Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
Articles récents

Lissone, anno scolastico 1938-1939

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Principali avvenimenti nell’anno scolastico 1938-1939

1938

1 settembre

Prima legge razziale italiana contro gli ebrei: divieto "agli stranieri di razza ebraica di dimorare in Italia, in Libia e nei possedimenti dell'Egeo"; revocate le concessioni di cittadinanza italiana rilasciate ad ebrei posteriormente al 1919.

2 settembre

Esclusione degli ebrei dall'insegnamento e divieto di iscrizione a scuole statali. Espulsi gli ebrei da accademie, istituti scientifici, ecc..

28 settembre

Esortato dal premier britannico Chamberlain, Mussolini propone un incontro a Monaco con Hitler e il primo ministro francese Daladier, per risolvere la vertenza sulla Cecoslovacchia.

30 settembre

L'incontro di Monaco si conclude con l'accettazione delle pretese hitleriane sulla Cecoslovacchia. Si apre la strada alla seconda guerra mondiale.

9 novembre

"Notte dei cristalli" in Germania: violenti pogroms contro gli ebrei, migliaia di negozi di ebrei distrutti.

1939

15 marzo

I nazisti entrano senza colpo ferire a Praga e occupano l'intera Boemia.

28 marzo

Cade Madrid assediata da Franco. Grandi manifestazioni fasciste in Italia.

1° aprile

Franco annuncia la fine della guerra di Spagna, iniziata nel luglio 1936

7 aprile

Truppe italiane sbarcano in Albania.

8 aprile

Occupazione di Tirana.

6 maggio

A Milano, incontro Ciano-Ribbentrop. Mussolini e Hitler, consultati per telefono dai due ministri degli Esteri, decidono di annunciare ufficialmente la conclusione del "Patto d'acciaio", l'alleanza politico militare che lega l'Italia fascista alla Germania nazista.

22 maggio

Ciano e Ribbentrop firmano a Berlino il Patto d'acciaio.



Nel documento viene trascritto il contenuto del "Giornale della classe" della quinta maschile, sezione A, della scuola elementare "Vittorio Veneto" di Lissone nell’anno scolastico 1938-1939.

Nelle pagine del "Giornale della classe" si alternano le osservazioni del maestro sul comportamento degli alunni e gli argomenti trattati, soprattutto quelli legati agli avvenimenti del Paese.

In queste pagine si può notare come la scuola, attraverso le parole dell’insegnante, costituisca un mezzo importante per inculcare nei giovani l'ideologia del regime; é altresì un potente veicolo di propaganda del fascismo, il più efficace strumento per l’organizzazione del consenso di massa. A questo proposito si vedano, in particolare, le osservazioni del maestro del 27 ottobre, 4 novembre e del 22 marzo.

 libro-della-V-classe-1938.jpg


"La classe è composta da 52 alunni.

27 ottobre 1938: ricordo alla scolaresca la data fatidica che ha iniziato l’Era nuova, cercando di instillare nei loro animi, pieni di vita, la persuasione che la Marcia su Roma non deve segnare un punto fermo, ma la base per altre conquiste : ciò dovrà essere compito delle nuove generazioni.

4 novembre: Anche questa data fu ampiamente ricordata avendo sempre di mira la formazione della coscienza militare.

15 novembre: noto nei miei alunni,alla fine delle quattro ore di lezione, specie verso il sabato, un senso di stanchezza.

18 novembre: dopo aver brevemente ricordato la dolorosa giornata del 18 novembre 1935 (n.d.r. : entrano in vigore le sanzioni economiche che fanno seguito alla condanna dell'Italia da parte della Società delle Nazioni per l'invasione dell'Etiopia), invito gli alunni a svolgere un tema per esprimere le loro impressioni in merito.

5 dicembre: Benché fosse stato ricordato già ieri, da parte del Sig. Segretario Politico, pure non tralascio di rinnovare, anche nella scuola, il ricordo dell’eroico gesto del Balilla.

2 gennaio 1939: ritorniamo a scuola dopo 18 giorni di vacanza. Interrogando i miei scolari mi accorgo che hanno dimenticato gran parte delle cose studiate precedentemente, quindi sono costretto a ripassare la materia già svolta. Questo, secondo me, è il solo frutto delle troppe vacanze.

24 gennaio: colgo l’occasione delle nozze di Maria di Savoia per instillare sempre più nel cuore degli scolari l’amore per la Casa Savoia.

2­6 gennaio: illustro ampiamente ai miei scolari la splendida vittoria di Barcellona dovuta all’eroismo dei Nazionali spagnoli e specialmente dei legionari italiani. Dopo aver dimostrato loro lo scopo nobilissimo di questa guerra spagnola, insisto soprattutto nel porre in risalto il valore dei nostri legionari perché nei piccoli cuori degli scolari cresca sempre più l’amore per la Patria e il desiderio di incitarli. Il popolo italiano é in giubilo. Stamane l’Egr. Sig. Direttore ha parlato agli scolari sulla redenzione della città; voglia il destino prepararci presto l’annuncio della redenzione di Madrid.

6 febbraio: noto nei miei alunni un senso di stanchezza e di rilassamento nello studio. Questo fatto credo che sia dovuto alla stagione buona che invita i ragazzi ai giochi all’aperto; ne sentono un gran bisogno, dopo il freddo intenso che li ha obbligati a stare rinchiusi nelle case!

12 febbraio: la morte di Papa Pio XI ha causato grande dolore nell’animo di tutti i cattolici e specialmente degli Italiani. Io rievoco, in breve, ai miei scolari, la vita e le opere del grande Pontefice, soffermandomi soprattutto sulla Conciliazione tra lo Stato e la Chiesa.

22 marzo: la fatidica data del 23 marzo 1919, che ha segnato per l’Italia un”Era nuova di prosperità e dibenessere; la commemoro ampiamente illustrando, con una vasta lezione, il disorientamento dell’Italia di allora e il fermo proposito dei Fascisti, con a capo Benito Mussolini, di rifare l’Italia, abbattendo tutte le forze sovversive che volevano gettare la nostra Patria nel caos della rovina completa. Dopo essere stati così preparati, feci udire ai miei scolari la radiotrasmissione del discorso di S. Ecc. Il Ministro Bottai che ha commemorato appunto il Ventennale della Fondazione dei Fasci.

27 marzo: il discorso che il Duce tenne ieri allo stadio Mussolini di Roma, fu questa mattina largamente commentato suscitando nell’animo degli scolari un senso di viva sentita comprensione dell’ora attuale.

29 marzo 1939: Madrid è liberata, è tornata a Dio, all’ordine, alla luce del bene. Commemoro la liberazione della capitale spagnola suscitando amor di patria;

1 aprile 1939: la guerra spagnola è finita. L’ha dichiarato il Caudillo Franco in un suo proclama al popolo. Ritorni il popolo spagnolo alla vera grande verità! Dio e giustizia

11 aprile: commemoro l’entrata delle nostre truppe in Albania, terra nostra redenta dal sacrificio di tanti soldati.

20 aprile: con una breve lezione illustro, ai miei alunni, il Natale di Roma e la Festa del Lavoro. Soprattutto insisto nel dimostrare loro che la fusione delle due feste non fu fatta a caso ma con grande logica; Roma che nasce dal lavoro e che per mezzo di esso diventa grande, ci insegna che la forza delle nazioni e la fiaccola del progresso umano è il lavoro.

26 aprile: ricordo pure la vita e le opere del grande scienziato Guglielmo Marconi che, con le sue scoperte, seppe rendersi molto utile all’umanità.

8 maggio: la proclazmazione dell’Impero mi ha dato modo di esaltare lo spirito guerriero ed eroico dei nostri soldati e la tenace volontà del Duce.

22 maggio: la giornata della Doppia Croce è stata ampiamente illustrata. Cercai di far comprendere ai miei scolari tutta la gravità della malattia della tubercolosi e ne colsi l’occasione per far loro comprendere l’importanza grande che ha l’igiene per la conservazione della nostra salute.

27 maggio 1939: noto con grande soddisfazione che ora i miei scolari si applicano allo studio con maggiore assiduità. Secondo me credo che questo mutamento sia soprattutto dovuto ai buoni consigli che, di tanto in tanto, loro davo”.

 pagella-del-1939--.jpg libro-letture-anno-1939.jpg


materie e argomenti trattati in classe nel mese di Aprile 1939
  

Lire la suite

anno scolastico 1939 – 1940

10 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.


Il 16 ottobre 1939, quando inizia l’anno scolastico è già scoppiata da più di un mese la seconda guerra mondiale. Dopo l’invasione della Polonia da parte della Germania,
Germans invade Poland

Francia ed Inghilterra sono entrate in guerra.
 Francia e inghilterra in guerra Britain at war
Britain at war 3

L’Italia rimane per il momento neutrale, neutralità chiamata pomposamente dal regime fascista "non belligeranza".


A Lissone, l’anno scolastico, come è tradizione, viene inaugurato con una messa in chiesa e con una sfilata degli scolari per le vie del paese.
Balilla.jpg figli-della-lupa--2-.jpg
Un maestro, vedendo che tutte le classi hanno sfilato in buon ordine, scrive sul "Giornale della classe" che ciò è «
segno evidente che una salda direttiva ha saputo, con l’aiuto degli insegnanti, inculcare un senso di disciplina e di ordine». Nota altresì nella classe la presenza di «molti elementi che hanno perso l’abitudine alla scuola» forse perché durante le vacanze estive «hanno avuto eccessiva libertà o perché hanno aiutato i genitori a lavorare, in questo paese di bravi artigiani».

In paese è stata costruita la nuova Casa del Fascio,
casa-del-fascio.jpg salone-interno.jpg

dove «
nell’ampio salone» si svolge, il 22 ottobre 1939, alla presenza di quasi tutti i balilla e le giovani italiane, la XIII leva fascista, alla presenza di tutte le autorità politiche del paese, quelle scolastiche, oltre ad un numeroso pubblico.
Il 28 ottobre 1939, ricorrenza della Marcia su Roma così scrive il maestro:
1939-28-ott.jpg
 balilla-A-noi.jpg

 

Circa l’andamento scolastico degli alunni, sottolinea «l’impreparazione in lingua di quasi tutta la massa dei miei scolari, che non sanno scrivere in italiano» in quanto hanno «il brutto vizio di parlare dovunque il dialetto».

