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Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1943

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

1943

3 marzo 1943: «Ho commemorato oggi Amedeo di Savoia Aosta, Viceré d’Europa, nel primo anniversario della morte. Egli, dopo una vita veramente eroica, è rimasto laggiù nella terra africana ad attendere il ritorno delle nostre truppe vittoriose. E là sicuramente ritorneremo!».

Anche il lissonese Luigi Gelosa, carrista, rimane in Sudafrica nel campo di concentramento di Zonderwater, località presso Pretoria: muore il giorno 8 marzo 1943 e lì riposa nel Cimitero Militare Italiano.

Intanto a Lissone, con l’aumento del numero degli sfollati provenienti soprattutto dalle città che hanno subito bombardamenti, anche le classi già numerose vedono l’arrivo di nuovi scolari.

La quantità di rifugiati che il comune poteva ospitare secondo la disponibilità di alloggi registrata nel 1938 era di 1.500 unità, per cui, sin dal dicembre 1942, le autorità si preoccuparono di rendere obbligatoria la denuncia degli alloggi e dei locali non usufruiti e adattabili ad abitazione.

Gli sfollati portarono anche notizie sul reale andamento della guerra; informazioni che velocemente si diffusero in paese. Nel marzo del 1943 sopraggiunsero gli scioperi delle industrie dell'Italia settentrionale, che videro la partecipazione anche degli operai dell'Incisa (1200 dipendenti) e dell'Alecta (500 dipendenti), e che contribuirono attivamente alla crisi delle istituzioni, crisi che doveva portare alla caduta del fascismo il 25 luglio.

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Anche a Lissone aumentarono notevolmente le preoccupazioni e le ansie per gli arruolati, alimentate dalla totale mancanza di notizie sulla loro sorte. Come testimonianza, restano le molte cartoline dell'ufficio prigionieri della Croce Rossa italiana indirizzate ai lissonesi per segnalare la presenza di compaesani nei campi di prigionia tedeschi e americani. Alle ricerche spesso partecipavano anche i programmi radiofonici dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), ma non sempre con esito positivo.

N° 8 richiesta EIAR 

Lettera di richiesta di informazioni sulla sorte di un militare in Russia

 

Il 10 aprile 1943 un maestro annota: «Nel pomeriggio mediante il concorso dei miei alunni abbiamo finito di vangare l’appezzamento di terreno prospiciente la nostra scuola. A dire il vero è stato un lavoro ben arduo poiché il terreno era pieno di sassi e calpestato dai passanti».

12 aprile: «Alla presenza delle autorità, verso le ore 10, con una cerimonia semplice ma tanto significativa, ebbe luogo la semina del granoturco al campo scolastico. Il Rev. Sig. Prevosto benedice i semi, che speriamo diano un abbondante raccolto».

9 maggio 1943: «In questi duri momenti, ci sono ineffabilmente vicini i nostri cari fratelli d’oltremare e d’oltre Alpe. Più sono lontani dalla Patria, più sono vicini al nostro cuore. Ritorneremo, Italiani nel mondo, dove fummo ed oltre. L’Italia riavrà il “suo posto al sole” che è il vostro posto al sole. L’Esercito è sicura speranza dei destini della patria. La nostra fede nei Capi e nei Soldati è incrollabile».

Una maestra scrive il 12 maggio 1943: «La campagna di Tunisia si è chiusa dopo una resistenza veramente leggendaria da parte dei nostri valorosissimi soldati. Le mie alunne che hanno seguito con grande interesse le vicende della guerra in Africa, sentono il dovere di diventare migliori per essere degne degli eroici giovani che hanno, col loro sangue, resa sacra quella terra dove sicuramente torneremo! La vittoria non ci può mancare!».

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Ma la realtà è ben diversa: sul fronte orientale le truppe sovietiche, dopo aver resistito nell'assedio di Stalingrado, continuano la loro controffensiva. Dopo la Russia dove, nel marzo del 1943, i resti di quello che era l’ARMIR, il corpo di spedizione italiano, erano stati rimpatriati (vedi le testimonianze di Gabriele Cavenago e di Evelino Mazzola in “Testimonianze”), lasciando in quelle terre circa 100.000 soldati italiani (60 i lissonesi non tornati dal fronte russo), ora tocca all’Africa: circa 250.000 uomini, tra tedeschi ed italiani, hanno deposto le armi. Gli Alleati avanzano. Il generale Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “È mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nordafrica ...”

Nonostante i divieti e il rischio di severe sanzioni, non pochi erano coloro che nascostamente ascoltavano i messaggi del colonnello Stevens da Radio Londra.

Nelle famiglie e a scuola manca tutto, tanto che una maestra scrive nella relazione finale dell’anno scolastico: «Il materiale didattico, tranne le carte geografiche, il globo e pochi strumenti di fisica, fu tutto costruito dalle alunne medesime: solidi geometrici e relativi sviluppi, telefono rudimentale, camera oscura, ecc. La radio scolastica quest’anno non ha organizzato le belle trasmissioni degli anni di tranquillità, servì quasi solo alla Direzione per ordini e qualche trasmissione di poesie o preghiere da parte degli alunni ... La gran parte delle alunne vennero a scuola coi libri di Stato comperati dalle compagne dell’anno precedente. I libri della biblioteca, pochi e quasi tutti inadatti, non hanno affatto appassionato alla loro lettura. Più simpatia ha goduto il Corriere dei Piccoli».

L’11 giugno 1943 erano i diecimila soldati italiani di Pantelleria ad arrendersi. All'indomani la stessa sorte toccava ai quattromila uomini della guarnigione di Lampedusa. Nella notte del 10 luglio, gli Alleati, con la settima armata americana del generale Patton e l'ottava armata inglese del generale Montgomery, sbarcavano in Sicilia e procedevano rapidamente all’occupazione dell'isola con il favore della popolazione.

Il 25 luglio 1943 Mussolini è destituito e arrestato per ordine del Re che nomina Badoglio a Capo del Governo.

N° 9 La Stampa luglio 43  N° 9A 26 luglio 1943

N° 9 La Stampa luglio 43.jpg                                                                                               Torino

 

I moti spontanei di piazza, che anche a Lissone salutarono la fine del Ventennio, furono presto stroncati dal governo Badoglio. Il nuovo spazio di libertà, che finalmente sembrava schiudersi con l’arresto del Duce, e la speranza di pace, che avevano animato le manifestazioni in molte città d’Italia, si rivelarono delle illusioni.

Il telegramma inviato dai prefetti ai podestà era estremamente chiaro: «Italiani, dopo l'appello di S.M. il Re e Imperatore degli italiani, ognuno riprenderà il suo posto di lavoro e di responsabilità. Non è il momento di abbandonarsi a manifestazioni che non saranno tollerate. L'ora grave che volge impone ad ognuno serietà, disciplina patriottismo fatto di dedizione ai supremi interessi della Nazione. Sono vietati gli assembramenti e la forza pubblica ha l'ordine di disperderli inesorabilmente».

La sola ed esclusiva preoccupazione del re era che si verificasse una sollevazione di popolo, che avrebbe ostacolato il pacifico trapasso dei poteri dal governo fascista al governo militare di Badoglio e quindi messo in pericolo le sorti della corona. Avvenne perciò che alla folla in tripudio si rispose con lo stato di assedio. L'ordine venne mantenuto al prezzo di 83 morti, 308 feriti e 1554 arrestati, per la quasi totalità operai scioperanti e dimostranti.

Il 26 luglio, i lissonesi Francesco Mazzilli, Attilio Gattoni e Carlo Arosio, che erano stati arrestati ed incarcerati a San Vittore alla fine di giugno per le loro idee contrarie al regime, vengono liberati. A Lissone, Attilio Mazzi, un benestante milanese ma veronese di nascita che aveva uno stabilimento per la tranciatura del legno in Via Roma, sfila per le vie del paese, innalzando un cartello con l’immagine di Badoglio e mettendosi a capo di un breve corteo che manifesta apertamente a favore del nuovo governo. Percorre Via Sant'Antonio, attraversa Piazza Vittorio Emanuele III (l’attuale Piazza Libertà), sino alla Casa del Fascio, dove vengono strappate le immagini di Mussolini e distrutti i simboli del fascismo.

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Dopo l’avvento della Repubblica Sociale Italiana, Attilio Mazzi, per il suo dichiarato antifascismo, verrà arrestato: dal campo di concentramento di Fossoli, venne trasportato in Germania nel lager di Mauthausen-Gusen dove morì.

Agosto 1943: nella notte tra il 14 e il 15 agosto altro terribile bombardamento su Milano.

Gli appelli alla pace e alla fraternizzazione fra popolo e soldati si fecero più pressanti dopo i grandi scioperi che agitarono le fabbriche del nord dal 17 al 20 agosto 1943 e che assunsero un carattere spiccatamente politico in virtù delle richieste di liberazione dei detenuti politici e degli operai arrestati, di allontanamento dalle fabbriche non solo dei fascisti ma anche delle truppe, di costituzione delle commissioni interne, mentre su tutto sovrastava la manifestazione di una chiara volontà contro la prosecuzione della guerra.

8 Settembre 1943: il generale statunitense Eisenhower fece trasmettere da Radio Algeri il comunicato che il Governo italiano aveva chiesto la resa incondizionata delle sue Forze Armate. In serata Pietro Badoglio, capo del governo italiano, annuncia  alla radio la firma dell'armistizio avvenuta segretamente cinque giorni prima.

N° 9B annuncio armistizio 

L’annuncio dell’armistizio

 

10 settembre 1943: i tedeschi occupano Roma dopo brevi scontri con le truppe italiane. Nel giro di pochi giorni tutte le principali città del nord e del centro Italia vengono occupate. I nazisti disarmano le truppe italiane nei vari scenari di guerra. Inizia la deportazione in Germania di 700.000 soldati italiani da utilizzare come lavoratori coatti nelle industrie del Reich (vedi le storie dei lissonesi Arnaldo Pellizzoni, Oreste Parma, Aldo Fumagalli, Ferdinando Cassanmagnago, Evelino Mazzola). Il Re Vittorio Emanuele III con la famiglia e il seguito fugge da Roma e giunge a Brindisi.

Le persone tacciate di tradimento furono il re e Badoglio, che apparvero traditori ai tedeschi, ai fascisti, a larga parte dei resistenti, a un numero più o meno ampio degli internati in Germania. Agli Alleati essi apparvero almeno come degli utili voltagabbana, sembrando rinnovarsi l’antica prassi che vedeva i Savoia non concludere mai una guerra dalla stessa parte in cui l’avevano iniziata, a meno che, come anche si diceva, non avessero cambiato fronte due volte.

12 settembre 1943: Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato da un Commando tedesco e raggiunge Monaco. La mattina del 15 settembre la radio italiana trasmette un comunicato dell'Agenzia Stefani: «Benito Mussolini ha ripreso oggi la suprema direzione del fascismo in Italia».

Si diffusero i bandi minacciosi del comando tedesco, insediato a Monza, che comminavano la pena di morte per atti di sabotaggio, che vietavano ogni assembramento e che imponevano il coprifuoco dalle ore 9 di sera sino alle 5 del mattino.

N° 10 proclama tedesco 170943 

17 settembre 1943: manifesto del comando tedesco affisso nelle vie del paese

 

23 settembre 1943: ridotto a un fantoccio nelle mani di Hitler, Mussolini proclama la “Repubblica Sociale Italiana”, formando un nuovo governo fascista la cui autorità si estende sul territorio della penisola occupato dai tedeschi.

