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 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

viaggio della memoria

scriveva Primo Levi

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti».

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Dopo l’unità, il nuovo regno si trova a dover fronteggiare enormi difficoltà. A un paese rurale, diviso tra un Nord e un Sud, l'unificazione ha dato unicamente una facciata monarchica. Tutto dipenderà dallo sviluppo economico e dalle iniziative politiche. Le trasformazioni sono ancora più urgenti a causa della crescita demografica che fa passare la popolazione da venticinque milioni nel 1866, a trentuno milioni nel 1887. Il territorio non è sufficiente e le famiglie conoscono la povertà e persino la fame. Vanno verso i porti dove le navi cominciano a trasportare gli emigranti nei continenti nuovi e lontani - l'America - o nella vicina Africa settentrionale. Altri emigrano in Francia.

1906 emigranti italiani

 

A questo popolo manca la possibilità d'imporsi, perché il suffragio è censuario. Bisognerà aspettare il 1882 perché una riforma elettorale faccia passare il numero degli elettori dal due al sette per cento! In simili condizioni la vita politica si svolge dentro un mondo isolato nel quale gli uomini politici non hanno da rendere conto che a minoranze di elettori e le «combinazioni» si elaborano «in ambito ristretto».

Nel parlamento la Sinistra parlamentare è in minoranza fino al 1876.

Agostino Depretis

Agostino Depretis: presidente del Consiglio del primo governo della Sinistra del nuovo Regno d'Italia

 

Col suo arrivo al potere, essa governa mettendo in atto il "trasformismo", pratica politica dal duplice aspetto. In Parlamento, essa implica che il capo del governo si assicuri una maggioranza "trasformando" i capi dell'opposizione in alleati. Ciò avviene alla fine di lunghi negoziati, maneggi e compromessi spregiudicati. Per più di dieci anni, le «pastette» - caricatura della «combinazione» - assicurano il potere alla Sinistra.

L'altro aspetto del trasformismo, nella nazione questa volta, è una specie di patto tra gli ambienti borghesi dell'Italia settentrionale e i «galantuomini» del Mezzogiorno. Questi ultimi hanno licenza di continuare a gestire i propri averi a piacimento, sfruttando le masse di contadini analfabeti che non votano, esclusi come sono dalla riforma elettorale. In cambio i proprietari meridionali consentono ai rappresentanti della borghesia settentrionale di riformare lo Stato e di sviluppare un'economia moderna fra Torino, Milano e Genova, così da consolidare il loro potere nella società lombarda e piemontese sul modello delle altre nazioni dell'Europa occidentale. Questo compromesso sacrifica il Mezzogiorno, ma i privilegiati di Napoli, di Palermo, delle Puglie o della Calabria ci trovano un sicuro tornaconto.

Lundi 26 juin 2006 1 26 /06 /Juin /2006 12:00
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