Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
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anno scolastico 1940 - 1941

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.



Quando il 16 ottobre 1940 inizia l’anno scolastico, da quattro mesi i nazisti hanno occupato Parigi.
Parigi-giugno-1940.jpg
Il maresciallo Petain, dopo il crollo dell’esercito francese, ha firmato l’armistizio con i tedeschi. Pochi giorni dopo, l’anziano militare veniva nominato presidente della Repubblica di Vichy, istituita come governo collaborazionista della Germania. Dall’Inghilterra il generale De Gaulle annunciava alla popolazione francese attraverso la radio: “Qualunque cosa succeda la fiamma della resistenza francese non deve spegnersi e non si spegnerà”.

Quando i tedeschi erano a pochi chilometri da Parigi, il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini aveva annunciato di aver dichiarato guerra alle “democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente” e iniziava l’offensiva italiana sulle Alpi che costava all’Italia notevoli perdite e fruttava ben poco in termini di territorio conquistato. “Una pugnalata alle spalle” che costringeva la Francia a chiedere l’armistizio all’Italia.

A Lissone, le classi delle scuole elementari sono composte mediamente da cinquanta alunni.
Nella scuola della frazione Santa Margherita, classificata come scuola rurale, la cerimonia di apertura viene così descritta: «gli alunni, inquadrati, si recano con i loro insegnanti alla chiesa della vicina frazione Bareggia. Poi inquadrati davanti al monumento ai Caduti, rispondono al saluto al Re, al Duce e all’appello ai Caduti».
quaderno scuola rurale

Il 28 ottobre, nell’anniversario della Marcia su Roma, il Duce del fascismo ordinava l’inizio delle operazioni belliche contro la Grecia.


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Quest’anno l’Italia è in guerra e il 4 novembre è giorno di scuola. Un maestro
«ne approfitto per commemorare la giornata che ricorda la più strepitosa vittoria italiana, ricordando gli eoi che seppero dare la vita per la grandezza dell’Italia e invitando gli scolari a saperli imitare, se la difesa della nostra patria lo richiedesse». E un’altro insegnante della scuola elementare di Santa Margherita «infioriamo il quadro del Milite Ignoto, soldato nel quale la Patria ha esaltato tutti i suoi Eroi» e «vorrei proporre al Sig. Direttore che si intitoli l’aula ad uno dei Caduti della frazione».

7 novembre 1940: Il Federale di Milano visita gli stabilimenti industriali di Lissone.
Federale-a-Lissone.jpgLissone-Podesta-Cagnola.jpgLissone-il-popolo-ascolta.jpg


Scrive il maestro sul “Giornale della classe”: «Da parecchi giorni avevo invitato i miei scolari a prepararsi la divisa e infatti per le ore 14 ho potuto averne un bel numero in perfetta divisa di balilla. Alle 14,15 noi eravamo schierati di fronte alla Casa del Fascio ad attendere il capo del partito della Provincia.
Lissone ex casa del fascio
Appena arrivato gli furono presentate tutte le Autorità locali quindi, presa la bicicletta, si diresse a visitare gli stabilimenti. I balilla rimasero un po’ mortificati perché il federale non li passò in rassegna e quindi non tutti lo poterono vedere
».


Lissone municipio anni 4018 novembre 1940: «Oggi ho avuto un’altra grande soddisfazione perché ho potuto completare il pagamento delle tessere di balilla. Ho insistito molto per far portare i soldi ma sono riuscito nel mio intento. Ho anche ricordato l’anniversario delle inique sanzioni col dimostrare il perfido desiderio dei nostri nemici, specialmente della Francia e dell’Inghilterra di affamarci ed impedirci così di conquistare un posto al sole. Alle ore 10 poi, accompagnai tutti i balilla in divisa delle classi terze, quarte e quinte nel cortile del Municipio, dove sta murata la lapide ricordo, per la cerimonia commemorativa».


umberto di savoiaIl 13 dicembre 1940 arriva a Lissone nientemeno che Sua Altezza Reale il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, per visitare le caserme del paese.

distaccamento-militare.jpg delibera-11-12-1940.jpg

Il direttore ordina di sospendere le lezioni alle ore 12
«per consentire agli scolari di ritornare in divisa alle scuole Vittorio Veneto per le ore 13,30». Inquadrati vengono condotti davanti alla caserma principale, in via Besozzi, dove vengono schierati. La giornata non è particolarmente fredda, ma «il dover rimanere immobili per due ore non era particolarmente simpatico». Finalmente alle ore 16 il Principe arriva. «La lunga attesa li ha stancati un po’ ma quando il Principe li passò in rivista seppero stare sull’attenti come altrettanti soldati. Nei loro occhi si leggeva la gioia grande di aver visto da vicino un così nobile personaggio e il sacrificio della lunga attesa era completamente dimenticato».

principe Umberto Lissone 1940 b

principe Umberto Lissone 1940

principe Umberto Lissone 1940 a

 

Si avvicina il Natale ma a scuola si fanno prove di incursione aerea. Il 20 dicembre «al segnale d’allarme, dato dal Sig. Direttore con 3 suoni di fischietto, tutte le classi, secondo gli ordini impartiti, in silenzio sono scesi nel sotterraneo e là sono rimaste fino al segnale del cessato allarme dato con un suono prolungato di fischietto».

Le vacanze natalizie sono ridotte a tre giorni: il 24, 25 e 26 dicembre. Il 27 si ritorna a scuola: «per le eccezionali condizioni della nostra Patria, non si deve parlare di vacanza». Un altro maestro annota nel “Giornale della classe”: «le lunghe vacanze natalizie dovrebbero essere tolte anche negli anni venturi poiché lo studio ne trae maggior vantaggio».

8 gennaio 1941: «ricorre il genetliaco di S.M. la Regina Imperatrice. Immustro la figura nobile e magnanima della nostra Regina. Illustro poi le mplteplici attività della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e il largo contributo che ha dato nella guerra per la conquista dell’Impero, nella Spagna, in Albania e nell’attuale conflitto».


La guerra costa e allora si chiedono ulteriori sacrifici alle famiglie. Una circolare del segretario del Fascio di Lissone invita gli scolari ad essere generosi verso i soldati in guerra; in una quinta maschile
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Nelle classi femminili si procede alla raccolta di indumenti di lana per i militari. La maestra scrive: «nessuna delle mie scolare è in condizioni finanziarie tali da poter offrire neppure un capo di lana. Invito quindi le scolare ad offrire qualche lira per poter comperare della lana e confezionare poi con essa qualche paio di calze». È da sottolineare che in una pagina del “Giornale della classe”, di fianco al nome e ai dati anagrafici di ogni scolaro, vi era uno spazio in cui veniva indicata la condizione economica della famiglia!

E in un’altra quinta femminile: «con le mie alunne felicissime ho preparato il pacco con gli indumenti e altri oggetti destinati ai combattenti, che nel pomeriggio verrà portato al fascio. Contiene 12 paia di calze di lana, 9 paia di guanti, 1 passamontagna, molte buste con fogli di carta da lettera, biglietti postali, cioccolato, sigarette. Non mi aspettavo tanto! ».

Nelle classi femminili si procede alla raccolta di indumenti di lana per i militari. La maestra scrive: «nessuna delle mie scolare è in condizioni finanziarie tali da poter offrire neppure un capo di lana. Invito quindi le scolare ad offrire qualche lira per poter comperare della lana e confezionare poi con essa qualche paio di calze». È da sottolineare che in una pagina del “Giornale della classe”, di fianco al nome e ai dati anagrafici di ogni scolaro, vi era uno spazio in cui veniva indicata la condizione economica della famiglia!

E in un’altra quinta femminile: «con le mie alunne felicissime ho preparato il pacco con gli indumenti e altri oggetti destinati ai combattenti, che nel pomeriggio verrà portato al fascio. Contiene 12 paia di calze di lana, 9 paia di guanti, 1 passamontagna, molte buste con fogli di carta da lettera, biglietti postali, cioccolato, sigarette. Non mi aspettavo tanto! ».

 

20 febbraio 1941:
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«
Anche alla Cascina Santa Margherita si sente l’eco della guerra. Tutti i bambini hanno parenti prossimi e lontani richiamati alle armi. Parlo del sacrificio compiuto dai nostri soldati e del dovere, da parte nostra, di collaborare alla buona riuscita delle armi. I bimbi devono, come quattro anni orsono, offrire i rottami di ferro che possono sembrare inutili. Come durante la guerra per la conquista dell’Impero, anche ora la Patria saprà trasformare i rottami in potenti armi contro il nemico. Siamo lieti di aver partecipato anche noi alla vittoria finale». Un incaricato della Gioventù Italiana del Littorio ritira 50 chilogrammi di rottami offerti alla patria dagli alunni di Santa Margherita.
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E nel primo anno di guerra, per ricordare l’anniversario della Fondazione dei Fasci di combattimento (furono fondati il 23 marzo 1919 a Milano in Piazza San Sepolcro) un grande avvenimento per la scuola lissonese: «inaugurazione del gagliardetto dei Balilla e delle Piccole Italiane, che è intitolato a Giulio Venini, un caduto del fronte greco-albanese, proposto per la medaglia d’oro, già figlio di una Medaglia d’oro della Grande Guerra».

