Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Lissone durante la seconda guerra mondiale (1939 - 1940)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

 N° 1 Piazza Libertà fine anni 30

Piazza Vittorio Emanuele III, ora Piazza Libertà, alla fine degli anni ‘30

Alle 04.45 del 1° settembre 1939, i primi colpi sparati da una corazzata tedesca davanti a Danzica segnarono l'inizio della seconda guerra mondiale. Nello stesso giorno, su ordine di Hitler, l’esercito tedesco varcò la frontiera polacca. Il 3 settembre Francia ed Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. L’Italia rimase momentaneamente neutrale, neutralità chiamata dal regime fascista "non belligeranza".

XVII anno del regime fascista

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La pubblicazione stampata in occasione della “IV Settimana lissonese del Mobile” fornisce uno spaccato della realtà artigianale e industriale lissonese di allora, oltre a mettere in evidenza la laboriosità dei suoi abitanti. Anche se i dati, presentati a volte con una certa enfasi tipica del regime fascista, non erano frutto di un vero censimento, risulta che gli abitanti erano 16.290, la popolazione attiva 7.450 persone (pari al 46%). Le botteghe artigiane erano oltre 900, 12 le industrie addette alla lavorazione del legno, 8 quelle meccaniche, 6 gli opifici tessili.

Qual era la consistenza numerica delle organizzazioni fasciste in Lissone? Secondo i dati contenuti nella relazione del segretario del fascio di Lissone, Luciano Mori, gli iscritti al partito sarebbero stati 510, circa 1.000 le tessere del Fascio Femminile, 3.530 le adesioni all’Opera Nazionale Dopolavoro, associazione che si occupava del tempo libero dei lavoratori. «Il Dopolavoro Comunale lissonese ha organizzato una gita di pellegrinaggio a Predappio comprendente 1.100 Dopolavoristi». Predappio era il paese natale di Mussolini.

piccole italiane scuole aliprandi

Nel settore giovanile, la situazione della cosiddetta”Gioventù Italiana del Littorio” era la seguente: Figli e Figlie della Lupa 772; Piccole Italiane 625; Balilla 530; Giovani Italiane 156; Giovani Fasciste 233; Avanguardisti 848; Giovani Fascisti 344.

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Da sei anni l’Amministrazione comunale era guidata dal podestà Angelo Cagnola, proprietario dell’omonimo mollificio:

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 a sue spese il Podestà aveva fatto erigere l’Asilo Infantile Umberto I, in Via Guglielmo Marconi (ora scuola materna a lui dedicata).

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Negli anni Trenta la piazza principale del paese, Piazza Vittorio Emanuele III (che diventerà nel dopoguerra Piazza Libertà), aveva subìto una profonda trasformazione: abbattuta la vecchia chiesa, al centro era stata posta una fontana ed era stata costruita la “Casa del Fascio” (l’attuale Palazzo Terragni) su progetto di Giuseppe Terragni e Antonio Carminati, giovani architetti “razionalisti”.

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In un articolo della pubblicazione, stampata in occasione dell’inaugurazione, dal titolo “Un’architettura del Partito”, così si esprimeva l’architetto Terragni: «Il compito suggestivo di noi architetti italiani che abbiamo il privilegio di vivere uno straordinario periodo dello Storia del nostro Paese che si identifica giorno per giorno nella storia della nuova civiltà europea - inizia il secolo in cui l'Europa sarà fascista o fascistizzata – è quello di collaborare alla preparazione dell'ambiente e alla costruzione della scena nella quale le generazioni costruite dal Fascismo abbiano a muoversi, vivere, lavorare … Dall'Arengo duro ... che si stacca dalla scura massa della Torre Littoria, questo popolo esemplare attende la parola di fede e di combattimento che il Duce ha promesso di rivolgergli quando presto sarà fra noi».

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E l’architetto Carminati, suo collaboratore, così descrive la loro realizzazione:

«Nello studio per il Progetto della Casa del Fascio di Lissone ... i progettisti hanno tenuto conto delle diverse funzioni alle quali tale Edificio rappresentativo del Regime doveva soddisfare: sede del Partito e delle più importanti organizzazioni del Partito ... La Torre Littoria contiene il Sacrario dei Caduti ... dedicato ai morti delle guerre e della rivoluzione ... Sulla testata dell'Arengario sta inciso il motto: Credere - Obbedire - Combattere».

