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Le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà

4 Décembre 2009 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà furono ispirate alla linea politica del PdA. Furono 35.000 i combattenti giellisti messi in campo durante i venti mesi della Resistenza, il 20% del totale (i comunisti erano il 50%, con il restante 30% suddiviso tra autonomi, socialisti e democristiani).




Le perdite delle formazioni GL ammontarono a 4
.500 uomini

Nella loro stragrande maggioranza, però, quei morti scaturirono da una particolare concezione della politica che spinse gli uomini del PdA a fare della Resistenza il momento in cui il bisogno dell'azione si sostituì a ogni altro impulso, anche a quello della sopravvivenza. Questo era già un dato rilevante nell' esperienza della rosselliana Giustizia e Libertà, in quell'ossessione per il gesto esemplare, il tirannicidio, l'azione diretta che segnò la sua intera pratica cospirativa dal 1929 al 1937. Nella lotta armata contro i tedeschi e i fascisti vi si aggiunse la scelta di testimoniare il proprio impegno individuale. Di qui il fascino ricorrente della sua storia, intreccio tra spontaneità e organizzazione, tipico del PdA agli esordi.



Patrioti I Patrioti II Patrioti III

 

Disse Otello: "Abbiamo imparato a uccidere, siamo anche capaci di essere crudeli. Mi pare impossibile che adesso uno si svegli e vada a lavorare, che a mezzogiorno si mangi, che la sera si chiuda la porta, poi a dormire".

"Si è combattuto" dissi "soprattutto per questo."

 

Tratto da:

Enzo Biagi “I quattordici mesi. La mia Resistenza” - Editore Rizzoli - novembre 2009

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