Dato il susseguirsi degli avvenimenti bellici, un maestro decide di dedicare il lunedì di ogni settimana per raccontare agli scolari quanto sta accadendo sui vari fronti.
K aprile 1941 Bengasi yugoslavia epiro macedonia 

4 aprile 1941: «Oggi ho dato la notizia ai miei scolari della riconquista di Bengasi».

7 aprile 1941: «Spiego ai miei alunni la ragione per cui l’Italia e la Germania hanno iniziato la guerra contro la Jugoslavia».

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21 aprile 1941: «
Commemoro la fondazione di Roma e la festa del lavoro. Inoltre do notizia della caduta della Jugoslavia che si è arresa».

24 aprile 1941: «Comunico ai miei scolari la notizia che le Armate dell’Epiro e della Macedonia sono capitolate».

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I soldati che sono impiegati in Albania hanno risposto alle lettere inviate dalle bambine di quinta. 

Una in particolare «è veramente interessante: un Alpino racconta un poco le vicende gloriose di laggiù».

21 aprile 1941: «Per commemorare il Natale di Roma e la festa del Lavoro, ascoltiamo una trasmissione organizzata dall’Ente Radio Rurale». Ciò è stato possibile grazie all’apparecchio radiomicrogrammofonico donato dall’Egr. Podestà Cav. Angelo Cagnola.

E per il 9 maggio, anniversario della fondazione dell’impero, il maestro scrive: «ricordo alla scolaresca la rapida e gloriosa conquista dell’Etiopia, inutilmente ostacolata dall’Inghilterra. In questo momento in cui si accende sempre più la speranza di una emancipazione del Mar Mediterraneo dal dominio britannico e si consolida la nostra fiducia nella vittoria finale e nel rafforzamento del potere italiano nell’Africa Orientale italiana, volgiamo ai nostri soldati, che in quelle terre combattono per la gloria d’Italia, il nostro affettuoso saluto ed il nostro ringraziamento».

In realtà in Africa gli inglesi erano passati al contrattacco, dilagando in tutti i possedimenti orientali italiani, Etiopia, Somalia, Eritrea, tanto che, dall’aprile 1941, il negus era ritornato trionfalmente ad Addis Abeba.

La scuola sta per finire. Come lo scorso anno termina il 15 maggio e non ci saranno gli esami di terza e di quinta. Gli alunni verranno giudicati solo attraverso lo scrutinio. Scrive sul “Giornale della classe” una maestra di quinta femminile: «Dedico questi ultimi giorni di scuola a lezioni di igiene ed economia domestica, che riusciranno certo tanto utili a queste donnine, molte delle quali lasceranno fra poco definitivamente la scuola».


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pagine del programma didattico di una V classe femminile
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Lissone, anno scolastico 1936-1937

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Nel seguente articolo vengono pubblicate le pagine contenenti la "Cronaca e le osservazioni dell’insegnante sulla vita della scuola"  del «Giornale di classe» di una quinta elementare della scuola "Vittorio Veneto" di Lissone nell’anno scolastico 1936-1937.

Dalla loro lettura è possibile avere uno spaccato della vita della scuola: ogni giorno gli insegnanti e i dirigenti scolastici cercano di plasmare gli animi dei piccoli scolari inculcando in loro gli ideali del regime.

L’istituzione scolastica fu un potente veicolo di propaganda del fascismo, uno dei più efficaci strumenti per l’organizzazione del consenso di massa.

 

In particolare si notino le cronache dei seguenti giorni :

 

18 novembre 1936: primo anniversario delle sanzioni inflitte dalla Società delle Nazioni all’Italia per la guerra d’Etiopia

 


18 dicembre 1936: primo anniversario in cui tutte le donne d’Italia dovettero donare il proprio anello nuziale per sostenere il paese in guerra

 


26 febbraio 1937: nella guerra di aggressione all’Etiopia, chi si oppone all’occupazione del proprio paese, in questo caso il Ras Destà, viene definito ribelle ed eliminato

 


20 marzo 1937: il maestro esalta la figura del Duce in terra d’Africa

 


7 maggio 1937: l’Ispettore scolastico cerca di mettere in rilievo, davanti agli scolari radunati, «i motivi altamente civili della conquista dell’Impero»


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"Cronaca e le osservazioni dell’insegnante sulla vita della scuola"  del «Giornale di classe» di una quinta elementare della scuola "Vittorio Veneto" di Lissone nell’anno scolastico 1936-1937.

       

 
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anno scolastico 1934 - 1935 (continuazione)

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Dal 23 al  28 gennaio: «ciclo di lezioni per la propaganda del riso».

Tra le iniziative del Regime, oltre alla "battaglia del grano",
battaglia del grano 
che aveva il preciso scopo di realizzare l'indipendenza economica dell'Italia attraverso l'incremento dell'agricoltura e che occupava un posto di primissimo piano nella didattica della scuola elementare,
battaglia-del-grano-copie-1.jpg Campagna per il consumo di zuccheo (1937)

 

si aggiunse , nel febbraio 1928 quella del riso, con la celebrazione della "giornata del riso" il 19 febbraio. Una circolare raccomandava ai capi delle scuole la più attiva propaganda per il consumo del riso, per evitare la crisi di sovrapproduzione di quel cereale.

 

31 gennaio: «per interessamento delle autorità locali e per gentile concessione del proprietario, oggi le scolaresche di quarta e di quinta hanno gratuitamente assistito al film “La camicia nera”. La film veramente bella non poteva essere più bella ed interessante, tanto dal lato morale quanto patriottico».

 

31 gennaio: «nel pomeriggio saggio ginnico guida presso la Casa del Balilla di Monza».
ginnastica3 ginnastica4

L’insegnante  vende i  francobolli della Refezione scolastica, le tessere di Piccole Italiane, raccoglie le iscrizioni alla Mutualità scolastica (anche con pagamenti a rate), è riuscita a convincere le sue alunne tanto che «quasi tutte si sono fatte la divisa di Piccole Italiane».
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25 marzo 1935: festa degli alberi
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La festa degli alberi, pur non essendo una creazione del fascismo - la sua istituzione risale al 1902 - venne sfruttata e piegata dal Regime all'opera di intensa propaganda intrapresa per la salvaguardia e l'incremento del patrimonio forestale italiano.

Con la circolare del 15 ottobre 1928 tutta la scuola era chiamata a celebrare questa festa per la quale venivano scelti il luogo e la data più adatti per l'occasione.
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Giornata delle due croci: quinta campagna nazionale per il francobollo antitubercolare
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28 aprile 1935: la nuova città di Guidonia
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12 maggio 1935: visita di Starace a Lissone
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12 mag 1935 Starace a Lissone


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14 maggio 1935: visita dell’Ispettore di Religione. Il maestro riporta a penna, in rosso, una citazione di Mussolini sulla religione
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la Leva fascista
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Cos’era la leva fascista?

Ogni anno con la Leva Fascista veniva solennizzato il rito di passaggio dei Balilla che avevano compiuto 14 anni nelle Avanguardie, mentre gli Avanguardisti che compivano i 18 anni passavano nei Fasci Giovanili (da dove, a 21 anni, sarebbero entrati nella Milizia e nel Partito).

Dal 1935 al gradino più basso vi erano i Figli della lupa

Nello stesso modo, con la Leva Fascista Femminile, avveniva il passaggio delle Piccole Italiane nelle file delle Giovani Italiane e di queste nel gruppo delle Giovani Fasciste.

La Leva fascista si celebrava il 24 maggio, nell'anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia. Nello stesso giorno, a partire dal 1934, aveva luogo in tutti i Comuni la Festa ginnastica nazionale, organizzata dall'O.N.B. Balilla e Piccole Italiane si esibivano negli esercizi ginnici seguendo gli ordini trasmessi per radio da un istruttore dell'O.N.B. che li guidava dal Foro Mussolini in Roma.

 

Saggio ginnico ed esercizi obbligatori
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Esami e fine dell’anno scolastico:
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Lissone, anno scolastico 1935-1936

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Alla metà degli anni trenta del novecento, tre regimi totalitari sono al potere rispettivamente in URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), in Germania e in Italia.

