Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
Articles récents

Omaggio ad Angelo Cerizzi

17 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #storie di lissonesi

“La libertà e la democrazia non sono conquiste definitive ma si costruiscono e si devono difendere ogni giorno”
Angelo Cerizzi , Sindaco di Lissone dal
1975 al 1985

Con la seguente motivazione fu insignito nel 1985, nella Giornata della Riconoscenza, del prestigioso riconoscimento del Premio Isimbardi, istituito dalla Provincia di Milano.

 “Partecipa giovanissimo alla Resistenza, animatore politico e sociale, è stato per quasi un quarantennio amministratore di Lissone, come consigliere ed assessore dapprima e, dal 1975 al 1985, come sindaco. Dirigente ed organizzatore esperto, oltre che oculato amministratore, ha profuso il suo impegno anche come promotore ed animatore del movimento cooperativo edilizio, contribuendo in modo determinante alla soluzione del problema abitativo per migliaia di concittadini”

Come rendere omaggio ad Angelo Cerizzi, valido conoscitore della storia del nostro Paese e di quella della nostra città, Sindaco di Lissone, da poco tempo scomparso?

Pubblicare un suo scritto pubblicato nel 1985 in occasione del 40° anniversario della Liberazione, ci è sembrato il modo più consono alla sua personalità di uomo, di politico lissonese e poi di Primo Cittadino.

Nonostante siano trascorsi più di vent’anni dalla sua pubblicazione, nel documento è contenuto un messaggio di straordinaria attualità.

 


“Si può dire che la volontà di liberare il Paese si manifesti nella stessa giornata di quel drammatico 8 Settembre 1943 allorquando la disastrosa gestione dell'Armistizio fa scattare le Unità Tedesche per l'occupazione della Capitale, di tutti i punti nevralgici del territorio nazionale e per assumere il controllo delle posizioni già presidiati dalle truppe italiane di terra, di mare e dell'aria fuori dai confini nazionali. In Roma a Porta S. Paolo, in Provenza, Corsica, Dalmazia, Albania, Tessaglia, nelle isole lonie e dell'Egeo i reparti italiani si oppongono, combattono, si sacrificano (il ricordo della Divisione Acqui immolatasi a Cefalonia non si spegnerà mai) e si riorganizzano per continuare la lotta contro i nazisti: basti citare la Divisione Garibaldi (formata con reparti delle ex Divisioni Taurinense e Venezia), prima grande unità ricostruita dall'Esercito italiano per la guerra di Liberazione che operò nel Montenegro e la Divisione Italia (composta dai contingenti della Bergamo e Zara) che si battè in Bosnia e Serbia.

Un cenno meriterebbero le azioni di combattimento della Marina e dell'Aviazione ma ci dilungheremmo troppo. La mancanza di precise disposizioni superiori in quell'8 Settembre portò purtroppo anche allo sfaldamento di molti reparti militari e circa 600.000 tra soldati ed ufficiali furono catturati dai tedeschi ed avviati, in vagoni piombati, nei campi di concentramento in Germania ove sopportarono con dignità le sofferenze morali e materiali per non collaborare, respingendo l'allettante prospettiva di un facile ritorno qualora avessero firmato per la repubblica di Salò: solo un effimero 4% complessivo delle forze armate italiane aderì ai continui pressanti inviti della propaganda.

Non dimentichiamo quindi questo aspetto della Resistenza che costò la vita a più di 30.000 internati.

La dichiarazione dell'Armistizio mette in moto in maniera più decisa le forze di resistenza antifascista alla dittatura: i primi nuclei armati della Resistenza nel territorio nazionale si avvalgono dell'apporto dei militari sottrattisi alla cattura e della loro preziosa esperienza tattica ed addestrativa. Le formazioni partigiane diventano sempre più attive, numerose e consistenti organicamente dando vita al movimento di Resistenza che si estende rapidamente in tutte le regioni occupate dai nazifascisti, con compiti militari di combattimento, di sabottaggio e per procacciarsi materiale bellico sottraendolo al nemico.