Il 4 novembre il maestro scrive sul “Giornale della classe”: «Ho esaltato il nostro esercito, il grande esercito della Vittoria, il soldato italiano che non conosce soste e che non ha rivali nel mondo. I miei scolari sono orgogliosi di essere figli di quei soldati».

scolari-con-maschere-antigas.jpg7 dicembre 1939: aria di guerra in vista. A seguito di una direttiva dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (U.N.P.A.), il maestro ricorda agli alunni «la grande necessità della maschera antigas. Agisce con previdenza colui che acquista la maschera fin dal tempo di pace». Conclude la lezione ricordando «l’azione terribile di alcuni gas come i lacrimogeni, i vescicatori, i starnutatori, l’iprite, etc. ».
Con la benedizione della classe da parte del prevosto Don Angelo Gaffuri, iniziano le vacanze natalizie che terminano il 9 gennaio 1940. Dopo 18 giorni di vacanza «ben pochi sono tornati  a scuola volontieri». L’inverno è molto rigido; il 22 gennaio 1940 il maestro annota: «il freddo è intenso e nell’aula il termometro segna a fatica i 7,5 gradi».

Una vacanza inaspettata il 26 febbraio 1940 in tutte le scuole del Regno, per ordine del Ministero dell’Educazione Nazionale: è nata, a Napoli, la «la nuova principessina Maria Gabriella che rallegra la beneamata Casa Savoia».

Marzo 1940: la mattina dell’11, in seguito al passaggio di un potente trimotore, «ho ritenuto opportuno svolgere una lezione sulla potenza dell’Arma Aerea».

1940-e-11-marzo--passaggio-trimotore.jpg libro-V-classe-elementare.jpg

15 marzo 1940. Prendendo spunto dalla celebrazione in tutta Italia della “Giornata delle due Croci”, «nello sforzo del Regime per assicurare la salute fisica del suo popolo» il maestro scrive: «ho elencato le provvidenze create dal Fascismo: l’enorme sviluppo dato all’educazione fisica della gioventù, l’opera di bonifica agraria, la costruzione di case popolari, le colonie marine e montane, elioterapiche».
francobollo-antitubercolare-2.jpgfrancobollo antitubercolare 2 retrofrancobollo antitubercolare 3francobollo antitubercolare retro
 

Arriva il 9 maggio 1940: è la ricorrenza della celebrazione dell’Impero e l’ispettore scolastico di zona si presenta in pubblico vestito nientemeno che da “legionario di Spagna” ...
1940 g 9 maggio ispettore divisa legionario
 

Il 15 maggio non si fa il doposcuola: «per ordine della direttrice del doposcuola, tutti si è partiti per il vicino santuario della Misericordia. Lo scopo era di pregare perché torni la pace nel mondo e sia preservata l’umanità dal flagello della guerra».

Mancano ormai pochi giorni al 10 giugno,
il popolo d italia giornale
quando dal balcone di Palazzo Venezia Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista.

Un decreto ministeriale stabilisce la chiusura anticipata dell’anno scolastico al 31 maggio.

Lire la suite

anno scolastico 1941-1942

9 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.



L’anno scolastico inizia il 5 ottobre 1941. Come negli altri anni, tutti gli scolari si recano alle scuole Vittorio Veneto per l’assegnazione delle classi ; poi ogni classe va ad occupare la propria aula nella rispettiva sede scolastica.

In un "Giornale della Classe" di una quinta elementare il maestro scrive: «La mia aula si trova ancora nel caseggiato di Via Aliprandi : è l’aula più infelice che tra le brutte del caseggiato ci siano, umida all’eccesso tanto che io penso essere più adatta a stalla che a ricevere i teneri alunni delle elementari. Ad ogni modo bisogna fare di necessità virtù ed adattarci come si può».

 

operazione BarbarossaSono ormai due anni che l’Italia è in guerra: da più di tre mesi è in corso l’operazione "Barbarossa", così Hitler ha chiamato l’attacco alla U.R.S.S. Anche Mussolini ha inviato un corpo di spedizione in Russia, CSIR, Corpo di Spedizione Italiano in Russia.


















Un maestro ritiene opportuno fare delle relazioni settimanali circa gli avvenimenti della guerra, notando che «tra gli alunni vi è un grande entusiasmo guerriero che cercherò di aumentare perché questi piccoli lo trasportino anche alle loro famiglie». «Farò uso il più possibile dell’apparecchio radio, poiché è un mezzo molto adatto per completare la mia opera di educatore».

Il 28 ottobre, pur facendo lezione, viene commemorato l’anniversario della "Marcia su Roma". Tutti in divisa assistono alla Messa per i caduti della Rivoluzione Fascista. La cerimonia si conclude davanti al Sacrario dei Caduti alla Casa del Fascio. Un maestro scrive: «Quest’anno tale data è ancora di più festeggiata nei nostri cuori perché ci ricorda la lotta contro il Bolscevismo, che ora si combatte con accanimento sui campi di Russia dai nostri valorosi soldati».

Arriva il 4 novembre, ed essendo in tempo di guerra, «non si interrompe il lavoro neppure in questo giorno che ci ricorda la vittoria». Dopo la cerimonia «ho dimostrato ai miei scolari come la guerra attuale sia una conseguenza della ingiusta pace firmata dopo la guerra 1915-18 e la necessità quindi che ognuno sopporti, con spirito di fede nella vittoria, ogni sacrificio che la guerra ci impone».
aa-4-nov-1941-guerra-attuale-ingiusta-pace-1918.jpg

 

Un altro maestro scrive: «il giorno della commemorazione dei defunti mi ha dato l’occasione di invitare i miei scolari a pregare per tutti i morti ma in modo speciale per gli eroi che sacrificano la loro giovinezza per il raggiungimento della vittoria che porterà alla nostra Patria numerosi benefici».
aa-3-nov-1941-eroi-sacrificano-giovinezza.jpg

 

Pearl Harbour, 7 dicembre 1941: attacco giapponese alla flotta degli Stati Uniti d’America.

Pearl Harbor 

In classe, il 9 dicembre, il maestro parla ai suoi alunni dell’inizio della guerra fra il Giappone e gli Stati Uniti d’America.

L’11 dicembre Mussolini, da Palazzo Venezia, annuncia che l’Italia scende in campo "a lato dell’eroico Giappone, contro gli Stati Uniti d’America".

E il 12 dicembre «trasmetto ai miei alunni la notizia che l’Italia è entrata in guerra con gli Stati Uniti d’America».

Una circolare del Ministro dell’Educazione Bottai informa che le vacanze natalizie saranno di un mese: le scuole riapriranno il 19 gennaio per "economizzare un po’ di carbone".

Un maestro riceve la cartolina precetto che lo richiama alle armi. Scrive sul "Giornale della Classe": «Sono molto addolorato perché, dovendo partire il giorno 13 gennaio prossimo, non potrò nemmeno rivedere i miei scolari che amavo di un amore paterno e porgere loro il moi saluto. Ma la Patria chiama e qualunque sacrificio deve essere sopportato virilmente».

Alla riapertura delle scuole il 19 gennaio 1942 giungono nuove disposizioni ministeriali circa l’insegnamento del lavoro nelle classi quarte e quinte. In una quinta femminile la maestra annota: «Sabato ho iniziato la prima lezione di taglio. Dati i momenti attuali ho pensato di far eseguire un corredino per neonato così le alunne potranno utilizzare ritagli che possono avere in casa senza dover fare spese o sacrifici. Le alunne hanno appreso con molta gioia la notizia che ogni sabato sarà dedicato al lavoro».

Ogni classe partecipa alla raccolta di materiale vario: «nella mia classe ho raccolto Kg 0,889 di lana, Kg 14 di rottami», inoltre «ho raccolto il denaro per 38 tessere e per le pagelle dell’anno XX, 13 quote per l’iscrizione alla Dante Alighieri e 34 quote per l’iscrizione al Doposcuola».
tessera-Dante-Alighieri-1942.jpg tessera-Dante-Alighieri-1942-retro.jpg
fronte e retro della tessera della "Dante Alighieri"

Ed un altro maestro: «
oggi ho consegnato kg 0,589 di lana suddivisi in Kg 0,164 di filato e Kg 0,425 di fiocco. Gli scolari, tenuto conto della loro indigenza, hanno corrisposto abbastanza con entusiasmo».


pagella-anno-1942-fronte.jpg pagella-anno-1942-retro.jpg

fronte e retro della pagella del 1942: le pagelle erano prodotte dall’Opera Nazionale Balilla, poi incorporata nella Gioventù Italiana del Littorio, e dovevano essere acquistate dagli scolari.

materie-pagella-1941.jpg

Quando la guerra inizia a mettersi male per le truppe dell’Asse, compare sulle pagelle, sulla tessera della "Dante Alighieri", sulla corrispondenza la scritta "Vincere" o "Vinceremo".

 

Cartolina postale del 1942

Vinceremo
 

Il 3 marzo 1942 muore in prigionia degli Inglesi (verificare) il Duca d’Aosta. Il maestro scrive sul "Giornale della Classe" : «Illustro la grande figura del "… soldato, suscitatore di soldati …" compianto e ammirato dal mondo intero».

Nel frattempo il Federale chiama a rapporto gli insegnanti di Milano e provincia.
giornale-per-le-maestre.jpg

Dopo l’incontro un maestro scrive: «
intensificherò la mia opera presso i miei scolari, perché portino nelle loro famiglie la convinzione che non vi può essere libertà morale per un popolo senza libertà economica che Noi (è sottolineato nella pagina) raggiungeremo con la sicura Vittoria (è scritta in maiuscolo) sugli Anglo-Americani».
d-11-marzo-1942-sicura-vittoria-sugli-AngloAmericani.jpg

 

A Lissone, durante la notte del 21 marzo 1942 c’è un allarme aereo. L’indomani il maestro tiene una lezione sulla Protezione Aerea.

bombardamenti-alleati-sulle-citta-italiane-2.jpg

Il 2 maggio è la "Giornata della Lana": una classe ha offerto Kg 1,700: è una nuova richiesta della lana nonostante  «
l’indigenza della massa».

L’anno scolastico sta per terminare. La Banca Popolare di Milano indice un concorso per gli alunni delle classi quinte elementari; titolo del tema: "Anche senza combattere si può contribuire alla vittoria (sacrifici personali, lotta contro gli sprechi, economie, corrispondenze con i combattenti".

31 maggio: saggio ginnico e cori

8 giugno: scrutini

13 giugno: fine degli scrutini e della scuola.