Nell’Unione Sovietica, Stalin, da circa dieci anni alla guida del Paese, dopo aver attuato la collettivizzazione forzata nelle campagne e fatto spostare manodopera dalla campagna all’industria, stava procedendo alla repressione dei suoi oppositori all’interno del partito comunista, mediante le “purghe” (processi senza garanzie processuali che vedevano come imputati dirigenti di partito).

In Germania Hitler, diventato cancelliere del Reich nel 1933, reprimeva il dissenso; venivano emanate le “leggi di Norimberga” (1935), con funzione soprattutto antisemita, che prevedevano la privazione dei diritti civili e politici.

In Italia il regime fascista di Mussolini era al culmine della sua potenza, tanto che desiderava provare all’estero che l’Italia era pacificata e che gli ultimi oppositori si erano arresi (con insidiose proposte, il Ministero della Giustizia faceva sapere di essere disposto a concedere ai detenuti politici la libertà condizionale in cambio dell’impegno di non occuparsi più di politica). In politica estera, la guerra d’Etiopia, svolta fondamentale nell’evoluzione della dittatura fascista, provoca il riavvicinamento tra l’Italia e la Germania. Il gioco delle alleanze europee risulta così suggellato per parecchio tempo.

 

Attraverso la cronaca dei giorni di scuola, scritta dal maestro sul “Giornale di Classe” di una quinta elementare, possiamo seguire gli avvenimenti riguardanti non solo Lissone, nell’anno scolastico 1935-1936, ma anche quelli dell’Italia nel contesto internazionale.

 

trascrizione del "Giornale della classe"

25 settembre 1935:
La mia classe è composta da 48 iscritti di cui 13 ripetenti. I primi giorni di scuola li spesi per un indispensabile riepilogo delle norme di pulizia, ordine, disciplina. Parlai inoltre dell’importanza dello studio e del rispetto che si deve all’Autorità. Cercai la forma più chiara e convincente, ma chissà quante volte dovrò ripetermi. Non mancai di aggiungere che la migliore preparazione al nuovo anno scolastico era quella di assecondare la lodevole iniziativa di assistere a una apposita S. Messa, chiamata dello scolaro.


2 ottobre 1935:
Oggi la scuola è terminata alle 3 per la memorabile adunata voluta dal Duce. Tutto il popolo italiano è con lui.

5 ottobre: Inaugurazione dell’anno scolastico e S. Messa.

12 ottobre: da lunedì l’orario è stabilito come segue:

8,30 – 8,45 ingresso                   

8,45 – 12 lezione

13,30 – 13,45 ingresso

13,45 – 15,30 lezione


26 ottobre:
fu ascoltata la radiotrasmissione ordinata dal segretario del P.N.F. agli scolari d’Italia. “Saluto al Re, saluto al Duce” “Visita a un campo di camice nere in partenza per l’Africa Orientale.


28 ottobre:
Anniversario della Marcia su Roma. Ho parlato in proposito ai miei scolari facendo rilevare tutto il bene che Mussolini ha fatto e continua a fare per la grandezza della nostra Italia.

Tutte le scolaresche, accompagnate dai rispettivi insegnanti, sono sfilate in corteo per le vie del paese indi si recarono in chiesa per assistere la Messa ai Caduti della Rivoluzione, poi il corteo si recò al Parco delle Rimembranze indi in Piazza Vittorio Emanuele III ove parlò il segretario politico. Dopo il saluto al Re e al Duce il corteo si sciolse.


4 novembre:
Anniversario della Vittoria. Corteo dei Balilla e delle Piccole Italiane al cimitero per la traslazione della salma di un glorioso caduto decorato di medaglia d’argento. Messa da campo e discorso analogo. Il corteo ha poi sostato al Monumento ai caduti per la lettura del Bollettino della Vittoria e furono deposte le solite corone.


8 novembre:
solenne ingresso a Macallè del generale De Bono

11 novembre: genetliaco del Re


originale del "Giornale della classe" del 18 novembre 1935

18 novembre:
Tutti i tricolori d’Italia sventolano, non per un lieto evento o per commemorare una data gloriosa, ma per protesta contro le sanzioni. Faccio scrivere le parole del Duce: Davanti alla minaccia di un assedio economico che la storia bollerà come un crimine assurdo, tutti gli italiani degni di questo nome, lotteranno organizzandosi nella più accanita delle difese.  – Spiego che siano le sanzioni e quale dovrà essere la nostra lotta per vincerle.

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5 dicembre:
Commemorazione di Balilla; narrazione e conseguenza storica.


18 dicembre:
Giornata della fede; colla donazione dell’anello nuziale da parte delle donne d’Italia,
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fu entusiastica quella dei rottami di metallo fatta anche dai miei scolari. 
Inaugurazione di Pontinia, terzo comune dell’Agro Pontino.


23 dicembre: dal 24 al 2 gennaio vacanze natalizie


21 gennaio 1936:
abbiamo sentito la trasmissione della radio sull’argomento: disfatta di Macallè 1896 – Macallè italiana 1936. Presa di Neghelli. Ritornata in classe, dopo la spiegazione data in merito alla radiotrasmissione, ho assegnato per casa il riassunto delle cose udite.


11 febbraio:
sesto anniversario della firma del Trattato del Laterano e del Concordato dell’Italia e la Santa Sede. Per l’annuale solennità civile, le scuole hanno fatto vacanza.


12 febbraio:
causa l’influenza ho segnato in questo periodo il maggior numero di assenze dei miei alunni.

16 febbraio: morte di Augusta Mussolini, moglie del compianto Arnaldo, donna di elette virtù.


originale del "Giornale della classe" del 19 febbraio 1936

19 febbraio: oggi la Nazione è imbandierata per celebrare la vittoria di Ambra Aradam. Illustro alla scolaresca la grande battaglia, leggo il comunicato, si partecipa al giubilo di tutti gli Italiani per la magnifica vittoria delle nostre armi. Il nostro pensiero si rivolge con gratitudine al Duce al Re a S.E.  Badoglio a tutti i capi e combattenti morti in terra d’Africa.


28 febbraio:
la bandiera italiana sventola sul nuovo bastione conquistato: l’Amba Alagi. Faccio partecipare gli scolari al giubilo del popolo italiano scrivendo un pensiero riconoscente al Duce ed ai nostri eroici soldati.

29 febbraio: sabato, ultimo di carnevale si fece vacanza.


3 marzo:
Commemorazione del quarantesimo anno della battaglia di Adua. Parlo alla scolaresca della Messa al campo fatta a Roma sull’Altare della Patria il 1° marzo con la partecipazione del Re, del Duce e di tutte le autorità militari e politiche, assumendo così carattere nazionale per la commemorazione suddetta.  I morti di Adua sono finalmente vendicati.

23 marzo:
Commemorazione del 17° anniversario della fondazione dei primi Fasci di combattimento per opera di Benito Mussolini in Piazza San Sepolcro a Milano. Quest’anno la celebrazione è più vibrante perché fatta sotto l’ala della vittoria africana.


26 marzo:
Il popolo italiano porge il suo commosso saluto e augurio a Maria di Piemonte, l’augusta crocerossina che parte domani per l’Africa Orientale e si appresta a dare l’opera personale di volontario sacrificio sulla nave ospedale Cesarea. Ancora una volta la Casa Reale dà l’esempio più alto e magnifico e porta laggiù la voce amorosa della Patria. Tutte unite nel sentimento e nel valore.


28 marzo:
consegno £ 10 per l’iscrizione della mia classe alla Croce Rossa Italiana.


2  aprile:
Dopo aver distribuito ai miei scolari il medaglione con l’effige del Duce, li ho fatti marciare inquadrati al Campo Sportivo, dove hanno compiuto qualche esercizio di ginnastica e cantato gli inni della Patria. La cerimonia è finita con il saluto al Re l Duce e all’on. Ricci. Era presente il Segretario Politico.

3 aprile: Celebrazione del decennale dell’Opera Nazionale Balilla.

La scolaresca, accompagnata dai rispettivi maestri, si radunarono in cortile; erano presenti le autorità religiose e civili. Balilla e Piccole Italiane e insegnanti erano in divisa, ascoltarono attentamente le parole pronunciate prima dal comandante la coorte Balilla poi dal nostro esimio Sig. Ispettore.

4 aprile: Domani giornata della doppia croce: parlo dei benefici apportati dalla lotta contro la tubercolosi.
 



dal 9 al 14 aprile: vacanze pasquali

28 aprile: Celebrazione del Natale di Roma e festa del lavoro. Continuo ad impartire notizie sul censimento.