A Lissone, dall'11 agosto del 1943 (pochi giorni dopo la caduta di Mussolini), l'ing. Aldo Varenna aveva sostituito il podestà Angelo Cagnola, dimissionario per “diplomatici” motivi di salute.

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Intanto verso la fine di settembre 1943 si formano i primi nuclei di partigiani sulle montagne lombarde. Il Partito Comunista inizia la mobilitazione di un gruppo dei suoi quadri più preparati e degli iscritti per dar vita senza troppi indugi alla guerra per bande in montagna; queste bande, estese a tutto il territorio nazionale occupato dai tedeschi, avrebbero assunto la denominazione di Brigate Garibaldi in ricordo della guerra antifranchista di Spagna: il compagno Gallo (Luigi Longo) presiedeva alla loro organizzazione e ne avrebbe assunto il comando. Le Brigate Garibaldi saranno composte da battaglioni, a loro volta formati da distaccamenti.

A Lissone alcuni antifascisti si ritrovano settimanalmente presso il bar della stazione, il cui gestore è un oppositore del regime.

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Una maestra scrive: «La Patria versa in tristissime condizioni: pure gli insegnanti prendono il loro posto di lavoro che è anche di combattimento».

Inoltre scorrendo le pagine di alcuni “Giornali della classe” si ritrovano espressioni del tipo: «Circostanze particolarmente gravi e dolorose per il nostro Paese», «condizioni eccezionali del momento», «in questi durissimi momenti», «tormentosa situazione in cui la Patria si trova», «nuovo rinascente esercito».

Dai documenti ufficiali viene cancellato lo stemma sabaudo di Casa Savoia.

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Le iscrizioni alla scuola elementare di Lissone si devono protrarre per tutto il mese di ottobre per i «ritardatari che, dato l’allontanamento di parecchie famiglie dal paese, causa gli allarmi aerei, non furono pochi».

Il 13 ottobre 1943 il governo del Sud, con a capo il Maresciallo Pietro Badoglio, dichiara guerra alla Germania.

A Lissone, il 12 novembre, la Direttrice scolastica convoca il «corpo magistrale». Tra le varie raccomandazioni fatte agli insegnanti, un invito a «non far sciupare pagine di quaderno in decorazioni o per disegni inutili come quelli ornamentali che alcuni facevano fare per dividere un esercizio dall’altro».

La scuola inizia solamente il 17 novembre «in circostanze particolarmente gravi e dolorose per il nostro Paese. Nel nostro paese parecchie famiglie di sfollati da Milano e di sinistrati furono ricoverati anche nelle scuole. Per forza maggiore dunque si dovette attendere per poter iniziare l’anno scolastico».

Inoltre la Direttrice informa che si faranno dei turni il mattino e il pomeriggio, dato l’esiguo numero di aule disponibili. Solo per le classi quinte le lezioni sono di tre ore giornaliere. Le scuole di Via Aliprandi sono «occupate interamente dai sinistrati» e le scuole Vittorio Veneto «in massima parte».

Il 4 dicembre alle ore 16, terminata la scuola, la direttrice convoca in direzione tutti gli insegnanti per impartire e chiarire le norme che regolano la discesa nei rifugi durante gli allarmi aerei «a cui purtroppo abbiamo dovuto fare una certa abitudine». Viene fatto divieto ai genitori, per nessun motivo, di ritirare i propri figli dalla scuola durante l’allarme.

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Manifesto con le norme di protezione antiaerea del 23 febbraio 1944

 

La Direttrice illustra l’importanza del “lavoro” nella scuola elementare e raccomanda di sviluppare nel corso delle lezioni l’insegnamento di elementi inerenti la vita pratica quali la compilazione di lettere, vaglia e conti correnti postali.

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Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1944 (prima parte)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

1944

14 febbraio 1944: «Alle ore 13 suona l’allarme. Si scese subito in rifugio ove rimanemmo per un’ora e mezzo».

22 febbraio: alla Casa del Balilla di Monza, il Provveditore agli Studi “chiama a rapporto” tutti gli insegnanti elementari e della Scuola materna della Circoscrizione: sono 528 insegnanti che “inquadrano” circa 30.000 alunni. Il messaggio del Provveditore è chiaro: gli insegnanti si devono adeguare alla nuova situazione schierandosi sotto la Repubblica Sociale Italiana!

Intanto gli Alleati, nel tentativo di aprirsi la strada verso la capitale d’Italia, bombardano l’Abbazia di Montecassino, distruggendola.

Il 26 febbraio «le alunne portano a scuola le illustrazioni di Montecassino. Tutte siamo addolorate dall’infame distruzione ... La furia dell’invidia cieca dei barbari anglo-americani che bestialmente come invanamente la ridussero ad un cumulo di macerie ... Montecassino: rivivi intatta nel tuo spirito ammonitore, perché intatto è il vero spirito italiano!».

In tutto il Nord Italia, dall'1 all'8 marzo 1944, si svolge uno sciopero generale caratterizzato da una precisa matrice di natura politica (vedi la storia di Umberto Viganò): «Né un operaio, né un giovane, né una macchina devono andare in Germania».

Tale fu la costernazione dei comandi tedeschi che essi, temendo il peggio, non ebbero l'animo di eseguire gli ordini impartiti da Hitler all'ambasciatore Rahn e al generale delle SS Otto Zimmerman, ordini che imponevano l'immediata deportazione nei campi di sterminio in Germania di un’aliquota di operai italiani pari al venti per cento degli scioperanti, valutati nel complesso a più di un milione, vale a dire un'aliquota di duecentomila unità.

La notizia degli avvenimenti italiani ebbe ampia risonanza e suscitò stupore e ammirazione in tutto il mondo libero.

Il 9 marzo 1944 il "New York Times" pubblicava: «In fatto di dimostrazione di massa non è avvenuto niente nell'Europa occupata che si possa paragonare alla rivolta degli operai italiani. È il punto culminante di una campagna di sabotaggi, di scioperi locali e di guerriglia ... è una prova impressionante del fatto che gli italiani, disarmati come sono, e sottoposti a una doppia schiavitù, lottano con coraggio e audacia quando hanno una causa per la quale combattere».

Poiché il re era accusato dai fascisti del tradimento del 25 luglio 1943, a Lissone la Piazza Vittorio Emanuele III dal 3 marzo 1944 viene intitolata ad Ettore Muti, gerarca fascista ucciso; porterà il suo nome, durante i 600 giorni di Salò, una delle più famigerate squadre della Repubblica Sociale.

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Presso il palazzo Mussi si installa un comando antiaereo tedesco che, con i militi della Guardia Nazionale Repubblicana alloggiati nei locali di palazzo Magatti (vecchio municipio) in Via Garibaldi, garantiva un controllo capillare del paese e serviva a contrastare la Resistenza partigiana.

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Insieme al decreto del 18 febbraio 1944 che minacciava la pena di morte per i renitenti alla leva, il governo di Salò emanava il bando di chiamata alle armi, con scadenza il 7 marzo 1944, delle classi 1923, 1924, 1925 (vedi le storie di Arturo Arosio, Gianfranco De Capitani da Vimercate, Ercole Galimberti e Attilio Meroni).

N° 12 manifesto minaccia 

Manifesto della RSI di propaganda antipartigiana

 

28 marzo, scrive un insegnante sul “Giornale della classe”: «Con dispiacere ho lasciato l’aula più bella del caseggiato, che avevo finora occupato, per passare in un’altra che, oltre ad essere poco pulita e mal arredata, è infestata dai topi».

28 marzo

3 aprile: «Alle ore 11,30 la Sig. Direttrice, dopo aver trasmesso l’inno del Balilla, ha invitato tutti gli alunni a prendere parte ad una sottoscrizione indetta dal Provveditore di Milano per l’offerta di un aereo da caccia che le scuole della provincia intendono donare al rinascente esercito italiano. Ha terminato la trasmissione con altri inni patriottici».

Nell'aprile 1944 la sezione lissonese del Fascio repubblicano fa costruire il villaggio per sinistrati “Giuseppe Mazzini”. Si trattava di tre baracche di legno di 30 metri di lunghezza e 7 di larghezza, ciascuna divisa in 4 appartamenti. D'altra parte, stando alle parole del Commissario straordinario del fascio repubblicano: «E' ormai cosa arcinota che la crisi degli alloggi nel Comune di Lissone ha assunto una forma vastissima, anche per il continuo affluire di italiani sinistrati per opera dei bombardamenti nemici e l'impossibilità di costruire case». Il terreno in questione, di proprietà del comune, si trovava nei pressi del cimitero (nell’attuale Via Leopardi) e apparteneva all'Opera Pia Riva.

Il 24 aprile ha luogo la cerimonia della semina del granoturco nell’orto di guerra «che era stato precedentemente dissodato e vangato dai maschietti della Scuola del Lavoro: le mie alunne hanno proceduto alla semina dell’insalata in un’aiuola riservata alla nostra classe».

Continua l’opera di propaganda utilizzando anche la cinematografia: il 24 maggio (il 24 maggio 1915 l’Italia era entrata nella prima guerra mondiale) «in due turni, mattina e pomeriggio, senza perdere le ore di lezione, le scolaresche inquadrate raggiungono il teatro Impero per la visione cinematografica de “I trecento della Settima” raffigurante un episodio della guerra in Grecia ed illustrante lo spirito di sacrificio, di abnegazione e l’eroismo dei soldati italiani».

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Negli stessi giorni anche a Lissone iniziano clandestinamente le prime forme di Resistenza organizzata: pochi coraggiosi antifascisti, coscienti dei gravi problemi del momento e animati da ideali di libertà e democrazia, anteposero alla loro sicurezza personale i rischi della lotta partigiana.

I partiti democratici lissonesi, ancora in embrione, iniziavano la propaganda attraverso le amicizie, la diffusione della stampa clandestina ed i contatti con altre zone. Nacque così l'idea di costituire il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) locale.

Il CLN nazionale si era formato il 9 settembre 1943, dopo la fuga da Roma del Re e del Governo, riunendo i singoli partiti antifascisti, con l’approvazione della seguente mozione: «Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di Liberazione Nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza per riconquistare all'Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni».

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Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1944 (seconda parte)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Il CLN rappresentava la sintesi dei vari fermenti di lotta e opposizione al fascismo. Suoi strumenti dovevano essere le SAP, Squadre di Azione Patriottica (vedi le testimonianze di Gabriele Cavenago e Giuseppe Parravicini), la propaganda clandestina (vedi la storia di Davide Guarenti) e le azioni di disturbo (vedi le storie dei quattro partigiani Pierino Erba, Remo Chiusi, Carlo Parravicini e Mario Somaschini). Fine ultimo: l'insurrezione.

Il CLN lissonese ebbe ufficialmente origine il 15 maggio 1944 con una riunione clandestina nell'abitazione di Federico Costa; della riunione fu steso un verbale trasmesso alle autorità centrali che riconobbero il CLN quale organo periferico del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) la cui sede era a Milano.

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Compiti del comitato erano: predisporre e coordinare le azioni di disturbo al nemico, aiutare le vittime del fascismo, preparare l'Amministrazione Pubblica per il momento dell'insurrezione, risolvere i problemi dell'approvvigionamento.

