Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
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I nuovi “resistenti” di Milano

3 Septembre 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Milano, piazza San Babila, martedì 28 agosto 2018 ore 17

In segno di protesta contro il vertice tra Matteo Salvini, nella veste di ministro dell’Interno e capo della Lega, e il premier ungherese Viktor Orbán, si sono date appuntamento oltre diecimila persone.

Tra le numerose associazioni che hanno aderito alla manifestazione di protesta, vi è anche l’ANPI.

In rappresentanza della Sezione lissonese dell’ANPI, erano presenti alcuni nostri soci.

Due mani che sostengono una nave carica di migranti sono il simbolo della mobilitazione anti Salvini.

I nuovi “resistenti” di Milano

Ha detto il presidente provinciale dell’ANPI di Milano, Roberto Cenati: «Un’idea sovranista e nazionalista dell’Italia e dell’Europa si contrappone ai principi della Costituzione».

E Walter Veltroni: «Quando Altiero Spinelli pensò l’Europa unita, il nostro continente era in fiamme. È stata la più grande conquista di pace della storia umana, in questa parte del mondo. Ma ora tutto sta crollando. Logorata prima dalla timidezza dei governi democratici e ora dalla esplicita volontà antieuropea di un numero crescente di Stati. Noi, l’Occidente che ha attraversato la seconda guerra mondiale e l’orrore dei regimi autoritari, dell’hitlerismo e dello stalinismo, noi dove stiamo andando? Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e li demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro una minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dar voce alle ragioni storiche della destra più estrema».

Il momento è pericoloso per i rischi che corre la democrazia.

E Bruno Segre: «Noi che abbiamo fatto il carcere o siamo saliti in montagna pensavamo che la democrazia, la Costituzione, l’assetto repubblicano avrebbe spinto il popolo a maturare. E invece nel corso dei decenni l’Italia ha palesato il suo volto di compromessi e particolarismi». Definirei l’attuale passaggio storico «analfabetismo della democrazia. Salvini è un demagogo di basso conio che scatena gli istinti peggiori degli italiani. Certo vedere il ministro degli Interni che abbraccia Orbán e tiene in ostaggio i migranti non può che farmi male. Tutta la mia vita è stata una ribellione alle ingiustizie e alle prevaricazioni».

Ha scritto Massimo Cacciari: «Il popolo è contrapposto alla casta, con un’apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato di pochi. L’ossessione per il problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite, gestito con inaccettabile disumanità, acuisce in modi drammatici una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno».

I nuovi “resistenti” di Milano
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Presentazione del libro "LEGATI PER LA VITA"

3 Septembre 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Presentazione del libro "LEGATI PER LA VITA"

Sabato 8 Settembre - Ore 17.00 Presso la Biblioteca Civica di Lissone

Piazza IV Novembre, 2 Sala Polifunzionale

In occasione del 75° anniversario dell'armistizio è stato presentato libro

"LEGATI PER LA VITA"

di Enrico Consonni e Tarcisio Beretta

Diari di due soldati allo sbando dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943

Enrico Consonni era il padre del nostro socio Walter, che ha raccontato ai presenti la genesi del libro e, a grandi linee, il suo contenuto. Erano presenti il Sindaco e l'assessore alla Cultura del Comune di Lissone, che ha patrocinato l'iniziativa.

Dal sito del Comune:

Un commento del Sindaco sul libro

 

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a ricordo di Valerio Renzi maresciallo dei Carabinieri a Lissone

16 Juillet 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

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Il 16 luglio 1982 veniva ucciso dalle Brigate Rosse il Maresciallo dei Carabinieri di Lissone Valerio Renzi.

Purtroppo anche Lissone ha avuto una vittima di quegli “anni di piombo”: il maresciallo dei Carabinieri Valerio Renzi.

Valerio Renzi nato a Rieti nel 1938, era comandante della stazione dei Carabinieri di Lissone, sposato e padre di due bambini.