Sulla parete tra la Casa del Fascio e la torre era riportata una delle frasi farneticanti di Mussolini:

«Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero. Lo feconderà con il suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi. In questa certezza suprema levate in alto, legionari, le insegne, il ferro e i cuori a salutare dopo XV secoli la riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma. Ne sarete voi degni? Sì! Questo grido è come un giuramento sacro che vi impegna dinnanzi a Dio e dinnanzi agli uomini per la vita e per la morte».

N° 2 frase Mussolini  N° 3 Casa del fascio 1940

La Casa del Fascio, attuale Palazzo Terragni

 

Ed è proprio nell’”ampio salone” della Casa del Fascio che si svolge, il 22 ottobre 1939, la Leva fascista alla presenza delle autorità politiche del paese e di quelle scolastiche, oltre che di un numeroso pubblico. Ogni anno con la Leva fascista veniva solennizzato il rito di passaggio dei Balilla nelle Avanguardie, mentre gli Avanguardisti che compivano i 18 anni passavano nei Fasci Giovanili (da dove, a 21 anni, sarebbero entrati nella Milizia e nel Partito). Occorre ricordare che l'educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. I maschietti e le bambine venivano iscritti a 5 anni ai "Figli della Lupa", da 8 a 14 anni rispettivamente ai "Balilla" e alle “Piccole italiane”, da 15 a 18 agli "Avanguardisti" e alle “Giovani italiane”, oltre i 18 anni alla "Gioventù Fascista".

L’anno scolastico 1939-1940, come da  tradizione, era stato inaugurato con una Messa in chiesa e con una sfilata degli scolari per le vie del paese. Un maestro, vedendo che tutte le classi avevano sfilato in buon ordine, scrive sul "Giornale della classe"

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che ciò è «segno evidente che una salda direttiva ha saputo, con l’aiuto degli insegnanti, inculcare un senso di disciplina e di ordine». Nota altresì nella classe la presenza di «molti elementi che hanno perso l’abitudine alla scuola ... forse perché durante le vacanze estive hanno avuto eccessiva libertà o perché hanno aiutato i genitori a lavorare, in questo paese di bravi artigiani».

1939 18 ott 

 

Aria di guerra

Il 7 dicembre 1939, a seguito di una direttiva dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (U.N.P.A.), il maestro ricorda agli alunni «la grande necessità della maschera antigas. Agisce con previdenza colui che acquista la maschera fin dal tempo di pace». Conclude la lezione ricordando «l’azione terribile di alcuni gas come i lacrimogeni, i vescicatori, gli starnutatori, l’iprite, etc.».

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Con una delibera del podestà Cagnola il Comune aveva già provveduto da un anno all'acquisto di trenta maschere antigas «per esperimenti tra la cittadinanza e specie nelle scuole elementari».

1940

L’inverno è il più rigido degli ultimi trent’anni; il 22 gennaio 1940 una maestra annota: «Il freddo è intenso e nell’aula il termometro segna a fatica i 7,5 gradi».

Arriva la primavera: un decreto ministeriale stabilisce la chiusura anticipata dell’anno scolastico al 31 maggio. A metà maggio «per ordine della direttrice, tutti si è partiti per il vicino santuario della Misericordia. Lo scopo era di pregare perché torni la pace nel mondo e sia preservata l’umanità dal flagello della guerra».

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Purtroppo pochi giorni dopo, il 10 giugno, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini annunciava l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista. Iniziava l’offensiva italiana sulle Alpi che costava all’Italia notevoli perdite e fruttava ben poco in termini di territorio conquistato. “Una pugnalata alle spalle” che costringeva la Francia a chiedere l’armistizio all’Italia.

Quando il 16 ottobre 1940 inizia l’anno scolastico, da quattro mesi i nazisti hanno occupato Parigi. Il maresciallo Pétain, dopo il crollo dell’esercito francese, ha firmato l’armistizio con i tedeschi. Poco dopo, l’anziano militare veniva nominato presidente della Repubblica di Vichy, istituita come governo collaborazionista della Germania. Dall’Inghilterra il generale De Gaulle annunciava alla popolazione francese attraverso la radio: «Qualunque cosa succeda la fiamma della resistenza francese non deve spegnersi e non si spegnerà».