Il CLN fu composto dai signori: Federico Costa (nome di battaglia Franco), rappresentante socialista, Attilio Gelosa (Carlo), democristiano, Agostino Frisoni (Ottavio), comunista. Dopo circa un mese Franco fu sostituito per ragioni personali, mantenendo però l'incarico di cassiere del Comitato e di addetto all'assistenza alle famiglie dei perseguitati; lo sostituì Gaetano Nino Cavina, nome di battaglia Volfango.

Le funzioni di collegamento col comando militare furono espletate da Leonardo Vismara conosciuto come Nando da Biel (nome di battaglia Raimondo), comunista. Nando, antifascista fin dall’avvento del regime, aveva anche partecipato alla guerra di Spagna, militando nelle file delle Brigate Garibaldi in difesa della repubblica spagnola contro le milizie franchiste.

Nel frattempo socialisti e comunisti intensificavano le ricerche di armi con cui dotare la propria organizzazione.

Il gruppo comunista (vedi le storie di Mario Bettega e Luciano Donghi) fu il primo in paese a organizzarsi per la lotta clandestina formando le SAP, comprendenti volontari lavoratori con un capo responsabile e affiancate dal Comitato di agitazione e propaganda, da cellule nei vari stabilimenti, dalle Donne Patriote, che diedero così valido aiuto alla causa, il tutto sotto controllo di un commissario politico. Successivamente le SAP furono aggregate al Corpo Volontari della Libertà come parte attiva della 119aBrigata Garibaldina Di Vona (Quintino Di Vona, insegnante salernitano, era stato fucilato a Inzago il 7 settembre 1944).

timbro 119 brigata Di Vona

In quel periodo a Monza, nel corso di un'azione di raccolta di armi, il socialista Davide Guarenti, che aveva abitato a Lissone per alcuni anni svolgendo l’attività di vigile urbano, venne arrestato con altri attivi antifascisti e portato nel campo di concentramento di Fossoli, dove venne fucilato il 12 luglio (vedi la sua storia).

Alle violenze tedesche si sommavano le ancora peggiori violenze perpetrate dalle varie polizie fasciste che la Repubblica di Salò aveva regalato al padrone nazista per i più bassi servizi.

Intanto gli inviti ai renitenti alla leva si erano fatti pressanti. Su ordine del CLNAI, l’11 giugno 1944, una squadra delle SAP portò a compimento un attentato: due fascisti vennero fatti oggetto di lancio di bombe a mano; uno morì immediatamente, l'altro dopo qualche giorno. Vennero arrestati quattro patrioti lissonesi: Pierino Erba e Carlo Parravicini, che furono fucilati in piazza a Lissone, Remo Chiusi e Mario Somaschini, che subirono la stessa sorte il giorno dopo in Villa Reale a Monza (vedi la loro storia). Negli stessi giorni fu pure arrestato Giuseppe Parravicini, sindacalista comunista, che, incarcerato a San Vittore e processato, fu deportato ad Auschwitz, da dove riuscì a tornare; debilitato nel fisico, parteciperà comunque come membro del CLN lissonese alle ultime fasi della Liberazione (vedi la testimonianza del figlio Ermes).

Il Comitato lasciò placare la reazione fascista per poi riprendere la sua attività clandestina.

Mentre la popolazione doveva soffrire e tacere, alcuni si arricchivano con la compiacente tolleranza fascista. Il Comitato stilò un elenco di borsaneristi, indagò su chi teneva scorte e collaborava con i nazifascisti in altri modi.

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Dalla metà di giugno del 1944 alla Liberazione l'attività del CLN fu molto intensa. Ne sono testimonianza i verbali delle riunioni del Comitato: oltre alla propaganda, al reclutamento e alla raccolta di mezzi finanziari, il CLN lissonese si occupò dell’assistenza materiale e morale alle famiglie bisognose dei perseguitati politici, dei richiamati, dei renitenti e dei prigionieri militari e civili. Era inoltre necessario preparare i quadri dell'amministrazione comunale provvisoria che alla Liberazione avrebbe assunto i poteri: consiglio comunale, giunta e Sindaco. In quei momenti era altresì importante la ricerca di armi per la mobilitazione degli organismi militari da impiegare in eventuali azioni di guerra.

Gli Alleati continuavano la loro offensiva verso il Nord, nonostante la forte resistenza dei tedeschi: il 4 giugno 1944 entravano in Roma. L’attacco alla Germania nazista continuava ora anche dal nord Europa: il 6 giugno aveva inizio l’operazione “Overlord”, nome in codice dello sbarco in Normandia.

N° 13 sbarco Normandia 

L’annuncio dello sbarco alleato in Normandia

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Lissone nella seconda guerra mondiale: 1944 (terza parte)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Ma intanto, in Lombardia, il Comando Militare germanico si occupava anche dei piccioni viaggiatori! Il 10 luglio 1944 invia la seguente comunicazione a tutti i podestà della provincia di Milano:

«In sostituzione delle precedenti disposizioni che prevedevano la consegna e l’abbattimento dei colombi viaggiatori, per mantenere in vita questi preziosi animali si dispone che a tutti i piccioni viaggiatori vengano tagliate le ali e che i proprietari e allevatori si notifichino ...»

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L'attività propagandistica del CLN lissonese prese corpo attraverso la creazione di cellule che svolsero la loro attività sul posto di lavoro, nei ritrovi giovanili e nelle associazioni, distribuendo la stampa clandestina dei partiti, fogli ciclostilati e volantini. Vennero inviate lettere ad associazioni come la Società Ginnastica Pro Lissone e la Famiglia Artistica ma anche a ditte e aziende che si sapeva o si supponeva lavorassero per la guerra o peggio per i tedeschi, con lo scopo di illustrare gli ideali del movimento e per dissuadere e scoraggiare la loro cooperazione con i nazifascisti.

Un'azione che ebbe una vasta risonanza propagandistica fu effettuata nella ricorrenza dei defunti il 2 novembre 1944.

Di Agostino Frisoni, membro comunista del CLN lissonese, fu l’idea di onorare i quattro giovani lissonesi fucilati nel mese di giugno, a dimostrazione della presenza antifascista in Lissone e in segno di sfida alle autorità nazifasciste. Un volontario scavalcò di notte le mura del cimitero e depose sulla loro tomba una corona di fiori con un cartoncino tricolore recante la scritta “Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia”. Nonostante la pioggia battente, nel pomeriggio sul posto fu un accalcarsi di gente.

Alla fine del 1944 Lissone giunse a contare circa 1.800 sfollati, per la maggior parte provenienti da Milano. Molte famiglie cercarono di reperire ricoveri per i nuovi venuti, arrivando spesso ad ospitarli nei locali occupati da parenti e famigliari.

Intanto al problema degli sfollati si aggiunse quello dei profughi delle terre occupate dagli Alleati, anche loro bisognosi di ospitalità. I nuovi arrivati, che nel febbraio del 1945 superavano di poco le cento unità, vennero ospitati in buona parte nei locali della scuola elementare di Via Aliprandi e presso alcuni privati, mentre nel cine-teatro Impero della Casa del Fascio si organizzarono spettacoli per raccogliere gli aiuti necessari al loro sostentamento.

Con il 1° dicembre 1944, per ordine del Provveditore agli Studi, l’orario scolastico viene ulteriormente ridotto a tre ore settimanali in due giorni, il martedì ed il venerdì, per mancanza di riscaldamento.

La riduzione dell’orario e i frequenti allarmi aerei rendono problematico lo svolgimento del programma didattico. Scrive una maestra: «La frequenza è buona, ma gli allarmi aerei si susseguono in modo esasperante, da togliere la volontà di affrontare i rigori della stagione per venire a scuola. La mancanza completa di riscaldamento rende impossibile una buona lezione, ogni tanto qua e là, sussulta qualcuno con brividi, e quest’oggi per ben due volte si sospende la lezione per gli allarmi, un terzo allarme mi coglie negli ultimi momenti delle lezioni».

  N° 15 situazione classe nuova sede

«Dalle scuole di Via Aliprandi vengo trasferita in un salone della Casa del Fascio. Si è molto disturbate in tempo di lezione per l’andirivieni di molte e molte persone ché tutte passano davanti alla mia aula. Il freddo è intenso, le bambine hanno quasi tutte la tosse. Da dieci giorni siamo in questa nuova sede, manca inchiostro, coi banchi strettissimi che le bambine ci stanno a mala pena. Nessuna minima comodità ci circonda, così anche le lezioni rimangono frequentemente infruttuose».

Nel loro lento ritiro dal territorio italiano, numerose sono le stragi compiute dai nazisti con la collaborazione dei fascisti italiani della Repubblica Sociale. Popolazioni inermi, anziani, donne e bambini vengono uccisi in varie località: a Sant’Anna di Stazzema le vittime furono 560, 1830 a Marzabotto. Gli innumerevoli delitti e gli orrori, terribili e gravissimi, perpetrati dalla Wehrmacht e dalle SS rispondevano alle direttive emanate, nel luglio del 1944, dal comandante delle truppe tedesche in Italia, Albert Kesserling, che consentivano il più largo uso della violenza contro i civili.

I bombardamenti ferivano le principali città dell'Italia settentrionale, ma non colpirono mai Lissone, fatta eccezione per un mitragliamento avvenuto nei pressi della stazione (novembre 1944), senza gravi conseguenze, al di là del comprensibile spavento dei presenti.

I bombardamenti aerei delle città, che colpivano indiscriminatamente tutta la popolazione, costituivano il punto più scottante nei rapporti con gli Alleati. I bombardamenti recavano danni immensi agli italiani, minimi ai tedeschi e costavano notevolmente agli anglosassoni.

A Lissone, l'assistenza alle famiglie bisognose, sia pure nei ristretti limiti delle disponibilità finanziarie del CLN, si svolse con regolarità e scrupolosità: per il Natale del ‘44 il Comitato elargì un contributo più sostanzioso dei precedenti alle famiglie povere colpite dai provvedimenti fascisti; furono così distribuite una cinquantina di buste contenenti denaro, raccolto fra simpatizzanti, e inviti alla lotta.

In quei giorni quattro prigionieri di guerra russi, sfuggiti ai tedeschi, furono nascosti in un cascinale da un partigiano, che con un compagno li assisté per una decina di giorni fino al momento in cui il CLN organizzò la loro fuga fra le fila dei partigiani combattenti sui monti.

Col sopraggiungere dell’inverno il fronte che opponeva gli Alleati ai tedeschi si era attestato sulla cosiddetta “linea gotica”, che partiva dalle Alpi Apuane, a nord di Pisa, e raggiungeva il mare Adriatico a nord di Ravenna.

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Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1945 (parte prima)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

1945

Le condizioni della popolazione lissonese destavano molte apprensioni, considerato che tra il 1944 e la primavera del 1945, nelle relazioni mensili sull'attività amministrativa e politica del Comune, le preoccupazioni del Commissario prefettizio erano più di natura sociale che politica. L'inquietudine delle locali autorità era generata specialmente dalla penuria di alimenti, particolarmente aggravate dall'insufficienza o totale mancanza dei mezzi di trasporto necessari per ritirare i generi dalle località lontane. La distribuzione alimentare per la popolazione era garantita dai grossisti e dai dettaglianti posti sotto il controllo del Comune, che gestiva l’ufficio tesseramento ma non impediva alla borsa nera di prosperare. Tra il novembre del '44 e il marzo del '45 la situazione si aggravò, in quanto vennero a mancare la farina gialla, il riso e il sapone, mentre tutti gli altri prodotti arrivavano con sensibile ritardo. Alla fame si aggiunse presto il freddo causato dalla mancata distribuzione della legna da ardere.