 



La mattina del 16 Luglio 1982, Renzi si recò, come era solito fare, da solo, con la sua Alfetta di servizio, presso l'ufficio postale di Lissone per ritirare la corrispondenza.

Proprio in quegli attimi, un gruppo di terroristi stavano compiendo una rapina (un’ "operazione di esproprio proletario" nel gergo delle Brigate Rosse, come scrissero nella rivendicazione dell’attentato).

Alla vista dell’auto dei Carabinieri i terroristi sparavano raffiche di mitra contro il maresciallo Renzi. L'Alfetta venne crivellata di colpi.

Il suo omicidio venne rivendicato dalla colonna Walter Alasia, un ramo delle Brigate Rosse.

 

 

 

Un’involontaria testimone oculare di quella tragica mattina del 16 luglio 1982, la lissonese Carlotta Molgora, così ci ha raccontato:

Ormai pensionata, ogni due mesi mi recavo presso l’Ufficio postale per ritirare la pensione. Era Venerdì 16 luglio 1982. Mentre ero in fila davanti allo sportello e discutevo con altre mie conoscenti, entrò un giovane con un mitra spianato ordinando a tutti i presenti di sdraiarsi per terra. Un altro giovane si affacciò sulla porta dell’ufficio postale, imbracciando anche lui un mitra. Tutti pensarono ad una rapina. Qualcuno svenne. Poi improvvisamente si sentì il crepitio di una raffica di mitra. In un attimo gli assalitori si dileguarono. Qualcuno uscì dall’ufficio postale. Ai suoi occhi apparve una scena raccapricciante: all’interno di un’auto dei Carabinieri, un graduato era stato colpito a morte. Era il maresciallo della stazione dei Carabinieri di Lissone, Valerio Renzi. I brigatisti lo avevano ammazzato. Il giorno prima a Napoli allo stesso modo era stato massacrato il capo della squadra mobile. Erano gli anni del terrorismo che aveva seminato terrore e morte nel nostro Paese e che fu sconfitto solo dopo aver lasciato una scia di sangue”.

 



Maresciallo Renzi manifesto




L'Arma dei Carabinieri conferì la Medaglia d'argento al valor civile alla memoria a Valerio Renzi e fece erigere sul luogo dell'attentato, di fronte all’Ufficio Postale di Lissone, un monumento in sua memoria, opera della scultrice Virginia Frisoni.

 

 

Nel 1988 la Provincia di Milano conferì il Premio Isimbardi alla memoria di Valerio Renzi con la seguente motivazione:

“Maresciallo capo, comandante della stazione dei carabinieri di Lissone ucciso dai terroristi nel corso di una rapina all'Ufficio postale di Lissone nel 1982. Il suo esempio ha onorato l'arma cui apparteneva e ha contribuito alla lotta contro la criminalità politica per la dedizione e l'impegno dimostrati fino all'estremo sacrificio.”

 

La rassegna stampa dell'epoca


 

 

 

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i 97 anni di Egeo Mantovani

11 Juillet 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #avvenimenti recenti

Egeo-Mantovani.jpg Il 12 luglio Egeo Mantovani, Presidente onorario dell’ANPI provinciale di Monza-Brianza e membro del Comitato Onorario Nazionale della nostra associazione, compie 97 anni.

 

Ha scritto Loris Maconi, presidente dell’ANPI provinciale di Monza-Brianza

“L’ANPI provinciale intende festeggiare questa felice ricorrenza.

Pensiamo che rappresenti il giusto riconoscimento per chi, come lui, ha partecipato attivamente alla lotta di liberazione e allo sviluppo del movimento democratico, grazie alla  partecipazione alle lotte dei lavoratori negli anni difficili del dopoguerra.

L’impegno di Egeo, come tutti sappiamo, continua in modo costante anche ora. Infatti non solo è la figura più rappresentativa dell’ANPI provinciale, ma anche colui che, con il suo incessante lavoro, assicura alla nostra associazione un ruolo importante sul territorio.

Martedi’ 12 luglio 2018 alle ore 18 presso il circolo Cattaneo tutti gli iscritti all’ANPI festeggeranno i bellissimi 97 anni di Egeo Mantovani.

