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Le "repubbliche contadine" nel Mezzogiorno d’Italia, dopo l'8 settembre 1943

20 Septembre 2009 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Le "repubbliche contadine" si formarono negli ultimi mesi del 1943 in numerose realtà del Mezzogiorno d’Italia senza che però vi fosse tra loro alcuna forma di collegamento e comunicazione.

La popolazione insorgeva, chiedeva in primo luogo cibo, assaliva i depositi alimentari, ridistribuiva le risorse con criteri egualitari, eleggeva i propri rappresentanti, fronteggiava le forze dell'ordine italiane, la polizia anglo-americana. Ispirandosi a un'antica tradizione egualitaria arricchita dall'istanza antifascista, si dava vita a brevi esperienze di repubblica, richiamandosi in qualche modo alla repubblica sovietica con il suo mito di palingenesi sociale e facendo propria anche la polemica contro la monarchia, di derivazione repubblicana risorgimentale, inasprita dal comportamento di Casa Savoia dopo l'8 settembre 1943.

Le "repubbliche contadine" furono di breve durata, ma si saldarono con il movimento di occupazione delle terre che si sviluppò nel Mezzogiorno con grande intensità tra il 1944 e il 1946, durante i governi d'unità nazionale e, poi, ancora, tra il 1947 e il 1949, dopo l'espulsione di comunisti e socialisti dalla compagine governativa. Questo ciclo di lotte conseguì alcuni risultati sul piano politico istituzionale: nel giugno del 1944 si ebbe la promulgazione dei decreti Gullo, che prevedevano in primo luogo la proroga dei contratti agrari e la riduzione dei canoni d'affitto, stabilivano una diversa ripartizione dei prodotti per il mezzadro, la cui quota passava dal 40% al 60% del raccolto, e introducevano la possibilità che le terre incolte fossero assegnate a cooperative di contadini.

Su scala locale furono istituite le commissioni comunali e provinciali per l’assegnazione delle terre incolte e la loro attività, pur costantemente ostacolata dall'accanita resistenza degli agrari e da lentezze burocratiche e politiche, costituì un importante esempio di democrazia, anche perché avvenne sotto il vigile controllo dei contadini che continuavano le occupazioni di terra.

Le "repubbliche contadine" si collocano pertanto all'inizio di un periodo di profonda trasformazione politica e sociale del mondo delle campagne, a cui seguirà, di lì a qualche anno, il massiccio esodo dell'emigrazione.

Alcune delle "repubbliche contadine"  furono costituite nelle seguenti località:

- a Sanza, un piccolo paese nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, il 10 ottobre 1943;

- a Maschito, piccolo centro in provincia di Potenza, dopo la partenza del presidio tedesco a metà settembre 1943, fu insediata la «repubblica contadina”;

- una terza si ebbe a Calitri, un piccolo paese di circa 10.000 abitanti in provincia di Avellino, dove, il 29 settembre 1943, poco prima che giungessero gli anglo-americani, scoppiò l'insurrezione;

- a Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, la "repubblica", che si protrae per diversi mesi, dal novembre 1944 all'aprile 1945, viene instaurata dal neosindaco Pasquale Cavallaro , maestro elementare antifascista, insediatosi nel gennaio del 1945, la cui nomina viene ratificata dagli Alleati e dal prefetto socialista di Reggio Calabria, Francesco Priolo, i quali accettano la situazione di fatto.

Le "repubbliche contadine" e le insurrezioni che hanno luogo nell'immediato dopoguerra del Meridione italiano hanno alcune caratteristiche comuni. Gli insorti infatti riescono a inserirsi nel vuoto di potere creato dalla ritirata tedesca e dalla scarsa autorevolezza del Regno del Sud e ad assumere il controllo del territorio per giorni e talvolta per settimane e mesi. In molti casi vi è anche la legittimazione istituzionale perché sono insediati, anche se spesso con procedure improvvisate, commissari e sindaci che sono espressione della comunità locale e vengono riconosciuti o comunque tollerati dai prefetti italiani, dall'AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territory) e, poi, dall'ACC (Allied Control Commission). Nelle rivolte, la violenza esercitata sia contro i proprietari terrieri e le loro famiglie sia contro i rappresentanti dello "Stato vicino" compromessi con il fascismo - ex podestà, segretari comunali, dirigenti dei consorzi agrari -, con quanti insomma hanno sottratto risorse alla comunità e si sono arricchiti con l'imboscamento dei generi alimentari, ha un escalation drammatica: il processo popolare nella piazza del paese, le percosse e le lesioni, l'omicidio, il linciaggio.

 

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