Così in uno dei periodi più critici e tormentati della sua esistenza unitaria, l'Italia, pressochè distrutta nelle sue fonti di energia e di vita, seppe ritrovare la volontà, lo spirito, il coraggio morale e civile per lottare contro l'oppressione, contro ogni forma di abuso e di degradazione materiale e spirituale.

La Resistenza non fu soltanto una lotta contro qualcuno o contro qualcosa: fu soprattutto una lotta che le Formazioni Partigiane e le Forze Armate condussero per conquistare all'Italia ed al suo popolo la libertà, la democrazia, la dignità umana, la giustizia civile e sociale. Ideali che sorressero sempre sia le forze partigiane che operarono in montagna, sia le Squadre ed i Gruppi di Azione che svolsero la loro azione clandestina nei centri urbani della pianura, sia i

nuovi reparti militari del Corpo di Liberazione Italiano. Sarebbe troppo lungo e certamente correremmo il rischio di qualche omissione il ricordare anche solo le più

rimarchevoli azioni partigiane pur nelle difficilissime condizioni ambientali, logistiche e di mezzi in cui si trovarono ad operare contro un nemico agguerritissimo che nell'illusorio tentativo di uscire dall'isolamento di cui si sentiva circondato, si abbandonava, particolarmente ad opera di famigerate formazioni note per la loro violenza e brutalità, ad ogni sorta di atrocità, misfatti che anzichè fiaccare il morale e la volontà di resistere dei patrioti e della popolazione, li accrescevano.

L'accenno ad alcuni avvenimenti, anche se accostati in modo eterogeneo, bastano a indicarne la dimensione storica: la creazione della Repubblica d'Ossola, prima temporanea isola di libertà nell'Italia occupata, la battaglia di Montelungo che segna la rinascita dell'Esercito italiano, i caduti alle Fosse Ardeatine, vittime di una spietata rappresaglia, l'eccidio di Marzabotto e di altre località dovuto al feroce e disumano spirito di vendetta, i grandi scioperi degli operai del Marzo.

Ma restringendo la storia in ambiti più augusti e più vicino a noi, è nostro dovere ricordare il contributo di sangue e di attività dato dai nostri concittadini lissonesi; di coloro che caddero combattendo con le armi in pugno, dei fucilati sui luoghi di operazione, nei posti di detenzione, sulla nostra piazza principale, i deportati nei duri campi di concentramento e nei famigerati campi di sterminio. Ricordiamo i componenti del Comitato di Liberazione Nazionale che in mezzo a mille pericoli e difficoltà tessero e coordinarono le fila del Movimento assieme alla Componente militare che si esprimeva nella 1190 Brigata Garibaldi e nel Corpo Volontari della Libertà.

Sono passati quarant'anni da quel radioso 25 Aprile 1945 pieno di speranze e di attese. Sulla Resistenza, su questo grande fatto popolare che è stato definito il secondo Risorgimento italiano, sono stati scritti innumerevoli saggi e sono state dette un fiume di parole: resta sempre il fatto sostanziale che gli ideali per cui lottarono, soffrirono e morirono patrioti di ogni condizione sociale sono sempre validi perchè rappresentano i cardini di ogni società civile ed ordinata, valori ai quali bisogna sempre prestare attenzione perché la libertà e la democrazia non sono conquiste definitive ma si costruiscono e si devono difendere ogni giorno.

Molti si illudono di trovare la salvezza solo nelle istituzioni e nelle leggi; le leggi e le istituzioni sostengono lo sforzo della società e dei cittadini ma non possono assumerlo per sè. Noi individui influiremo sul mondo più per quello che sia o che per quello che diciamo. La mentalità contro la quale si deve lottare è quella che contiene il desiderio di dominare anzichè quella del desiderio di servire.

Ciascuno di noi può agire per cambiare qualcosa nella società e nell'insieme di tutte queste gesta viene scritta la storia di ogni generazione. Ogni volta che un uomo difende un ideale o agisce per migliorarne altri o si innalza contro le ingiustizie, egli promuove una piccola speranza e incontrandosi da diversi centri di coraggio queste speranze formano una corrente che può abbattere i più robusti ostacoli.