5 maggio 1936:
Badoglio è entrato in Addis Abeba. Annuncio del Duce a tutto il mondo.Leggo il discorso del Duce (si commenta) e faccio cantare un inno alla Patria. Alle 10 e mezzo tutte le scolaresche accompagnate dai rispettivi insegnanti si recarono al Parco delle Rimembranze.


9 maggio 1936:
Proclamazione per radio dell’Impero italiano d’Etiopia. Illustro alla scolaresca la fondazione dell’Impero. Solenne Te Deum di ringraziamento, coll’intervento delle Autorità, Balilla, Piccole Italiane e Combattenti

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24 maggio 1936: Commemorazione dell’entrata in guerra e della leva Fascista. Tutte le scolaresche, accompagnate dai rispettivi insegnanti, parteciparono al corteo che si recò al Parco delle Rimembranze e poi in piazza dove il Segretario Politico celebrò la data memorabile e lesse il discorso del Duce pronunziato in occasione della fondazione dell’Impero.


26 maggio:
Siamo andati in cortile ad ascoltare l’ultima trasmissione dell’Ente Radio Rurale. Abbiamo sentito il saggio di canto corale eseguito da lacune scolaresche di Roma.


2 giugno: Quest’oggi la mia scolaresca ebbe la visita del Sig. Prevosto per la prova annuale di Religione. Tutti gli interrogati risposero molto bene. Il Sig. Prevosto ne fu molto contento

12 giugno 1936: Saggio ginnico al Campo Sportivo eseguito dalle classi 3a 4a e 5a . Furono eseguiti gli esercizi obbligatori dell’Opera Nazionale Balilla ed alcuni canti patriottici. Erano presenti le Autorità locali, il Segretario Politico e il Capo Zona di Lissone.


22 giugno 1936: termine delle lezioni

23-24-26-27 giugno: Si svolgono le operazioni di esame. Risultato: presenti 45 – approvati 34 – non approvati 5 – rimandati a settembre 6

materiale didattico
 

   

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Lissone: un secolo tra i banchi di scuola

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Ricercando negli archivi comunali, Renato Pellizzoni, appassionato studioso della storia del XX secolo, e Maurizio Parma, profondo conoscitore di storia locale, hanno visionato documenti riguardanti la scuola pubblica a Lissone, dai più antichi risalenti alla seconda metà del XIX secolo (1860 – 1900) fino a quelli del ventennio fascista (1922 - 1945).

Di particolare interesse, negli anni dal 1930 al 1945, sono le notizie contenute nel “Giornale della classe" (così era chiamato il registro), dove gli insegnanti riportavano la cronaca e le osservazioni sulla vita scolastica. Analizzando questi giornali classe, soprattutto delle quarte e quinte classi delle elementari, si constata come “la rivoluzione nasceva non sulle piazze, ma nelle aule delle scuole elementari, quando ai giovani veniva tolto il senso della libertà individuale e la prospettiva del loro futuro obbligatoriamente si allineava a quella del cittadino-soldato. Il fascismo coltivò la propria dottrina in modo massiccio tra i ragazzi tentando di creare una generazione di ‘italiani nuovi’ .

Il ventennio ha prodotto un proprio sistema pedagogico che ricalca e continua quello comune a tutti i regimi totalitari, in cui la scuola costituisce un mezzo importante per inculcare nei giovani gli ideali del regime.

L’istituzione scolastica diventò ben presto un potente veicolo di propaganda del fascismo, il più efficace strumento per l’organizzazione del consenso di massa.

È proprio la scuola elementare, infatti, il primo e più importante gradino del lungo processo di irreggimentazione e indottrinamento, il cui obiettivo primario era quello di costruire futuri soldati, uomini ciecamente pronti a “credere, obbedire e combattere(1)”.   


 

“Fondamentale nello sviluppo di questa operazione di ingabbiamento della gioventù fu l'adesione supina e consapevole dei maestri e delle maestre che non fecero mai opposizione. Il fascismo li blandì ed onorò la loro opera (2)”.



   

In un articolo sono pubblicate immagini di documenti della scuola pubblica di Lissone negli anni successivi all’Unità d’Italia fino alla fine dell’ottocento.

Per gli anni del fascismo, invece, sono state trascritte alcune pagine del “Giornale della classe”: la loro lettura consente di avere uno spaccato della vita non solo degli studenti e della scuola ma anche del paese e della nazione.

 

(1) Elena D'Ambrosio ricercatrice Istituto di Storia Contemporanea "P. A. Perretta" autrice di “A scuola col duce – l’istruzione primaria nel ventennio fascista”

(2) Ricciotti Lazzero nell’introduzione al libro di Elena D'Ambrosio “A scuola col duce – l’istruzione primaria nel ventennio fascista”

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Il Testo unico di Stato

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

(continuazione de "La scuola sotto il Fascismo) 

Il libro di testo unico
Un posto di primo piano è naturalmente riservato all’apologia del fascismo. Mussolini, il creatore dell’ "Italia nuova", occupava il vertice. Il culto della sua persona raggiungeva livelli davvero impensabili di fanatismo, assumendo forme di vera e propria idolatria (la sua figura metteva in ombra anche quella, istituzionalmente più importante, del Re), accanto al culto della Patria e delle sue insegne (la bandiera), l’esaltazione della Grande Guerra e dei suoi martiri, il mito di Roma.

Il tema della guerra - come momento di formazione per la nuova nazione fascista, strumento di difesa della patria e strumento di espansione e affermazione dell’Italia fascista - e immagini belliche sono disseminate un po’ dappertutto.

Non mancava la celebrazione della famiglia, nucleo sociale basilare, dove il ruolo della donna non poteva essere che quello di moglie forte e madre prolifica, massaia sobria e attenta, dotata di un enorme spirito di sacrificio.

L’obbedienza era la prima, fondamentale e forse l’unica qualità che il fascismo chiedeva ai bimbi d’Italia.

Con la Legge del 31 dicembre 1934 si introducevano la pratica e la cultura militare nella scuola (obbligatorie per i ragazzi dagli 8 ai 21 anni) realizzando pienamente la formula fascista "Libro e moschetto fascista perfetto". 
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Nel motto dato ai giovani, libro e moschetto, il libro si riduceva ogni anno più a un corpo chiuso di poche cognizioni ufficialmente accettate, a un catechismo, a un decalogo; e il moschetto legittimava l'ignoranza, il disprezzo di ogni ulteriore aspirazione alla cultura, la prepotenza, una tracotanza spavalda che, come si vide poi, era tutto il contrario del coraggio. Riluttanza ad apprendere, riluttanza a pensare; visto che l'articolo primo del decalogo del perfetto fascista assegnava il pensare e il decidere per tutti al solo capo, con quel lemma: «Il duce ha sempre ragione». (Qualcuno, ricordando che Mussolini era stato maestro di scuola, disse fin dal 1930 che egli voleva fare dell'Italia una scolaresca modello come è descritta in una strofetta infantile: Silenzio perfetto, / chi tace un confetto, / chi dice parola / va fuori di scuola).

 

Nella seconda metà degli anni Trenta, con la conquista d’Etiopia e la fondazione dell’Impero,illustrazione-serie-guerra-d-Etiopia.jpg il tema bellico assumerà un’importanza sempre maggiore.

 (Illustrazione di A. Bertiglia: serie guerra d’Etiopia e Impero)

Con la guerra d’Etiopia, e poi nel 1938 con la promulgazione delle leggi razziali contro gli ebrei, il fascismo mise in campo le teorie che proclamavano la superiorità della razza ariana nei confronti, in particolare, delle popolazioni dell’Africa Orientale e degli ebrei, cui, dal 1938, fu vietato l’accesso a tutte le scuole.

La paziente, quotidiana, intensiva opera di propaganda nelle scuole e nella vita pubblica diede i suoi frutti. I ragazzi espressero i loro sentimenti di adesione nei compiti in classe, nei temi, nei diari.

In particolare, dall’analisi del Testo unico di Stato risulta che:

-        Fin dalla prima pagina, dedicata all'inizio della scuola, erano subito evidenti i temi ricorrenti del libro di testo: la religione, il Re Imperatore, il Duce; quest'ultimo con il suo sguardo "magnetico" era paragonato ad "un'aquila che apre le ali e sale nello spazio ... è una fiamma che cerca il vostro cuore per accendere di fuoco vermiglio". Gli argomenti erano improntati alla retorica di regime ed erano resi con un linguaggio magniloquente ed artificioso, tipico dello stile di comunicazione fascista.

-        Nelle letture, su 219 pagine ben 64 (29,2%) erano dedicate all'apologia del fascismo. Mussolini occupava il primo posto, il culto della sua persona raggiungeva livelli di fanatismo, tanto che l'autore scriveva: "Anche noi possiamo rivelarvi tutta la nostra legge e tutta la nostra fede di fascisti, in un istante. Basta una parola sola: Duce!" Seguivano poi la cronaca, le storie, le cerimonie ed i riti, le organizzazioni giovanili, le realizzazioni e le opere pubbliche, insomma tutto lo stile di vita del fascista perfetto.