A febbraio si toccò il punto più critico, ben sottolineato dalle parole del commissario prefettizio Giovanni Ruffini, in carica dal 26 luglio del 1944: «Dei generi contingentati è stato distribuito solo il formaggio. E' necessario provvedere, se le disponibilità lo consentono, a qualche distribuzione di carne bovina e conserva di pomodoro».

In marzo venne istituita la quarta mensa di guerra ospitata in territorio comunale.

Grande impegno richiedeva al CLN lissonese anche la scrupolosa preparazione dei quadri dirigenti dell'amministrazione comunale che nell'immediato periodo postinsurrezionale avrebbe dovuto assumere la direzione del paese. A parte la difficoltà di trovare gli uomini che, dopo una mancanza ventennale di democrazia, potessero degnamente rappresentare tutta la popolazione, si trattava di stabilire l'equa rappresentanza dei partiti nel Consiglio Comunale e soprattutto fissare a quale partito dovesse appartenere il Sindaco.

Nei primi mesi del 1945 gli incontri clandestini divennero numerosi. Quelli che avvenivano fra persone che si sapeva essere di idee contrarie al regime non potevano non sollevare sospetti e dovevano effettuarsi con molta cautela: diverse riunioni si svolsero così sulle panchine della stazione di Monza o del piazzale prospiciente la stessa, come fra persone in attesa del treno. Invece le riunioni del CLN avvenivano, specie durante la stagione invernale, nella casa di Gaetano Cavina, la quale offriva, in caso di pericolo, la possibilità di eclissarsi attraverso i tetti.

L'attività relativa alla ricerca di armi e per i collegamenti militari veniva affidata dai singoli partiti del CLN ad un loro incaricato, che si metteva in contatto con il comandante politico della 119a Brigata Garibaldi nella persona del geometra Riccardo Crippa (nome di battaglia Ettore).

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Nonostante tutte le precauzioni e le cautele con cui si agiva, proprio nei giorni precedenti la Liberazione si verificò un episodio che portò un certo scompiglio fra i responsabili del movimento clandestino lissonese: l’arresto, avvenuto il 19 aprile, di un gruppo di patrioti. Tradotti alla Villa Reale di Monza, furono sottoposti a duri interrogatori, malmenati, addentati da cani aizzati dagli aguzzini e bastonati per ottenere una confessione. In seguito all'uccisione di un sottufficiale tedesco a Muggiò, per rappresaglia rischiavano la fucilazione. Per quell'arresto Lissone avrebbe potuto piangere altri fucilati. La situazione si fece drammatica anche per i componenti del CLN, che, avvertiti del grave pericolo che correvano perché ormai indiziati, si dispersero spostandosi giorno e notte alla periferia del paese. Ma la fine della guerra in Italia era ormai prossima.

Il 25 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l'insurrezione generale ed emanò il decreto dell'assunzione di tutti i poteri da parte dei Comitati di Liberazione regionali, provinciali e cittadini.

Il CLN lissonese si riunì per l'ultima volta clandestinamente il 24 sera ed il 25 mattina lanciò al popolo il proclama della Liberazione, stilato da Nino Cavina, mentre venivano liberati gli ultimi patrioti detenuti alla Villa Reale.

Il maestro di una quinta elementare di Lissone, nei giorni seguenti la Liberazione, ha scritto sul “Giornale della classe”: «Il 25 aprile 1945 l’Italia settentrionale veniva liberata dal terrore nazifascista … Da quel giorno, finalmente la Scuola ha ripreso il suo carattere di seria educatrice della gioventù …».

 

CLN Lissone e I amministrazione 

I componenti del primo Consiglio Comunale dopo la Liberazione: in primo piano i membri del CLN locale

 

 

Il 27 aprile 1945 i membri del Comitato di Liberazione di Lissone, Agostino Frisoni, Attilio Gelosa e Gaetano Cavina, si ritrovarono in mattinata nel palazzo comunale per predisporre l'insediamento del Consiglio che, con i responsabili dei tre partiti, avevano delineato nella clandestinità. Sindaco prescelto fu Angelo Arosio Genola. Lissonese, cattolico, conduceva in proprio una bottega di falegnameria. Nato nel 1891, a vent'anni aveva partecipato alla prima guerra mondiale rimanendo ferito. Moderato, antifascista da sempre, fu tra i primi ad impegnarsi per la ricostruzione del Partito Popolare, che dal 1942 si trasformò in Democrazia Cristiana. Il 28 aprile, Sindaco e giunta si presentarono alla cittadinanza con questo proclama:

«Lissonesi, grazie alle forze della Liberazione e della Insurrezione si inizia per il nostro paese un nuovo ordine che vogliamo sia di Libertà e Giustizia. Nell'assumere oggi per l'autorità del C.L.N.

l'Amministrazione straordinaria del Comune, sentiamo il dovere di rivolgervi un saluto fraterno e amoroso. Portiamo nel cuore i nostri soldati morti, mutilati, prigionieri, internati e reduci ed i lutti e dolori che vi affliggono con un vivo desiderio di operare per il bene di tutti.

Cittadini, il compito è arduo, bando agli individuali risentimenti, collaborate alla restaurazione pronta e duratura delle rovine accumulate dalla disastrosa politica dittatoriale. Certi della buona volontà dei Lissonesi e confidando nell'aiuto di Dio ci mettiamo al lavoro. Viva l'Italia, Viva la Libertà, Viva la Giustizia».

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Manifesto del 28 aprile 1945

 

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Lissone durante la seconda guerra mondiale: 1945 (seconda parte)

28 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Il 29 aprile i lissonesi si ritrovarono nella piazza centrale in occasione del passaggio di alcuni carri armati americani: le autorità cittadine civili e religiose avevano preso posto sulla balconata della Casa del Popolo (l'ex Casa del Fascio).

Alleati 29 05 45  Alleati a Lissone

 

E il primo maggio 1945, in Piazza Libertà, in quei  giorni chiamata Piazza Quattro Martiri a ricordo dei partigiani fucilati nel giugno 1944, si svolse una imponente “festa del lavoro”, la prima festa del lavoro dell’Italia libera, alla quale parteciparono in sfilata le formazioni partigiane oltre ai rappresentanti dei ricostituiti sindacati e dei partiti politici.

N° 18 Lissone I maggio 1945  N° 19 I maggio 1945

Primo maggio 1945: sfilata per la festa del lavoro

 

La sera del 3 maggio, il CLN insediò ufficialmente la nuova Giunta Municipale. Al sindaco Angelo Arosio si affiancava come vicesindaco Giuseppe Crippa, comunista, all'Amministrazione andò Federico Costa, socialista. La Giunta fu completata da Mario Camnasio (Dc) all'Annonaria, Emilio Colombo (Psi) ai Lavori Pubblici e Giulio Meroni (Pci) all'Assistenza, ai quali si aggiunse il ragionier Giulio Palma, rappresentante del Partito liberale, quale assessore supplente. Nando Vismara fu consigliere dell'Annonaria.

Il giorno dopo sui muri del paese veniva affisso un manifesto a firma del Sindaco con il seguente contenuto:

«Cittadini! Il regime scomparso ci ha lasciato in eredità rovine, lutti, miserie e una situazione alimentare estremamente disastrosa. Questa Amministrazione Comunale si propone di fronteggiarla e superarla; ma, per farlo, ha bisogno della Vostra cooperazione. Voi tutti, o Cittadini, dovete affiancare l’opera di questa Amministrazione per evitare che la gravità eccezionale del momento si trasformi in una calamità pubblica. Tutti coloro che, avendo avuto delle possibilità, posseggono oggi delle scorte di generi alimentari (frumento, granoturco, riso, farine, zucchero, olio, grassi, ecc.) devono conferirle in Comune, dietro pagamento, per il bisogno impellente della popolazione ...»

La situazione del paese era grave: la maggior parte della popolazione rischiava la fame e le casse comunali non erano certamente floride: notevoli erano state le spese sostenute dall'Amministrazione lissonese durante il periodo dell’occupazione tedesca.

Nei giorni seguenti la Liberazione, nonostante i ripetuti appelli alla calma lanciati dal Comitato di Liberazione Nazionale, la rabbia vendicativa, accumulata per mesi, trovò sfogo appena le circostanze lo consentirono. Seguì un mese di giustizia sommaria. Ragazzi di vent'anni o padri di famiglia pagarono con la vita la scelta di continuare a stare dalla parte di chi aveva elevato la violenza e l'efferatezza a sistema, di chi volontariamente e oggettivamente si era asservito ai nazisti divenendo corresponsabile del saccheggio del patrimonio nazionale, delle deportazioni, delle stragi, delle rappresaglie, delle torture, delle impiccagioni e delle fucilazioni.

Anche a Lissone la giustizia sommaria ebbe, nei giorni seguenti il 25 aprile, il suo tragico corso. Ne furono vittime:

Ennio Arzani, impiegato, di anni 29, Luciano Mori, geometra, segretario del Fascio di Lissone, di anni 45, Giuseppe Tempini, maresciallo dei Carabinieri in pensione, di anni 55, Guglielmo Mapelli, meccanico, di anni 37, Fausto Gislon, falegname, di anni 41.

* * *

La guerra aveva avuto un costo umano ed economico di notevoli proporzioni.

I numeri non hanno anima, ma quelli dei lager e della guerra contengono tutto il dolore dell’uomo.

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L'Italia ha avuto, tra militari e civili, trecentocinquantamila morti e centotrentamila dispersi. Ottocentomila, tra operai e militari italiani, furono deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943.

Ai morti vanno aggiunte le distruzioni materiali, le devastazioni di incalcolabili ricchezze, di un immenso patrimonio creato dal lavoro e dalla intelligenza dell'uomo. Il Paese era da ricostruire: settecento chilometri di ferrovia distrutti o danneggiati, persi un milione e novecentomila vani, più di diecimila tra ospedali, cinema, alberghi e teatri. Oltre quarantaduemila chilometri di strade sono impraticabili. Diciannovemila ponti risultano abbattuti, novecento acquedotti non funzionano più. Mancano 28 mila chilometri di linee elettriche.

Il totale dell’immane carneficina che è stata la seconda guerra mondiale è spaventoso: oltre 55 milioni di morti, di cui 25 milioni di soldati e 30 milioni di civili.

Nei 12 anni di regime nazista furono sterminati nei campi di concentramento circa 6 milioni di ebrei. Gli internati furono, in totale, 7.500.000.

Molti paesi furono ridotti nella più completa rovina, con le città trasformate in un cumulo di macerie, le strutture economiche e le comunicazioni sconvolte, le popolazioni superstiti affamate.

La lotta contro il regime dittatoriale fascista e per la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista era costata la vita di tanti giovani che hanno scritto con il loro coraggio e perfino con il loro sangue una pagina tragica e magnifica della nostra storia.

La guerra di Liberazione è nata dalla confluenza di due elementi diversi: le correnti antifasciste che si erano opposte alla dittatura durante il ventennio e le masse popolari, in uniforme e non, il cui malcontento verso il fascismo si era manifestato in modo sempre più acuto nel corso della seconda guerra mondiale.

La guerra di Liberazione non scoppiò come una guerra tradizionale, con un atto formale, ma nacque come moto spontaneo.