Sono passati quarant'anni e la nostra mente ritorna al momento dell'aprile 1945: stava per concludersi la seconda guerra mondiale scatenata da una folle ideologia imperialista. Per oltre cinque anni l’umanità aveva vissuto un'orrenda esperienza: decine di milioni di uomini massacrati sui fronti militari, città rase al suolo, popolazioni desolate dalla fame e dalle privazioni, milioni di esseri umani decimati e stremati nei campi di concentramento e poi la terrificante rivelazione delle prime esplosioni nucleari. Viene spontaneo chiedersi il perchè di quelle vittime. Ed allora si comprende meglio anche il significato della Resistenza: uomini e donne che offrirono la vita in sacrificio per la causa giusta, la causa della dignità dell'uomo. Resistettero non per opporre violenza a violenza, odio contro odio, ma per affermare un diritto ed una libertà per sè e per gli altri, anche per i figli di chi allora era oppressore.

Per questo furono martiri ed eroi.

Mentre gli anni passano - stiamo commemorando appunto il 40° Anniversario della Liberazione ed il tempo travolge passioni e ricordi, quegli avvenimenti restano però fissati nella nostra memoria in una presenza immutabile che richiede un impegno di meditazione. Sorge allora spontanea una domanda: noi che abbiamo vissuto quei momenti storici siamo stati capaci di trasmettere alle nuove generazioni i valori della Resistenza? La risposta è soprattutto nell'intimo di ciascuno di noi, è nella storia recente che si sviluppa attorno agli anni settanta fino ai giorni nostri e vede eventi perniciosi portati avanti da forze eversive di diversa matrice ideologica e da forze mafiose.

Il terrorismo insanguinò, soprattutto negli anni cosiddetti di piombo, la penisola con azioni dinamitarde che vanno da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, al deragliamento dell'ltalicus, alla parziale distruzione della stazione di Bologna, alla strage del direttissimo Napoli-Milano e con attentati contro uomini politici, magistrati, sindacalisti, giornalisti, docenti, forze dell'ordine, facendo centinaia di morti e migliaia di feriti.

È stato un susseguirsi di episodi criminosi che hanno raggiunto il loro apice nel più efferrato delitto politico ed umano compiuto dalle Brigate Rosse con l'assassinio di un prestigioso uomo di Stato: l'On. Aldo Moro.

Nella dura lotta sostenuta da tutte le Forze dell'Ordine con l'appoggio incondizionato della popolazione e che appunto per questa unità di intenti e per la posta in giuoco è stata definita la nuova Resistenza, pure la nostra cittadina doveva pagare il suo doloroso tributo con l'omicidio del Maresciallo Valerio Renzi, Comandante la locale Stazione Carabinieri, compiuto il 16 luglio 1983 da brigatisti nel corso di una rapina all'Ufficio Postale per autofinanziare il movimento eversivo. Lissone ha avuto modo di onorare la memoria in diverse occasioni ed ora l'Amministrazione Comunale, recependo un invito espresso in Consiglio Comunale, si accinge a realizzare una stele ricordo da erigersi sul luogo della tragedia.

Abbiamo parlato di seconda Resistenza e la realtà di un terrorismo che cerca di riemergere in un più vasto ambito internazionale ed alleandosi alla mafia è negli avvenimenti degli ultimi tempi. L'inquietante fenomeno della mafia e della camorra, che ha fatto una vittima di spicco nella persona del Generale Dalla Chiesa, non è certamente recente, ma da tempo - oltre alla presenza in traffici diversi - ha assunto anche il commercio internazionale e lo spaccio della droga, sostanza devastante nei confronti della società e dei giovani in particolare ed il cui effetto micidiale non sarà mai a sufficienza divulgato.

Quella della droga non è il solo importante problema che preoccupa: la situazione generale con quelli scottanti della pace, del disarmo, della fame nel mondo, dell'occupazione - con particolare riguardo ai giovani - sollecita ogni nostra attenzione ed azioni concrete.

Situazione generale che in un contesto sociale per i fini occupazionali non può ignorare come la terza rivoluzione industriale, quella dell'elettronica, sia già in cammino.