Nell’anniversario della Marcia su Roma, il Duce del fascismo ordinava, il 28 ottobre, l’inizio delle operazioni belliche contro la Grecia.

Scrivono Diligenti e Pozzi in La Brianza in un secolo di storia d’Italia:

«Dopo il discorso di Mussolini l'antifascismo brianzolo si mobilitò per far conoscere, mediante scritte murali, volantini e manifesti, una presa di posizione unitaria che sostanzialmente si limitava a segnalare alle popolazioni due date: 10 giugno 1924, assassinio Matteotti - 10 giugno 1940, guerra fascista». L'entrata in guerra «non provocò reazioni pubbliche, proteste come ai tempi della prima guerra mondiale ... La vita quotidiana non subì grandi cambiamenti: aumentarono soltanto i motivi di ansia e di preoccupazione, ma senza drammi, anche perché in Brianza molti ormai avevano fatto l'abitudine al pensiero della guerra».

Poiché l’Italia è in guerra, il 4 novembre, data che ricorda la vittoria nella prima guerra mondiale, è giorno di scuola. Un maestro scrive: «Ne approfitto per commemorare la giornata che ricorda la più strepitosa vittoria italiana, ricordando gli eroi che seppero dare la vita per la grandezza dell’Italia e invitando gli scolari a saperli imitare, se la difesa della nostra patria lo richiedesse». E un altro insegnante della scuola elementare di Santa Margherita: «Infioriamo il quadro del Milite Ignoto, soldato nel quale la Patria ha esaltato tutti i suoi Eroi» e «vorrei proporre al Sig. Direttore che si intitoli l’aula ad uno dei Caduti della frazione».

Intanto si annunciano visite di importanti personaggi della vita politica italiana. Il 7 novembre 1940 il Federale di Milano visita gli stabilimenti industriali di Lissone.

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 Per l’occasione un maestro scrive sul “Giornale della classe”: «Da parecchi giorni avevo invitato i miei scolari a prepararsi la divisa e infatti per le ore 14 ho potuto averne un bel numero in perfetta divisa di balilla. Alle 14,15 noi eravamo schierati di fronte alla Casa del Fascio ad attendere il capo del partito della Provincia. Appena arrivato gli furono presentate tutte le Autorità locali, quindi, presa la bicicletta, si diresse a visitare gli stabilimenti. I balilla rimasero un po’ mortificati perché il Federale non li passò in rassegna e quindi non tutti lo poterono vedere».

Il 13 dicembre 1940 arriva a Lissone nientemeno che Sua Altezza Reale il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, per visitare le caserme del paese. Le lezioni sono sospese alle ore 12 «per consentire agli scolari di ritornare in divisa alle scuole Vittorio Veneto per le ore 13,30». Inquadrati gli scolari raggiungono via Besozzi, dove si schierano. La giornata non è particolarmente fredda, ma «il dover rimanere immobili per due ore non era particolarmente simpatico». Finalmente alle ore 16 il Principe arriva. «La lunga attesa li ha stancati un po’, ma quando il Principe li passò in rivista seppero stare sull’attenti come altrettanti soldati. Nei loro occhi si leggeva la gioia grande di aver visto da vicino un così nobile personaggio e il sacrificio della lunga attesa era completamente dimenticato».

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 il Principe di Piemonte Umberto di Savoia in visita a Lissone il 13 dicembre 1940

 

Si avvicina il Natale ma a scuola si fanno prove di incursione aerea. Il 20 dicembre «al segnale d’allarme, dato dal Sig. Direttore con 3 suoni di fischietto, tutte le classi, secondo gli ordini impartiti, in silenzio sono scese nel sotterraneo e là sono rimaste fino al segnale del cessato allarme dato con un suono prolungato di fischietto».

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Le vacanze natalizie sono ridotte a tre giorni: il 24, 25 e 26 dicembre. Il 27 si ritorna a scuola: «Per le eccezionali condizioni della nostra Patria, non si deve parlare di vacanza».

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Il testo degli articoli riguardanti la storia di Lissone durante la seconda guerra mondiale sono tratti dal libro di Renato Pellizzoni:

Lissone 1939 – 1945. Storie di guerra e di Resistenza

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