 

Dall’analisi di diversi "Giornali della Classe" dell’anno scolastico 1941-1942, si può notare che, a differenza di precedenti anni, nelle pagine riservate alle osservazioni sulla classe, alcuni maestri preferiscono dedicare più spazio ad argomenti inerenti il programma scolastico delle varie materie anzichè agli avvenimenti extrascolastici.

Lire la suite

anno scolastico 1942 - 1943

9 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.



Giornale della Classe

Con l’inizio dell’anno scolastico, una maestra annota sul “Giornale della classe”: «dobbiamo lavorare intensamente con tanta serietà: solo così saremo degne dei soldati che valorosamente combattono per la Patria cara».

Cambia il direttore scolastico: con i soldi raccolti per ricordare l a sua permanenza a Lissone viene acquistato un letto per l’ospedale del paese.

28 ottobre 1942.
c 28ott42 data cara Patria lavorando bolscevismo

«È tempo di guerra: le date care alla Patria si commemorano senza interruzioni di lavoro. Ho rievocato oggi il grande avvenimento della Marcia su Roma ed abbiamo rivolto il nostro pensiero riconoscente ai valorosi soldati che, sui lontani fronti, continuano la lotta contro il bolscevismo iniziata dal Fascismo in Patria».
Intanto in Africa l'VIII Armata britannica, al comando di Montgomery, sferra un decisivo attacco, sfondando il fronte all'altezza di El Alamein.

In occasione della festa del Risparmio vengono distribuiti numerosi libretti di risparmio, offerti dalla locale Cassa di Risparmio. La cerimonia ha luogo alla Casa del Fascio, alla presenza di tutte le autorità, con recite di poesie e canti di inni patriottici.

casa-del-fascio.jpg

E nel novembre 1942:
14nov42 lissone risparm bomb aerei

 

«Continuano le incursioni nemiche sulle nostre città. Sovente, durante le lezioni, il segnale di allarme ci costringe a sospenderle per trovare rifugio nel ricovero della scuola. Quei mascalzoni si accaniscono crudelmente contro la popolazione civile. Che Iddio li punisca come meritano».

Lissone fino ad ora è stata risparmiata. Una postazione antiaerea era in funzione a Lissone, al confine con Monza, nei pressi della frazione Cazzaniga.

Dicembre 1942, una maestra scrive sul “Giornale della classe”: «sarebbe lodevole che si provvedesse almeno saltuariamente al riscaldamento della classe».

Il sabato a scuola è giorno di lavoro e in una classe quinta femminile: «le alunne stanno preparando scarpine, cuffiette, sciarpe con i rimasugli di lana passatici dal locale Fascio Femminile, che verranno distribuite nella festa della Madre e del Fanciullo. Inoltre, a gruppi di sei, le alunne scendono in cucina a dare un po’ di aiuto al personale incaricato della refezione scolastica».
Giornata-della-Madre-e-del-Fanciullo.jpg

 

Si avvicina il Natale: le scuole vengono chiuse il 21 dicembre e non riapriranno che il 16 febbraio (quasi due mesi di chiusura per risparmio di combustibile).

 

3 marzo 1943: «ho commemorato oggi Amedeo di Savoia Aosta, Vicerè d’Europa, nel I annoversario della morte. Egli dopo una vita veramente eroica, è rimasto laggiù nella terra africana ad attendere il ritorno delle nostre truppe vittoriose. E là sicuramente ritorneremo!».
h-3mar43-Africa-ritorneremo.JPG

Anche il lissonese Luigi Gelosa, carrista, rimane in terra d’Africa; catturato dagli Inglesi fu portato prigioniero in Sud Africa.

Libia-agosto-1940-Luigi-Gelosa-su-carrarmato.jpg ingresso-cimitero-zonderwater.JPG tomba-di-Gelosa-Luigi-nel-cimitero-di-Zonderwater.jpg

Lo attendeva, dopo molti giorni di navigazione e di trasferimenti forzati, il campo di concentramento di Zonderwater, località presso Pretoria.

A Zonderwater  dal 1941 cominciarono ad affluire i prigionieri di guerra italiani provenienti dal Nordafrica, gli arrivi si intensificarono dopo la sconfitta di El Alamein. In quel campo circa  100.000 soldati italiani vennero internati. I prigionieri non ebbero certo una vita agiata, ma tutti sono concordi nel riconoscere che furono trattati con umanità e che il comandante inglese fece di tutto per alleviarne le sofferenze. Durante la prigionia a Zonderwater Luigi era impiegato presso una fattoria all’esterno del campo, e probabilmente lì contrasse una grave forma di tubercolosi. Fu ricoverato presso l’Ospedale Civile di Vereeninging (50 km. a sud di Johannesburg) il 27 febbraio del 1943 ove morì il giorno 8 marzo 1943 a causa di “peritonite tubercolare”.

Fu sepolto nel Cimitero Militare Italiano di Zonderwater – IV Fila, Tomba 89 – e lì riposa.

Intanto a Lissone, con l’aumento del numero degli sfollati provenienti soprattutto dalle città che hanno subito bombardamenti, anche le classi già numerose vedono l’arrivo di nuovi scolari.

 

Nonostante la situazione economica precaria di molte famiglie lissonesi, la scuola continua a chiedere soldi per i motivi più vari. Scrive una maestra: «anche quest’anno ho ottenuto nella mia classe il tesseramento totalitario alla Dante Alighieri. Anche il tesseramento alla Gioventù Italiana del Littorio è stato completato ed iscrivo una nuova alunna proveniente dalle scuole di Milano».
tessera-Dante-Alighieri.jpgLa-gioventu-italiana-del-littorio.jpg

 

Il 10 aprile 1943 un maestro annota sul "Giornale della Classe": «Stasera verso le 16 mediante il concorso dei miei alunni abbiamo finito di vangare l’appezzamento di terreno prospiciente la nostra scuola. A dire il vero è stato un lavoro ben arduo poiché il terreno era pieno di sassi e calpestato dai passanti».

12 aprile: inaugurazione e semina dell’orto di guerra alla presenza di tutte le autorità politiche e religiose del paese. «La cerimonia è stata quanto mai suggestiva. Speriamo che le nostre fatiche siano benedette e che il nostro orto dia un buon raccolto».

Nello stesso giorno «Alla presenza delle autorità, verso le ore 10, con una cerimonia semplice, ma tanto significativa, ebbe luogo la semina del granoturco al campo scolastico. Il Rev. Sig. Prevosto benedice i semi; che speriamo diano un abbondante raccolto».
la-battaglia-del-grano.jpg


9 maggio 1943: «in questi duri momenti, ci sono ineffabilmente vicini i nostri cari fratelli d’oltremare e d’oltre Alpe. Più sono lontani dalla Patria, più sono vicini al nostro cuore. Ritorneremo, Italiani nel mondo, dove fummo ed oltre. L’Italia riavrà il “suo posto al sole” che è il vostro posto al sole. L’Esercito è sicura speranza dei destini della patria. La nostra fede nei Capi e nei Soldati è incrollabile».
o-9mag43-Italia-riavra-posto-sole.JPG

 

Una maestra scrive il 12 maggio 1943: «la campagna di Tunisia si è chiusa dopo una resistenza veramente leggendaria da parte dei nostri valorosissimi soldati. Le mie alunne che hanno seguito con grande interesse le vicende della guerra in Africa, sentono il dovere di diventare migliori per essere degne degli eroici giovani che hanno, col loro sangue, resa sacra quella terra dove sicuramente torneremo! La vittoria non ci può mancare!».
p-12mag43-Tunisia-vittoria-non-mancare.JPG

 

Ma la realtà è ben diversa: sul fronte orientale le truppe sovietiche, dopo aver resistito nell'assedio di Stalingrado, continuano la loro controffensiva.

Dopo la Russia dove, nel marzo del 1943, i resti di quello che era l’ARMIR erano stati rimpatriati, lasciando in quelle terre circa 100.000 soldati italiani, ora tocca all’Africa: circa 250.000 uomini, tra tedeschi ed italiani, hanno deposto le armi. Gli Alleati avanzano.

Il generale Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “È mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nordafrica ...”

 

Nelle famiglie e a scuola manca di tutto, tanto che una maestra scrive nella relazione finale dell’anno scolastico: «Il materiale didattico, tranne le carte geografiche, il globo e pochi strumenti di fisica, fu tutto costruito dalle alunne medesime: solidi geometrici e relativi sviluppi, telefono rudimentale, camera oscura, ecc. La radio scolastica quest’anno non ha organizzato le belle trasmissioni degli anni di tranquillità, servì quasi solo alla Direzione per ordini e qualche trasmissione di poesie o preghiere da parte degli alunni ... La gran parte delle alunne vennero a scuola coi libri di Stato comperati dalle compagne dell’anno precedente. I libri della biblioteca, pochi e quasi tutti inadatti, non hanno affatto appassionato alla loro lettura. Più simpatia ha goduto il Corriere dei Piccoli».

Lire la suite

anno scolastico 1943 - 1944

9 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone.

 

Dal 10 giugno 1940 l’Italia fascista è in guerra al fianco della Germania nazista.

L’11 giugno 1943 gli Alleati (Stati Uniti, Inghilterra) sbarcano in Sicilia.

Il 25 luglio 1943 Mussolini è destituito e arrestato per ordine del Re che nomina Badoglio a Capo del Governo.

 

L’inizio dell’anno scolastico per gli insegnanti è fissato per il 1 settembre.

 

Nell’articolo viene dato ampio risalto a quanto i maestri o le maestre delle classi quinte elementari di Lissone hanno annotato nelle pagine dei “Giornale della classe” riservate alla “Cronaca ed osservazioni sulla vita della scuola”.

intestazione pagina 

Sono perciò riportate in corsivo alcune parti significative che sono state trascritte: in alcuni casi é stata aggiunta un’immagine che riproduce la pagina del “Giornale della classe” redatta di proprio pugno dall’insegnante.

 

Una maestra scrive sul “Giornale della classe” «La Patria versa in tristissime condizioni: pure gli insegnanti prendono il loro posto di lavoro che è anche di combattimento».

 

1 settembre 1943 

 

Nell’immagine il Frontespizio di un “Giornale della classe” dell’anno scolastico 1943-1944

frontespizio giornale classe 43 44 

 

Si nota che lo stemma sabaudo di Casa Savoia è stato sbarrato

stemma savoia  particolare frontespizio

e così pure la R che indicava Regio. Inoltre scorrendo le pagine di alcuni “Giornali della classe” si ritrovano espressioni del tipo: «circostanze paricolarmente gravi e dolorose per il nostro Paese», «condizioni eccezionali del momento», «in questi durissi momenti», «tormentosa situazione in cui la Patria si trova», «nuovo rinascente esercito».

