Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
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Comunicato stampa 70 anni di Costituzione Italiana

21 Mai 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #La COSTITUZIONE italiana

dal sito del Comune di Lissone

Lissone, 19 maggio 2018

Comunicato stampa 

70 anni di Costituzione Italiana: ricca rassegna di eventi a Lissone grazie alla partecipazione attiva di associazioni e scuole del territorio

Prenderanno il via sabato 26 maggio e proseguiranno sino al 18 novembre le iniziative programmate per riscoprire italiana i principi ed i diritti fondamentali della vita civile e democratica in occasione del 70° anniversario della Costituzione. Una manifestazione promossa dall'Amministrazione Comunale in collaborazione con numerose associazioni e vari istituti scolastici del territorio, articolata in una serie di incontri, mostre, conferenze, dibattiti ed eventi a tema.

"La Costituzione Italiana | 1948-2018 - Celebrazioni Lissonesi nel 70° anniversario" sarà il contenitore trasversale che si soffermerà su un pilastro fondamentale della Repubblica Italiana, firmata il 27 dicembre del 1947, dopo 18 mesi di lavoro dell'Assemblea Costituente, dall'allora Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, ed entrata in vigore il primo gennaio 1948. 

Volti, parole, temi dei protagonisti e spirito dell'epoca saranno riproposti alla cittadinanza con eventi che avranno una durata complessiva di sei mesi, proprio per coinvolgere la cittadinanza ed offrire un ampio ventaglio di iniziative che avranno tutte come legame la fondamentale importanza della Costituzione italiana nello sviluppo della democrazia.

Le associazioni coinvolte saranno 15, ciascuna delle quali porrà l'accento su un diverso aspetto della Costituzione italiana. Parte attiva del progetto saranno - in ordine alfabetico - le seguenti: A.MUS.LI - Associazione Musicale Lissonum, A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Athena, Circolo Don Bernasconi, Club Natalia Ginzburg, Compagnia Teatro Instabile, Consonanza Musicale, Corpo Bandistico Santa Cecilia, F.A.L. - Famiglia Artistica Lissonese, Il Soffio di Artemisia, MeC - Musica e Canto, Musicarte, Pro Loco Città di Lissone, qDonna e Teatro dell'Elica. In un evento, parte attiva sarà il Liceo Scientifico Enriques di Lissone.

A riprova della bontà e della qualità dei contenuti delle iniziative in programma è stato richiesta al Ministero l'autorizzazione ad utilizzare il logo ufficiale che accompagna gli eventi celebrativi, concessa ufficialmente pochi giorni fa.

L'iniziativa sarà caratterizzata inoltre dalla presenza di un logo identificativo selezionato fra i 60 proposti dall'Istituto Giuseppe Meroni, cui è stato chiesto di rappresentare graficamente l'anniversario della Costituzione italiana.

L'adesione all'iniziativa è stata rilevante: i ragazzi delle classi coinvolte hanno mostrato le loro abilità grafico-creative nel pensare al logo che comparirà su tutti i supporti di comunicazione che veicoleranno il progetto culturale, caratterizzandosi come progetto di rete per il mondo associativo del territorio.

È risultato vincitore il logo ideato da Francesca Brivio: un logotipo dove spicca il numero zero composto da pallini, colorati come la bandiera italiana, che rappresentano l'Assemblea Costituente.

Al secondo posto la grafica realizzata da Aurora La Fauci: ispirato al fiore della libertà, il numero 7 rappresenta il gambo del fiore e il numero 0 rappresenta la foglia in un connubio di colori che richiamano alla bandiera nazionale. Al terzo posto, ex aequo, Gaia Motta, nel cui logo spiccano due mani che racchiudono in modo affettuoso i primi 70 anni della Costituzione, e Edoardo Pergher, che ha utilizzato i colori della bandiera italiana per caratterizzare l'incrocio fra i due numeri che rappresentano il settantesimo.

Agli studenti primi 3 classificati, l'Amministrazione Comunale ha consegnato un riconoscimento nel corso di un momento di premiazione ospitato nella mattinata di sabato 19 maggio nella Biblioteca Bermani dell'Istituto Meroni. Presenti all'evento il sindaco Concettina Monguzzi, l'assessore alla Cultura Alessia Tremolada, il vice-preside Lucio Casciaro, gli studenti delle classi coinvolte e i loro insegnanti, che hanno avuto parte attiva nel progetto.

Gli studenti dell'Istituto Meroni sono anche stati coinvolti nella realizzazione grafica degli stendardi che verranno collocati dopo l'estate sulle colonne di Piazza Libertà, e che accompagneranno lo svolgersi dei vari eventi con la presentazione di un estratto degli articoli principali della Costituzione.