In questa prospettiva e tenendo presente i valori fondamentali della centralità dell'uomo e del lavoro, occorre fare in modo che le grandi possibilità tecniche siano a reale servizio dell'uomo e della sua promozione integrale per un salto di qualità nella ricerca di migliori condizioni di vita per tutti.

In una società che cambia in modo così veloce e complesso, gli ideali che hanno sorretto gli uomini della Resistenza sono sempre attuali ed il 25 Aprile ognora ci insegna ad avere fiducia e speranza.

Nel processo evolutivo di ogni Paese non mancano giorni difficili. Ma la nostra fede, l'esperienza che ci viene dalla Resistenza e dalla guerra di Liberazione, la fiducia nella nostra gente ci dice che, così come si sono superati tempi ben più tristi, con la stessa coraggiosa fermezza, si possono e si devono superare le presenti difficoltà. Nessuna situazione è senza speranza se non viene a mancare la fede comune in un avvenire migliore, che può essere conseguito soltanto attraverso una accettabile concordia di energie, una serietà di intenti ed un consapevole, comune. assolvimento dei propri doveri.” ANGELO CERIZZI Sindaco di Lissone

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (I parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

A Lissone la Resistenza venne iniziata da pochi coraggiosi, coscienti dei gravi problemi del momento, che per raggiungere gli ideali di una società libera e democratica anteposero alla loro stessa sicurezza personale i rischi della lotta partigiana.

L'organizzazione clandestina, nei suoi diversi aspetti di attività antifascista, si concretò gradatamente, sviluppandosi secondo l'ideologia politica dei promotori ed il loro spirito combattivo individuale, ma comunque nello spirito unitario della Resistenza.

Il 25 luglio 1943 giorno della caduta di Mussolini, un corteo capeggiato da Attilio Mazzi sfilava nel centro del paese manifestando per il nuovo governo legale e rimuoveva dalla casa del fascio l'effige del dittatore. Attilio Mazzi pagherà poi con l'internamento e la morte in un campo di concentramento quel gesto audace contro il regime.
Mazzi-Attilio.jpg
Con il nuovo governo Badoglio furono liberati dal carcere di San Vittore diversi professionisti e commercianti lissonesi ivi detenuti per il loro noto antifascismo.

L'illusione della ritrovata libertà doveva presto spegnersi negli avvenimenti successivi a quel giorno e dopo l'8 settembre, mentre nel sud liberato dagli alleati la guerra terminava, nel centro-nord iniziava la lotta contro l'oppressione nazi-fascista.

Nella nostra cittadina i partiti democratici, ancora in embrione, iniziavano ciascuno la propria propaganda attraverso le amicizie, la diffusione della stampa clandestina ed i contatti con altre zone. In via Carducci era situato il ritrovo, da quando infuriava la guerra, di un esiguo numero di antifascisti; fra essi si trovava Davide Guarenti, Davide-Guarenti-copie-1.jpg
lodevole per attivismo ed entusiasmo, ignaro della sorte che lo attendeva. Altri che simpatizzavano senza aderire al gruppo ideologico pagarono purtroppo il loro sincero antifascismo con la deportazione nei campi di concentramento e col proprio sacrificio.

Con l'impegnarsi in reciproci contatti dei partiti democratici, nacque ai primi del '44 l'idea di costituire il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che rimase per qualche mese allo stato di abbozzo data l'insufficiente organizzazione; evidentemente necessitava una maturazione più profonda sia del seguito che ciascun partito diceva di avere, sia dei fini, sia dei mezzi da predisporre per una lotta tanto impari.








                                                                                                                                           (continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (II parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Il CLN rappresentava la sintesi dei vari fermenti di lotta e opposizione al fascismo; suoi istrumenti dovevano essere le Squadre di Azione Patriottica (SAP); mezzi: la propaganda clandestina e le azioni di disturbo; fine ultimo l'insurrezione.

Lo sciopero generale del Marzo 1944 ottenne un grande e lusinghiero successo così da scuotere in Lissone l'assenteismo della popolazione, interessandola alla lotta per la liberazione e a coloro che combattevano per ottenerla.