Durante l’estate 1943 e nei primi giorni di settembre in Italia erano successi degli eventi eccezionali.

L’8 settembre l’Italia firma l'armistizio con gli Alleati.

I nazisti disarmano le truppe italiane e il 10 settembre Roma viene occupata dai tedeschi. Lo stesso succede per le principali città d’Italia.

Il Re Vittorio Emanuele III, con la famiglia e il seguito, fugge a Brindisi.

Il 12 settembre Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato da un commando tedesco e viene portato Monaco.

Iniziano le prime forme di resistenza armata contro il regime fascista e l’occupazione nazista.

Il 23 settembre, ridotto a un fantoccio nelle mani di Hitler, Mussolini proclama la “Repubblica Sociale Italiana” formando un nuovo governo fascista la cui autorità si estende sul territorio dell’Italia settentrionale, occupata dai tedeschi.

 

A Lissone per tutto il mese di settembre procedono le iscrizioni alla scuola elementare. Nella prima settimana di ottobre hanno luogo gli esami di riparazione. Terminati gli esami continuano le iscrizioni soprattutto per i «ritardatari che, dato l’allontanamento di parecchie famiglie dal paese, causa gli allarmi aerei, non furono pochi».

 

13 ottobre 1943 il governo del Sud, con a capo il Maresciallo Pietro Badoglio, dichiara guerra alla Germania.

 

A Lissone il 12 novembre la Direttrice scolastica convoca il «corpo magistrale». Tra le varie raccomandazioni fatte agli insegnanti, un invito a «non far sciupare pagine in decorazioni di quaderni o per disegni inutili come quelli ornamentali che alcuni facevano fare sui quaderni di aritmetica per dividere un esercizio dall’altro».

 

La scuola inizia solamente il 17 novembre «in circostanze particolarmente gravi e dolorose per il nostro Paese. In parecchie province del Piemonte, del Veneto e della stessa Lombardia, le scuole hanno potuto aprire i battenti fin dal 15 ottobre. A Lissone parecchie famiglie di sfollati da Milano e di sinistrati furono ricoverati anche nelle scuole. Per forza maggiore dunque si dovette attendere fino ad oggi per poter iniziare l’anno scolastico».

 

Milano-Piazza-Fontana-bombardamento.jpg Milano-dopo-un-bombardamento.jpg

 

La direttrice informa che si faranno dei turni il mattino e il pomeriggio, dato l’esiguo numero di aule disponibili. Solo per le classi quinte le lezioni sono di tre ore giornaliere. Le scuole di Via Aliprandi sono «occupate interamente dai sinistrati» e le scuole Vittorio Veneto «in massima parte».

 

18 novembre: «non è possibile lasciar passare, senza soffermare il nostro orgoglio su questa data, che ha segnato per il nostro popolo l’apogeo della gloria: la vittoria dell’Italia imperiale contro 52 stati ingiustamente sanzionisti».

L’insegnante si riferisce al 18 novembre 1935 quando, per l’Italia, entrarono in vigore le sanzioni economiche, in seguito alla condanna da parte della Società delle Nazioni per l'invasione dell'Etiopia.

Le-sanzioni.jpg 

Il 4 dicembre alle ore 16, terminata la scuola, la direttrice convoca in direzione tutti gli insegnanti per impartire e chiarire le norme che regolano la discesa nei rifugi durante gli allarmi aerei «a cui purtroppo abbiamo dovuto fare una certa abitudine». Viene fatto divieto ai genitori, per nessun motivo, di ritirare i propri figli dalla scuola durante l’allarme.

Una circolare della direttrice invita gli insegnanti a commemorare, il 5 dicembre, il gesto del Balilla, che «nelle condizioni attuali attraversate dalla nostra Patria diventa sommamente significativa». Scrive allora una maestra: «il gesto eroico di Balilla ha sempre fatto gioire d’entusiasmo e di orgoglio i giovanissimi d’Italia che vorrebbero in massa sostituirsi al fortunato compagno. In quinta poi la comprensione è, si può dire, completa: anche i visetti delle bambine irradiano l’orgoglio d’avere tra i ragazzi della loro età un sì grande Eroe».

7 dicembre: «inizio una fervida propaganda, perché tutti offrano per la “Giornata della Madre e del Fanciullo».

17 dicembre: «gli indumenti per O.N.M.I. sono affluiti con una generosità commovente».

L-opera-nazionale-per-la-maternita-e-per-l-infanzia.jpg 

 

Il 20 dicembre tutti gli insegnanti delle classi quarte e quinte del Circolo didattico di Lissone si riuniscono, convocati dalla Direttrice, che «parla della finalità educativa del lavoro entrato nella scuola come materia fondamentale». La Direttrice illustra l’importanza del “lavoro” nella scuola elementare e raccomanda di sviluppare nel corso delle lezioni l’insegnamento di elementi inerenti la vita pratica quali la compilazione di lettere, vaglia e conti correnti postali.

L’anno scolastico viene diviso in due periodi: il primo dall’inizio al 15 marzo, il secondo dal 1° marzo alla fine.

Con la benedizione del Prevosto iniziano le vacanze natalizie.

Il ritorno a scuola avviene, dopo 20 giorni di vacanza, il 10 gennaio.

Una maestra annota «trovo una nuova scolara: non ha più la casa, gliassassini dell’aria gliela hanno distrutta con le loro bombe micidiali a Milano. È ricoverata con la sua famiglia nelle nostre scuole».

La circolare n° 153 del Ministero dell’Educazione Nazionale del 17 gennaio, “date le condizioni eccezionali del momento”, fissa una diversa ripartizione delle materie di insegnamento nelle scuole elementari oltre a ridurre all’essenziale i programmi.

20 gennaio: «tutti gli scolari hanno pagato la pagella scolastica». Il costo di ogni pagella era di una lira.

Le-pagelle.jpg 

 

Il 25 gennaio inizia la refezione scolastica a cura dell’O.N.B. (Opera Nazionale Balilla). «L’attività assistenziale continua anche in questi durissimi momenti».

Mensa-e-refezione.jpg 

 

Con il 1° febbraio comincia anche il Doposcuola con orario dalle ore 16 alle 17,30. In una sezione speciale sono riuniti gli alunni che si preparano per l’esame di ammissione alla scuola Media.

14 febbraio: «alle ore 13 suona l’allarme. Si scese subito in rifugio ove rimanemmo per un’ora e mezzo. Così il tempo di lezione già breve fu dimezzato ... Ed è certamente il minore male, purtroppo, causato dai cosidetti “Liberatori”! ... ».

22 febbraio: alla Casa del Balilla di Monza, il Provveditore agli Studi “chiama a rapporto” tutti gli insegnanti elementari e della Scuola materna della Circoscrizione: sono 528 insegnanti che “inquadrano” circa 30.000 alunni. Scrive una maestra per questa occasione: «agli insegnanti furono rivolte calde espressioni riguardanti il lavoro svolto nella scuola, umile e silenzioso, compiuto qualche volta, anche in aule quasi fredde senza che si verificasse assenza, grande lavoro di Fede nell’immancabile destino della Patria ... Il Sig. Provveditore, nel suo breve ma incisivo discorso ha denudato l’anima sua di Italiano fervente, erigendosi, nella sua modestia, quale faro luminoso da cui ognuno può, senza tema di fallare, prendere esempio sia nella vita di educatore del popolo, sia nella vita di cittadino e soldato. Egli ha richiamato ognuno alla responsabilità dell’ora presente interrogando la propria coscienza ed a prendere, onestamente ma decisamente posizione perché il vero insegnamento non può essere ombrato da dubbi ... E disse che al di sopra di tutto il maestro deve sentirsi Italiano, e dei suoi scolari deve fare degli Italiani».

25 febb 1944 pagina 

 

In sintesi gli insegnanti vengono richiamati a schierarsi; si devono cioè allineare alla nuova situazione sotto la Repubblica Sociale Italiana!

 

26 febbraio: «le alunne portano a scuola le illustrazioni di Montecassino. Tutte siamo addolorate dall’infame distruzione. La furia dell’invidia cieca dei barbari anglo-americani che bestialmente come invanamente ridussero ad un cumulo di macerie ... Montecassino: rivivi intatto nel tuo spirito ammonitore, perchè intatto è il vero spirito italiano! ».

 

1 marzo 1944: la vigilatrice sanitaria visita gli scolari e prende nota di tutti gli alunni gracili.

 

Intanto in tutto il Nord Italia, dall'1 all'8 marzo 1944, si svolge uno sciopero generale caratterizzato da una precisa matrice di natura politica.

La notizia degli avvenimenti italiani ebbe ampia risonanza e suscitò stupore e ammirazione in tutto il mondo libero.

Il 9 marzo 1944 il "New York Times" pubblicava:

nytlogo.jpg
«In fatto di dimostrazione di massa non è avvenuto niente nell'Europa occupata che si possa paragonare alla rivolta degli operai italiani. È il punto culminante di una campagna di sabotaggi, di scioperi locali e di guerriglia ... è una prova impressionante del fatto che gli italiani, disarmati come sono, e sottoposti a una doppia schiavitù, lottano con coraggio e audacia quando hanno una causa per la quale combattere».

10 marzo: «ho commemorato Giuseppe Mazzini, rievocando nell’anniversario della sua morte, la figura del grande Italiano, inquadrandola, soprattutto, negli eventi storici che l’Italia attraversa».
Nell’Italia settentrionale non c’è più la monarchia, ma la Repubblica Sociale Italiana … e la scuola si adegua!


Il 15 marzo, secondo le direttive del Ministero, si chiude il primo periodo dell’anno scolastico: «hanno luogo le prove di chiusura del primo periodo. In generale le mie alunne sono scolare attive, laboriose, cercano di fare del loro meglio per seguirmi nello svolgimento del programma che cerco di far elaborare con quella sollecitudine maggiormente possibile, per timore di essere sorpresa da una chiusura repentina, dato i momenti …».

23 marzo: «ho commemorato la data della fondazione dei Fasci avvenuta a Milano in Piazza S. Sepolcro nel 1919, illustrando lo sforzo che si è compiuto e che si compie dal Partito Fascista, prima per dare incremento alle varie bonifiche ed alle istituzioni del Regime e portare così la Patria alla grandezza voluta, ed ora per condurre a buon esito la guerra che si sta combattendo».