"La Costituzione italiana ha 70 anni e l'Amministrazione Comunale celebra la ricorrenza con un insieme di eventi dedicato alla Carta fondamentale - dichiara Alessia Tremolada, assessore alla Cultura - Il lavoro dei costituenti è partito da sentimenti di pace, libertà e democrazia necessari per dare un futuro al nostro Paese ed ancora attuali. La Costituzione è il simbolo della coesione del nostro popolo e dei suoi valori e così deve restare. Con questa iniziativa rinnoviamo l'impegno al rispetto di questi alti valori che ci uniscono. In quest'ottica l'Amministrazione ha voluto coinvolgere nel progetto associazioni e scuole lissonesi, per condividere con loro il filo narrativo di un percorso che valorizzi i diversi volti della Carta fondamentale, per regalare ai cittadini differenti ed interessanti spunti di riflessione sui diritti inviolabili ed i doveri inderogabili contenuti nella Costituzione"

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Le donne della Costituente

11 Mai 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #La COSTITUZIONE italiana

da La Domenica del Corriere : supplemento illustrato al Corriere della sera (4 agosto 1946, pag. 3) Milano

da La Domenica del Corriere : supplemento illustrato al Corriere della sera (4 agosto 1946, pag. 3) Milano

articolo tratto dalla Biblioteca del Senato Emeroteca Le donne della Costituente

Il 2 giugno 1946 il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo portarono per la prima volta in Parlamento anche le donne. Si votò per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente che si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946 nel palazzo Montecitorio.

Su un totale di 556 deputati furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.

Alcune di loro divennero grandi personaggi, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, altre ancora, in seguito, tornarono alle loro occupazioni. Tutte, però, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative.

Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese nel momento della fondazione di una nuova società democratica.

Per la maggior parte di loro fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Con gradi diversi di impegno e tenendo presenti le posizioni dei rispettivi partiti, spesso fecero causa comune sui temi dell’emancipazione femminile, ai quali fu dedicata, in prevalenza, la loro attenzione.

La loro intensa passione politica le porterà a superare i tanti ostacoli che all’epoca resero difficile la partecipazione delle donne alla vita politica.

“Le 21 donne alla Costituente”

Adele Bei

Bianca Bianchi

Laura Bianchini

Elisabetta Conci

Maria De Unterrichter Jervolino

Filomena Delli Castelli

Maria Federici

Nadia Gallico Spano

Angela Gotelli

Angela M. Guidi Cingolani

Leonilde Iotti

Teresa Mattei

Angelina Livia Merlin

Angiola Minella

Rita Montagnana Togliatti

Maria Nicotra Fiorini

Teresa Noce Longo

Ottavia Penna Buscemi

Elettra Pollastrini

M. Maddalena Rossi

Vittoria Titomanlio

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Lissone 25 aprile 2018

26 Avril 2018 , Rédigé par anpi-lissone

Alcune immagini della celebrazione della Festa della Liberazione

Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018
Lissone 25 aprile 2018

testo del discorso del prof. Giovanni Missaglia

Oratore ufficiale dell’ANPI è stato il prof. Giovanni Missaglia, vicepresidente della Sezione lissonese.

Al termine della cerimonia è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato ai “Caduti della Resistenza e per La libertà”, collocato tra l’ingresso di Palazzo Terragni e la Torre. Un evento tanto atteso dall’ANPI lissonese. Finalmente anche la nostra città ha un monumento dedicato ai caduti della Resistenza.

Ricordiamo che quindici furono i lissonesi che persero la vita perché anche la nostra città diventasse libera e democratica.

Otto furono fucilati dai nazifascisti tra l’8 settembre 1943 e l’aprile 1945: Arturo Arosio, Pierino Erba, Carlo Parravicini, Remo Chiusi, Mario Somaschini, Ercole Galimberti, Davide Guarenti, Attilio Meroni.

I più giovani avevano diciotto anni, Attilio Meroni ed Ercole Galimberti, il più anziano, Davide Guarenti, trentasei.

Sette lissonesi finirono i loro giorni nei lager nazisti: Ambrogio Avvoi, Mario Bettega, Ferdinando Cassanmagnago, Giulio Colzani, Gianfranco De Capitani Da Vimercate, Aldo Fumagalli e Attilio Mazzi.

Flossenburg, Mauthausen, Dachau, Buchenwald, Ebensee, Salza-Dora, Gusen le loro destinazioni: sulle loro giubbe di internati politici avevano cucito un distintivo di pezza, un triangolo rosso, con la sigla I (per indicare la loro nazionalità) e il numero di matricola.