-        Un'altra importante parte del libro era riservata ad argomenti religiosi, che con 37 pagine (16,8%) tenevano il secondo posto: si trattava di una religione sempre in sintonia con lo Stato e con il partito, conforme allo spirito ed al dettato del Concordato tra Chiesa e Stato fascista.

-        C'erano quindi i 26 fogli (11,8%) riservati all'esaltazione della grande guerra, che proponevano, attraverso gli eroi ardimentosi, quell'interpretazione mitico-risorgimentale del conflitto.

-        Un altro settore considerevole (22 pagine, il 10%) era dedicato all'impresa d'Etiopia, alle "gloriose gesta" dei nostri soldati contro "le orde del Negus", anche questo argomento serviva per magnificare "il grande valore degli italiani", guidati alla vittoria dal Duce. Leggermente distanziati (7 pagine, il 3%), ma sempre presenti anche nei racconti non espressamente dedicati a loro, erano i membri di casa Savoia, fra i quali risaltava ... "il più bell'ufficiale dell'esercito italiano".

-        Concludendo, l'analisi quantitativa delle pagine del libro risulta che ben 156 fogli su 219 erano dedicati alla propaganda, diretta o indiretta, di regime con una percentuale del 71%. I restanti 63 fogli (28,7%) trattavano, in modo consueto, argomenti come le stagioni, poesiole (risparmio, frugalità, coraggio e tenacia nel sacrificio) e storie di animali. 

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Dal “Breviario del maestro”:

 

Aritmetica

Prodotti di più fattori

Quanti balilla sono 8 colonne di balilla, ciascuna di 30 sestiglie? (6 x 30 x 8)

Problemi

Diciotto Balilla partecipano ad una gita: se tutti pagassero, la quota di ciascuno sareb­be di L. 17.50. Siccome pagano soltanto 15 balilla, quanto paga ciascuno di essi?

S.: L. (17,5 x 18) = L. 315 (spesa totale)

L. (315 : 15) = L. 21 (spesa unitaria)

R.  Ciascuno di essi paga L. 21

 

Quattro balilla stanno giocando con le biglie. Il primo di essi ne ha 28; il secondo il doppio del primo; il terzo quanto il primo ed il secondo insieme; il quarto la metà terzo. Quante biglie hanno insieme?

S.:

I balilla biglie                         28

II balilla biglie                        28 x 2       56

III balilla biglie                       28 + 56     84

IV balilla biglie                        84: 2        42

                         biglie            (28+ 56+84+42) = biglie 210

R. Quei quattro balilla hanno insieme 210 biglie. 

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da pagina 318 del libro di III elementare: "... per la santa impresa di sgominare i senzapatria era necessario un capo ... il salvatore ..."
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Gioco dell’Oca guerra d’Etiopia

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Storia: da pagina 327 del libro di III elementare

"Gli eroi …. della Rivoluzione Fascista hanno fatto la Patria libera, unita, prospera e forte. Spetta ora a voi crescere sani di mente e di corpo per continuarne l'opera, in modo che l'Italia sia, ancora una volta, splen­dido faro di civiltà; pronti, come i vostri padri ed i vostri avi, se la Patria chiamasse, a balzare alle armi, ed a cadere serenamente, se la sua salvezza e la sua grandezza esigesse da voi il sacrificio supremo."

Nonostante tutto, quell’imponente complesso creato per preparare i ragazzi al futuro combattimento si sfasciò. La scuola fascista fallì. L’educazione guerriera - con i manuali "manipolati", le adunate, le marce, gli inni, i canti rivoluzionari - non lasciò traccia sulla crescita morale di buona parte della gioventù di allora.

Purtroppo ci fu chi, con la guerra, finì in Russia, in Albania, in Cireneaica, in Somalia, in Tunisia. Molti non fecero più ritorno. E sotto quella "cappa nera" che aveva soffocato il libero pensiero si formarono gli uomini che alla fine del ventennio avrebbero guidato la democrazia.

 "Esaminando ciò che il fascismo ha fatto sui banchi di scuola – ha scritto Ricciotti Lazzero nell’introduzione al libro "A scuola col duce", - si possono trarre gli elementi per capire e giudicare qualunque ideologia totalitaria nata o che nasca intorno a noi."


a Lissone una mostra sulla scuola primaria durante il regime fascista

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i primi documenti sulla scuola a Lissone

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Da una ricerca sulla scuola pubblica, effettuata negli archivi comunali di Lissone, da Renato Pellizzoni, appassionato studioso di storia del XX secolo, e Maurizio Parma, profondo conoscitore di storia locale.

  
Risalgono al 1861 (anno dell'Unità d'Italia) i primi documenti rinvenuti negli archivi comunali. Anno scolastico 1861-1862

Regnava Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia.

E’ il registro di due classi : prima e seconda superiore maschile.

Vi erano due esami: a metà anno scolastico e alla fine.

Il maestro si chiamava Giovanni Mussi.

Le due classi erano composte da 51 alunni (iscritti al 15 ottobre 1861)

Presenti all’esame di metà anno 43 e a quello di fine anno 44

Approvati a metà anno 30; non approvati 13

Presenti all’esame di fine anno 44

Promossi 40; non promossi 4

 

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L’organizzazione scolastica si basava su una legge del 1859, la legge Casati, che regolava l’insieme delle norme, fino all’università, stabilendo il principio di una scuola elementare unica, gratuita e obbligatoria per i ragazzi e le ragazze, e dipendente finanziariamente dai Comuni, mentre le scuole superiori e le università dipendevano dallo Stato.

 


anno scolastico 1864 - 1865
 

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Nel 1870 le principali attività degli abitanti erano l’agricoltura, la tessitura casalinga con i telai a mano, pochi erano ancora i falegnami. Gran parte della popolazione aveva qualche pezzo di terreno che in parte coltivava a granoturco, frumento, patate, piccolo orto. Su molti terreni si piantavano e coltivavano i gelsi necessari per produrre col loro fogliame il cibo per i bachi da seta.
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Molti lissonesi si dedicavano a questo lavoro che durava circa due mesi, dalla metà di maggio alla fine di giugno, senza perdere il normale lavoro. Raccolti i bozzoli, si portavano alla filanda.


Nel 1870 nacque anche la Sociètà di Mutuo Soccorso fra operai e contadini. La Società oltre allo scopo della mutualità aveva anche quello dell’elevamento morale e intellettuale dei lavoratori ed era un punto principale e speciale quello della cultura e istruzione.

società mutuo soccorso fronte
La prima sede della Società di Mutuo Soccorso

 

anno scolastico 1873 - 1874

1873 74 registro 1873 74 relazione finale fronte

 

il documento è firmato dal sindaco di allora, Angelo Meroni  

 

1873 74 relazione finale 1873 74 relazione finale pag2 1873 74 relazione finale pag3

 

Nella sua relazione annuale il maestro segnala al Sindaco del Comune le numerose assenze degli scolari:

«L’insegnante non può tacere che tali assenze vennero occasionate per la massima parte dalla indulgenza dei genitori  e dalla costumanza combattuta sempre dal sottoscritto, ma non del tutto ancor vinta, di tenere lontano i figli dalla scuola ogni volta giovi servirsi dell’opera di essi nelle officine e nelle casalinghe occupazioni ed è per questo che si ebbero a lamentare anche le solite assenze nelle singole ..... nei mesi di maggio, giugno e parte di luglio in occasione dell’allevamento dei bachi da seta e dei lavori campestri».

 

scuola comunale mista maschile di Santa Margherita, frazione di Lissone, anno scolastico 1876 - 1877

La maestra è tenuta, in base al regolamento scolastico, a informare il Sindaco sull'andamento della classe:

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relazione della maestra Agostoni Marietta (6 settembre 1878) 

 

Illustrissimo Signor Sindaco

In omaggio all’articolo 95 del vigente regolamento scolastico, la scrivente si fa premuroso dovere di trasmettere a V. S. I. la relazione sull’andamento della classe prima sezione inferiore di questa scuola maschile communale da lei diretta e condotta nell’ora spirato anno scolastico 1877-78.

Apertura della scuola 6 novembre

Alunni inscritti 138

Presenti all’esame della prima metà dell’anno 130

Presenti all’esame della seconda metà dell’anno 90

Promossi 43

Frequenza media nella prima metà dell’anno 120 nella seconda metà 100

Orario delle lezioni dalle 2 alle 5 pomeridiane diviso come sègue :

Dalle 2 alle 3 ½ per la prima metà degli alunni e dalle 3 ½ alle 5 dalla seconda metà.