23 marzo 1944 

 

Il 25 marzo la Direttrice comunica alcuni cambiamenti di aula in quanto si sono rese vacanti alcune di quelle finora occupate dai sinistrati. Loda gli insegnanti che hanno raggiunto un buon tesseramento all’O.N.B. «Deve ritenere che le insegnanti che non hanno ancora alcun iscritto a tale associazione, se non hanno svolto opera contraria al Partito Sociale Repubblicano, non hanno però svolto opera di persuasione o almeno che tale opera è stata fatta male. Ha detto poi che il tesseramento è ancora aperto e che le insegnanti si devono mettere di buona volontà a svolgere il loro compito di persuasione voluto dal sentimento patriottico che ognuno deve nutrire».

Insomma gli insegnanti devono svolgere opera di propaganda per la Repubblica Sociale Italiana e convincere gli scolari a tesserarsi all’O.N.B.!

 

28 marzo, scrive un insegnante sul “Giornale della Classe”: «con dispiacere ho lasciato l’aula più bella del caseggiato, che avevo finora occupato, per passare in un’altra che, oltre ad essere poco pulita e mal arredata, è infestata dai topi».

28 marzo 

 

3 aprile: «alle ore 11,30 la Sig. Direttrice ha dato inizio alla trasmissione antecedentemente annunziata. Dopo aver trasmesso l’inno del Balilla, ha parlato alle scolaresche commemorando l’anniversario della fondazione dell’O.N.B. illustrando l’opera benefica che essa svolge nelle isttuzioni miranti alla scuola ed invitando tutti gli alunni a prendere parte ad una sottoscrizione indetta dal Provveditore di Milano per l’offerta di un aereo da caccia che le scuole della provincia intendono donare al rinascente esercito italiano. Ha terminato la trasmissione con altri inni patriottici».

Un insegnante scrive: «un aereo da caccia alla nostra gloriosissima aviazione. È stata scelta molto bene l’arma, che ognuno di noi vorremmo donare a decine al nuovo Esercito per la difesa del nostro cielo dagli assassini che non sanno fare che la guerra contro gli inermi … Se quel caccia potesse sprigionare nelle sue azioni l’entusiasmo di tutti i giovani cuori che concorsero alla sua formazione, chissà che azioni eroiche e vittoriose compirebbe! …».

20 aprile: «consegno £ 40 quale importo di 40 tesserine della Dante Alighieri, la benemerita associazione … che è inesauribile focolare di pretta Italianità nel mondo. Si chiude la sottoscrizione pro aereo da caccia alla Patria con esito favorevole: la cifra ottenuta è di £ 1976 per le scolaresche, di circa £ 2000 offerte dagli insegnanti e £ 800 dalla scuola materna».

Il 24 aprile ha luogo la cerimonia della semina del granoturco nell’orto di guerra che era stato precedentemente dissodato e vangato dai maschietti della Scuola del Lavoro.

«Le mie alunne hanno proceduto alla semina dell’insalata in un’aiuola riservata alla nostra classe».

L’8 maggio hanno inizio a Monza gli esami di ammissione alla scuola Media.

9 maggio: «Giornata dedicata all’Esercito: al nuovo Esercito a cui spetta il non facile compito di riscattare l’onore della       Patria. Un senso di grande riconoscenza ci invade e vorremmo che la “Vittoria” fosse prossima ad arriderci perché proprio in questo giorno il nostro pensiero ricongiunge a noi il Mediterraneo, la Libia e si spinge oltre, in Africa Orientale da cui il grido: “Ritorneremo!” si eleva additandoci il nostro dovere! ».

9 maggio 1944 

9 maggio 1944 cont  

24 maggio: «in due turni, mattina e pomeriggio, senza perdere le ore di lezione, le scolaresche inquadrate raggiungono il teatro Impero per la visione cinematografica de “I trecento della Settima” raffigurante un episodio della guerra in Grecia ed illustrante lo spirito di sacrificio, di abnegazione e l’eroismo dei soldati italiani».

26 maggio 1944: «cerimonia di chiusura dell’anno scolastico:

1)     Messa di ringraziamento a Dio che permise, nella tormentosa situazione in cui la Patria si trova, di svolgere completamente il programma e in un’atmosfera di relativa serenità

2)    Saluto alla bandiera e l’appassionato triplice grido Italia, Italia, Italia! ».

Firma dell’insegnante

 

 

 

Bibliografia:

- Documenti conservati negli Archivi Comunali e negli Archivi scolastici di Lissone 

- alcune delle immagini sono della mostra “A scuola col duce – l’istruzione primaria nel ventennio fascista” dell’Istituto di Storia Contemporanea "P. A. Perretta" di Como

Lire la suite

anno scolastico 1944 - 1945

9 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

vissuto sui banchi di una scuola elementare di Lissone

44 45 giorn clas II ciclo lavoro

A differenza dei precedenti anni scolastici, le annotazioni sul "Giornale della Classe" sono ridotte all’essenziale.

26 ottobre 1944: «Cerimonia scolastica associata alla funzione funebre delle vittime della barbara incursione aerea del 20 u.s. ».

 

dal sito: http://www.piccolimartiri.it/index2.htm
scuola di Gorla bombardatascuola di Gorla bombardata aula

"Il 20 ottobre, alle 11,14, nella scuola di Gorla quando suonò il piccolo allarme, le maestre cominciarono a preparare gli alunni per scendere nel rifugio, altre cercarono prima di informarsi in direzione se si trattasse del grande allarme e magari, il piccolo non l'avevano sentito. Quando alle 11,24 suonò veramente il grande, la testa del corteo formato dai bambini era già arrivata nel rifugio, altri si trovavano ancora sulle scale; in quegli attimi i bombardieri erano ormai visibili a tutti: nel cielo azzurro tanti piccoli punti argentei dai quali si staccavano altri punti ancora più piccoli. Le bombe avevano iniziato a cadere sul quartiere. A questo punti alcuni bambini scapparono da scuola cercando di raggiungere la propria casa, con il rischio di essere colpiti per strada (come in alcuni casi avvenne). Trovandosi al piano terreno, la quinta del maestro Modena non dovette percorrere le scale, fu quindi l'unica classe che ebbe la possibilità di salvarsi al completo. Per tutti gli altri il destino fu più tragico: una delle 170 bombe lanciate dagli Alleati su Gorla si infilò nella tromba delle scale ed esplodendo causò il crollo dell'ala dello stabile e delle scale stesse sulla soletta in muratura che sovrastava il rifugio, trascinando con sè tutti i bambini ed i loro insegnanti nel cumulo di macerie. Anche numerosi genitori che al suono del piccolo allarme erano corsi a scuola per riprendere i propri figli, morirono nel crollo”.


Continua il maestro: «
La partecipazione a questo lutto segni la riconferma della fede e della certezza che è in tutti che dal sacrificio purissimo di tanti innocenti crudelmente stroncati, risorgerà con l’aiuto di Dio più onorata, più grande, più splendente la Patria».
b 26ott44 incursione aerea 20


L’orario scolastico è di sole tre ore e mezzo giornaliere: «
cercheremo di trarre il massimo rendimento perché ci verrà ridotto per penuria di aule».

La scuola elementare di Via Aliprandi è in parte adibita ad alloggio per gli sfollati arrivati in paese. Altri 550 sfollati era alloggiati in 185 case private.
elenco sfollati
 elenco sfollati foglio 2 elenco sfollati foglio 3 elenco sfollati foglio 4 elenco sfollati foglio 5 elenco sfollati foglio 6
La quantità di rifugiati che il comune poteva ospitare, secondo la disponibilità di alloggi registrata nel 1938 era di 1.500 unità, per cui, sin dal dicembre 1942, le autorità si preoccuparono di rendere obbligatoria la denuncia degli alloggi e dei locali non usufruiti e adattabili ad abitazione.

Con il 1° dicembre, per ordine del Provveditore agli Studi, l’orario viene ulteriormente ridotto a tre ore settimanali in due giorni, il martedì ed il venerdì, per mancanza di riscaldamento.
e 1dic44 mancanza riscaldamento rid orar

 

La riduzione dell’orario e i frequenti allarmi aerei rendono problematico lo svolgimento del programma didattico. Scrive una maestra: «la frequenza è buona, ma gli allarmi aerei si susseguono in modo esasperante, da togliere la volontà di affrontare i rigori della stagione per venire a scuola».

 

«La mancanza completa di riscaldamento rende impossibile una buona lezione, ogni tanto qua e là, sussulta qualcuno con brividi, e quest’oggi per ben due volte si sospende la lezione per gli allarmi, un terzo allarme mi coglie negli ultimi momenti delle lezioni».

«Dalle scuole di Via Aliprandi vengo trasferita in un salone della Casa del Fascio. Si è molto disturbate in tempo di lezione per l’andirivieni di molte e molte persone chè tutte passano davanti alla mia aula. Il freddo è intenso, le bambine hanno quasi tutte la tosse. Da dieci giorni siamo in questa nuova sede, manca inchiostro, coi banchi strettissimi che le bambine ci stanno a mala pena. Nessuna minima comodità ci circonda, così anche le lezioni rimangono frequentemente infruttuose».
c 17nov44 situazione classe nuova sede

 

Arrivano così le vacanze di Natale. Il numero degli sfollati a Lissone ammonta a 1.738 persone.

I bombardamenti ferivano le principali città dell'Italia settentrionale, ma non colpirono mai Lissone, fatta eccezione per un mitragliamento avvenuto nei pressi della stazione (novembre 1944), senza gravi conseguenze, al di là del comprensibile spavento dei presenti. Le condizioni della popolazione destavano sicuramente apprensioni maggiori, considerato che tra il 1944 e la primavera del 1945 nelle relazioni mensili sull'attività amministrativa e politica del Comune, le preoccupazioni del Commissario prefettizio erano più di natura sociale che politica. L'inquietudine delle locali autorità era generata specialmente dalla penuria di alimenti, particolarmente aggravate dall'insufficienza o totale mancanza dei mezzi di trasporto necessari per ritirare i generi dalle località lontane. La distribuzione alimentare per la popolazione era garantita dai grossisti e dai dettaglianti posti sotto il controllo del Comune che gestiva l’ufficio tesseramento ma non impediva alla borsa nera di prosperare. Tra il novembre del '44 e il marzo del '45 la situazione si aggravò, in quanto vennero a mancare rispettivamente la farina gialla, il riso, i generi da minestra e il sapone, mentre tutti gli altri prodotti arrivavano con sensibile ritardo. Alla fame si aggiunse presto il freddo causato dalla mancata distribuzione della legna da ardere. 