Resistenti furono i militari italiani che combatterono a Cefalonia e che vennero trucidati dai nazisti, i militari che combatterono al fianco degli Alleati nel Corpo Italiano di Liberazione, gli oltre 600.000 soldati italiani che, rifiutando di combattere a fianco dei nazisti, finirono nei lager tedeschi.

Quarantacinquemila sono stati i partigiani italiani uccisi o caduti in combattimento.

Importante è stato il contributo delle donne: trentacinquemila sono state le donne partigiane.

Vent’anni di oppressione fascista sboccarono non in episodiche rivolte ma nel più grande movimento armato di massa dell’Europa occidentale.

Gli Alleati, che ebbero un peso determinante nella vittoria finale della guerra, al termine del conflitto hanno riconosciuto il grande contributo militare della Resistenza.

La parte migliore del popolo italiano aveva riconquistato, per tutta la Nazione, la dignità perduta dopo venti anni di regime fascista e tre anni di guerra al fianco di Hitler.

L’Italia è così diventata un paese democratico. Questi valori di democrazia e di rispetto della persona umana vennero sanciti nella Costituzione, promulgata nel 1948 e divenuta fondamento della nostra convivenza politica e civile.

 

* * *

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

Salvatore Quasimodo

 

 

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27 gennaio: “Giorno della Memoria”

27 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Anche a Lissone le leggi razziali del fascismo hanno avuto le loro vittime.

 

Le leggi razziali del Fascismo del 1938 si ispiravano alle leggi di Norimberga (Decreti antisemiti emessi a Norimberga nel settembre 1935, in occasione di un raduno nazionale del partito nazista). Le Leggi di Norimberga costituirono le basi della persecuzione antisemita, che condusse progressivamente all'esclusione degli ebrei dalla vita economica, politica e civile della Germania nazista, fino allo sterminio di massa.

 

In applicazione delle leggi razziali anche a Lissone periodicamente veniva svolto il censimento degli ebrei. Così nell'agosto del 1942 la Regia Prefettura di Milano ordina la revisione del censimento degli Ebrei.

In una lettera alla Questura di Milano, il Commissario Prefettizio di Lissone, Aldo Varenna, comunica che nel Comune di Lissone "non ven mai censito alcun ebreo".

 

Nel 1944 in paese vi sono molti sfollati a causa dei bombardamenti degli Alleati: tra questi Michele Cassin, fu Aronne e fu Levi Giulia, nato a Caraglio (Cuneo) il 15/4/1886 e residente a Milano in Viale Bianca Maria 24, sposato con Emma Ratto. Il Cassin, che svolge una attività di commercio di compensati e tranciati con sede a Lissone in Via San Martino, viene identificato come non appartenente alla razza ariana.  

Il 14 gennaio 1944 il Commissario Prefettizio Varenna segnala alla Prefettura di Milano (ormai della Repubblica Sociale Italiana) che "il locale Comando dei Carabinieri, in seguito ad ordine della Tenenza di Desio, ha proceduto al sequestro dell'azienda e dei beni" di Cassin Michele, dopo aver effettuato l'inventario.

Non si conosce quale fu la sorte dello sventurato Michele Cassin e della sua famiglia.

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Un’altra sfollata a Lissone, Elisa Ancona, nata a Ferrara il 10 ottobre 1863, viene arrestata il 30 giugno 1944 perché di origini ebree; nonostante la sua età (81 anni), dal carcere di Milano viene mandata ad Auschwitz, dove muore subito dopo il suo arrivo il 6 agosto 1944.

 

(fonte Archivi Comunali)

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Il fascismo degli anni dal 1932 al 1935

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Il fascismo degli anni dal 1932 al 1935 visto da un giovane universitario di allora.

 

Il giorno dell'annuncio delle ostilità contro l'Etiopia e quello della proclamazione dell'Impero, Mario Alicata, Enzo Molajoni, Bruno Zevi, Carlo Cassola, qualche altro e io eravamo in piazza Venezia, a "studiare" il comportamento della gente. Ne venimmo via angosciati. Non perché non ci spiegassimo l'entusiasmo della folla, ma perché esso ci faceva paura, perché - pur senza comprenderne, forse, fino in fondo le ragioni - intuivamo che quella per cui ci si era incamminati era una strada pericolosa per il Paese ...

Come noi tanti altri, diciottenni o  ventenni compirono, a cavallo tra il '35 e il '36, la prima concreta esperienza che l'essersi scoperti antifascisti, in un momento come quello, restava. si un'acquisizione di coscienza risolutiva: una conquista di verità. Ma aspra, amara, irta di ostacoli e di responsabilità. Una coscienza e una verità alle quali si rischiava di non essere capaci di conservarsi fedeli ...

Se ci fu un tempo in cui il fascismo poté dispiegare tutte le sue lusinghe verso i giovani, con una forza di penetrazione quale non aveva potuto esserci in precedenza (per l'eco ancor viva delle sue origini) e quale sarebbe in seguito declinata (per l’inizio dell'avventura spagnola e dell'alleanza con il nazismo) quel tempo fu tra il 1932 e il 1936 ...

Sul finire del '32 il fascismo celebrò il decennale della rivoluzione.

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Fu una sagra di festeggiamenti, sfilate, manifestazioni di tripudio. Per chi aveva, allora, intorno ai 15 anni, parve davvero si trattasse di un grande avvenimento nazionale, che consacrava l'unità e la concordia.

Nel quadro di quelle celebrazioni, Mussolini decise di concedere una amnistia politica. E, ai primi di novembre, fu reso; noto che, in virtù di essa, i condannati per antifascismo rimasti in carcere erano in tutto 337 ...

Poco o niente sapevamo dei fuorusciti, degli esuli in Patria., o dei "bigi,'" verso i quali ultimi, comunque, non nutrivamo simpatia poiché le loro posizioni non sembravano abbastanza nette, come piacciono ai giovani. E poi per il sospetto, efficacemente insinuato dalla scuola, di scarso patriottismo che su essi gravava.

Con il decennale, intanto, la "rivoluzione" era entrata nella fase delle "realizzazioni. "

Era già stato dato, da tempo, il via alla "battaglia del grano".

La battaglia del grano

Ma in quegli anni, fra il '31 e il '35, vuoi per l'entusiastico impegno del clero, basso e alto, sempre in prima fila nelle, premiazioni, vuoi per i fertilizzanti della "Montecatini," che cominciarono ad essere impiegati su vasta scala ("Con la calciocianamide - il villano se la ride", diceva un diffuso slogan) e vuoi, infine, per il sudore dei contadini, si raggiunse una produzione di 73 milioni di quintali annui, con una punta, di 81 milioni nel '33.

C'era in corso, non meno entusiasmante, un'altra battaglia: quella per la bonifica delle terre acquitrinose. L'offensiva era scattata nel basso Piave, nel Maremmano, a Maccarese, a Metaponto, nella piana di Catania, in Sardegna. Ma ciò che più appassionava la gente, sorprendeva i visitatori stranieri, commuoveva i poeti, era il prosciugamento delle paludi Pontine. Nel '32 e '33 tra i monti e il mare, dove prima era squallore e malaria, sorsero due nuove città, Littoria e Sabaudia, e vennero ad abitarle coloni che giungevano dal Veneto e dall'Emilia ...

Una “battaglia" che i giovani non capivano troppo (ma che doveva, essere utile, a giudicare dagli incitamenti e dagli elogi che esperti e giornali continuavano a fare) era quella della lira. All'ingrosso, richiamava l'idea della previdenza e del risparmio su scala nazionale. E quelle erano virtù che le famiglie, allora, insegnavano fiduciosamente.

Sempre in quegli anni, tra il '32 e il '35, si verificarono eventi, iniziative, imprese che, senza assumere la definizione di "battaglie", davano la sensazione di solide conquiste.

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Qualche esempio: lo sviluppo dell'aviazione civile, con le note trasvolate e crociere atlantiche, che resero popolari i nomi di Ferrarin, Del Prete, De Pinedo, Balbo. Successi della cinematografia italiana, posta in condizione di produrre su scala industriale. L'incremento delle attività sportive.

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Talune manifestazioni che potevano anche infastidire per la retorica "romanistica" e il cerimoniale delle troppe inaugurazioni, come gli scavi antichi, gli svecchiamenti e gli sventramenti

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(che accendevano polemiche, quali quelle per l'apertura della via della Conciliazione, a Roma, o per l'"azzardo " della stazione ferroviaria di Firenze) e la lunga nota serie delle opere pubbliche e stradali che - imparammo molti anni dopo - è tipica delle dittature. Ma, intanto, in quel tempo, ai giovani romani fece buona impressione, ad esempio, l'''invenzione" del Lido di Roma, collegato con autostrada, e l'apertura della Città Universitaria, avvenuta nel '34.

Più in generale, superata la crisi economica, del 1929-'31, si verificò, in quegli anni, un notevole incremento nella produzione industriale, specie delle industrie nuove o autarchiche: chimiche, tessili, elettriche, automobilistiche, ecc. In effetti, penso si sian gettate allora le fondamenta o, in alcuni casi, create le condizioni per la nascita degli attuali
monopoli ...

Nel novembre '33, parlando al Consiglio delle Corporazioni della crisi economica mondiale e condannando il capitalismo americano che vi aveva dato origine, Mussolini asseriva che la crisi non era nel sistema, ma del sistema, onde - diceva - "oggi possiamo affermare che il modo di produzione capitalistico è superato"...

L'anno dopo, il 6 ottobre, tornando in un discorso pronunciato a Milano sul motivo della "crisi del capitalismo" come "trapasso da una fase di civiltà a un'altra", il duce additava quale soluzione più avanzata quella corporativa: "l'autodisciplina della produzione affidata ai produttori". "E quando dico produttori" ammoniva, "intendo anche gli operai!" ...

Il 10 novembre '34, Mussolini avvertiva ancora: "Il secolo scorso proclamò l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il secolo fascista mantiene, anzi consolida questo principio , ma ve ne aggiunge un altro, non meno fondamentale: l'eguaglianza degli uomini dinanzi al lavoro ... "

La politica estera del fascismo sembrava allora orientata verso la stabilizzazione dell'equilibrio europeo.

Nel luglio '33, si era stipulato a Roma, il "patto a quattro (tra Inghilterra, Francia, Italia e Germania), giudicato anche all’estero un successo della politica mussoliniana volta a scongiurare contrasti acuti, scosse e pericoli di conflitto tra i maggiori Paesi europei. Nel settembre di quell'anno il duce e Litvinov firmavano, a palazzo Venezia, un patto di non aggressione tra Italia e URSS .

C'era poi stato, nel giugno successivo il primo incontro tra Mussolini e Hitler, che aveva creato qualche allarme anche tra i giovani, ai quali la vera natura della "rivoluzione" nazionalsocialista non era ignota. E non piaceva. Ma allora in materia di razzismo, il regime si mostrava apertamente polemico verso Berlino.

Nel luglio '34 le prospettive di un avvicinamento alla Germania  nazionalsocialista erano state troncate sul nascere dal putsch tentato dai nazisti in Austria con l’ uccisione del cancelliere Dollfuss.

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Mussolini aveva immediatamente spedito al Brennero, per impedire la minaccia dell'Anschluss, sessantamila uomini.

Dopo quell'energica mossa, l'arrivo a Roma del presidente del Consiglio francese Laval, nel gennaio '35, parve un sintomo indubbio di più stretta alleanza tra i due paesi latini.