Si ruppero allora gli indugi d'una situazione immatura e venne decisa la formazione del locale CLN. Ai primi di maggio risalgono i contatti fra i due animatori socialista e comunista e l'esponente designato dal partito popolare ormai denominatosi Democrazia Cristiana.

Il CLN lissonese ebbe ufficialmente origine il 15.5.44 con una riunione clandestina nell'abitazione del signor Costa; della riunione fu steso un verbale da far pervenire alle autorità centrali tramite l'incaricato comunista Piero; poi il CLN si inserirà quale organo periferico riconosciuto dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) con sede in Milano.

Compiti del comitato erano: predisporre e coordinare le azioni di disturbo al nemico; aiutare le vittime del fascismo; preparare l'Amministrazione Pubblica per il momento dell'insurrezione; risolvere i problemi dell'approvvigionamento.

Il CLN fu composto dai signori:

Federico Costa (nome di battaglia Franco) rappresentante socialista

Attilio Gelosa (Carlo) - democristiano

Attilio-Gelosa.jpg

Agostino Frisoni (Ottavio) comunista.

Agostino-Frisoni.jpg

Dopo circa un mese Franco fu sostituito per ragioni personali, mantenendo però l'incarico di cassiere del Comitato e di addetto all'assistenza, alle famiglie dei perseguitati, in sua vece entrò a far parte Gaetano Cavina (Volfango).

Gaetano-Cavina.jpg

Le funzioni di collegamento col comando militare furono espletate dal signor Leonardo Vismara detto Biel (Raimondo) comunista.

Nel frattempo socialisti e comunisti intensificavano le ricerche di armi con cui dotare la propria organizzazione.

                                                                                                                                                                                   (continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (III parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Il gruppo comunista fu il primo in paese a organizzarsi per la lotta clandestina formando le SAP, comprendenti volontari lavoratori con un capo responsabile, affiancate dal Comitato di agitazione e propaganda, da cellule nei vari stabilimenti, dalle Donne Patriote, che diedero così valido aiuto alla causa, il tutto sotto controllo del commissario politico. Successivamente le SAP furono aggregate al Corpo Volontari della Libertà come parte attiva della 119a Brigata Garibaldina Di Vona.

In quel periodo di grande abnegazione per il proprio ideale, a Monza nel corso di un'azione di raccolta di armi, il socialista Davide Guarenti venne tradito dal suo esuberante entusiasmo, arrestato con altri attivi antifascisti, tradotto nelle carceri, finì all'infame campo di Fossoli, dove la sua giovinezza venne falciata dalla barbarie fascista il 12 luglio 1944 per illuminarsi della luce del martirio unitamente a molti altri.

Intanto gli inviti ai renitenti alla leva si erano fatti pressanti; il richiamo con il passare del tempo passò dalle lusinghe alle promesse. Visto inutile l'uso della convinzione i fascisti emanarono ordini severissimi: aggiunsero minacce e vessazioni ai familiari ritenendoli responsabili delle diserzioni. Poi si iniziò una caccia che veniva effettuata soprattutto di notte con perquisizioni improvvise presso famiglie sospettate di nasconderli, con rastrellamento di tutti i luoghi di possibile rifugio. Quella caccia all'uomo era accompagnata da spari intimidatori, così da elevare la tensione al livello di esasperazione.

Il CLNAI informato della gravità della situazione passò l'ordine di agire. Una squadra delle SAP portò a compimento l'attentato che avvenne il giorno 11 giugno in via Milano (attuale via Matteotti): i due militi fascisti che più si accanivano nella lotta ai renitenti vennero fatti oggetto di lancio di bombe a mano: uno morì immediatamente, l'altro dopo qualche giorno. L'autorità fascista lanciò i suoi sgherri ovunque un indizio potesse svelare l'organizzazione: tutto fu messo in opera, ma solo attraverso una spia si giunse all'arresto dei quattro patrioti.