 

Chi è Egeo Mantovani

Figlio di braccianti agricoli, trasferitisi a Carpi e poi nell'Agro Pontino, a undici anni inizia a lavorare come bracciante e meccanico. Mobilitato durante la Seconda guerra mondiale, Mantovani fa parte della divisione Ariete, di stanza nell'Africa settentrionale, e partecipa anche alla battaglia di El Alamein. L'8 Settembre 1943 si trova a Bologna; la sua caserma è occupata dai nazisti, ma lui riesce a scappare. Si rifugia prima da una zia (che con altre donne aiutava i soldati sbandati, fornendo loro abiti e calzature borghesi), ma presto entra nelle formazioni partigiane che si vanno organizzando sulle montagne tosco-emiliane. Partecipa così a numerose azioni contro i nazifascisti e ha modo di salvare molti soldati inglesi. Mantovani, che è stato fra i protagonisti della liberazione della sua città, ha ricevuto dal comune di Carpi un riconoscimento ufficiale del contributo dato alla Resistenza. Entrato nel 1946 alla "Magneti Marelli", dal 1954 al 1970 è stato membro della commissione interna. rendendosi protagonista di numerose conquiste sindacali. In quegli stessi anni ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui quello di presidente della Cooperativa "Carlo Cattaneo" di Monza, membro del direttivo provinciale della Fiom, segretario del Coordinamento nazionale della Magneti-Marelli. Da diversi anni è l'anima e il punto di riferimento dell'ANPI di Monza e della Brianza. Nel 2008 è stato eletto Presidente onorario della nuova ANPI provinciale di Monza-Brianza. Instancabile nella sua quotidiana attività di coordinatore e divulgatore dei principi dell'antifascismo, Egeo Mantovani dice sempre: "C'è molto da lavorare: dobbiamo tirarci su le maniche".

 

Il suo racconto:

«L’8 settembre 1943 mi trovavo a Bologna presso la Caserma “Marconi” del VI Reggimento del Genio, ero sergente. Quel giorno, mentre ero in libera uscita, passai davanti a un bar situato nei pressi della stazione centrale di Bologna e distante poche centinaia di metri dalla Caserma; dall’interno sentii delle grida, mi fermai e appresi, attraverso il bollettino radio, che era stata accettata la domanda di armistizio da parte delle forze anglo-americane. Capendo subito l’importanza di quel comunicato, feci dietro front e rientrai in Caserma dove vi era stato il cambio della guardia e al Caporal Maggiore che la comandava domandai se fosse arrivato qualche Ufficiale dato il momento così delicato. Attesi qualche ora e nessuno si fece vivo: debbo anche dire che gli Ufficiali e Marescialli dormivano fuori dalla Caserma o addirittura con la famiglia. Verso le ore 19,00 decisi di formare una ronda, composta da due soldati e me, per andare a vedere che cosa succedeva in città. Nel centro di Bologna percorremmo strade e portici e notammo che tutto era calmo, solo in alcune osterie si festeggiava l’evento: «Finalmente la guerra è finita!» gridavano. Mi ricordo che incontrammo un tedesco un po’ anzianotto e un uomo che era sulla soglia di casa sua ci sussurrò: «Prendetelo!», ma io dissi: «Noi non abbiamo nessun ordine!». Forse quell’uomo aveva capito la gravità di quel momento.

 

Alle ore 23,00 ritornammo in Caserma e al Caporal Maggiore che comandava il picchetto di guardia dissi: «Stai attento, chiudi bene i cancelli perché non si sa mai che cosa può succedere». Io e i due soldati di ronda andammo a dormire: loro in camerata ed io nelle camerette dei sottufficiali con i quali mi fermai una mezz’ora a parlare e verso mezzanotte ci coricammo in branda. In piena notte verso le ore due sentii una voce stridula che diceva: «VECH! VECH!» e mi vidi puntata una pila in faccia. In quel momento mi si agghiacciò il sangue, mi alzai in fretta e invece di indossare la mia divisa infilai una tuta da meccanico.