Nell'aprile di quello stesso anno e sempre nel quadro di una politica di contenimento dell'espansione tedesca, infine, si ebbe l'accordo di Stresa, con il quale l'Italia fascista si legava, senza preconcetti ideologici, alle due maggiori democrazie europee: l'Inghilterra e la Francia.

Grazie a questi precedenti, anche l'impresa d'Abissinia, quando cominciò a prospettarsi, tra la primavera e l'autunno del '35, non parve ai più un'avventura coloniale ma il legittimo sforzo per creare a un popolo giovane e prolifico un'area di espansione e portare l'Italia al livello delle grandi potenze europee.

 

 

Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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Cronologia: maggio - dicembre 1936

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Dall'Impero alla Spagna (maggio-dicembre 1936)

 

Perché al lettore riesca più agevole comprendere e collocare in un tempo reale diversi eventi descritti nel sito, penso che possa tornare utile una sommaria cronologia dei principali avvenimenti del periodo cruciale del regime fascista, dal 1935 al 1940, e dei primi due anni di guerra.

Seguendone lo svolgimento, egli potrà cogliere alcune indicazioni. La prima riguarda l'atteggiamento dell'Inghilterra, di pieno favore verso l'Italia fascista.

Prima ne appoggia la politica di potenza nell'area danubiano-balcanica. Poi, anche quando non fu più lecito supporre che tale politica potesse esser vista come un contrappeso all'aggressività tedesca, dopo il consolidamento dell'alleanza tra Roma e Berlino e il palese intervento nazifascista in Spagna, Londra sembra voler chiudere gli occhi e giunge a stipulare con Mussolini un "accordo tra gentiluomini”.

Tanta acquiescenza inorgoglisce e rende temerari tutti gli ambienti fascisti, che si mostrano molto sicuri, dà al popolo italiano l'impressione che il regime sia forte e temuto e scoraggia i pochi che vedono - o intuiscono - i pericoli dell'espansionismo italo-tedesco.

Altra indicazione riguarda l'abilità con cui il fascismo, dal '36, accompagna la politica estera di revisione" dello status quo di Versailles e di Ginevra e l'intensificazione della stessa preparazione militare con una più accentuata demagogia sociale.

 

Il fascismo e le democrazie

 

Corriere della Sera 6 maggio 1936

5-12 maggio '36. Mussolini proclama la vittoria sull'Etiopia e la fondazione dell'Impero. Vittorio Emanuele accetta il titolo di Imperatore. Il Gran Consiglio conferisce al duce quello di "Fondatore dell'Impero”. Il Consiglio dei Ministri nomina Badoglio viceré d'Etiopia. (Il 12 giugno '36, Badoglio cede la carica a Graziani e accetta in cambio, il titolo di «Duca di Addis Abeba, una villa monumentale, in via Bruxelles a Roma, un congruo appannaggio e la tessera ad honorem del PNF.

Metà maggio '36. Commenti stranieri (riferiti dalla stampa fascista). Parigi: "Le truppe italiane, solo argine alla ferocia etiopica". Berlino: "L'opera di civiltà degli italiani in Etiopia corona la pace romana imposta dalle armi fasciste all'impero della barbarie". Londra: "Tanto Chamberlain che Churchill si pronunciano con molta energia, ai Comuni, contro le sanzioni". Stati Uniti (dichiarazione dell'ambasciatore americano a Roma): “La vittoria italiana ha il valore di una nuova garanzia di pace in Europa".

15 maggio '36. Il vescovo cattolico di Harrar bacia e benedice gli ufficiali italiani, salutandoli come liberatori.

18 maggio '36. In una grande adunata di giovani fascisti, in piazza del Duomo a Milano, il cardinale Schuster esalta la vittoria in Africa e invoca "la benedizione dell'Augusta Triade sopra i gerarchi magni e minori".

30 maggio '36. Il ministro degli Esteri inglese Eden riferisce al Gabinetto sul colloquio avuto con l'ambasciatore d'Italia a Londra. Tutta la stampa inglese rileva "la migliorata atmosfera tra i due Paesi".

9 giugno '36 . Galeazzo Ciano è nominato ministro degli Esteri.

12 giugno '36. Chamberlain pronuncia ai Comuni un discorso molto amichevole per l'Italia. Eden annuncia che l'Inghilterra sosterrà l'abrogazione delle sanzioni.

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4 luglio :36. L'Assemblea della Società delle Nazioni vota quasi all'unanimità la cessazione delle sanzioni, a partire dal 15 luglio. (In realtà nessuno dei Paesi legati da traffici commerciali all'Itala, applicò, infatti, con rigore le clausole che avrebbero dovuto interromperli. Gli Stati Uniti si rifiutarono di accoglierle, anche in linea di principio. L'URSS continuò a spedire in Italia i suoi carichi di nafta e così avvenne per altre materie essenziali di varia provenienza che, direttamente o meno (attraverso la Germania. il Brasile, la Svizzera), seguitarono a giungere. Perfino dall'Inghilterra, il Paese apparentemente più rigido, partirono per l'Italia materiali bellici. In definitiva, l'infelice iniziativa servi unicamente ad offrire un argomento di grande efficacia “patriottica" alla propaganda fascista).

9 luglio '36. Le domande di iscrizione alla milizia hanno raggiunto la cifra di 715.244.

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25 luglio '36. L'Assemblea degli industriali vota un indirizzo di devozione al duce per "le grandiose prospettive aperte nell'Impero". (Nelle precedenti settimane, i giornali avevano annunciato un grandioso programma di lavori pubblici per Addis Abeba e l'Impero: mille tecnici, 30.000 operai bianchi, 100.000 indigeni si accingevano a costruire le strade fasciste in Etiopia, con una spesa prevista in un miliardo e mezzo).

Fine luglio '36. Ha inizio l'offensiva contro gli aumenti dei prezzi (già in atto da diversi mesi) e si procede ad aumenti salariali per diverse categorie (edili, metallurgici, tessili, ecc.).

 

Notizie della Spagna

1° agosto '36. Mentre si inaugurano a Berlino le Olimpiadi e se ne celebra il significato di “pace agonistica tra i forti”,

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giungono confuse notizie dalla Spagna, dove un generale ribelle, certo Franco, si sarebbe posto alla testa di una sedizione militare. Truppe marocchine e della Legione Straniera ai suoi ordini, sono sbarcate sulla penisola iberica, in vari centri della quale sono esplosi focolai insurrezionali. A Malaga, è in corso una sanguinosa battaglia.

Primi di agosto '36. Notizie dalla Spagna: gli insorti hanno costituito a Burgos un governo provvisorio, dandone notizia ufficiale alle cancellerie. 18 provincie spagnole su 47 sarebbero sotto il loro controllo. A Barcellona, Madrid, S. Sebastiano, Albacete, la rivolta franchista è stata soffocata. A Toledo, i ribelli si sono asserragliati nell'Alcazar, con donne e bambini come ostaggi.

9 agosto '36. Per la prima volta la stampa italiana, che ha chiamato finora i seguaci di Franco."ribelli", adotta per essi la definizione di "forze nazionali".

Fine agosto '36. Le "forze nazionali" hanno conquistato Badajoz e avanzano verso S. Sebastiano e Irun, attaccate da terra e dal mare. Tutta l'Estremadura è in mano loro.

1° settembre '36. Al termine delle manovre militari di Irpinia, il duce annuncia in un rapporto nella campagna di Avellino che "l'Italia è pronta a mobilitare otto milioni di baionette".

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9 settembre '36. Si riunisce a Londra il Comitato per il non-intervento in Spagna, per iniziativa inglese. Vi partecipano i governi di Londra, Parigi, Roma, Berlino e Mosca. I rappresentanti italiani e tedeschi accusano i governi di Parigi e di Mosca di aver dato appoggio ai repubblicani spagnoli, con armi e volontari.

Gli accordi per il non-intervento, sollecitati dagli inglesi, implicano il riconoscimento di fatto delle due parti in conflitto: il governo repubblicano di Madrid, presieduto da Largo Caballero, e quello insediato a Burgos dai generali ribelli che si raccolgono intorno a Franco.

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Settembre '36. Notizie dalla Spagna: i franchisti hanno conquistato Irun e S. Sebastiano e puntano su Madrid. Il rappresentante del governo·repubblicano denuncia alla Società delle Nazioni la partecipazione di forze armate italiane e germaniche in appoggio ai franchisti.

 

Demagogia in Italia

Settembre '36. Prosegue, in Italia, la battaglia contro i prezzi e per "il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori".

Nel corso di diverse solenni sedute, il Consiglio dei ministri e il Comitato corporativo centrale hanno deciso una serie di misure sociali: 1) aumenti salariali e di stipendio (dal 5 al 10% per numerose categorie lavoratrici e dell'8% per gli impiegati statali); 2) miglioramenti mutualistici; 3) occupazione integrale dei reduci dall'AOI; 4) sgravi fiscali e doganali; 5) diminuzione generale dei prezzi (che hanno continuato a subire aumenti da circa un'anno). Il controllo di questo settore è affidato alla "vigile e energica azione del PNF".

6 ottobre '36. Il Consiglio dei ministri ristabilisce il valore della lira a quota 90 (rispetto alla sterlina) e, nel quadro della battaglia contro i prezzi, chiede il blocco degli affitti, gas, luce, acqua, trasporti.

È anche stabilita una imposta straordinaria sui profitti delle società che abbiano concesso, nell'ultimo triennio, dividendi superiori al. 6%. (Non vengono, però, presi in considerazione dall'imposta gli aumenti di capitale con distribuzione gratuita di nuove azioni ai possessori delle vecchie, che costituiscono la forma più diretta e consueta di distribuzione degli utili).

9 ottobre' '36. Mussolini annuncia, in una solenne seduta in Campidoglio, che sarà tenuta in Roma una Esposizione Universale nel '41.

11 ottobre '36. Il Consiglio dei ministri approva un “imponente programma militare": milleduecento industrie belliche. lavoreranno sotto il controllo di una speciale commissione. Si gettano le basi per una "adeguata difesa contraerea di tutto il territorio nazionale".

21-25 ottobre '36. Il ministro Ciano si reca in visita a Berlino, dove fissa con Hitler e Von Neurath i termini della "collaborazione tra i due popoli e le due rivoluzioni”. La stampa italiana dà particolare risalto all'avvenimento, che inaugura una fase nuova nei rapporti tra i due Paesi e un nuovo equilibrio nella situazione dell'Europa.

29 ottobre '36. La stampa informa che 27 milioni di italiani hanno partecipato alle adunate celebrative del XIV annuale della rivoluzione.

Fine ottobre '36. A due, mesi dal suo iniziò la conferenza internazionale che dovrebbe definire gli impegni di non intervento in Spagna non ha conseguito nessun risultato.

I giornali italiani denunciano ogni giorno il governo di fronte popolare presieduto da Leon Blum, a Parigi, di inviare armi e volontari, attraverso i Pirenei, ai "rossi" di Madrid. (Notizie non ufficiali riferiscono che, in Italia, persone che avevano avanzato domanda di volontariato per la guerra etiopica e anche ufficiali di prima nomina sarebbero raccolti in centri di imbarco e inviati, senza documenti personali e con speciale divisa, nel territorio spagnolo occupato dai franchisti. Tale destinazione è definita dalla posta militare "OMS": significa "Oltre Mare Spagna").

 

Siamo amici dell'Inghilterra

l° novembre '36. In una importante adunata in piazza del Duomo, a Milano, Mussolini fa il punto della situazione internazionale e proclama la fine delle "ideologie wilsoniane” e del "tartufesco equilibrio" che la Società delle Nazioni si sforza di conservare a danno dei popoli giovani.