Il loro sacrificio risulta infinitamente più grande per aver subito raffinate e volgari pressioni fino alle torture più inumane senza denunciare i compagni di altre squadre

Du
e, Remo Chiusi e Mario Somaschini, furono tradotti a Monza alla famigerata Villa Reale e per ordine del sadico torturatore Gatti capo della Guardia Nazionale Repubblicana, dopo le immancabili sevizie subirono la fucilazione il 17 giugno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (IV parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

A Lissone la sera di venerdì 16 giugno, nell'ora di' uscita degli operai del lavoro, gli altoparlanti chiamarono a raccolta la popolazione in piazza per assistere ad uno spettacolo: la gente, ignara di quanto stava per accadere, si fermava e s'infittiva in una sospettosa attesa.

Improvvisamente si presentarono sulla scalinata della casa del fascio, agli occhi esterefatti della moltitudine, due corpi incapaci di reggersi, afflosciati dalle torture, che furono sospinti brutalmente presso la fontana.


  Pierino_Erba.jpg             Carlo-Parravicini-copie-1.jpg

Un attimo dopo Pierino Erba e Carlo Parravicini crollarono cancellati alla vita da una raffica. La piazza si svuotò per il panico, fu un fuggi fuggi nelle vie adiacenti, un gridare di donne ed un piangere di ragazzi mentre altre raffiche di mitra solcarono l'aria per incutere maggior paura. La giustizia fascista si credette soddisfatta mentre suo malgrado accese quattro fiaccole destinate a rischiarare per l'avvenire la lotta contro la dittatura.


monumento-originale-in-Piazza-Libert-.jp

La stessa Radio Londra nelle trasmissioni della «Voce della Libertà» annunciò il tragico episodio di Lissone esaltando il martirio dei quattro patrioti. In quell'occasione fu pure arrestato il commissario politico Giuseppe Parravicini, sindacalista comunista, che, incarcerato a San Vittore e processato, fu deportato al famigerato campo di sterminio di Auschwitz da dove tornerà vivo ma debilitato per sempre nel fisico.

La paura invase l'animo di molti e per ridare coraggio a vecchi e nuovi aderenti, per stringere le fila occorse la fede nell'ideale, la disperata volontà di recupero. Il Comitato lasciò placare la reazione fascista, che pur essendosi violentemente scatenata non aveva coinvolto nessuno dei suoi responsabili civili, quindi riprese a tessere la trama della cospirazione.

Mentre la popolazione doveva soffrire e tacere, loschi individui si arricchivano con la compiacente tolleranza fascista. Il Comitato stilò un elenco di borsaneristi, si interessò di chi teneva scorte e collaborava con i nazifascisti in altri modi.

                                                                                                                                                                                        (continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (V parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Dalla metà giugno del 1944 alla Liberazione l'attività del CLN, nonostante le obiettive difficoltà di tempo e di movimento che si opponevano, fu molto intensa.





I verbali delle riunioni del Comitato lo dimostrano e indicano quali erano le direttive seguite:

1)      Propaganda, reclutamento e raccolta di mezzi finanziari.

2)      Assistenza materiale e morale alle famiglie bisognose dei perseguitati politici, dei   richiamati, dei renitenti e dei prigionieri militari e civili.

3)      Preparazione dei quadri dell'amministrazione comunale provvisoria che alla Liberazione assumerà i poteri: consiglio comunale, giunta e Sindaco.

4)      Ricerca di armi e mobilitazione degli organismi militari per eventuali azioni di guerra.

 



L
'attività propagandistica prese corpo attraverso la creazione di cellule che svolsero la loro attività sul posto di lavoro, nei ritrovi giovanili e nelle associazioni; con la distribuzione della stampa clandestina dei partiti, di fogli ciclostilati o poligrafati e volantini.

Vennero inviate lettere ad associazioni come la Società Ginnastica Pro Lissone e la Famiglia Artistica; altre a ditte e aziende, che si sapeva o si supponeva lavorassero per la guerra o peggio per i tedeschi, con lo scopo di illustrare gli ideali del movimento o per dissuadere e scoraggiare la loro cooperazione con i nazifascisti.