 

In fretta e furia, con un fucile puntatomi addosso uscii dalla cameretta e andai nel cortile a raggiungere gli altri sottufficiali che erano già stati presi. Dalle camerate fecero scendere in cortile tutti i soldati e graduati. Nel cortile il cerchio degli ormai prigionieri si stringeva sempre più e così per loro fu facile disarmarci. lo nella mia testa pensavo: «Stai a vedere che dopo quasi due anni di guerra contro gli inglesi in Africa settentrionale con la Divisione Ariete, avanti e indietro in quel maledetto deserto, fino ad El Alamein da cui sono riuscito a scamparla, vengo fatto prigioniero proprio da coloro che combattevano fianco a fianco con me».

 

Conoscendo bene la Caserma e sapendo che da un lato di essa scorreva il fiume Lame, mi acquattai dietro il corpo di guardia e strisciando arrivai alla scarpata. Dopo aver percorso ancora circa venti metri mi portai sotto un ponte dove sapevo esserci solitamente due sentinelle a guardia dell’entrata della Caserma. Al mio arrivo le sentinelle chiesero: «Chi va là?». Risposi che ero il Sergente Mantovani e avvicinandomi dissi loro che cosa stava succedendo e che i tedeschi avevano occupato la caserma e fatto tutti prigionieri senza sprecare un colpo. Le sentinelle mi chiesero che cosa potevano fare e io consigliai loro di gettare il fucile, di scappare e di nascondersi da qualche parte. Mi ascoltarono e così ci separammo.

 

La prima cosa che mi venne in mente era quella di andare da mia zia Maria che abitava a Porta S. Vitale e così di corsa alle tre di notte, passando di portico in portico, di strada in strada, raggiunsi la casa della zia e questo fu il mio primo rifugio. Mia zia, aiutata anche da amiche e conoscenti, mi diede degli abiti borghesi e un paio di scarpe. In seguito seppi che alcuni soldati pur essendo in abiti borghesi erano stati arrestati perché calzavano scarponi da militare. In città regnava una parvenza di calma: solo qualche automezzo blindato, perché la maggior parte della forza tedesca era impegnata a trasferire i prigionieri delle caserme di Bologna e dintorni all’interno del campo sportivo cittadino.

 

I tedeschi trasferirono questi prigionieri in Germania nei campi di concentramento, trasportandoli su convogli ferroviari di tipo carro bestiame. Seppi poi che ne deportarono oltre 600.000.

 

Io rimasi a Bologna, ma circa una settimana dopo venni a conoscenza che vi era in atto da parte dei tedeschi una caccia spietata nei confronti di coloro che erano riusciti a non farsi prendere. Per vedere che cosa si poteva fare, incontrai di nascosto alcuni ufficiali e sottufficiali e venni a sapere da loro che alcuni commilitoni altoatesini della mia caserma avevano subito aderito alle formazioni tedesche.

 

Di nascosto mi trovai altre volte con gli altri ufficiali nel centro di Bologna, ma poi per paura di essere individuati e spiati scegliemmo di andare ognuno per la propria strada. Verso il 20 settembre decisi di darmi alla macchia e così la mia ragazza mi fece conoscere l’ing. Carlini, suo datore di lavoro, persona antifascista di origine marchigiana il quale mi fece arrivare sulle montagne tosco-emiliane della provincia di Bologna… Ma da qui in poi, inizia un’altra storia».


 

Dall’ANPI di Lissone

Caro Egeo,

in occasione del tuo compleanno, l’ANPI di Lissone desidera ringraziarti per il tuo costante impegno per la nostra associazione.

La tua assidua presenza  costituisce per tutti noi un utile punto di riferimento.

I tuoi consigli, i tuoi suggerimenti nelle varie occasioni sono sempre preziosi.

La tua scelta di vita, prima da partigiano poi nella vita civile, è un esempio per i giovani con i quali cerchi di mantenere frequenti contatti nelle scuole.