8 gennaio: riprendono le lezioni ma sempre a turni bisettimanali.


30 gennaio 1945: l’Ispettore scolastico e il direttore chiamano tutti gli insegnanti per una riunione che si svolge nel salone municipale. Oggetto la lettura di una Circolare Ministeriale circa “il compito ed il costume morale dell’insegnante”. L’Ispettore lamenta la scarsa attività invernale. Raccomanda di “dimostrare alle famiglie come la scuola e l’insegnante siano al loro posto in questi tenebrosi momenti”.

Assicura che farà funzionare la mensa degli insegnanti.
30gen45 mensa insegnanti


«Per ordine del sig. Direttore ho fatto seminare dai miei scolari, in un piccolo appezzamento nel cortile della scuola, i fagioli. In seguito ho fatto pure seminare il granoturco ma questo fu distrutto dai monelli».
1945 fagioli mais disagi

 

aprile 1945

26 aprile: «chiusura della scuola per movimento insurrezionale e liberazione dell’Italia settentrionale».
I maggio 1945 b
I maggio 1945 f

 

La Direzione del Circolo didattico di Lissone viene affidata provvisoriamente al Direttore didattico del Circolo di Desio, in sostituzione della Direttrice, sospesa dal Comitato di Liberazione Nazionale.


Scrive un maestro sul “Giornale della classe” di una quinta elementare, nei giorni seguenti la Liberazione: «il 25 aprile 1945 l’Italia settentrionale veniva liberata dal terrore nazifascista … Da quel giorno, finalmente la Scuola ha ripreso il suo carattere di seria educatrice della gioventù …». 

 



liberazione dal terrore nazifascista

Bibliografia

- Documenti conservati negli Archivi Comunali e negli Archivi scolastici

- S. Missaglia, Lissone racconta

- Appunti di Samuele Tieghi

Lire la suite

La Resistenza in Europa: la Polonia

3 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

La Resistenza polacca è stata la prima, in ordine di tempo, in Europa. Nessuna popolazione è stata così compatta nella resistenza all’oppressione come quella polacca.

Nessuna parte dell’Europa ha dovuto sopportare così duramente l’occupazione tedesca come la Polonia. La Polonia è stata il solo paese, totalmente posto sotto il giogo nazista, a non avere avuto il suo Quisling.

 

Nel mese di settembre 1939, nel giro di qualche giorno l’esercito polacco è stato schiacciato nella morsa tra la Wehrmacht e le truppe russe.    

invasione-Polonia.jpg

Il paese è stato inesorabilmente diviso tra i vincitori. I polacchi diventano l’oggetto di molteplici vessazioni. Non hanno più diritto di possedere niente, né di ricevere un’istruzione che vada oltre la scuola primaria. Per circolare in bicicletta, necessitano di un «Ausweiss», un lasciapassare.

Le élite polacche poco a poco si trovano escluse, depredate; i preti arrestati, e tutti quelli che contano nel paese, vengono considerati come un magma di nemici irriducibili.

Questa politica di distruzione sistematica operata dai nazisti si tinge anche di antisemitismo. Fedele al principio del Mein Kampf, Hitler inizia, nel 1939, l’«arianizzazione» del paese. Gli ebrei non possono più esercitare professioni liberali, essere dipendenti pubblici; vengono sottoposti a censimento, schedati, costretti a portare, per i maggiori di dodici anni, un bracciale di stoffa con la stella di Davide.

 

Tutto il paese passa alla clandestinità. Lo Stato, con tutti i suoi ingranaggi, passa ad una vita sotterranea e l’occupante trova il vuoto. Subito, il Parlamento, i tribunali, la sanità pubblica, l’istruzione, la stampa, il teatro, la vita letteraria, la vita sociale, spariscono ma per continuare la loro attività “underground”. Niente governo di circostanza, non un ministero di collaborazione, ma semplicemente un governo legale in esilio on a capo il generale Sikorski.

Sikorski si stabilisce dapprima in Francia. Nel 1939 e 1940, ottantamila polacchi combattono al fianco degli Alleati. Due divisioni si trovano sulla linea Maginot, una terza riesce a passare in Svizzera. Altre due, dopo il disastro, riescono a raggiungere l’Inghilterra, dove si uniranno alla brigata Narvik (la battaglia terrestre di Narvik venne combattuta tra il 9 aprile e l'8 giugno 1940 nei dintorni della città norvegese di Narvik). Diversi polacchi che risiedono in Francia costituiscono un’importante rete di servizi segreti.

Il governo Sikorski, per tutta la durata della guerra, si mantiene in contatto con i movimenti clandestini - movimenti clandestini che si trovano nelle due zone di occupazione, la tedesca e la russa – e queste manifestano nei suoi confronti una grande disciplina.

A più riprese alcuni ministri abbandonano il loro rifugio di Londra per tornare in Polonia, dove esiste una delegazione permanente del governo. A Londra si forma un esercito polacco libero che si mette in mostra su diversi teatri di guerra. E, dal 1940, viene organizzata una struttura per consentire ai giovani polacchi di raggiungere la Francia, poi l’Inghilterra. L’esercito polacco clandestino avrà tanti titoli di gloria come quelli di chi combatte in uniforme.

 

I primi movimenti clandestini si formano nell’inverno del 1939. Portano dei nomi simbolici: «I Vendicatori», «Il Giudizio di Dio», «La mano insanguinata». Queste organizzazioni si fondono, alla fine del 1940, per diventare l’«Associazione per la lotta armata», che diventerà l’«Armata dell’Interno» o l’«Armata del paese», meglio conosciuta con le iniziali A.K.

L’ A.K. non è una formazione perfettamente strutturata, mancando di un inquadramento completo a tutti i livelli.

I polacchi, è anche vero, non hanno bisogno di imparare a vivere in clandestinità. Sono abituati. Certi anziani si ricordano ancora di quegli anni di inizio secolo in cui hanno dovuto far fronte all’Okhrana zarista, così pericolosa ed altrettanto crudele quanto la Gestapo. Come i veterani del P.P.S. (Partito Socialista Polacco) del 1905, come tutti coloro che hanno combattuto, nel 1918, al fianco del generale von Beseler i partigiani, durante gli anni della clandestinità, adottano dei nomi fittizi del tipo «Stanislao» o «Lo Scoiattolo».

Anche se il sostegno all’organizzazione clandestina da parte del governo polacco a Londra è incondizionato, i rapporti sono difficili. Benché vengano effettuate alcune trasmissioni radio dalla Francia e poi da Londra, la ricezione della BBC a Cracovia, Lvov, Varsavia e in quasi tutta la Polonia, è molto difficoltosa. I tedeschi, inoltre, hanno requisito la maggior parte delle radio riceventi. Nella zona di Varsavia una stazione trasmittente clandestina riesce a trasmettere. Dato lo scarso numero di ricevitori radio esistenti in Polonia, la radio non ha avuto quel ruolo che, ad esempio, che ha assunto in Francia. Nonostante tutto, queste trasmissioni hanno una loro utilità: i testi trasmessi vengono trascritti su dei bollettini che vengono poi distribuiti alla popolazione.

Nel 1941, presso lo Stato maggiore polacco a Londra, viene creato un ufficio che, con la sezione polacca del S.O.E. (Secret Operations Executive), è incaricato di guidare la Resistenza e di rifornirla di armi. Ma, sfortunatamente, la distanza che separa il Governo in Inghilterra e il corto raggio d’azione degli aerei dell’epoca rendono difficile e pericolose tutte le missioni. Nei due primi anni di occupazione, centoquattro operazioni sono richieste dalla resistenza, ma dodici solamente sono tentate e solo nove riescono. Una cinquantina di agenti e due tonnellate di materiale sono così paracadutati. La situazione migliora con l’uso di nuovi aerei, Lancaster e Liberator, e soprattutto quando gli aerei possono partire dalle basi poste in Italia.

Al loro arrivo, i tedeschi trasformano le scuole in caserme e ne proibiscono l’apertura di nuove. Uno degli scopi dei nazisti è limitare il livello di istruzione dei polacchi a bassi livelli.

Centinaia di insegnanti e di scienziati vengono arrestati ed inviati nei campi di concentramento. Gli occupanti distruggono le biblioteche, saccheggiano le librerie, chiudono le università. Viene allora creato tutto un sistema di istruzione superiore clandestino, un insegnamento perfettamente organizzato che distribuisce diplomi regolari. Le lezioni continuano in piccoli gruppi, nei luoghi più diversi e raramente due volte nello stesso posto. Gli studenti polacchi, che si stima fossero circa duemilacinquecento, utilizzano granai, depositi di attrezzi, giardini come aule. A Varsavia funziona una università clandestina. Altre sono a Cracovia, a Poznan, dove si studia di tutto tranne il tedesco. Queste università hanno pubblicato clandestinamente più di duecentocinquanta opere o tesi, che hanno contribuito a preservare il capitale culturale e artistico del paese.

 


giornale-polacco.jpgLa coccinella polacca

Una preghiera dei bambini polacchi apporsa sulla stampa clandestina.

Migliaia di bimbi nella Polonia occupata leggono un giornalino stampato alla macchia, in una cantina, appositamente per loro, Esso viene pubblicato in odio ai tedeschi, i quali, nella loro ossessione di estirpare lo cultura polacca dalle radici, hanno bruciato tutti i libri per l'infanzia in cui era nominata la Polonia.

 

Questo giomale clandestino si chiama Btedronka, ossia Coccinella. (...) Ne abbiamo sott'occhio un esemplare (...), il primo scritto è una preghiera, che dice: «Figlio di una terra martoriata, ti prego, Signore, di farmi sempre coraggioso. Dammi il coraggio di un uomo vero, e fa' che il mio cuore batta così forte per la Polonia da vincere ogni cosa. Fa' che il mio cuore sia pieno d'un amore di figlio, e d'una fedeltà di soldato. Proteggi la mia casa. Riparala dalla disfatta e dal lutto. E proteggi tutti coloro che lottano per la Polonia in mare, in terra e nell'aria». (...) (dal Daily Mail


Un altro mezzo che ha contribuito al paese di resistere è la stampa clandestina. Le tipografie non mancano e più di milletrecento periodici clandestini - senza contare quelli che vengono distribuiti durante l’insurrezione di Varsavia -  compaiono quasi regolarmente durante i quattro anni di occupazione. Queste pubblicazioni, curate interamente dall’A.K. e dal dalle delegazione del Governo di Varsavia, riflettono tutte le opinioni e trattano gli argomenti più disparati tra cui la teologia, l’agricoltura: su alcuni giornali vengono pubblicate anche delle poesie.