 

Il nuovo monumento

Significato storico e artistico

L’idea primaria, empirica, di rappresentare il concetto di libertà era di Ermes Meloni artista, scultore, direttore artistico della Famiglia Artistica Lissonese; la verifica geometrica con definizione di misure e volumi adeguati è un’elaborazione, attuale, di Natalino Longoni, artista, disegnatore e scultore che opera all’interno dell’associazione culturale da molti anni, primo collaboratore di Ermes, coadiuvato da altri artisti e soci della FAL.

Secondo l’interpretazione dell’artista, il monumento dovrebbe essere un cenotafio, una tomba vuota, ma ricca di significato: un inno allo spirito di libertà, non retorica, ma lealtà dignità e giustizia: “qui vive lo spirito di tutti coloro che morirono per la libertà fucilati, torturati, discriminati, condannati, deportati, vilipesi” dice Longoni.

Il monumento è composto da::

- un sacello o recinto sacro che costituisce la base dell’opera, coperto con lastre di granito, ha la possibilità di incisioni e dedicazioni a memoria;

- sul sacello si impostano due elementi verticali contrapposti: gli steli possono essere intesi come compressori e oppositori alla crescita dell’albero, elemento focale della composizione che sale, si espande nello spazio come simbolo di libertà; in virtù del razionalismo di Terragni possono anche essere intesi come carri aurei o carri di luce;

- tra i due elementi verticali, alla base, si inseriscono gradini di pietra grezza lavorata, espressione scultorea di depositi di ceneri stratificate da cui emerge, nasce, l’albero, idealmente un percorso che, dal livello del suolo, dalla base, porta alla libertà;

- l’albero sinonimo di vita, spirito di libertà realizzato in tondini in ferro, emerge tra i due elementi verticali, si innalza, cerca la luce, cerca la libertà al di fuori delle compressioni degli steli verticali, superandoli in altezza.

Tratto da:

“Progetto esecutivo: relazione descrittiva d’intervento” a cura di Natalino Longoni, Brunella Bonfanti e Antonio Gerosa della Famiglia Artistica Lissonese.

Descrizione dell’opera

L’opera si compone di una struttura portante in acciaio corten, costituita da due piedritti, saldati in opera su una piastra avente funzione di basamento dell’intera scultura, anch’essa in acciaio corten.

Il basamento visibile del monumento è una lastra in granito rosa, che si sovrappone alla struttura in corten.

Dal basamento in granito si ergono dei gradini in pietra scura.

I due piedritti si configurano come elementi slanciati che contengono al loro interno il vero e proprio elemento scultoreo, l’albero. Quest’ultimo, realizzato in tondini in ferro, uniti e saldati tra loro inizialmente in un fascio unico che costituisce il tronco dell’albero, sono modellati come oggetto scultoreo, fino a suddividersi per rappresentare i singoli rami dell’albero.

Dalla “Relazione tecnica” del progettista Architetto Lara Valtorta e di Giuseppe Valtorta, Presidente della FAMIGLIA ARTISTICA LISSONESE.

COMUNICATO STAMPA del Comune di Lissone 25 Aprile 2018: inaugurazione del nuovo Monumento ai Caduti nel giorno del 73° Anniversario della Liberazione

VERBALE DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE Approvazione progetto esecutivo del monumento ai Caduti della Resistenza e per la libertà

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25 aprile 2018 a Lissone

23 Avril 2018 , Rédigé par anpi-lissone

dal sito del Comune di Lissone

dal sito del Comune di Lissone

programma della manifestazione

 

programma dettagliato del 25 aprile 2018 a Lissone

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presentazione del libro “La Resistenza nonviolenta 1943-1945”

10 Avril 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Per comprendere e valorizzare la grande partecipazione della popolazione a quella rivolta morale e politica che fu la Resistenza, in occasione del 73° anniversario della Liberazione, sabato 21 aprile 2018 alle ore 16.00 presso la Biblioteca civica di Lissone, ERCOLE ONGARO ha presentato il suo libro “La Resistenza nonviolenta 1943-1945”.

La presentazione è stata in forma di “reading”, con la partecipazione di ERCOLE ONGARO, autore e di NICOLETTA LISSONI, lettrice.