6 novembre '36. Hanno inizio a Roma, tra Ciano e l'ambasciatore britannico Drummond, trattative per la ripresa delle relazioni commerciali italo-inglesi e per un'eventuale intesa politica generale.

9-12 novembre '36. Ciano presiede a Vienna la Conferenza tripartita (tra Italia, Austria e Ungheria) che registra il pieno accordo dei tre Paesi su tutti i problemi internazionali del momento.

Metà novembre '36. Notizie dalla Spagna: iniziato l'attacco franchista a Madrid, bombardata violentemente dall'aria; il governo di Largo Caballero si trasferisce a Valencia; Il gen. Miaja è incaricato della difesa di Madrid, dove i franchisti hanno occupato diversi quartieri.

18 novembre '36. I governi di Roma e di Berlino riconoscono il governo di Franco, insediato a Burgos.

21 novembre '36. Radio Mosca annuncia che, dopo il riconoscimento italo-tedesco di Franco e l'appoggio militare che Roma e Berlino danno ai ribelli, l'URSS invierà aiuti al governo di Caballero.

24-25 novembre '36. Il reggente d'Ungheria Horty giunge a Roma e rende visita al re e a Mussolini. La stampa. esalta l’amicizia tra i due Paesi.

28 novembre '36. Violento attacco di aerei "nazionali" a Cartagena: tre navi repubblicane affondate.

29 novembre '36. Il governo repubblicano spagnolo chiede la convocazione del Consiglio della Società delle Nazioni, per denunciare l'intervento militare italo-tedesco in aiuto a Franco.

30 novembre '36. Solenne riapertura della Camera a Roma: i deputati in divisa, tributano al duce il trionfo e lo accompagnano in corteo fino a palazzo Venezia, inneggiando all'alleanza con la Germania e alle vittorie "nazionali" in Spagna.

Dicembre '36. Proseguono tra Ciano e Drummond le trattative per un accordo italo-inglese. (In seguito si saprà che, a fine novembre, è stato siglato un accordo "segreto" tra Roma e Burgos, per l'intervento italiano in Spagna, di cui l’lntelligence Service ha subito dato notizia a Londra).

12 dicembre '36. Il Consiglio dei ministri fissa la settimana lavorativa in 40 ore e decreta numerose altre provvidenze in favore dei lavoratori. Nuove misure sono adottate per impedire l'aumento dei prezzi.

15 dicembre '36. Si ripete al Senato la travolgente manifestazione di fede e devozione per il duce.

19 dicembre '36. Il duce inaugura Littoria.

21 dicembre '36. Londra e Parigi trasformano le proprie Legazioni di Addis Abeba in Consolati.

22 dicembre '36. La stampa informa genericamente che 3.000 "volontari" italiani sono sbarcati a Cadige.

2 gennaio '37. È firmato a Roma un trattato di amicizia italo-inglese (Gentlemen's agreement) che stabilisce la libertà di navigazione nel Mediterraneo.

 

 

Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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Cronologia: gennaio 1937 - aprile 1938

25 Janvier 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #il fascismo

Il fascismo trionfante (gennaio 1937-aprile 1938)

 

Particolare rilievo, per il suo valore "esemplare," assume in questo periodo il comportamento dei Paesi democratici nei confronti del fascismo.

Al riguardo, occorre rammentare, innanzitutto, lo stillicidio dei riconoscimenti dell'Impero che annullano e capovolgono la sia pur sterile posizione di condanna assunta dai 52 Paesi sanzionisti nel novembre '35. Abolite le sanzioni nel luglio '36, il primo Paese che riconosce l'Impero è la Germania, nell'ottobre successivo. Seguono, nel novembre, Austria e Ungheria; nel dicembre Cile, Giappone, Svizzera; nei primi mesi del '37, Olanda, Romania, Lettonia, Polonia, Cecoslovacchia, Brasile, ecc.; un anno dopo, i Paesi che hanno riconosciuto l'Impero, sono poco meno di cinquanta.

 

L'intervento in Spagna

In quello stesso periodo prosegue, la commedia (che fu poi una tragedia) del "non-intenvento" in Spagna. Ecluse l'URSS e la Francia del "fronte popolare," gli altri Paesi, a cominciare dall'Inghilterra, simulano di voler impedire, per mezzo di lunghe e oziose trattative, interventi stranieri nel conflitto spagnolo. In realtà è perfettamente noto, al Foreign Office come nelle altre Cancellerie, che dalla parte dei repubblicani scendono in campo autentici volontari (il cui apporto è più una testimonianza di fede che un contributo militare) mentre, in appoggio a Franco, Mussolini e Hitler mandano aerei, cannoni e truppe regolari.

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È, comunque, sintomatico che il periodo durante il quale Mussolini perpetra sfacciatamente. l'aggressione alla Spagna “rossa" si trova chiuso tra due avvenimenti diplomatici che consacrano la complicità - almeno, la cecità - dell'Inghilterra: il gentlemen's agreement siglato a Roma il 2 gennaio '37 e il "patto di amicizia tra i due Imperi" stipulato il 15 aprile '38, con il quale si definiscono le rispettive zone di influenza nel Medio Oriente.

Tale compiacenza inglese favorisce lo sviluppo della politica estera fascista, volta a far assumere all'Italia un ruolo egemonico nel Mediterraneo, in Africa e nella regione danubiano-balcanica, come è provato dalla intensificazione dei rapporti diplomatici, nel corso del '37, tra Roma e Vienna, Budapest, Belgrado, Tirana, dal viaggio di Mussolini in Libia, che si fa consegnare la spada di “protettore dell'Islam" nel marzo '37 e dal massiccio intervento militare in Spagna.

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Non è privo di interesse notare, intanto, che Berlino limita il proprio appoggio a Franco ad un intervento di qualità (che serve soprattutto a collaudare l'aviazione da guerra tedesca), lasciando a Roma l'onere di una partecipazione che completa l'usura dell'apparato militare italiano già provato dalla campagna d'Etiopia.

Secondo notizie attendibili, l'Italia, consumò nella "campagna di Spagna" circa mille cannoni e mille aerei, nonché 14 miliardi di lire al valore del '37-'38 uscendone, nell'estate '39, in condizioni di grave menomazione che la rendevano il Paese relativamente più debole d'Europa.

Se perfino da questo punto di vista (cioè, da un punto di vista fascista) l'intervento in Spagna si risolse in un grossolano errore, non meno serie e decisive furono le sue conseguenze nei riflessi dell'opinione pubblica, in seno alla quale si operò una lacerazione che, poco dopo, la più stretta alleanza con la Germania e il razzismo resero anche più profonda.

Occorre qui rammentare due circostanze di segno opposto.

Da un lato accadde che, a frenare il sentimento di rivolta dell'opinione pubblica, intervenne la propaganda cattolica, la quale mai come in occasione della Spagna si era impegnata a sostenere una così scoperta impresa, aggressiva con argomenti da "crociata ideologica".

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D'altro canto e malgrado che la stampa d'ispirazione vaticana gareggiasse ogni giorno con i grandi quotidiani di informazione e con quelli del partito nell'aizzare l'opinione  pubblica contro i "rossi" (spesso in base a veri e propri falsi di documenti e di fotografie), accadde anche che, proprio in quel tempo, si diffuse la pratica di ascoltare le radio straniere: quelle di Madrid e di Barcellona, innanzi tutto, e poi Londra, Mosca e alcune trasmittenti che si dicevano clandestine come "Milano Libertà" e "Italia Libertà”.

Per questo nel venire a una rapida rievocazione delle notizie che gli italiani conobbero in quei quindici mesi, mi è parso indispensabile registrare, insieme alle prime "voci" che, allora, cominciarono a circolare anche fuori degli ambienti iniziati, tra la gente, comune, alcune informazioni provenienti dall'ascolto di radio straniere, contro il quale il regime si impegnò in una battaglia furibonda che, tuttavia, perse.

 

 

Le ragioni dello smarrimento e dello sconforto

6 gennaio '37. Gli Stati Uniti dichiarano la propria rigorosa neutralità nel conflitto spagnolo.

30 gennaio '37. Hitler espone al Reichstag le rivendicazioni coloniali tedesche, che la stampa italiana trova fondate e commenta come una via d'uscita per garantire l'equilibrio europeo.

8 febbraio '37. Cade Malaga, per opera dei volontari italiani. Inizia l'offensiva franchista nei Paesi Baschi. La caduta di Madrid seguita a essere data come imminente dalla stampa italiana.

9 febbraio '37. Il card. Ascalesi celebra nella Cattedrale di Napoli un rito in favore di Franco e delle sue forze.

Fine febbraio '37. Inghilterra, Francia, URSS, Italia e Germania si accordano per vietare, qualsiasi intervento di volontari in Spagna. (In questo momento l'Italia ha in Spagna più di 50.000 volontari, la Germania alcune migliaia di specialisti, soprattutto aviatori. Dalla parte repubblicana, sono affluiti dalla Francia diverse migliaia di autentici volontari, di varie nazionalità, tra cui molti italiani.

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19 febbraio '37. Ad Addis Abeba un attentato ha ferito il viceré Graziani e provocato diverse vittime. Si parla di feroci rappresaglie.

26 febbraio' 37. Il “ribelle" ras Desta, catturato in Etiopia, è passato immediatamente per le armi.

 

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dal “Giornale della classe” di una scuola elementare di Lissone

 

2 marzo '37. Il Gran Consiglio decide: 1) la militarizzazione di tutti i cittadini in età dai 18 ai 55 anni; 2) la solidarietà a Franco; 3) il consolidamento dei rapporti con la Germania; 4) il conseguimento di un'intesa con l'Inghilterra che “chiarisca tutti i problemi esistenti tra i due Imperi”; 5) l'autarchia.

5 marzo '37. Il Gran Consiglio fissa le direttive per l'incremento demografico: vantaggi e premi per le famiglie numerose; soppressione dei comuni e delle provincie che riveleranno una seria decadenza demografica.

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Seconda metà marzo '37. Dopo vari giorni di notizie incerte e reticenti, si apprende che le forze fasciste in Spagna hanno subito una pesante sconfitta a Guadalajara, con gravi perdite e notevole numero di prigionieri catturati dai “rossi”.

Fine marzo '37. Si parla di inasprimenti polizieschi in atto, specie per cogliere gli ascoltatori di radio straniere e clandestine. Voci di. arresti in Lombardia, Veneto e Emilia.

23 marzo '37. Mussolini pronuncia un violento discorso, prendendosela soprattutto con la stampa straniera che esalta la vittoria "rossa" di Guadalajara e, ammonendo gli italiani ,a "tenersi pronti".

25 marzo '37. Ciano firma un accordo politico e militare con la Jugoslavia.

Inizio aprile '37. Il ministero della Cultura Popolare, a causa della deficienza di carta, vieta la pubblicazione di nuovi giornali e periodici.

11 aprile '37. Il fascista Degrelle ottiene una buona affermazione elettorale in Belgio.

14 aprile '37. Il Consiglio dei ministri decide l'istituzione della "cultura militare" nelle scuole.

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Metà aprile '37. Il Comitato corporativo centrale decide un nuovo aumento delle retribuzioni (dal 10 al 12% per i salari e l'8% per gli stipendi statali), nonché altri miglioramenti come gli assegni familiari.