La Resistenza, o meglio l’amministrazione clandestina, organizza un certo numero di attività e si preoccupa di dare alla popolazione un’assistenza economica e sociale e di procurarle una relativa sicurezza. È alla Resistenza che incombe, in parte, assicurare il rifornimento delle grandi città, il controllo dei prezzi, procurare i medicinali ai medici. È la Resistenza che si dà anche una funzione moralizzatrice. Fa chiudere, in alcuni casi anche con la forza, i caffè malfamati, le bische clandestine, i cinema pornografici, attività più o meno incoraggiate dagli occupanti. Tutto è buono per distogliere i polacchi dal loro obiettivo essenziale: la liberazione del paese.

In Polonia, contrariamente a quanto accaduto ad esempio in Italia e in Francia, la politica di collaborazione con i tedeschi occupanti è stata un fiasco completo. Se alcuni polacchi sensibili alla propaganda pangermanica possono essere tentati, per un momento, a lanciarsi in un’esperienza analoga a quella di Vichy, devono ben presto rinunciare davanti alle esigenze di Hitler. In effetti, i tedeschi non hanno mai cercato di accordarsi con qualcuno: hanno piuttosto reclutato dei poliziotti ausiliari e incoraggiato degli individui di dubbia moralità che, per le loro attività, potevano contribuire a depravare il popolo polacco.

Due sono le attività in cui, in un primo tempo, si impegna la Resistenza polacca: la battaglia dei treni (interruzioni di linee ferroviarie, di ponti, distruzione di locomotive, incendi) e la raccolta di informazioni segrete.

La rete dei servizi segreti viene rinforzata da agenti alleati paracadutati. Il colpo più sensazionale realizzato degli uomini dell’A.K. fu la scoperta dei segreti delle basi delle V1 e delle V2, che erano destinate a colpire l’Inghilterra.

1943-V1-a-Peenemunde.jpg

Fu così che la base di Peenemünde fu bombardata e annientata.

L’Armata dell’Interno si impegnò anche in veri e propri combattimenti contro i nazisti, oltre ad effettuare attentati contro le forze di occupazione.

 

I partigiani dell’A.K. nell’insurrezione di Varsavia

Varsavia-agosto-1944-quartiere-liberato.jpgIl 1° agosto 1944 inizia l’insurrezione di Varsavia. I partigiani dell’A.K., che portano al braccio dei fazzoletti bianchi e rossi, i colori della Polonia, si battono come diavoli. Incurante del pericolo la popolazione scende per le strade. Si vedono dei ragazzi attaccare dei carri armati con in pugno delle pistole. La risposta è violenta e brutale. Le mitragliatrici crepitano e tirano sulla folla. Solamente un uomo su tre dell’A.K. è armato. Allora vengono preparate bottiglie molotov e si recuperano le grante dei caduti. Verso la fine di agosto la situazione, a poco a poco, diventa drammatica sia per i partigiani dell’A.K. che per gli abitanti di Varsavia. La città manca di tutto e anche l’acqua e l’elettricità cominciano a scarseggiare.

I russi che sono alle porte della città non intervengono in aiuto degli insorti. Solamente l’11 settembre alcuni apparecchi russi sorvolano la città e lanciano dei rifornimenti. Lo stesso giorno, Stalin che fino ad allora si era opposto, accorda la sua autorizzazione ai grossi aerei da trasporto degli Alleati di atterrare in Unione Sovietica, dopo aver paracadutato i loro conteiner di armi e viveri sulla città.

Dopo sei settimane di combattimenti che Varsavia ha condotto da sola, la Russia decide di accordarle il suo aiuto. Le armate sovietiche occuperanno, il 14 settemre, la periferia di Praga (quartiere di Varsavia) situata sulla riva destra della Vistola. L’artiglieria e l’aviazione sovietica cominceranno ad aiutare gli insorti. Gli aerei russi lanciano armi e viveri. L’aiuto sovietico si rivela tardivo ed insufficente e non ha alcuna influenza decisiva sull’ulteriore corso degli avvenimenti. L’insurrezione soccombe. La situazione a Varsavia precipita. Nella città regna la fame, i morti sono abbandonati per le strade, dappertutto vi sono rovine fumanti.

Varsavia-partigiani-caduti.jpg

La popolazione è allo stremo dopo due mesi di combattimenti.

Varsavia cade dopo 63 giorni di lotta eroica contro un nemico che ha una superiorità schiacciante.

Varsavia-settembre-1944-trattative-resa.jpg

Distrutta per l’11% nel 1939, al 25% durante l’insurrezione del ghetto, al 25% nell’insurrezione di agosto, Varsavia, di cui non restano che delle rovine, sarà rasa al suolo dai tedeschi.

1939-Varsavia-bombardata.jpg

«Varsavia non è che la definizione geografica di un punto preciso sulla carta geografica. La città non esiste più ...» affermava in quei giorni Adolf Hitler.

 

Duecentomila polacchi sono morti. Migliaia si trovano deportati, una capitale ridotta a niente. Il solo risultato positivo dell’insurrezione di Varsavia, in quella terribile estate del 1944, è stato quello di immobilizzare un grosso contingente di forze tedesche, che hanno avuto 17.000 morti e 9.000 feriti. I tedeschi hanno perso importanti depositi di materiale, che sono stati occupati dagli insorti o incendiati. Hanno, inoltre perso tutte le officine di riparazione e i loro posti di approvvigionamento, che non sono stati rimpiazzati. Al fronte i soldati tedeschi si sentivano minacciati da questa insurrezione che era scoppiata dietro le loro linee. Questi risultati, benché non trascurabili, non reggono il confronto con quello che è stato il martirio di Varsavia.

Gli insorti erano all’oscuro degli accordi interalleati di Teheran, dove “i tre grandi” avevano diviso il mondo in zone di influenza.    

conferenza-Teheran-novembre-1943.jpg

Apparentemente, Stalin ha deliberatamente sacrificato la popolazione polacca, così come Roosevelt. Più vicino al dramma polacco, Churchill l’ha meglio compreso, ma non ha potuto né voluto andare fino in fondo.

 

Per tre mesi Varsavia rimane terra bruciata, senza più vita. La grande offensiva russa ha inizio il 13 gennaio 1945. Senza incontrare una vera resistenza, l’Armata rossa occupa Kiece il 15 gennaio, Varsavia e Czestochowa il 17 gennaio. Pian piano tutte le altre città vengono via via occupate. Entro la fine di gennaio, quasi tutta la Polonia, come nel 1939, è occupata dai sovietici. La Russia impone la sua autorità politica. Il Comitato di Lublino si trasforma in governo che viene presto riconosciuto da Mosca. Da Lublino, il 18 gennaio 1945, si trasferisce a Varsavia.

 

generale-Wladyslaw-Anders.jpgIl generale Anders (organizzatore del II Corpo d'Armata polacco che operò ai suoi ordini in Medio Oriente e in Italia, segnalandosi nella battaglia di Montecassino e nella battaglia di Ancona; morto a Londra il 12 maggio 1970, è seppellito, secondo la sua volontà, nel cimitero militare polacco di Montecassino, a fianco dei suoi compagni caduti in battaglia) scrisse:

«La nazione polacca, passando direttamente dall’occupazione tedesca a quella sovietica, non si è potuta opporre. Forse i nostri alleati occidentali, Inghilterra e Stati Uniti non potevano permettersi di ostacolare la Russia? Ma la Polonia sperava, almeno, che le potenze occidentali non riconoscessero questo dato di fatto creato dalla Russia sulle terre polacche.»

 

Bibliografia:

Eric de Goutel – Histoire secrète des maquis étrangers – Editions de Crémille, Genève

Lire la suite

L’anno terribile 1948: il mondo si divide

26 Septembre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il secondo dopoguerra

Fu l'anno del colpo di Stato comunista a Praga e del blocco sovietico di Berlino,

1948-manifesto-elettorale-.jpg d-Berlino-1948.jpg

in Italia dello scontro elettorale del 18 aprile, della vittoria della Democrazia cristiana di De Gasperi sul Fronte socialcomunista di Togliatti e Nenni;

Risultati-elezioni-1948-Corriere-sera.jpg aprile-1948-De-Gasperi.jpg

e ancora, nel resto del mondo, della nascita dello Stato d'Israele e dell'assassinio di Gandhi, e delle definitive vittorie militari dell'Armata Rossa di Mao Zedong in Cina.

Ben-Gurion-nascita-Israele.jpg   Mao-la-Lunga-Marcia.jpg

Un anno di svolta. Da una parte, esso portò alle estreme conseguenze politiche la crisi dei rapporti tra i vincitori del secondo conflitto mondiale, sancendo, al di là di ogni residua speranza, la frattura dell'Europa e in buona misura del mondo tra l'Ovest liberaldemocratico, guidato dagli Stati Uniti d'America, e l'Est comunista, ispirato e controllato dalla Mosca di Stalin (la «guerra fredda»). Dall'altra, creò le premesse di quella che sarebbe stata, in qualche modo, al fondo di tutto, la stabilità internazionale, per oltre un quarantennio, cioè fino a quando, repentinamente, ma come effetto finale del lungo e severo confronto, l'Est comunista non crollò su se stesso (o quanto meno, come nel caso della Cina, non diventò qualcosa di nuovo e diverso).

 

Proprio cento anni prima, nel 1848, in febbraio, Karl Marx e Friedrich Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista, diretto a superare e anzi a rovesciare ogni percorso moderato e gradualista delle trasformazioni sociali e politiche, per annunciarne uno decisivo e apocalittico: la «dittatura del proletariato», la lotta all'ultimo sangue alla borghesia capitalistica. Un anno prima, nel 1847, Marx era entrato a far parte di un'associazione fondata a Parigi nel 1830, chiamata Lega dei Giusti, e poi Lega comunista, il cui slogan era: «Tutti gli uomini sono fratelli». Marx e Engels lo sostituirono con un altro, che chiamava al «rovesciamento violento di tutto l'ordine sociale esistente», intendendo gettare via tutto il socialismo cosiddetto visionario e utopistico di Owen e Saint-Simon, di Blanc e Fourier, in nome di una nuova dottrina «scientifica» della lotta di classe e della rivoluzione mondiale. Il Manifesto uscì a Londra in febbraio, quando ormai era cominciata, a Parigi, la rivoluzione quarantottesca che avrebbe portato alla Seconda Repubblica francese.