L’iniziativa dell’ANPI di Lissone ha avuto il patrocinio e il contributo dell’Amministrazione Comunale.

presentazione del libro “La Resistenza nonviolenta 1943-1945”

locandina della presentazione del libro

alcune forme di resistenza senz'armi attuate a Lissone nella guerra di Liberazione dal nazifascismo

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Aprile 2018 Restauro della tomba dei partigiani

9 Avril 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Lissone, 9 aprile 2018

Accogliendo una proposta della nostra associazione, è in corso presso il cimitero urbano di Lissone, a cura dell’Amministrazione comunale, il restauro della tomba dei partigiani lissonesi caduti durante la guerra di Liberazione.

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8 aprile 2018 a Sestri Levante

30 Mars 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Domenica 8 aprile una delegazione della nostra Sezione è stata presente a  S. Margherita di Fossa Lupara (Sestri Levante) alla manifestazione per commemorare i caduti della vallata di S. Vittoria e frazioni. Tra i partigiani fucilati in quella località, il nostro concittadino Arturo Arosio.

Ha partecipato alla cerimonia anche l'Amministrazione comunale di Lissone, con il gonfalone.

In rappresentanza del Sindaco, la consigliera comunale Mariuccia Brusa con la fascia tricolore.

 

programma della manifestazione

8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
8 aprile 2018 a Sestri Levante
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Dona il 5x1000 all'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

29 Mars 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Dona il 5x1000 all'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

in questo periodo di compilazione dei modelli 730 e Unico, è possibile destinare all’ANPI il “5x1000”, 
inserendo nell’apposito riquadro il Codice Fiscale 00776550584

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scioperi e partecipazione alla Resistenza dei lavoratori milanesi e lombardi, negli anni dal 1943 alla Liberazione del 1945

26 Mars 2018 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

intervento di Antonio Pizzinato

La partecipazione del mondo del lavoro alla lotta contro la guerra ed il nazifascismo non ha paragoni in nessun altro Paese europeo. 

SCIOPERI MARZO 1943

Gli scioperi, nel 1943, iniziano a Torino il 5 marzo alle “ore 10” alla FIAT, al suonare delle sirene di verifica del “preallarme”, poi si estendono ad altre fabbriche di Torino. A Milano dove da mesi e mesi era in corso la riorganizzazione, dopo gli arresti, di una rete antifascista clandestina – coordinata da Umberto Massola, Giovanni Brambilla e Giuseppe Gaeta – la mobilitazione è prevista nelle settimane successive. Il malessere fra i lavoratori, per i bassi salari, la scarsità dei viveri e le conseguenze della guerra, è forte e si espande. Tant’è che, il 18 marzo, gli operai del turno di notte della Breda Aeronautica scendono in sciopero – per 11 ore – e rivendicano l’aumento delle retribuzioni. Il lavoro viene ripreso a fronte dell’impegno della Direzione a rivedere le retribuzioni. Negli stessi giorni gli operai del “reparto 64” (produzione gomme) della Pirelli protestano, attuano scioperi di due ore, contro l’orario di lavoro continuativo ed ininterrotto per 12 ore, poiché la Direzione ha eliminato i sostituti. Mentre gli operai del secondo turno del “reparto bulloneria” della Falck Concordia di Sesto San Giovanni, dopo aver dialogato, sugli scioperi in Piemonte, con i camionisti FIAT, addetti al trasporto della componentistica (bulloni) dalla Falck alla FIAT, il pomeriggio del 22 marzo, iniziano lo sciopero. Questo costringe il Comitato clandestino del nord Milano ad anticipare lo sciopero nelle fabbriche. Alle ore 10 del 23 marzo, scioperano i lavoratori degli stabilimenti Falck, Breda, Ercole Marelli, Magneti Marelli, Pirelli Bicocca.
Nei giorni successivi gli scioperi, che hanno come epicentro Sesto San Giovanni, si estendono a Milano: Officine Borletti, Alfa Romeo, Brown Boveri (TIBB), Face Standard, Caproni, Salmoiraghi, Geloso nel legnanese, a partire dalla Franco Tosi, in Brianza, e numerose grandi e medie aziende nel milanese ed in Lombardia. Questi scioperi, che si ponevano come obiettivo di migliorare i trattamenti retributivi, le condizioni di lavoro, ottenere la fornitura - attraverso spacci aziendali – di alimenti, olio, vestiario, oltreche la fine della guerra, si svilupparono, in questa o quella fabbrica, anche nei mesi successivi. Scioperi che – tra marzo e luglio del 1943 – interessano, nel Nord Italia, 217 aziende ed oltre 150 mila scioperanti; essi ebbero un peso non secondario sul Consiglio Generale del fascismo e la destituzione di Mussolini il 25 luglio del 1943; la formazione del governo Badoglio e l’avvio di una nuova fase nella storia del nostro Paese. Nello stesso periodo centinaia di lavoratori (di cui 20 donne) vennero arrestati, di notte, nelle loro abitazioni considerati tra gli organizzatori e partecipanti agli scioperi, o per l’attività antifascista. Oltre 60 di essi sono milanesi e vennero rinviati a processo presso il Tribunale Militare di Milano.