Profitto sodisfacente, non ostante la poca durata dell’orario.

Disciplina degli alunni lodevole, sicome fu costatato da Onorevole Soprintendenza scolastico e dall’Illustrissimo SiG. Sindaco che presenziò l’esame

Col massimo ossequio si rassegna

Maestra Agostoni Marietta

Lissone li 6 settembre 1878



Nel 1878 si inaugurava la Scuola di Disegno e Intaglio

Lissone nel 1878 non aveva ancora la stazione ferroviaria, benchè già passasse nel suo territorio la linea Milano-Como.   (classe III maschile e II femminile)

La stazione «Lissone-Muggiò» venne costruita, infatti, tra il settembre 1881 e il maggio del 1882.

La linea ferroviaria Milano-Monza di 13 Km, la prima strada ferrata dell'Italia settentrionale, era stata realizzata nel 1840. Nel 1861 la linea ferroviaria venne prolungata sino a Como, ponendo il borgo di.Lissone direttamente sulla tratto ferroviario, compreso tra le due stazioni di Monza e Desio.
1882 stazione di Lissone


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Anno scolastico 1898 -1899 alla scuola elementare di Via Aliprandi


E nel 1899 arriva l'energia elettrica: il Comune di Lissone stipulò un contratto con la Società monzese di elettricità affinché fosse impiantata la conduttura dell' energia elettrica e le relative lampade, garantendo così l'illuminazione del centro abitato, fino a quel momento ancora affidata a lampade a petrolio.
Tuttavia l'arrivo dell'energia elettrica interessò solo il centro, lasciando le frazioni Aliprandi e Bareggia per lungo tempo ancora soggette alla scarsa illuminazione di qualche lampada a petrolio.

 


1903 04 registro

Anno scolastico 1903 -1904 scuola elementare di Via Aliprandi 

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Anno scolastico 1934 - 1935

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.

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Dalla lettura del “Giornale della classe” di alcune quarte e quinte scaturiscono alcune osservazioni (le parti in corsivo sono tratte fedelmente dalle pagine scritte di proprio pugno dal maestro o dalla maestra):

all’insegnante viene affidato il compito di fare della propaganda al regime fascista. Nel messaggio radiotrasmesso, il 17 novembre 1934, il ministro dell’Educazione Nazionale Ercole ricorda «la delicatissima missione che il regime ha affidato agli insegnanti» e «quanto si aspetti dalla loro opera». Dal 18 novembre 1934 per gli insegnanti vige l’obbligo di indossare la divisa durante le ore di lezione.


Durante le ore di lezione è un continuo richiedere con insistenza da parte degli insegnanti, sia di soldi per il regime e per le sue opere (per l’acquisto delle tessere di Piccole Italiane,nelle sezioni femminili, per quelle dell’Opera Nazionale Balilla, per «l’Albo di cultura fascista, in vendita in classe per ordine superiore», per il pagamento delle pagelle, per la Mutualità scolastica, per i francobolli pro refezione scolastica e per la campagna antitubercolare, per l’iscrizione alla Dante Alighieri, per la biblioteca scolastica), sia di materiale, come, ad esempio, indumenti a beneficio dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia.
A questo proposito scrive una maestra «consegno il pacco di indumenti raccolti nella mia classe e confesso che sono stata assai contenta del modo come hanno risposto le mie alunne. Benché povere hanno offerto 31 capi di indumenti completamente nuovi». Un altro maestro segnala: «la mia classe è composta di elementi molto poveri» tante che pagano la tessera di iscrizione all’Opera Nazionale Balilla «a rate di 10 centesimi alla settimana».
In un pagina del “Giornale della classe”, per ogni alunno, erano indicate le condizioni economiche della famiglia! Ed una maestra «conscia del compito che incombe all’Insegnante fascista, farò del mio meglio affinché la totalità delle mie alunne sia iscritta sia all’O.N.B. sia alla Mutualità scolastica».

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cos'era l’Opera Nazionale Balilla?

La scuola, pur ricoprendo un ruolo insostituibile nell'istruzione ed educazione dei giovani, non era sufficiente a formare quell' "italiano nuovo" voluto dal fascismo. Ad integrare e completare l'azione della scuola fu creata l'Opera Nazionale Balilla con il compito di curare l'assistenza e l'educazione fisica e morale della gioventù italiana.

Realizzando una serie di attività a carattere culturale, politico, paramilitare, sportivo e ricreativo, accrebbe il suo ruolo dentro la scuola, richiedendo la collaborazione e il contributo degli insegnanti per il tesseramento dei ragazzi e il loro inquadramento nelle file dell'organizzazione.

L'Opera Nazionale Balilla, introdotta con la legge 3 aprile 1926, prese nome dal leggendario ragazzo genovese Giovanni Battista Perasso, detto il "Balilla", - ogni anno ricordato con solenni celebrazioni - che nel 1746 aveva dato inizio all'insurrezione di Genova, scagliando un sasso contro gli occupanti austriaci.

 

e la Mutualità scolastica?

La Mutualità scolastica ebbe origine a Milano, nel marzo del 1907, quando alcuni socialisti, insegnanti ed ex alunni della scuola elementare di via Giulio Romano, fondarono la società di ginnastica "Sempre Uniti" e strinsero "vincoli di fraternità" istituendo un Mutuo Soccorso scolastico. L'iniziativa fu presa ad esempio da molte altre scuole, in breve tempo ebbe carattere nazionale e tre anni dopo il Parlamento promulgò la legge sulla Mutualità Scolastica.

Nel 1929 la Mutualità scolastica entrò a far parte del programma fascista sull'assistenza: la legge n.17 del 3 gennaio istituì l'Ente Nazionale per la Mutualità scolastica che inglobò tutte le società locali e regolamentò il versamento dei contributi per il sussidio di malattia agli allievi.

Con il versamento di 10 lire annue corrisposte a rate, 25 centesimi ogni marchetta settimanale che veniva appiccicata sull'apposita tessera, i soci che cadevano malati ricevevano il sussidio per tutte le malattie acute e croniche insorte dopo l'iscrizione alla Mutualità.

L'Ente Nazionale per la Mutualità scolastica fu sciolto nel 1938.

Per la propaganda e di conseguenza la diffusione della mutualità scolastica le autorità facevano affidamento sull'azione dei maestri elementari, per i quali il servizio era obbligatorio. Essi avrebbero per questo ricevuto "un segno di approvazione e di riconoscimento".

 

la “Dante Alighieri” per gli Italiani all'estero

Particolare attenzione veniva riservata alla propaganda nelle scuole della Società "Dante Alighieri", sorta nel 1889 per la diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero, attiva soprattutto nei Paesi dove si era indirizzata l'emigrazione italiana. La tessera di iscrizione all'associazione veniva rilasciata dietro il contributo di una lira all'anno. Ancora nel 1934 il ministro Ercole esortava i responsabili scolastici a continuare la loro opera di propaganda a favore di tale società.

Il 25 settembre 1934 inizia la scuola; scrive un maestro di quinta «la mia classe è composta di soli 48 alunni. Alcuni ragazzi quest’anno non frequentano più perché vanno a bottega».

In una sezione femminile invece: «mi viene affidata una terza di 60 alunne di cui 20 ripetenti. Numero forte ma ormai legale per Lissone». Quasi tutte le alunne indossano il grembiule bianco «che dà alla classe un aspetto di ordine e pulizia mai ottenuto con il grembiule nero».

 

5 ottobre: «Domani vacanza per l’arrivo del Duce a Monza. Riesce più che naturale che la giornata si passi tratteggiando la figura e le opere di questo grande Uomo che sa dimostrare al mondo intero che cosa è il Fascismo».

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27 ottobre: «Domani anniversario della marcia su Roma. Illustro le ragioni che condussero a tale data ed i vantaggi non solo nazionali ma mondiali che portò il fascismo con l’avvento al potere».
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28 ottobre: «tutta la scolaresca in divisa in Piazza Vittorio Emanuele II».

 

Il 31 ottobre, in occasione della “Giornata del Risparmio”, alla fine delle lezioni pomeridiane, nel cortile della scuola, alla presenza di tutte le autorità politiche, civili e religiose locali, vengono premiati 50 alunni più poveri e meritevoli con un libretto della “Cassa di Risparmio delle Province Lombarde”.