 

Lire la suite

Come cominciò la «guerra fredda»

19 Septembre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il secondo dopoguerra

L'espressione «guerra fredda» fu coniata da quello che è stato forse il più importante giornalista politico americano, Walter Lippmann, nel 1947. Voleva dire ovviamente uno stato di tensione nelle relazioni internazionali talmente grave da somigliare a una guerra, senza tuttavia esserlo davvero, ma con il pericolo di diventarlo .

Tale era il tipo di rapporti che si andava instaurando tra l'Est e l'Ovest, e soprattutto tra Unione Sovietica e Stati Uniti, all'indomani della comune vittoria contro la Germania nazista.

È del 1946 un'altra espressione famosa: «cortina di ferro». A pronunciarla, il 5 marzo, fu l'ex primo ministro britannico Winston Churchill, uno dei grandi protagonisti della guerra contro Hitler, in un discorso al Westminster College di Fulton, nello Stato americano del Missouri.

Truman-e-Churchill.jpg

Disse Churchill che una cortina o sipario di ferro, appunto, «è sceso attraverso il continente, da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico», volendo significare la pretesa dell'Urss di fare dei Paesi liberati dall'Armata Rossa nell'Europa centro-orientale una sorta d'impero al servizio di Mosca.

A Churchill, Stalin rispose sprezzantemente che «le nazioni che non parlano la lingua inglese non vogliono una nuova schiavitù», evidentemente sottintendendo che non ci sarebbe stato posto per un nuovo Impero britannico, o, nella nuova situazione, anglo-americano, e quindi rivendicando per se stesso e per l'Urss un ruolo storico di alternativa al potere occidentale.

Prove tecniche, diremmo oggi, di guerra fredda, cioè di un confronto, che sarebbe diventato globale, europeo e planetario, tra due blocchi di potere geopolitico tradizionale, con in più due ideologie contrapposte e inconciliabili, frutto delle rivoluzioni degli ultimi due secoli. Insomma la preparazione di una fase storica che, per l'intreccio e la complessità dei fattori, e per la gravità del pericolo di una loro esplosione, poteva essere considerata senza precedenti. E che, tra alti e bassi, sarebbe durata quasi mezzo secolo.

 

 

La Guerra Fredda come scontro di due progetti ideologicamente contrastanti.

 

La Guerra Fredda non fu uno scontro inevitabile. Fu la guerra provocata dal Terzo Reich che portò nel cuore dell'Europa Stati Uniti e Unione Sovietica e li pose gli uni di fronte all'altra. Entrambi cercarono di inglobare nella propria sfera d'influenza gli Stati europei e in particolare entrambi inclusero nella propria coalizione uno dei due Stati tedeschi nati dalle macerie della guerra. La contrapposizione politica, economica e militare tra le due Germanie acuì l'ostilità tra Stati Uniti e Urss e fece venire meno le basi dell'alleanza che si era formata durante il periodo nazista.

 

«La guerra fredda si sviluppò come conseguenza dell'esistenza di due progetti mondiali ideologicamente contrastanti e che i due campi si adoperarono per diffondere politicamente, economicamente e infine anche militarmente. La particolare asprezza assunta in Europa da questo scontro trova la sua giustificazione nel fatto che, se è vero che il potenziale tedesco venne controllato in entrambi i campi, è anche vero che quello tedesco-occidentale, ben più rilevante, non solo venne consolidato, ma venne anche mobilitato contro L'Unione Sovietica. Anche la Guerra Fredda, quindi, fu una conseguenza della guerra di conquista scatenata dalla Germania nazista». Jost Duffler

 

 


Winston Churchill: il discorso di Fulton

 

Un'ombra è caduta sulle scene così recentemente illuminate dalla vittoria degli alleati. Nessuno sa ciò che la Russia sovietica e la sua organizzazione internazionale intendono fare nell'immediato futuro, o quali siano i limiti, se ce ne sono, alle loro tendenze all'espansione e al proselitismo. [...] Noi comprendiamo il bisogno della Russia di essere sicura alle sue frontiere occidentali di fronte a qualsiasi ripetersi dell'aggressione tedesca. [...] È tuttavia mio dovere porre davanti a voi certi fatti al riguardo dell'attuale situazione in Europa: è mio dovere farlo, penso, anche se senza dubbio preferirei farne a meno.

 Da Stettino sul Baltico a Trieste sull'Adriatico, è scesa sul continente europeo una cortina di ferro. Dietro quella linea ci sono tutte le capitali degli antichi Stati dell'Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte queste famose città e le popolazioni che le circondano si trovano nella sfera sovietica e sono soggette, in una forma o nell'altra, non soltanto all'influenza sovietica, ma a un'altissima e crescente misura di controllo da Mosca. [...] Governi polizieschi stanno prevalendo in quasi tutti i casi, e finora, esclusa la Cecoslovacchia, non c'è vera democrazia. [...] D'altra parte io respingo l'idea che una nuova guerra sia inevitabile; e ancor più che sia imminente. È proprio perché sono così certo che le nostre fortune sono nelle nostre mani e che possiamo salvare il futuro, che sento il dovere di parlare ora che ho l'occasione di farlo. Non credo che la Russia sovietica desideri la guerra. Ciò che essi desiderano sono i frutti della guerra e l'indefinita espansione della loro potenza e della loro dottrina. Ma quello che dobbiamo considerare qui, oggi, mentre siamo ancora in tempo, è la prevenzione permanente della guerra e la creazione di condizioni di libertà e democrazia, il più rapidamente possibile, in tutti i paesi. [...] Se le democrazie occidentali si uniscono nella stretta aderenza ai principi della Carta delle Nazioni Unite, immensa sarà la loro influenza nella spinta in avanti di questi principi e nessuno probabilmente le molesterà. Se, invece, si dividono o esitano nel compimento del loro dovere, e se si permette a questi anni tanto importanti di scivolare via, allora potrà davvero sopraffarci tutti una catastrofe [...].

 

Cit. in J. MORRAY, Storia della guerra fredda, Editori Riuniti, Roma, 1962

 

Lire la suite

Giustizia per le vittime italiane e greche del nazismo

10 Septembre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #avvenimenti recenti

 

schiavi.jpg

schiavi di Hitler

 

Centro di ricerca “SCHIAVI DI HITLER” / fondo I.M.I. Claudio Sommaruga

22012 Cernobbio (CO) - via Regina, 5 - mail: info@schiavidihitler.it - www.schiavidihitler.it

Sezione dell'Istituto di Storia Contemporanea "P.A. Perretta" 22100 Como – via Brambilla, 39

 

Io sostengo il punto di vista che una parte importante della realizzazione dei diritti umani sia il diritto di chiunque sia stato o sia costretto a lavorare per altri a ricevere l'adeguata ricompensa.

Per il lavoratore coatto questo indennizzo deve essere dato da chi ha tratto profitto da lui”.

Simon Wiesenthal, lettera a Ricciotti Lazzero, 20 marzo 2000

 

Giustizia per le vittime italiane e greche del nazismo

 

Dal 12 al 16 settembre si terrà presso la Corte internazionale di giustizia a L’Aia il dibattimento inerente il ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia per le sentenze della nostra Corte di Cassazione in merito alle cause giudiziarie in corso relative a:

 

sfruttamento del lavoro coatto di oltre settecentomila internati militari e civili italiani deportati dopo l’8 settembre 1943,

eccidi compiuti dall’esercito tedesco contro i civili sugli Appennini nel corso della 2a guerra mondiale,

esecutività in Italia delle sentenze dei tribunali greci relative alla strage di Distomo.

 

La difesa dell’immunità degli stati trova la convergenza del governo tedesco e di quello italiano, ribadita da una dichiarazione congiunta che affida al tribunale internazionale “il chiarimento su tale questione” contro la decisione della nostra massima Corte, che con chiarezza ha ribadito che gli stati non possono pretendere immunità quando commettono gravi crimini di guerra o crimini contro l'umanità.

 

Noi temiamo che con il processo a L’Aia si vogliano chiudere definitivamente i capitoli dolosi e dolorosi della nostra storia a cui non si è voluto per oltre sessantacinque anni rendere giustizia.

 

Critichiamo e condanniamo l’atteggiamento del governo tedesco, che rifiutando il riconoscimento delle responsabilità delle sue imprese e del nazismo antepone alla giustizia e alla storia degli individui gli interessi economici e le opportunità politiche. Nello stesso tempo critichiamo e condanniamo l’atteggiamento del governo italiano, che offende i suoi cittadini e la storia del Paese in nome della ragione di stato e sospende l’esecutività delle sentenze dei tribunali della Repubblica.

 

Ancora una volta la vicenda della deportazione per lavoro coatto e le stragi di civili sono oggetto di scambio in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la dignità degli individui e delle nazioni.

 

Tutto questo è particolarmente grave nella comune dimensione europea e costituisce un’offesa a qualsiasi politica che sulla ”memoria” voglia costruire un patrimonio comune in grado di orientare e di essere di monito al presente, per preservarlo dagli errori e dalle tragedie del passato.

 

Ma c’è di più in questo processo che si apre a L’Aia, che va al di là dello spregio dei cittadini italiani e greci, macinati dalla guerra nazista e dalla real-politik di tutti i governi del dopoguerra, qualcosa su cui dobbiamo porre attenzione.

 

La corte è chiamata ad esprimere un giudizio e fare giurisprudenza sul delicato e decisivo confine fra diritto individuale e responsabilità istituzionale.

In discussione a L’Aia c’è in generale il principio dell’immunità degli stati oltre“il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità“, un principio che attiene il diritto internazionale dei popoli nel presente.

 

Storia della nazione e dei suoi cittadini, diritti individuali e collettivi sono in discussione in una causa ignorata dai media e coperta dal silenzio degli stati.

 

Riteniamo indispensabile in questa occasione fare sentire la nostra protesta e invitiamo quanti provano la nostra stessa preoccupazione ed indignazione a fare sentire la loro voce in tutte le sedi che giudicheranno più opportune.

 

Cernobbio 8 settembre 2011

Centro di ricerca “Schiavi di Hitler”

Claudio Sommaruga, Valter Merazzi, Maura Sala,                          

 

Chi intende porre la sua firma in calce a questo documento può comunicarlo scrivendo a: info@schiavidihitler.it

Informazioni e notizie, col vostro aiuto su: www.schiavidihitler.it

 

Lire la suite