Pur con tutti i limiti, presenti in questa prima fase delle lotte nelle fabbriche, si ricrea una aggregazione sociale tra i lavoratori delle fabbriche, i quali scioperano sfidando non solo la dittatura fascista, ma anche le norme della legge del 3 aprile 1926 (poi introdotte, nel 1930, nel Codice penale) che considerano lo sciopero un reato penale punito con due anni di carcere o con una multa di 1.000 lire (un mese di stipendio). Questi scioperi, oltre a scuotere il Paese, contribuiscono a rovesciare Mussolini, portano dei limitati benefici ai lavoratori a livello aziendale, ma sono di stimolo a due misure che vengono adottate dal Governo Badoglio: la nomina, il 3 agosto, dei Commissari sindacali: Bruno Buozzi, Giovanni Roveda e Gioachino Quarello ed, il 2 settembre 1943, la stipula dell’Accordo – tra Commissari sindacali e dell’Industria - per l'elezione delle Commissioni Interne. Quindi, prima dell’armistizio – anche grazie agli scioperi di Torino e Milano – si determina un mutamento della situazione e delle relazioni sindacali che – di fatto – tenta di avviare il superamento del corporativismo sindacale fascista.
 

8 SETTEMBRE: ARMISTIZIO, OCCUPAZIONE, NUOVI SCIOPERI

La sottoscrizione, da parte del Governo Badoglio, dell’armistizio con gli anglo-americani, l’8 di settembre 1943, e la fine dell’alleanza con i nazisti tedeschi, registra sia manifestazioni e scioperi nelle fabbriche di Milano che manifestazioni in varie città d’Italia. Nell’arco di alcune settimane il Paese è diviso in due, le truppe alleate salgono dal sud, mentre le truppe tedesche occupano, a partire dal Nord, il resto del Paese ed al Nord viene costituita la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.). Nelle fabbriche inizia una nuova fase di lotta, mentre in molte – sulla base dell’accordo Buozzi-Mazzini – dopo un ventennio, si eleggono le Commissioni Interne. Gli scioperi che, nelle grandi fabbriche della Lombardia, iniziano a svilupparsi a partire da novembre hanno contenuti rivendicativi sempre più precisi, vere e proprie piattaforme rivendicative che – pur con diversità, nelle varie fabbriche – prevedono (lo riproduciamo):

- aumento del 100% delle retribuzioni (suddiviso nel 50% in natura (alimentari) ed 50% in denaro),

- corresponsione annuale di 192 ore come gratifica natalizia;

- elevare l’indennità giornaliera a 16 lire, per malattia ed infortunio, da corrispondere anche nei primi giorni di carenza;

- aumento delle razioni alimentari (grassi, olio, zucchero, ecc.) con distribuzione in azienda, creando spacci aziendali (ove non esistono) che devono fornire anche viveri ed indumenti;

- aumento della razione giornaliera di pane a 500 grammi;

- assicurare ai lavoratori combustibile e carbone;

- servizio mensa aziendale con due piatti (primo e secondo), per tutti i turni di lavoro;

- eguale trattamento annonario ed economico agli operai ed impiegati;

- parità di trattamento, per eguale mansione, tra uomini e donne;

- scarcerazione degli ex membri delle Commissioni Interne;

- cessazione della persecuzione politica a danno dei lavoratori;

- abolizione dei licenziamenti e le sospensioni dal lavoro.

A sostegno di tali richieste e della fine della guerra, le quali venivano presentate alle direzioni aziendali, dai comitati d’agitazione (o dalle C.I.), nelle fabbriche si svilupparono gli scioperi.

Il 13 dicembre, con inizio alle ore 10, scendono in sciopero decine di migliaia di lavoratori di Sesto San Giovanni, si bloccano FALCK, Breda, Ercole Marelli, Pirelli Sapsa, Magneti Marelli, ed altre aziende minori.