 

Tessere di Piccole Italiane
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Dal 18 novembre 1934 per gli insegnanti vige l’obbligo di indossare la divisa durante le ore di lezione.
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19 novembre: nessuno si presenta a scuola
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26 novembre: l’insegnante insiste per  far iscrivere gli alunni alla Mutualità Scolastica, ma ...
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27 novembre 1934: si deve vendere per ordine superiore!!!
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poi l’insegnante cerca di farsi promotrice delle assicurazioni i.N.A.
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e per la “Giornata della Madre e del Fanciullo”
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L'Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell'Infanzia

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La speciale attenzione rivolta al problema demografico e alla sanità fisica e morale dell'infanzia fu una delle ragioni che spinse il fascismo alla istituzione, con la Legge 10 dicembre 1925, dell'Opera Nazionale per la protezione della Maternità ed Infanzia (O.N.M.I.).

Ogni 23 dicembre veniva celebrata la Giornata della Madre e del Bambino dedicata alla "esaltazione della maternità e dell'infanzia". In questo giorno venivano distribuiti in tutta Italia, a cura dell'Opera, vestiario e corredini per le gestanti in difficoltà, premi di nuzialità e natalità.


continua

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Inizio dell'occupazione alleata in Italia

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #II guerra mondiale

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A fine settembre 1943 in Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia l'occupazione tedesca era ormai terminata. In Sardegna, le forze naziste, sulla base di un accordo con il generale Antonio Basso, si erano ritirate in Corsica e avevano raggiunto rapidamente la Toscana. Anche gran parte del territorio campano era libero, a eccezione della provincia di Caserta, e in particolare della sua area nord. L'Abruzzo, invece, avrebbe subito, ancora per molti mesi, l'occupazione nazista.

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L'esercito anglo-americano, dopo aver raggiunto Napoli, avanzava lentamente incalzando i tedeschi. A metà ottobre infuriò la battaglia sul Volturno cui seguì, in dicembre, la battaglia per la conquista di monte Camino e l'assalto a Monte Lungo.

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A metà gennaio 1944, la 5a armata si attestò lungo la linea Gustav. Poi vi fu il lungo stallo di Montecassino.

Per entrambi gli eserciti, le esigenze militari avevano priorità assoluta.

Nel caso dei tedeschi ciò implicava il controllo totale del territorio, al cui interno si collocava la strategia del terrore contro i civili. Per gli anglo-americani - nemici durante la campagna di Sicilia e poi alleati in quella d'Italia - il discorso era più complesso. Essi infatti dovevano contemporaneamente procedere nelle operazioni militari e garantire il governo dei territori liberati, confrontandosi con i bisogni urgenti di una popolazione civile che aveva vissuto tre lunghi anni di guerra. Ma c'era dell'altro. In Italia inglesi e americani giocavano una partita importante anche sul piano degli equilibri interni alla coalizione antifascista in relazione sia all'Unione Sovietica sia al confronto-scontro tra Stati Uniti e Gran Bretagna. L'armistizio dell'8 settembre 1943, la formazione del Regno del Sud e la successiva dichiarazione di guerra alla Germania, la definizione del cosiddetto "armistizio lungo", il riconoscimento da parte sovietica del piccolo staterello italiano sono tutti elementi di un processo complesso, attraverso cui prende corpo, tra conflitti e incertezze, la strategia alleata per l'Italia postfascista.

La campagna d'Italia era stata decisa, dopo molte esitazioni, sulla scia della conferenza di Casablanca del gennaio 1943, in cui venne definito, come obiettivo conclusivo del conflitto, la "resa incondizionata" di tutte le potenze dell'Asse. Tuttavia, tra inglesi e americani c'era una diversità di opinioni circa l'opportunità di aprire un fronte di guerra in Italia, una diversità che può essere intesa nel contesto delle dinamiche militari in Nord Africa, dove la posta in gioco era il controllo del Mediterraneo. In maggio, l'8a armata guidata da Montgomery conquistò Tunisi, occupata nel novembre 1942 dalle truppe di Rommel. L'esercito inglese si ricongiunse con la 1a armata americana che avanzava dopo lo sbarco in Marocco e Algeria. Il 12 maggio 1943 vi fu la resa tedesca: con tutta l'Africa settentrionale libera si riapriva la possibilità di controllare la navigazione nel Mediterraneo".

Nella strategia inglese era necessario che l'avanzata alleata continuasse in Sicilia e, poi, in Italia. Churchill sosteneva con convinzione questa opzione, considerandola una tappa indispensabile in vista di un successivo impegno anglo-americano nei Balcani. Roosevelt era invece un sostenitore assai più tiepido dell'impresa, che peraltro, per molti mesi, costituì l'unico scenario di guerra statunitense in Europa. In ogni caso, una volta intrapresa la campagna d'Italia, il Quartiere generale delle forze armate alleate (AFHQ), dislocato ad Algeri, acquisì un peso determinante anche sul piano politico. Centrale divenne il ruolo del comandante supremo Dwight Eisenhower e gli stessi Affari civili dei territori occupati divennero di competenza militare.

 

L'operazione Husky iniziò il 10 luglio 1943 e, in oltre un mese, portò alla conquista dell'isola. Subito dopo la proclamazione dell'armistizio, vi fu lo sbarco di Salerno, l'operazione Avalanche. Dalle trattative del cosiddetto "armistizio corto" era stata esclusa l'Unione Sovietica, che rimase fuori anche dalla gestione di quello "lungo", concluso il 29 settembre 1943.

Fin dall'inizio dell'invasione siciliana operò l'AMGOT, il Governo militare alleato, presieduto dal generale inglese Harold Rupert Alexander, comandante delle forze d'occupazione in Italia. L'AMGOT si articolava in sei Divisions (Legal, Finance, Civilian Supply, Public Health, Public Safety, Enemy Property), ma ben presto ne sorsero altre. I territori sotto il controllo dell'AMGOT furono suddivisi in Regions. La Sicilia costituì la Region I e poi, con l'avvio della campagna d'Italia, il Mezzogiorno venne incluso nella Region II (Calabria, Basilicata e Puglia), nella Region III (Campania) e nella Region VI (Sardegna).

Ben presto si pose il problema di scegliere tra un governo d'occupazione militare, di cui erano sostenitori gli americani, e una forma d'occupazione indiretta - l'Indirect Rule proposto dagli inglesi - con compiti di supervisione del rinato Stato italiano. Il 10 novembre 1943 fu istituita l'ACC, la Commissione alleata di controllo prevista dall'articolo 37 dell'”armistizio lungo"; si trattava di una struttura militare che dipendeva dall'AFHQ. A metà dicembre nacque l'ACI, un organismo con funzioni consultive, in cui erano rappresentate anche Unione Sovietica, Francia e, in seguito, Grecia e Jugoslavia.

La scelta del governo indiretto si rivelava una strategia abile e duttile perché favoriva la ricostituzione di uno Stato italiano molto debole, quale, appunto, il Regno del Sud, che di fatto era subordinato agli anglo-americani attraverso il ferreo controllo dell' ACC - che peraltro il 10 gennaio 1944 si fuse con l'AMGOT.

Nel febbraio 1944 e, poi, nel luglio, furono restituiti al governo italiano i territori liberati. Così entrarono nel Regno del Sud Sardegna, Sicilia, Basilicata, Calabria, parte della Campania e poi, ancora, Avellino, Benevento, Campobasso, Foggia. Restavano fuori i territori a ridosso del fronte e alcune zone di particolare interesse logistico, come l'area comunale di Napoli, il cui porto aveva un'enorme importanza per i collegamenti e i rifornimenti militari. Il 20 luglio 1944 l'AFHQ si trasferì a Caserta.

Il governo alleato aveva come obiettivo prioritario garantire la sicurezza e l'ordine pubblico nelle retrovie del fronte. Invece la popolazione civile, che aveva accolto i militari alleati come liberatori, si attendeva che, con la fine del conflitto e dell' occupazione tedesca, si aprisse una nuova fase in cui, oltre ad aver garantita la sopravvivenza fisica, fosse possibile ritornare a una dimensione di normalità nella vita quotidiana. In realtà gli Alleati non avevano intenzione né di farsi carico degli enormi problemi di una popolazione stremata dalla guerra, né di avviare la ricostruzione. Erano costretti però a fronteggiare le urgenze più drammatiche, dalla permanente sotto alimentazione dei civili alle epidemie, alla mancanza di servizi essenziali come l'acqua e la luce, alla paralisi totale dei trasporti e delle attività produttive. Si trattava di interventi di emergenza utili anche a una maggiore efficienza delle operazioni militari, come, per esempio, il ripristino della rete viaria e ferroviaria.

Il sistema amministrativo periferico italiano si era dissolto con il crollo del regime fascista e i Quarantacinque giorni avevano accelerato, anche nel Mezzogiorno, il degrado del governo locale. Mentre nel Centro-Nord, durante i mesi della Resistenza, si sarebbe costruito un nuovo ceto politico e amministrativo, ciò non avvenne nel Sud. Gli "alleati-nemici" si trovarono quindi in grande difficoltà, alle prese con un ceto di amministratori privo di una qualche credibilità. Diventava perciò urgente trovare degli interlocutori e gli anglo-americani attinsero, soprattutto nella prima fase dell'occupazione, al personale politico prefascista, che si andava collocando nei partiti liberale e demoliberale.