Per incrementare la raccolta dei mezzi finanziari, che già provenivano da cauti offerenti, fu inviata una lettera circolare a tutte le più grosse aziende lissonesi, e, per stornare le indagini della polizia, a parecchie ditte dei paesi vicini. La lettera produsse una grande impressione ma benché se ne parlasse assai in paese, difficoltà obiettive impedirono la raccolta di frutti consistenti.
                                                                                                                                                                                               (continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (VI parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Un'azione che ebbe una vasta risonanza propagandistica, senza considerarne il suo alto valore morale di ricordo e di riconoscenza, fu effettuata nella ricorrenza dei defunti il 2 novembre '44. Per onorare la memoria degli eroici giovani fucilati in giugno, di notte corone di fiori vennero deposte sulle loro tombe e poco prima della chiusura di mezzogiorno sulle stesse venne collocato un cartoncino tricolore con scritto in evidenza «Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia». Nel pomeriggio attorno alle due tombe fu un accalcarsi di gente nonostante la pioggia battente.

 

la-tomba.jpg

l'attuale tomba presso il cimitero


L'assistenza alle famiglie bisognose, sia pure nei ristretti limiti delle disponibilità finanziarie del CLN si svolse con regolarità e scrupolosità: un membro del Comitato aiutato da una compagna ora locale ora dei paesi vicini distribuiva le somme a disposizione.

Per il Natale del ‘44 il Comitato volle elargire un contributo più sostanzioso dei precedenti alle famiglie bisognose colpite dai provvedimenti fascisti; furono così distribuite una cinquantina di buste contenenti denaro, raccolto fra simpatizzanti, e inviti alla lotta.

Si utilizzò inoltre l'opera di due sorelle patriote quali informatrici, essendo impiegate presso la casa del fascio una ed al centralino telefonico tedesco l'altra. Le informazioni avute risultarono utili in relazione a decisioni locali, a spostamento di brigate nere ed alla sicurezza del Comitato stesso. Questi assicurò loro l'incolumità dopo l'insurrezione quando il popolo ignaro della loro delicata posizione avrebbe potuto trattarle da collaboratrici con il nemico.

In quei giorni quattro prigionieri di guerra russi, fuggiti ai tedeschi, furono nascosti in un cascinale da un partigiano, che con un altro li assisté e li alimentò per una decina di giorni fino al momento in cui il C.L.N. organizzò la loro fuga fra le fila dei partigiani combattenti sui monti.

partigiani-appostati.jpg

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (VII parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

Grande impegno richiedeva anche la scrupolosa preparazione dei quadri dirigenti dell'amministrazione comunale che nell'immediato periodo post insurrezionale avrebbe dovuto assumere la direzione del paese. A parte la difficoltà di trovare gli uomini, che, dopo una mancanza ventennale di democrazia, potessero degnamente rappresentare tutta la popolazione, si trattava di stabilire l'equa rappresentanza dei partiti nel Consiglio Comunale e soprattutto fissare a quale partito dovesse appartenere il Sindaco.

Nei primi mesi del 1945 gli incontri clandestini divennero numerosi. Quelli che avvenivano fra persone notoriamente aderenti ad ideologie contrastanti non potevano non sollevare sospetti e dovevano effettuarsi con molta cautela: diverse riunioni si svolsero così sulle panchine della stazione di Monza o del piazzale prospiciente la stessa come fra persone in attesa del treno. Le riunioni invece del CLN avvenivano, specie durante la stagione invernale, in casa di Volfango, la quale offriva, in caso di pericolo, la possibilità di eclissarsi attraverso i tetti.

L'attività relativa alla ricerca di armi e per i collegamenti militari veniva affidata dai singoli partiti del CLN ad un loro incaricato che si metteva in contatto con il comandante politico della 119a Brigata Garibaldina nella persona del geometra Riccardo Crippa (Ettore).

Nonostante tutte le precauzioni e le cautele con cui si agiva, proprio nei giorni precedenti la Liberazione si verificò un episodio che portò un certo scompiglio fra tutti i responsabili del movimento clandestino.