Il tuo modo di dire "C'è molto da lavorare: dobbiamo tirarci su le maniche" è uno sprone ad agire: la vitalità della nostra associazione, l’incremento del numero degli iscritti e delle sezioni sul nostro territorio brianzolo sono anche merito del tuo impegno.

Per questo te ne siamo grati e ti auguriamo ancora ogni bene e 

... lunga vita ai partigiani!

                                                 Il direttivo dell'ANPI di Lissone

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L’eccidio dei 67 Martiri di Fossoli

5 Juillet 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

dal sito della Fondazione Fossoli

dal sito della Fondazione Fossoli

L’eccidio dei 67 Martiri di Fossoli

articoli sul campo di concentramento di Fossoli nel sito ANPI Lissone

Domenica 8 luglio avrà luogo la commemorazione dell’eccidio dei 67 Martiri di Fossoli

 

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In ricordo di Luca

29 Juin 2018 , Rédigé par anpi-lissone

Luca Schiano ci ha lasciati. Era membro del direttivo della nostra Sezione e il più giovane tra i nostri soci.

Libertà, solidarietà, giustizia, uguaglianza erano i suoi ideali e per questo aveva aderito all’ANPI, e, come ci ha scritto sua mamma Emanuela, per informarci della sua scomparsa, “erano gli ideali nei quali ha sempre creduto”.

Francesco, nella mail che ha inviato a tutto il direttivo per comunicare la tragica notizia, ben ha espresso il pensiero di tutti noi: «La sezione ANPI di Lissone è onorata di averlo avuto come membro del direttivo e di lui sentiremo la mancanza».

Vorrei ricordare alcuni momenti in cui Luca ha dato il suo contributo nelle attività della nostra sezione.

Nel marzo del 2015, in occasione dell’inaugurazione di Largo Arturo Arosio, Luca suonò alcuni brani musicali della Resistenza.

Grande era il suo amore per la musica e altrettanto grandi erano le sue doti di musicista.

Doti che avevamo potuto apprezzare già nella primavera del 2015, durante la campagna elettorale per l’elezione a sindaco di Concetta Monguzzi.

Vorrei inoltre sottolineare il suo impegno durante lo svolgimento del congresso della nostra sezione nel febbraio 2016, in cui Luca era stato anche eletto delegato della nostra sezione al congresso provinciale.

Allora, nel suo intervento aveva detto di “essere orgoglioso di essere iscritto all’ANPI”.

In quell’occasione, Luca aveva presentato un documento di 7 punti in preparazione del 16° Congresso Nazionale dell’ANPI.

Cito 3 sue proposte:

  1. Studio di una mozione antifascista, contenente il divieto di utilizzo di qualsiasi spazio pubblico ad associazioni e gruppi neofascisti e/o neonazisti da presentare ai gruppi consiliari e da far votare in Consiglio Comunale. (Questo è già diventato realtà nel nostro Comune)
  2. Rilettura in chiave critica e storica, con l’aiuto di storici ed esperti,delle vicende legate al Giorno del Ricordo, alle vicende delle foibe e della Resistenza nei territori del confine orientale
  3. Studio di modalità di comunicazione e informazione agli iscritti più dinamica e aperta (mailing list, blog, pagina FB), in modo anche di intercettare i giovani più sensibili ai temi storici del nostro Paese e per garantire il giusto e necessario ricambio del direttivo locale.

Ricordo anche il suo rammarico per non poter essere presente ad alcuni direttivi per i suoi impegni di studio o musicali.

Il messaggio che Luca ci ha lasciato “intercettare i giovani più sensibili”, come lo era lui, è il compito più arduo per la nostra associazione soprattutto in questi tempi di crisi economica, sociale e morale.

Però, questo è l’impegno che ci assumiamo per la sopravvivenza stessa della nostra associazione, anche e soprattutto in sua memoria.