Lo sciopero è praticamente totale. I confronti con le direzioni non sbloccano la situazione. Il generale tedesco Zimmerman – che su ordine di Hitler e del generale Wolf era stato inviato, con poteri straordinari al comando tedesco di Milano – fa radunare sul piazzale dello stabilimento della Falck Unione, i lavoratori in sciopero della Falck. Dalla torretta di un carro armato, lo stesso svolge un intervento nel quale, dopo aver dichiarato che avrebbe esaminato e ricercato soluzione alle loro richieste, intimò: “chi non riprende il lavoro, esca dagli stabilimenti; chi esce dalla fabbrica è dichiarato nemico della Germania”. I lavoratori, a questa intimidazione, risposero proseguendo lo sciopero e lasciando tutti gli stabilimenti. Durante la notte centinaia furono arrestati; portati in carcere e poi nei campi di concentramento nazisti. La lotta proseguì (è da allora che Sesto San Giovanni, viene soprannominata “Stalingrado d’Italia”, con riferimento all’accerchiamento tedesco che era in corso a Stalingrado) e si estese in molte fabbriche del milanese. Il 5 gennaio 1944, il generale Zimmerman, compie un’analoga azione contro i lavoratori alla Franco Tosi di Legnano che sono in sciopero. I soldati tedeschi, assieme a quelli della RSI, entrano in fabbrica, mettono al muro, nel cortile dell’azienda, 80 lavoratori, poi ne scelgono 60 compresi i componenti la C. I., li portano in carcere a Milano e 11 vengono deportati in campo di concentramento; nove non faranno più ritorno. Stessa operazione le SS attuarono alla Comerio di Busto Arsizio , con la deportazione di 5 lavoratori che non fecero più ritorno. Malgrado la violenta repressione, gli arresti e le deportazioni che vengono posti in atto dai nazifascisti diretti da Zimmerman, gli scioperi tra novembre 1943 e gennaio 1944 si estendono a nuove fabbriche, grandi e medie, della città e provincia. Questa fase, oltre agli scioperi in fabbrica, vede il formarsi dei nuclei partigiani (a partire dalle SAP e dai GAP), con l’attiva partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle brigate partigiane, che si vanno aggregando e costituendo sia sulle montagne che nelle campagne a partire dall’Oltrepò Pavese. Ma questa fase e la successiva, di lotte e scioperi, è caratterizzata - è doveroso porlo in evidenza - da significativi risultati sul piano economico, normativo, ed alimentare. Questo si realizza sia attraverso i confronti che avvengono in fabbrica, con anche la partecipazione – spesso – di rappresentanti del comando tedesco, che quelli presso la Prefettura di Milano, la quale svolge un ruolo di intermediazione. Infatti oltre ad aumenti salariali, forniture di alimenti, gomme e copertoni per le biciclette, carbone, si prevede l’erogazione annuale delle 192 ore (la gratifica natalizia) e l’istituzione nelle aziende del servizio mensa con la fornitura di due piatti (primo e secondo). Il diritto al servizio mensa sarà sanzionato con Decreto prefettizio pubblicato sul Bollettino ufficiale.

Questi parziali risultati rafforzano la nuova aggregazione, coesione sociale tra i lavoratori e la lotta antifascista, riescono a sconfiggere il “neopopulismo”, il falso “operaismo”, che tenta di attuare la Repubblica sociale, nonchè resistere alla repressione nazista.

