Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1944 (seconda parte)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Il CLN rappresentava la sintesi dei vari fermenti di lotta e opposizione al fascismo. Suoi strumenti dovevano essere le SAP, Squadre di Azione Patriottica (vedi le testimonianze di Gabriele Cavenago e Giuseppe Parravicini), la propaganda clandestina (vedi la storia di Davide Guarenti) e le azioni di disturbo (vedi le storie dei quattro partigiani Pierino Erba, Remo Chiusi, Carlo Parravicini e Mario Somaschini). Fine ultimo: l'insurrezione.

Il CLN lissonese ebbe ufficialmente origine il 15 maggio 1944 con una riunione clandestina nell'abitazione di Federico Costa; della riunione fu steso un verbale trasmesso alle autorità centrali che riconobbero il CLN quale organo periferico del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) la cui sede era a Milano.

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Compiti del comitato erano: predisporre e coordinare le azioni di disturbo al nemico, aiutare le vittime del fascismo, preparare l'Amministrazione Pubblica per il momento dell'insurrezione, risolvere i problemi dell'approvvigionamento.

Il CLN fu composto dai signori: Federico Costa (nome di battaglia Franco), rappresentante socialista, Attilio Gelosa (Carlo), democristiano, Agostino Frisoni (Ottavio), comunista. Dopo circa un mese Franco fu sostituito per ragioni personali, mantenendo però l'incarico di cassiere del Comitato e di addetto all'assistenza alle famiglie dei perseguitati; lo sostituì Gaetano Nino Cavina, nome di battaglia Volfango.

Le funzioni di collegamento col comando militare furono espletate da Leonardo Vismara conosciuto come Nando da Biel (nome di battaglia Raimondo), comunista. Nando, antifascista fin dall’avvento del regime, aveva anche partecipato alla guerra di Spagna, militando nelle file delle Brigate Garibaldi in difesa della repubblica spagnola contro le milizie franchiste.

Nel frattempo socialisti e comunisti intensificavano le ricerche di armi con cui dotare la propria organizzazione.

Il gruppo comunista (vedi le storie di Mario Bettega e Luciano Donghi) fu il primo in paese a organizzarsi per la lotta clandestina formando le SAP, comprendenti volontari lavoratori con un capo responsabile e affiancate dal Comitato di agitazione e propaganda, da cellule nei vari stabilimenti, dalle Donne Patriote, che diedero così valido aiuto alla causa, il tutto sotto controllo di un commissario politico. Successivamente le SAP furono aggregate al Corpo Volontari della Libertà come parte attiva della 119aBrigata Garibaldina Di Vona (Quintino Di Vona, insegnante salernitano, era stato fucilato a Inzago il 7 settembre 1944).

timbro 119 brigata Di Vona

In quel periodo a Monza, nel corso di un'azione di raccolta di armi, il socialista Davide Guarenti, che aveva abitato a Lissone per alcuni anni svolgendo l’attività di vigile urbano, venne arrestato con altri attivi antifascisti e portato nel campo di concentramento di Fossoli, dove venne fucilato il 12 luglio (vedi la sua storia).

Alle violenze tedesche si sommavano le ancora peggiori violenze perpetrate dalle varie polizie fasciste che la Repubblica di Salò aveva regalato al padrone nazista per i più bassi servizi.

Intanto gli inviti ai renitenti alla leva si erano fatti pressanti. Su ordine del CLNAI, l’11 giugno 1944, una squadra delle SAP portò a compimento un attentato: due fascisti vennero fatti oggetto di lancio di bombe a mano; uno morì immediatamente, l'altro dopo qualche giorno. Vennero arrestati quattro patrioti lissonesi: Pierino Erba e Carlo Parravicini, che furono fucilati in piazza a Lissone, Remo Chiusi e Mario Somaschini, che subirono la stessa sorte il giorno dopo in Villa Reale a Monza (vedi la loro storia). Negli stessi giorni fu pure arrestato Giuseppe Parravicini, sindacalista comunista, che, incarcerato a San Vittore e processato, fu deportato ad Auschwitz, da dove riuscì a tornare; debilitato nel fisico, parteciperà comunque come membro del CLN lissonese alle ultime fasi della Liberazione (vedi la testimonianza del figlio Ermes).

Il Comitato lasciò placare la reazione fascista per poi riprendere la sua attività clandestina.

Mentre la popolazione doveva soffrire e tacere, alcuni si arricchivano con la compiacente tolleranza fascista. Il Comitato stilò un elenco di borsaneristi, indagò su chi teneva scorte e collaborava con i nazifascisti in altri modi.

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Dalla metà di giugno del 1944 alla Liberazione l'attività del CLN fu molto intensa. Ne sono testimonianza i verbali delle riunioni del Comitato: oltre alla propaganda, al reclutamento e alla raccolta di mezzi finanziari, il CLN lissonese si occupò dell’assistenza materiale e morale alle famiglie bisognose dei perseguitati politici, dei richiamati, dei renitenti e dei prigionieri militari e civili. Era inoltre necessario preparare i quadri dell'amministrazione comunale provvisoria che alla Liberazione avrebbe assunto i poteri: consiglio comunale, giunta e Sindaco. In quei momenti era altresì importante la ricerca di armi per la mobilitazione degli organismi militari da impiegare in eventuali azioni di guerra.

Gli Alleati continuavano la loro offensiva verso il Nord, nonostante la forte resistenza dei tedeschi: il 4 giugno 1944 entravano in Roma. L’attacco alla Germania nazista continuava ora anche dal nord Europa: il 6 giugno aveva inizio l’operazione “Overlord”, nome in codice dello sbarco in Normandia.

N° 13 sbarco Normandia 

L’annuncio dello sbarco alleato in Normandia

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