RP

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Festa provinciale ANPI 2018

18 Juin 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Quest’anno la FESTA PROVINCIALE dell’ ANPI si terrà dal 27 Giugno al 1 Luglio presso il centro sportivo di Besana Brianza in via De Gasperi

 

Festa provinciale ANPI 2018
perché iscriversi all'ANPI

perché iscriversi all'ANPI

per donare il 5x1000 all'ANPI

per donare il 5x1000 all'ANPI

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16 giugno 2018 l'ANPI li ricorda

11 Juin 2018 , Rédigé par anpi-lissone

pietre d'inciampo in piazza Libertà a Lissone sul luogo della fucilazione

pietre d'inciampo in piazza Libertà a Lissone sul luogo della fucilazione

 

schede

documenti provenienti dagli archivi di Stato

A loro, agli altri lissonesi morti, fucilati o nei campi di concentramento nazisti, e a tutti i caduti della Resistenza e per la conquista della libertà dal nazifascismo è dedicata la lapide posta sulla torre di Palazzo Terragni, che sovrasta anche il nuovo monumento inaugurato il 25 aprile di quest'anno.

 

piazza Libertà 17 giugno 2018
piazza Libertà 17 giugno 2018

piazza Libertà 17 giugno 2018

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Lissone continuano le iniziative per il 70mo della Costituzione

9 Juin 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #La COSTITUZIONE italiana

 

Domenica 10 giugno - h 21.00

PERCORSO ICONOGRAFICO E LETTURA SCENICA

L’impegno e l’incisività delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nella stesura degli articoli della Costituzione,un documento fortemente innovativo in cui venivano affermati i fondamenti che riconoscevano l’importanza del principio di uguaglianza per lo sviluppo di un Paese moderno.

Voci recitanti: Mara Gualandris, Paola Perfetti

Fisarmonica: M° Marco Valenti

Testi a cura di Ettore Radice

Studio Architetto Nava, Via Padre Reginaldo Giuliani , 47

A cura di: Il Soffio di Artemisia e Pro Loco “Città di Lissone”

Lissone continuano le iniziative per il 70mo della Costituzione
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In ricordo di Eugenio Colorni, sognando una nuova Europa

4 Juin 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

rêve d’Europe, traum von Europa,  droom van Europa, dream of Europe, όνειρος της Ευρώπης, sonho da Europa, sueño de Europa

Chi era?

Eugenio Colorni (Milano, 22 aprile 1909 – Roma, 30 maggio 1944) è stato un filosofo, politico e socialista italiano.

Oltre che per le sue opere filosofiche, Colorni è noto come uno dei massimi promotori del federalismo europeo: mentre era confinato, in quanto socialista e antifascista, nell'isola di Ventotene, partecipò con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, anch'essi lì confinati, alla scrittura del Manifesto per un’Europa libera e unita, che poi da quel luogo prese il nome. In seguito, nella Roma occupata dai nazisti, curò l'introduzione e la pubblicazione clandestina di questo documento fondamentale per lo sviluppo dell'idea federalista europea.

Fatti salienti della sua breve vita

Dopo due anni trascorsi in Germania - come lettore di italiano all'Università di Marburg, dove aveva approfondito i suoi studi su Gottfried Wilhelm Leibniz - nel 1933 era tornato a Milano. Abbandonato l'impegno sionistico degli anni dell'Università, aveva cercato collegamenti con l'antifascismo militante, impegnandosi per far rivivere nell'Italia settentrionale il "Centro interno" del Partito socialista.

L'8 settembre del 1938, all'inizio della campagna razziale promossa dal regime, fu arrestato dall'OVRA a Trieste, in quanto ebreo ed antifascista militante, venendo pertanto rinchiuso nel carcere di Varese. I giornali pubblicarono la notizia con gran risalto, sottolineando che egli «di razza ebraica, manteneva rapporti di natura politica con altri ebrei residenti in Italia e all'estero».

Dal gennaio del 1939 all'ottobre del 1941, Colorni fu confinato nell'isola di Ventotene, dove proseguì i suoi studi filosofico-scientifici e discusse intensamente con gli altri compagni confinati, Ernesto Rossi, Manlio Rossi Doria e Altiero Spinelli.