La delazione ai danni di due patrioti delle SAP portò anche all'arresto di una loro zia la notte del 19 aprile. Furono trovate oltre ad una pistola, una lista di patrioti con i rispettivi incarichi per la imminente insurrezione: furono tutti immediatamente arrestati. Tradotti alla Villa Reale di Monza furono divisi per interrogarli. I primi arrestati con la zia furono malmenati, addentati da cani aizzati dagli aguzzini, bastonati per ottenere una confessione. Gli altri subirono pure tormenti e vessazioni. Furono tutti avvertiti che li aspettava la fucilazione in piazza a Muggiò quale rappresaglia per l'uccisione di un sottufficiale tedesco. L'attesa divenne spasimo in quel precipitare di eventi. L'incertezza che in quegli sgherri prevalesse la ferocia all'istinto di conservazione - cioè la fuga - provocava in loro una tortura troppo difficile da descrivere se non da chi la sofferse. Per quell'arresto Lissone avrebbe potuto piangere un altro gruppo di fucilati.





                                                                                                                                                                                               (continua)

Lire la suite

La Resistenza a Lissone (VIII parte)

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale

La situazione si fece drammatica anche per i componenti del Comitato, che, avvertiti immediatamente dalle informatrici del grave pericolo che correvano perché ormai indiziati, si dispersero spostandosi giorno e notte alla periferia del paese.

Il CLN si riunì per l'ultima volta clandestinamente il 24 sera ed il 25 mattina lanciò al popolo il proclama della Liberazione, insediandosi come autorità riconosciuta insieme all'Amministrazione Comunale scaturita dal Comitato stesso, mentre venivano liberati gli ultimi patrioti detenuti alla Villa Reale.


L
'insurrezione precedette di diversi giorni l'entrata degli alleati;



m
a la dittatura vinta lasciò una marea di odio e di rancori, quali ferite delle catene appena spezzate. Ciò ebbe come conseguenza un'esplosione di ritorsioni per le violenze patite accumulatesi e per le vendette da troppo tempo represse, però non si arrivò ad esprimere in questo modo un sistema e strumento di governo, come invece era accaduto per il fascismo due decenni prima. In seguito il divenire del tempo mitigò gli animi.

Così anche il nostro paese con i suoi morti nelle piazze e nei campi di concentramento si inserì nella Resistenza, metodo di strenua lotta contro ogni regime dittatoriale, sperimentazione della forza immensa racchiusa in un ideale per il quale le volontà si unirono tese ad un'unica meta: il raggiungimento della democrazia.


Queste brevi note non vogliono essere un giudizio su come venne attuata la Resistenza nel nostro comune, ma desiderano illustrare alcuni degli avvenimenti successi secondo quanto
è stato riferito agli estensori dai rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale locale.
Testo redatto da “volonterosi” del Centro Culturale Civico (vedi presentazione della pubblicazione a cura del Sindaco Fausto Meroni) in occasione del 25° anniversario della Liberazione (1970)



Gli articoli sulla Resistenza a Lissone sono tratti dalla pubblicazione del Comune di Lissone in occasione in occasione del 25° anniversario della Liberazione (1970)


Lire la suite

i figli migliori ...

15 Juillet 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #pagine di storia locale


poesia del lissonese Alfredo Pozzi pubblicata il 10 giugno 1945 in “I Martiri di Monza e Circondario” a cura del Comitato di Liberazione Nazionale


 

Ecco! Quel mondo putrido declina

in un crepuscolo di nero. Nell’alba

nell'alba vicina

vedremo risorgere

i figli migliori ...

Fiammante è quest'alba: scarlatti i colori.

Ecco! Il sole novello! Primavera

di Libertà e giustizia, d'uguaglianza:

il popolo spera

e chiama i suoi Martiri

dal fosso comune:

la carne è straziata, la fede era immune.

Ritornano le salme sulle soglie

del proprio borgo; il popolo fremente,

la madre, le accoglie ...

L'impronta nel secolo

voi primi segnaste:

che raggio di luce tra l'ombre nefaste!

E dal vostro martirio ora germoglia

la coscienza più pura nella massa

che unita si spoglia

di forme tiranniche,

e libera canta

pei martiri nostri la causa n'è santa.

Dalle rustiche tombe voi tornate

all'estrema dimora: tutto un mondo

corrotto segnate

per l'ineluttabile

condanna, al passaggio:

tornate alla luce del sole di maggio.

               (ALFREDO  POZZI)      

 

 

 

Lire la suite