LO SCIOPERO DEL MARZO 1944

Con alle spalle queste esperienze, l’avviata ricostruzione della rete di nuclei partigiani (dopo gli arresti del 3° GAP, le fucilazioni del 20 dicembre all’Arena, ed il 31 dicembre al Poligono di tiro della Cagnola e molti altri, nonché lo scioglimento dei gruppi partigiani lungo l’Adda ed il Ticino) il primo marzo 1944 si attua lo sciopero generale del Nord Italia. A Milano lo sciopero generale ha una partecipazione superiore al previsto, coinvolge centinaia e centinaia di aziende ed oltre 350.000 lavoratori (oltre un milione 350 mila lavoratori scioperano in tutta Italia), bloccherà la produzione, a partire da quella militare per giorni. Il giorno successivo – il 2 marzo – scendono in sciopero, per la prima volta, i tranvieri bloccando i mezzi di trasporto sia nei depositi che ai capolinea. I repubblichini di Salò, tentano di far circolare i mezzi, ma non riescono a sbloccare la situazione, sia per gli errori che commettono portando i tram fuori dai binari; ma soprattutto per la compattezza dello sciopero e la determinazione dei tranvieri, che protraggono lo sciopero per 5 giorni. Contemporaneamente il Paese viene privato anche di informazioni poiché scendono in sciopero i lavoratori (tipografi e giornalisti) del Corriere della Sera, il più diffuso quotidiano del Paese. In quei giorni, in numerose banche, restano chiusi gli sportelli, poiché i lavoratori del settore creditizio partecipano in forme diverse allo sciopero. Uno sciopero generale che per estensione, partecipazione, combattività e compattezza, assume esplicitamente il carattere di “rivolta”, mobilitazione, contro la fame, la guerra e l’occupante nazifascista. Con sempre più nettezza emerge anche la combattività delle operaie, delle lavoratrici. Le lavoratrici erano state le prime a protestare - già nel 1942 – manifestando per le vie di Sesto San Giovanni rivendicando più viveri. Gli interventi repressivi (arresti, deportazioni) sia da parte delle truppe tedesche che della milizia fascista non riescono a porre fine allo sciopero generale, il primo dopo vent’anni di dittatura fascista. Come fallisce anche il tentativo di far intervenire le imprese (per la resistenza delle stesse) per mediare con i lavoratori e far riprendere il lavoro. Lo sciopero generale incise anche sugli orientamenti delle popolazioni lombarde poiché durante la guerra si ebbe un forte aumento degli occupati nelle fabbriche milanesi. Basti pensare che ben oltre 150 mila lavoratori erano pendolari. Cioè si recavano giornalmente in città, provenienti dalle valli, in specie dal lecchese, bergamasco e bresciano. Tutto ciò favorì la presa di coscienza e la diffusione degli orientamenti antifascisti e dell’esperienza delle lotte in fabbrica, nelle comunità rurali. È in questo quadro che il Comitato d’agitazione interregionale – Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia – decise di diffondere clandestinamente - il sabato e la domenica - un volantino che invitava i lavoratori a riprendere il lavoro l’8 marzo. Lo sciopero generale è prettamente politico, non era caratterizzato da una piattaforma rivendicativa economico-sociale Lo stesso segna una svolta nella lotta contro l’occupante tedesco, il fascismo e la guerra, come indicato nel comunicato sullo sciopero e per la ripresa del lavoro del Comitato d’agitazione della Lombardia. Esso afferma: “La cessazione dello sciopero deve segnare l’inizio di una guerriglia partigiana con l’intervento di tutte le masse lavoratrici dentro e fuori la fabbrica […]. Oggi per l’esistenza del popolo italiano, vi è una sola soluzione: rispondere con la violenza alla violenza. Alle deboli e disordinate forze del nemico, dobbiamo contrapporre le solide e numerose forze armate dei lavoratori”. Questa svolta, partiva certamente anche dal presupposto che vi fosse un’accelerazione dell’avanzata delle truppe Alleate e, quindi, della liberazione del Paese entro il 1944. Ciò che, purtroppo, si verificò solo l’anno successivo. Gli sviluppi della lotta di liberazione videro una forte e ampia partecipazione dei lavoratori sia nei GAP, nelle SAP che nelle Brigate partigiane, le quali andavano costituendosi anche nelle fabbriche, e nei quartieri della città. La repressione durante gli scioperi del marzo 1944 a Milano, portò fra l’altro, arresti, deportazioni che riguardavano sia, in particolare, gli antifascisti, (già condannati dal Tribunale speciale al confino ed al carcere), presenti nelle fabbriche, ritenuti organizzatori degli scioperi, nonché operai, tecnici, impiegati, molti dei quali erano ragazzi e ragazze giovanissimi. Di essi, centinaia , non hanno più fatto ritorno dai lager di sterminio. Gli scioperi nel Nord Italia ed in particolare lo sciopero generale del marzo 1944 – unico in Europa – ebbero una forte ricaduta politica non solo in Italia, ma anche a livello mondiale per la diffusione, da parte delle radio, dei midia, della notizia a livello internazionale. Essi dimostrano la ripresa di un ruolo autonomo della classe operaia, sia come coesione sul piano sociale , che nell’azione per la conquista della indipendenza, libertà e democrazia. Essi contribuirono altresì a portare a conclusione il confronto, già in corso da mesi, fra le correnti sindacali per la definizione del “patto di Roma” sulla ricostituzione del sindacato, del sindacato unitario che venne sottoscritta a Roma il 3 giugno 1944 da Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi, ed Emilio Craveri. Ma mentre nel Paese prosegue la lotta partigiana, con l’attivo apporto della classe operaia ed il sabotaggio della produzione militare, nei luoghi di lavoro non si arrestarono gli scioperi per rivendicare miglioramenti economici, la fornitura di alimenti e carbone per il riscaldamento. I tedeschi e fascisti rispondono a questi scioperi con un’ondata repressiva senza precedenti: rastrellamenti e stragi sulle montagne, nelle valli ed in città, nonché con arresti e deportazioni nelle fabbriche che scioperano. Così, ad esempio, alla Pirelli Bicocca, mentre è in corso uno sciopero aziendale, alle 11 del 23 novembre del 1944, entra nello stabilimento un reparto delle SS tedesche ed arrestano indiscriminatamente 181 operai e due tecnici, che vengono portati in carcere per la successiva deportazione in campo di concentramento. Le SS respingono la richiesta dell’azienda di rilasciare 105 degli arrestati poiché specialisti indispensabili alla produzione. Il comando tedesco respinge la richiesta e convoca Alberto Pirelli “accusandolo, insieme alla direzione della società, di connivenza con gli operai … e di tolleranza verso gli elementi socialisti e comunisti …”. Quindi le SS rilasciano 16 operai e deportano in Germania tutti gli altri. La repressione nazifascista nei confronti degli scioperanti, in Provincia di Milano, durante il periodo resistenziale colpisce migliaia di lavoratori, 800 dei quali vengono deportati –Essi partono, rinchiusi nei vagoni bestiame, dal “binario 21” della stazione F.S. di Milano – con destinazione nei campi di concentramento. Nelle sole fabbriche del Nord Milano (Pirelli, Magneti Marelli, Breda, Falck, Stazione Locomotive di Greco, Ercole Marelli, ecc.), come ricordato sul “Monumento al Deportato” del Parco Nord, sono 635, oltre 200 dei quali non fecero ritorno. Poiché i lavoratori deportati in Germania, da tutta Italia, sono oltre 12.000, queste cifre indicano la dimensione ed il carattere della repressione nazifascista nel milanese. I lavoratori delle aziende più colpite furono nell’ordine: Breda, Falck, Caproni, Alfa Romeo, Pirelli, Innocenti. Infine i lavoratori, oltre a partecipare alla insurrezione armata nella fase conclusiva della liberazione, occuparono e presidiarono le fabbriche per impedire che i soldati tedeschi, in ritirata, distruggessero il patrimonio industriale del nostro Paese.

