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Lo scambio di prigionieri (Relève) e il servizio obbligatorio (STO)

27 Octobre 2010 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #II guerra mondiale

Dal 1940 le fabbriche francesi funzionano a pieno ritmo per il Reich. Le materie prime e la produzione industriale e agricola sono massicciamente inviate in Germania. Nel 1943 l’economia francese, che paga 400 milioni di franchi al giorno per le spese di mantenimento dell’esercito di occupazione tedesco, lavora solamente per la Germania: le sue materie prime, la metà del suo cuoio, gli autocarri, le automobili, i motori, gli aeroplani, il 20% della carne, la metà della produzione di ghisa, l’alluminio, il 76% del cemento, il 67% della produzione del frumento, il 15% dei suoi prodotti caseari, il 55% dei tessuti e il 60% della gomma vanno in Germania. L’occupante ha requisito 4.000 locomotive e 294.000 vagoni merci. Amministratori tedeschi dirigono numerose imprese. Ma nel 1942, queste esportazioni massicce non sono più sufficienti per far fronte alle esigenze belliche naziste.

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Nella primavera del 1942, il gauletier Fritz Saukel esige l’invio di 250.000 lavoratori in Germania. Laval propone un mercanteggiamento: in cambio di tre lavoratori che partono per la Germania, sarà liberato un prigioniero ( in realtà il rapporto sarà di sette a uno). Questo sarà lo scambio (Relève). Malgrado una forte disoccupazione, solo 49.000 francesi partono volontari. Per evitare che Saukel instauri il lavoro obbligatorio, Laval promulga una legge sull’«utilizzo e l’orientamento della manodopera» nel settembre 1942 completata nel febbraio 1943 con una nuova legge sul servizio del lavoro obbligatorio (STO), una sorta di coscrizione di tutti i giovani, uomini e donne, qualunque sia la loro qualifica, nati negli anni dal 1920 al 1922, che devono lavorare in Germania per due anni.

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Il «ricatto ai prigionieri»

L’opinione pubblica francese è preoccupata per questa «deportazione» in Germania decisa dal governo di Vichy. La Resistenza e gli Alleati denunciano il ricatto ai prigionieri e il tradimento che instaura lo STO, facendo appello alla renitenza. Alla fine del 1943, i renitenti allo STO si moltiplicano. Per far fronte al gran numero di renitenti che rifiutano la «deportazione», il ministro tedesco Speer e il suo omologo francese Bichelonne stabiliscono un accordo: i lavoratori francesi resteranno in Francia nelle 13.000 imprese (Speer-Betriebe) che lavoreranno per l’occupante. In totale, con i lavoratori volontari, i lavoratori STO (650.000), i prigionieri di guerra «trasformati» in operai, sono circa un milione i francesi utilizzati in Germania. Le condizioni di lavoro non sono quelle promesse dalla propaganda:

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ritmi infernali, dalle 10 alle 12 ore di lavoro al giorno, capi tedeschi violenti, perfino una coabitazione estenuante con detenuti nei campi di concentramento; le condizioni di vita non adeguate: camere insalubri, cibo nettamente insufficiente. Gli operai requisiti sono altresì sottoposti ai continui bombardamenti degli Alleati che tentano di annientare l’industria bellica nazista.

A questa manodopera francese in Germania, occorre anche aggiungere 2,5 milioni di francesi, spesso volontari che lavorano per l’organizzazione Todt nella costruzione di fortificazioni del muro dell’Atlantico.

 

Bibliografia:

Nicolas Jagora et Franck Segrétain – La victoire malgré tout – Edition LBM Paris 2005

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