18 aprile '37. Le quattro provincie libiche entreranno a far parte integrante del territorio nazionale.

Fine aprile '37. Secondo voci degli ambienti fascisti, sarebbero in corso trattative con Franco per ottenere che, in caso di vittoria, la corona di Spagna sia offerta al re d'Italia o, in via subordinata, al Duca d'Aosta. Si apprende, intanto, via radio, che negli ultimi giorni del mese aerei tedeschi hanno compiuto feroci, bombardamenti sulle cittadine basche di Guernica, Durango e Elgueta. La stampa italiana si diffonde nel riferire contrasti e conflitti tra comunisti e anarchici nella Spagna "rossa".

22 aprile '37. Mussolini si incontra con il cancelliere austriaco Schuschnigg a Venezia. Non si conosce il reale contenuto dei colloqui, ma si dice che il duce abbia sollecitato l'ospite alla "moderazione" nei riguardi di Berlino.

26 aprile '37. Goering giunge a Roma e ha con Mussolini un colloquio di tre ore, di cui pure non si hanno notizie particolareggiate.

5 maggio '37. Giunge a Roma: anche il ministro degli Esteri tedesco, von Neurath, che ha numerosi incontri con Ciano.

Metà maggio '37. La situazione internazionale appare inasprita. A seguito delle polemiche di stampa in corso, Roma decide di vietare l'ingresso in Italia di giornali inglesi e di richiamare da Londra tutti i corrispondenti di giornali italiani.

Durante la celebrazione del 1° annuale dell'Impero, Mussolini decora i vessilli dei reparti combattenti in Spagna, che ricevono la benedizione del Vescovo castrense. È la prima volta che l'intervento fascista in Spagna trova riconoscimento in una manifestazione ufficiale.

19 maggio '37. Dopo lungo e aspro combattimento Bilbao è evacuata dai repubblicani. Si costituisce, nella Spagna repubblicana, un nuovo governo presieduto da Negrin, che decide di prendere sede a Barcellona.

20-24 maggio '37. I sovrani d'Italia rendono al reggente Horty la visita dello scorso anno, recandosi in Ungheria.

29 maggio '37. Hitler pronuncia un minaccioso discorso nel quale afferma, tra l'altro, che la “Germania è ormai in grado di difendere il proprio onore e la propria sicurezza”.

Fine maggio '37. Nel corso di un bombardamento aereo della base di Maiorca da parte dell'aviazione repubblicana sono affondate la nave italiana " Barletta" e l'incrociatore tedesco "Deutschland". Forze navali tedesche effettuano un violento bombardamento di rappresaglia ad Almeria.

Ponendo fine a una lunga e grottesca pantomima, Italia e Germania si ritirano dagli organismi di controllo per il non intervento.

Metà giugno '37. Si ha notizia dell'uccisione dei fratelli Rosselli in Francia. La stampa fascista, seguendo una ispirazione di Giovanni Ansaldo, direttore de Il Telegrafo, ne attribuisce la responsabilità ai fuorusciti. Il delitto suscita viva impressione nell'opinione pubblica italiana, anche fascista.

 

La doccia scozzese

8 luglio '37. Si ha notizia di una offensiva repubblicana sul fronte centrale: Brunete, Quijorna e Villanueve sono state liberate.

20 luglio '37. Situazione tesa anche in estremo oriente: il Giappone ha attaccato la Cina.

Fine luglio '37. Nuovi. tentativi diplomatici per il ritiro dei volontari dalla Spagna falliscono per l'opposizione italotedesca.

21 agosto '37. Al termine d'un trionfale giro in Sicilia, Mussolini annuncia·a Palermo l'attacco al latifondo. Durante il discorso afferma che l'asse Roma-Berlino è ormai “una realtà incontrovertibile", ma assume un tono conciliante verso l'Inghilterra. Molte vane congetture si fanno su questo mutato atteggiamento.

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25 agosto '37. Truppe italiane espugnano Santander. La vittoria è celebrata dalla stampa con molto chiasso ed è contrapposta alla bruciante sconfitta del marzo, a Guadalajara.

Agosto-settembre '37. Proseguono, nel corso dell'estate, “misteriosi" siluramenti nel Mediterraneo ad opera di sottomarini fantasma (notoriamente italiani e tedeschi).

In Cina, i giapponesi avanzano e effettuano micidiali bombardamenti aerei su Schangai, Nanchino e numerose altre città.

Tra Berlino e Roma si instaura una singolare gara al “più antibolscevico". In una spettacolare adunata di dirigeriti nazisti a Norimberga, Hitler proclama, il 7 settembre, rivolgendosi alle democrazie “imbelli e cocciute", che la Germania è “l'unico baluardo contro il bolscevismo". Il 9 settembre Mussolini fa affluire a Roma 100.000 .gerarchi e pronuncia “un forte discorso contro il bolscevismo".

Alla fine, i due dittatori si mettono d'accordo, in occasione del viaggio effettuato da Mussolini in Germania dal 24 al 29 settembre. Nel suo corso, il duce pronuncia, davanti a un milione di berlinesi, il “discorso del Campo di Maggio" per asserire che un “fronte compatto di 115 milioni di uomini" è ormai schierato contro il bolscevismo e i suoi manutengoli. Con oltre cento inviati, la stampa fascista celebra l'avvenimento come uno dei più importanti del secolo.

Ottobre '37. Tutte le forze giovanili del regime, a partire dal 28 ottobre, saranno inquadrate militarmente dalla GIL.

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Per quanto riguarda la Spagna, gli ultimi tentativi di accordo internazionale per il non-intervento sono stati rotti agli inizi del mese. Intanto, con la caduta di Gijon, il fronte “rosso" del Nord è stato eliminato e l'intera regione è in mano alle “forze anti-bolsceviche".

6 novembre '37. È siglato tra Roma, Berlino e Tokio il patto antikomintern.

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9 novembre '37. Il comando giapponese in Cina annuncia il completo accerchiarnento di Schangai.

11 dicembre '37. I romani sono convocati a piazza Venezia: Mussolini annuncia trionfalmente che l'Italia ha deciso di abbandonare la Società delle Nazioni. (All'entusiasmo ufficiale, si accompagnano commenti negativi e allarmanti. Circolano insistentemente voci che anche diversi gerarchi sarebbero contrari all'eccessivo infeudamento alla Germania).

13 dicembre '37. I giapponesi hanno occupato Nankino.

Fine dicembre '37. I repubblicani hanno iniziato una forte offensiva in direzione di Teruel, che riconquistano il 23.

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Il tragico e il grottesco

La battaglia del grano battaglia-del-grano.jpg battaglia-del-grano-2.jpg la-battaglia-del-grano.jpg

10 gennaio '38. Sessanta vescovi e duemila parroci "benemeriti della battaglia del grano" convengono a Roma, dove sono accompagnati a rendere omaggio al Milite Ignoto e al sacrario dei martiri fascisti. Ricevendoli a Palazzo Venezia, Mussolini li arringa con fiere parole, esaltando la potenza demografica dell'Italia, "baluardo della cristianità contro il bolscevismo".

Inizi gennaio '38. Mentre la stampa fascista trasferisce le corrispondenze dalla Spagna in ultima pagina, le radio spagnole comunicano che la battaglia di Teruel è costata alle forze franchiste oltre 30.000 uomini.

13 gennaio '38. Austria e Ungheria si dichiarano pienamente solidali con la politica dell'asse e riconoscono il governo di Burgos.

Fine gennaio '38. Da tre settimane l'aviazione italiana e tedesca bombardano sistematicamente Barcellona. Le radio spagnole parlano di migliaia di vittime tra la popolazione civile.

febbraio '38. In occasione dell'annuale parata della milizia, i reparti sfilano al passo dell'oca. Il re e Badoglio, che si sarebbero opposti tenacemente all'innovazione, assistono alla sfilata dando segni di compiacimento. È reso noto che il nuovo passo sarà adottato da tutte le forze armate.

4 febbraio '38. Si apprende da Berlino che un vasto rimaneggiamento è stato operato nelle alte gerarchie naziste: il ministro degli Esteri Von Neurath è sostituito con il “duro" Ribbentrop e il ministro della Guerra Fritsch con Blomberg. (Secondo alcuni, parrebbe che si sia scoperto un complotto militare anti-nazista, in cui lo stesso Fritsch sarebbe stato implicato. Si dice che circa 200 ufficiali superiori si troverebbero agli arresti).

Inizio febbraio '38. Si apprende che la polizia francese ha tratto in arresto gli assassini dei fratelli Rosselli, tutti membri di un'associazione segreta di estrema destra. (Indiscrezioni “segretissime" ma assai diffuse assicurano che l'eliminazione dei Rosselli sarebbe stata “commissionata" dal controspionaggio italiano).

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Fine febbraio '38. I franchisti hanno sferrato una controffensiva sul fronte di Teruel, rioccupata il 22.

Meta marzo '38. L'attacco franchista si estende all'Aragona. La situazione sembra volgere decisamente a sfavore dei repubblicani, che oppongono una estrema resistenza a Caspe.

Le forze franchiste sarebbero penetrate per oltre 80 km nell'Aragonese, a prezzo di duri combattimenti. Lo stesso gen. Bergonzoli è stato ferito. (Le solite voci riferiscono che l'offensiva sarebbe stata preceduta da una epurazione dei legionari italiani, tra i quali da mesi serpeggiava vivo malumore: circa duemila "volontari" sarebbero stati rimpatriati e, all'arrivo nei porti italiani, tratti in arresto).

Intensificati i bombardamenti terroristici dell'aviazione fascista su Barcellona: nella sola giornata del 18 marzo, secondo le radio spagnole, avrebbero causato oltre mille morti e tremila feriti tra la popolazione.

Il presidente Negrin rivolge un appello al mondo e chiede agli spagnoli altri centomila volontari per arginare l'offensiva franchista.

23 marzo '38. I franchisti riescono a varcare l'Ebro e avanzano verso il mare.

27 marzo '38. I franchisti entrano in Catalogna.

1° aprile '38. L'estrema difesa dei repubblicani a Lerida è infranta dalle forze franchiste.

9 aprile '38. Anche a Tolosa la resistenza repubblicana è sopraffatta dalla schiacciante superiorità degli attaccanti. La stampa fascista annuncia che, con la caduta di questa città, il 65% del territorio spagnolo è controllato dalle "forze nazionali".

10 aprile '38. Il governo di fronte popolare presieduto da Leon Blum si dimette a Parigi. La stampa fascista annuncia che reparti repubblicani in rotta avrebbero varcato i Pirenei e cercato rifugio in Francia.

15 aprile '38. I franchisti raggiungono la costa mediterranea, spezzando in due il territorio controllato dai repubblicani.

In questo medesimo giorno, mentre sia dai trionfali annunci della stampa fascista che dai disperati appelli delle radio Barcellona e Madrid si ha netta la percezione che la tragedia del popolo spagnolo sta per compiersi, l'ambasciatore inglese a Roma Drummond firma, con Ciano, un accordo in base al quale le due potenze si impegnano al mantenimento dello status quo nel Mediterraneo, allo scambio di informazioni militari, a rinunciare alla propaganda ostile tra le due parti e, da parte italiana, si danno garanzie di non avere mire territoriali, politiche o economiche nella penisola iberica e di aderire al progetto inglese per il ritiro dei volontari stranieri dalla Spagna.

 

 

Bibliografia:

Ruggero Zangrandi - Il lungo viaggio attraverso il fascismo - Garzanti 1971

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