 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Da quanto sinteticamente illustrato sul ruolo e le modalità di lotta dei lavoratori milanesi nell’azione per la riconquista della libertà, la democrazia e l’indipendenza del paese con la Liberazione, si possono trarre le seguenti conclusioni.

1. La mobilitazione dei lavoratori, la partecipazione agli scioperi è stata possibile perché in modo puntuale la rete clandestina antifascista – già a partire dagli scioperi del marzo 1943 -, elaborò le piattaforme rivendicative da presentare alle direzioni partendo dai problemi concreti (retribuzioni, alimenti, condizioni di lavoro, diritti dei lavoratori - parità fra operai e impiegati, e tra donne e uomini -) oltre alla fine della guerra. Esperienza e prassi tutt’ora valida per aggregare i diversi mondi del lavoro.

2. Con quelle lotte e scioperi, mentre l’obiettivo fondamentale è la Liberazione e la fine della guerra, si conquistano risultati che aiuteranno e segneranno le conquiste sindacali della fase successiva alla Liberazione: la gratifica natalizia, il diritto al servizio mensa (con primo e secondo), la riconquista del diritto dei lavoratori ad eleggere le Commissioni Interne; elementi di parità fra uomo e donna e ed operai e impiegati.

3. Il ruolo dei lavoratori nella lotta di liberazione ed i valori di cui si fanno portatori nelle loro lotte, trovano implementazione nella Costituzione, che saranno poi tradotte in norme (salute, istruzione, previdenza, diritti dei lavoratori in fabbrica, parità –uomo donna) con decenni di mobilitazione e lotte per la conquista delle leggi attuative. Problema più che mai attuale per assicurare la parità di diritti, alle giovani generazioni, a fronte delle trasformazioni intervenute.

4. La ripresa e sviluppo dell’iniziativa dei lavoratori nelle fabbriche, la ricostituzione della coesione e solidarietà della classe operaia, ma anche dei vari strati dei lavoratori, favorisce la ricostituzione del sindacato unitario – la CGIL – come soggetto contrattuale e sociale autonomo (indipendente come diceva Di Vittorio) che dà un contributo importantissimo alla conquista della Repubblica ed alla elaborazione della Costituzione.

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A Lissone la raccolta firme "MAI PIÙ FASCISMI" continua

22 Mars 2018 , Rédigé par anpi-lissone

Sabato 24 marzo 2018 dalle ore 15 alle 19 in piazza Libertà a Lissone. 

 

L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Invitiamo a sottoscrivere questo appello:

 

appello “MAI PIÙ FASCISMI”

A Lissone la raccolta firme "MAI PIÙ FASCISMI" continua
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