 

Nel 1941, partecipò alla stesura del Manifesto per un’Europa libera e unita, meglio noto come Manifesto di Ventotene.

Nella sua "Prefazione" al Manifesto, auspicò la nascita di una politica federalista europea di respiro universalista, come scenario democraticamente praticabile dopo la catastrofe della guerra.

Nell'ottobre del 1941, riuscì ad essere trasferito a Melfi, in provincia di Potenza, dove, nonostante lo stretto controllo della polizia, riuscì ad avere contatti con alcuni degli anti-fascisti locali.

Il 6 maggio del 1943 riuscì a fuggire da Melfi, rifugiandosi a Roma, dove visse in clandestinità.

Dopo l’arresto di Mussolini, il 25 luglio del 1943, si dedicò all'organizzazione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nato nell'agosto dalla fusione del PSI col giovane gruppo del Movimento di Unità Proletaria.

A seguito dell'8 settembre, svolse nella capitale un'intensissima attività nelle fila della Resistenza: prese parte alla direzione del PSIUP e s'impegnò a fondo nella ricostruzione della Federazione Giovanile Socialista Italiana e nella formazione partigiana della prima brigata Matteotti.

Fu redattore capo dell'Avanti! Clandestino.

Il 28 maggio del 1944, una settimana prima della liberazione della capitale, venne fermato da una pattuglia di militi fascisti della famigerata banda Koch: tentò di fuggire, ma fu raggiunto e ferito gravemente da tre colpi di pistola. Trasportato all'Ospedale San Giovanni, morì il 30 maggio, a soli 35 anni.

 

pagina dell'Avanti con l'articolo alla memoria di Eugenio Colorni
pagina dell'Avanti con l'articolo alla memoria di Eugenio Colorni
pagina dell'Avanti con l'articolo alla memoria di Eugenio Colorni

pagina dell'Avanti con l'articolo alla memoria di Eugenio Colorni

Trascrizione dell’articolo dell’Avanti! Del 18 luglio 1944 a lui dedicato.

Noi lo pensavamo nella schiera dei migliori, dedito ai nuovi compiti costruttivi del socialismo; con la sua forte intelligenza, con la passione e l’ardore che recava per la sua multiforme autorità. Ma egli non è più coi nostri compagni. È stato trucidato in Roma dai nazi, nei giorni stessi che sgombravano la città.

Dopo nove mesi di una lotta in cui s’era buttato tutto, come il suo ardente temperamento lo portava, mutatosi egli filosofo in uomo di guerra; quando in vista della liberazione agognata, non tanto per uscire da un pericolo che impavido aveva quotidianamente sfidato, quanto per potersi misurare nelle opere di pace, per recare ad attuazione un vasto programma di lavoro e di studi, è stato abbattuto come un cane per la via.

Eugenio Colorni era entrato giovanissimi nell’antifascismo militante e come socialista aveva lavorato per anni nella illegalità cospirativa.

Uomo di vastissima cultura, si era segnalato a Trieste dove insegnava storia e filosofia, esercitando grande fascino sui giovanissimi, assetati di qualche luce nelle tenebre della scuola fascista. Nel 1938 era stato arrestato, con una grande inscenatura antisemita, e poi assegnato al confino. Era riuscito a fuggire e da Roma aiutò in quegli anni i compagni dell’isola a gettare le basi del Movimento Federalista, di cui anche nella Roma arroventata degli ultimi mesi, continuò ad essere attivissimo assertore:

Egli faceva parte della redazione dell’Avanti! Clandestino e a lui si debbono iniziative culturali di partito che ebbero vivo successo e che egli si proponeva di sviluppare con idee originali come scuola di cultura socialista non appena la libertà fosse stata recuperata. Ma questa libertà che egli dimostrò d’amare più che la vita ha voluto anche il suo olocausto.

primo numero de L'UNITA' EUROPEA, voce del Movimento Federalista Europeo

primo numero de L'UNITA' EUROPEA, voce del Movimento Federalista Europeo

In ricordo di Eugenio Colorni, sognando una nuova Europa
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