Nei mesi del Regno del Sud, in particolare gli inglesi resero esplicita l'esigenza di una transizione postfascista non traumatica individuando come interlocutori la monarchia e il governo Badoglio. Da parte americana, invece, si propendeva per un ricambio del personale politico attraverso misure di defascistizzazione. In rapporto a ciò maturarono elementi di discontinuità come l'ampio ricambio attuato a livello dei prefetti. Fu inoltre avviata l'esperienza di alcune giunte comunali, sulla cui composizione, pur venendo consultati i CLN che andavano moltiplicandosi nel Sud, in realtà decidevano prefetti e Alleati.

In definitiva lo Stato periferico si strutturò sulla base di equilibri che restituirono autorevolezza e legittimità a figure consolidate nella tradizione politica italiana come quella del prefetto, il quale operava in sintonia con le autorità ecclesiastiche e con le forze dell' ordine, in primo luogo i carabinieri.

Con la formazione del governo di coalizione antifascista presieduto da Ivanoe Bonomi, nel rapporto tra Alleati, partiti antifascisti e monarchia si aprì una nuova fase per cui, sul piano del governo locale meridionale, le forze antifasciste e i CLN poterono fruire di maggiori spazi. Al loro interno gli Alleati privilegiarono l'interlocuzione con un blocco moderato di cui, lentamente, la DC andava configurandosi come elemento trainante.

 

Se lo sguardo si sposta dal piano politico-istituzionale a quello della società, va osservato che, poiché le condizioni di vita miglioravano molto lentamente, nella popolazione si creò uno stato d'animo di profonda delusione che ben presto contribuì a offuscare l'immagine degli Alleati come "liberatori". In una situazione di povertà generalizzata vi erano comunque gruppi sociali che si arricchivano, inserendosi nelle pieghe dell'enorme flusso di merci generato dalla presenza di centinaia di migliaia di soldati che dovevano nutrirsi, vestirsi, curarsi se ammalati o feriti nelle operazioni militari, e anche in qualche modo divertirsi. Fu la stagione d'oro del contrabbando, ma non solo: intorno alle forze alleate si creò una fitta rete di occupazioni saltuarie che consentivano a donne e uomini di sopravvivere. Ripartirono alcuni segmenti produttivi, come l'industria alimentare in Campania e le miniere di carbone in Sardegna, e, soprattutto nei porti, decine di migliaia di lavoratori vennero impiegate nelle operazioni di carico e scarico delle merci. Si trattava tuttavia di una ripresa di attività economiche effimera, totalmente legata alla presenza delle truppe anglo-americane e che si sarebbe bruscamente arrestata con la loro partenza.

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Bibliografia:

Gloria Chianese - Quando uscimmo dai rifugi. Il Mezzogiorno tra guerra e dopoguerra (1943-46) -  Ed. Carocci sett. 2004

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anno scolastico 1937 – 1938

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone


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Nell’articolo si è preferito, approfittando anche della scrittura chiara del maestro, dare ampio spazio alla cronaca e alle osservazioni sulla vita della scuola da lui riportate sul “Giornale della classe”.

 

16 ottobre: inaugurazione solenne dell’anno scolastico
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18 ottobre: è vacanza per l’inaugurazione della seconda edizione della “Settimana lissonese”
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e il 28 ottobre:
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4 novembre:
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5 novembre:
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L’episodio a cui si fa riferimento è IL CONVEGNO DELL'8 NOVEMBRE 1917 a Peschiera in cui il re Vittorio Emanuele III lanciò un proclama che incitò la resistenza sul Piave.

dal sito del Museo della palazzina storica

 

Era una mattina di pioggia sottile e gelida, e la nebbia evaporava dal fiume Mincio coprendo le strade. Ormai da giorni il cielo era coperto da nuvole, che scendevano come lacrime su Peschiera del Garda, in un tempo di guerra e distruzione, dopo la disfatta di Caporetto. E’ l’8 novembre 1917.

Davanti al Palazzo del Comandante inizia pian piano a formarsi una folla di gente, che attende intrepida l’arrivo del Re Vittorio Emanuele III e delle forze alleate di Francia e Inghilterra. La situazione politica è molto tesa e delicata, basta un passo falso per perdere la partita. Il Re Soldato lo sa, ma nonostante tutto scende dalla sua auto, a testa alta, e con passo sicuro entra nel Palazzo del Comandante, oggi conosciuto come Palazzina Storica, seguito dagli altri partecipanti al Convegno. A fianco a lui ci sono i rappresentanti politici dell’Italia Giorgio Sidney Sonnino ministro degli esteri e Vittorio E. Orlando Presidente del consiglio e primo ministro.Per la Gran Bretagna partecipa David Lloyd Gorge e il suo braccio destro Smuts accompagnati dai loro generali Gen. William Robertson e il Gen. Woodrow Wilson. Per la Francia il primo ministro Paul Pailevé e Franklin Bouillon accompagnati dai loro generali Gen. Ferdinand Foch e dal Gen. Camille Barrére. Vittorio Emanuele III voleva fortemente questo incontro, dopo il convegno fallimentare di Rapallo dove Armando Diaz non era riuscito a convincere gli alleati. Il re soldato dirige l'incontro in modo deciso e sicuro, pronunciando il famoso proclama che incitò la resistenza sul Piave, e che avrebbe portato alla vittoria della Guerra:

“Italiani, Cittadini e Soldati ! Siate un esercito solo. Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d’Italia suoni così nelle trincee come in ogni remoto lembo della Patria, e sia il grido del Popolo, che combatte, del Popolo che lavora. Al nemico che, ancor più che sulla vittoria militare, conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponda con una sola coscienza, con una voce sola: Tutti siam pronti a dar tutto, per la Vittoria, per l’onore d’Italia.”

 

9 novembre: tesseramento all’Opera Nazionale Balilla


cos'era l’Opera Nazionale Balilla?

La scuola, pur ricoprendo un ruolo insostituibile nell'istruzione ed educazione dei giovani, non era sufficiente a formare quell' "italiano nuovo" voluto dal fascismo. Ad integrare e completare l'azione della scuola fu creata l'Opera Nazionale Balilla con il compito di curare l'assistenza e l'educazione fisica e morale della gioventù italiana.

Realizzando una serie di attività a carattere culturale, politico, paramilitare, sportivo e ricreativo, accrebbe il suo ruolo dentro la scuola, richiedendo la collaborazione e il contributo degli insegnanti per il tesseramento dei ragazzi e il loro inquadramento nelle file dell'organizzazione.

L'Opera Nazionale Balilla, introdotta con la legge 3 aprile 1926, prese nome dal leggendario ragazzo genovese Giovanni Battista Perasso, detto il "Balilla", - ogni anno ricordato con solenni celebrazioni - che nel 1746 aveva dato inizio all'insurrezione di Genova, scagliando un sasso contro gli occupanti austriaci.



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15 novembre: «vacanza … insperata»
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18 novembre: le sanzioni
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Augusto fondatore dell’impero romano
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libri usati
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il Balilla alla radio
4 dic 1937
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18 dicembre 1937: secondo anniversario della giornata della fede
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21 dicembre: si ricorda il fratello del dittatore
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dal 22 dicembre al 9 gennaio 1938 vacanze natalizie
 
propaganda antiblasfema

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refezione scolastica
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trasvolata Italia Brasile
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la Milizia
1 feb 1938

 

prima radiotrasmissione dell’ente Radio Rurale
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seconda trasmissione: «la Sicilia, centro geografico dell’Impero»
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la Conciliazione
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la guerra di Spagna
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28 febbraio 1938: «tenuti ad intervenire alle funzioni religiose»
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muore Gabriele d’Annunzio
2 marzo 1938


le assicurazioni popolari
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offesa aerea
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«la guerra di Spagna e le orde bolsceviche»
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23 marzo 1938: i Fasci
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Ritrovo Giovanile e Doposcuola
4 apr 1938 

propaganda antitubercolare
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Natale di Roma e Festa del Lavoro
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Guglielmo Marconi
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24 aprile 1938: fondazione di Pomezia
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3 maggio: arriva in Italia Hitler ed è festa nazionale!
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Roma e l’Impero
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il lissonese Giovanni Dorigo, legionario caduto in Spagna
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anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1915
24 mag 1938
 

saggio ginnico della G.I.L.
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15 giugno 1938: fine degli scrutini e della scuola
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