamento dell'istruzione primaria". Già nel novembre del 1922 il sottosegretario alla pubblica istruzione, il deputato fascista Dario Lupi, ordinava a tutti i sindaci del regno, attraverso i provveditorati agli studi di far ricollocare al più presto alle pareti delle scuole, dove fossero stati rimossi, il Crocifisso insieme al ritratto del Re, "simboli sacri della fede e del sentimento nazionale".

In base ai nuovi programmi, l'orario settimanale assegnato all'insegnamento religioso - che doveva essere impartito dagli stessi maestri - era di un'ora e mezzo per le prime due classi e due ore per tutte le altre. Ma poiché questo orario doveva probabilmente sembrare alle gerarchie ecclesiastiche inadeguato in rapporto alla dichiarata supremazia della religione, ai programmi fu anteposta un'avvertenza: Alla religione che la legge considera fondamento e coronamento degli studi elementari, giacché investe un po' tutti gli insegnamenti, è stato riservato un posto notevole in molti di essi; di conseguenza le ore speciali dedicate alla religione non sono molte e devono essere destinate alla meditazione degli argomenti indicati nel programma speciale) i quali sono come il punto di concentrazione di tutti gli elementi di cultura religiosa sparsi nei vari insegnamenti".

Il programma - redatto come gli altri da Lombardo Radice - voleva, nelle intenzioni, limitare il più possibile gli aspetti confessionali, ponendo soprattutto l'accento sugli "aspetti sentimentali della religione come educazione dell'anima". L'azione educativa doveva essere informata allo "spirito" proprio dell' opera religiosa di Alessandro Manzoni:. amore e timore filiale, non servile terrore". Si suggeriva, inoltre, di infondere nei cuori dei ragazzi "il senso del divino e della provvidenza" facendo soprattutto ricorso alla "contemplazione dell'armonia delle cose e della vita morale non tanto definita per aforismi e per regole, quanto rappresentata in grandi e umili figure di credenti (si pensi al cardinale Federico e a Lucia)". Nonostante ciò, l'impronta confessionale rimaneva in evidenza (e non poteva essere diversamente). Essa traspare fin dalla prima classe per farsi via via più accentuata: canti, preghiere, conversazioni, brevi e chiare sentenze tratte dalle Scritture e dal Vangelo (I elementare), episodi del Vecchio Testamento (II elementare), ciclo di lezioni sul Pater e sulla vita di Gesù (III elementare), lezioni sui comandamenti (IV elementare), illustrazione dei Sacramenti e del rito secondo la prassi cattolica (V elementare); questo il percorso suggerito ai maestri. Un altro provvedimento gradito alla Santa Sede fu l'introduzione dell'esame di Stato nell'ordinamento scolastico che poneva sullo stesso piano, almeno teoricamente, gli alunni della scuola statale e non statale. Mussolini si era così avviato sulla strada delle più ampie concessioni alla Santa Sede. I Patti Lateranensi furono il punto di approdo. Essi costituirono per il fascismo l'occasione di un definitivo consolidamento interno e un motivo di prestigio internazionale. Gli elogi al duce per la "conciliazione" si sprecarono e i cattolici guardarono a lui come all' "Uomo della provvidenza" (l'appellativo è dello stesso Pontefice). Per quanto riguarda il nostro discorso, il Testo definitivo del Concordato oltre a ribadire l'effettiva parità fra scuola pubblica e scuola privata, in virtù dell'esame di Stato; oltre ad assicurare pieno riconoscimento "alle organizzazioni dipendenti dall'Azione Cattolica, a patto che operino al di fuori di ogni partito politico e sotto l'immediata dipendenza della gerarchia della Chiesa, per l'attuazione e diffusione dei principi cattolici", stabiliva all'art.36 l'estensione dell'istruzione confessionale alle scuole medie secondo programmi che sarebbero stati stabiliti d'intesa tra Stato e Chiesa. Il concetto della dottrina cattolica come "fondamento e coronamento" veniva così allargato alla scuola secondaria.

 

La religione

 

 

Nonostante i limiti posti alle organizzazioni giovanili di Azione Cattolica, il consenso dei vertici ecclesiastici non poteva che essere unanime. Mussolini tuttavia non perdeva occasione per ribadire il primato dello stato fascista, tenendo discorsi decisamente anticlericali: “Nello Stato la Chiesa non è sovrana e non è nemmeno libera (...) Lo stato fascista rivendica in pieno la sua eticità: è cattolico, ma è fascista, anzi soprattutto, esclusivamente, essenzialmente fascista. Il cattolicesimo lo integra, e noi lo dichiariamo apertamente, ma nessuno pensi di cambiarci le carte in tavola". Malgrado ciò la Chiesa non poteva certo opporsi ad un regime che si presentava come il restauratore dell'ordine sociale, come il difensore della famiglia, della proprietà e della religione.

A questo punto l'unico terreno di scontro tra Chiesa e regime riguardava proprio il monopolio dell'educazione giovanile, a cui nessuno dei due voleva rinunciare. Così il successivo "impegno" di Mussolini (peraltro già iniziato negli anni precedenti, con l'istituzione dell'O.N.B. e lo scioglimento delle organizzazioni scoutistiche cattoliche ritenute incompatibili con l'Opera balilla) in tal senso determinò i noti fatti del 1931 (30 maggio) che portarono allo scioglimento d'autorità dei circoli giovanili di Azione Cattolica, sottoposti alle violenze fasciste con devastazioni di sedi, percosse e minacce ai singoli esponenti. Dopo mesi di tensioni e trattative fu raggiunto un accordo che circoscriveva sensibilmente le possibilità di azione dei circoli giovanili, riaperti a ottobre. I due "poteri", pur a denti stretti, continuarono a procedere affiancati. Anzi pochi anni dopo, alcuni avvenimenti li avvicinarono notevolmente. Infatti con la guerra d'Etiopia - di cui la Chiesa colse subito il risvolto missionario, non ci fu più tempo per i litigi, e soprattutto i fatti di Spagna mostrarono quanto il fascismo fosse sempre il miglior baluardo contro i sovversivi rossi e contro i nemici della chiesa.

Il progressivo distacco della Chiesa dal regime maturerà molto tardi, in relazione alle scelte di politica estera (avvicinamento alla Germania nazista) e alla svolta razzista. Gli ampi spazi di influenza che Mussolini concesse alla Chiesa, anche nel campo scolastico, fecero sentire i loro effetti soprattutto nel dopoguerra. Tutti i partiti sorti dalle ceneri della dittatura dovettero farne i conti. Affrontare il problema della religione a scuola con "il piglio, pluralistico e sovranazionale, consolidato nei paesi anglosassoni" sarebbe stato impossibile. Non a caso l'insegnamento della religione nelle scuole statali, entrò, insieme al concordato, nella Costituzione italiana.

 

Bibliografia:

-       Elena D'Ambrosio, A SCUOLA COL DUCE - L'istruzione primaria nel ventennio fascista, Istituto di Storia Contemporanea "Pier Amato Perretta" di Como

Immagini della mostra A SCUOLA COL DUCE dell’Istituto di Storia Contemporanea "Pier Amato Perretta" di Como

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