Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
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viaggio del ricordo

30 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Al  viaggio del ricordo per la celebrazione del 63° anniversario dell’eccidio di Fondotoce hanno partecipato l’Anpi di Lissone e Monza.
 
LA STORIA – L’eccidio del giugno 1944
Il 20 Giugno del 1944 si consumò, nel territorio che oggi prende il nome di Verbano-Cusio-Ossola, uno dei più efferati massacri compiuti dalle forze nazi-fasciste contro la Resistenza italiana. Nell’illusione che solo atti di immensa ferocia avrebbero fermato la Lotta dei Partigiani resistenti, il Comando tedesco organizzò nei giorni precedenti un attacco militare di grandi proporzioni (17.000 armati) contro qualche centinaio di Partigiani asserragliati sulle montagne che, da tale imponente dispiegamento di forze, furono ben presto sopraffatti, indi catturati e torturati.
Il pomeriggio del 20 giugno una macabra processione di 43 persone sfila da Intra fino a Fondotoce, nel luogo dove ora sorge il Sacrario (Parco della Memoria e della Pace) e la Casa della Resistenza. Sono partigiani arrestati durante il rastrellamento in Valgrande. Una trentina di loro arrivano il pomeriggio prima negli scantinati di Villa Caramora, a Intra, sede del comando tedesco.
Da quel sito il 20 Giugno i nazi-fascisti prelevarono 43 persone.
Il viaggio è fatto in autocarro. Ad ogni raggruppamento di case vengono fatti scendere e il corteo deve passare a piedi, in vista della popolazione recando il cartello: «sono questi i liberatori d'Italia oppure sono i banditi?». 
i-43-partigiani-fucilati-a-Fondotoce.jpgSi giunge così a Fondotoce. Neanche il prete può accostarli; sono obbligati, per impedire eventuali fughe, a sdraiarsi per terra e tre alla volta passano sotto le raffiche del plotone d'esecuzione sul greto del canale d’acqua che collega il Lago di Mergozzo con il Lago Maggiore. Tra questi, rocambolescamente, si salvò Carlo Suzzi (il 43°, che riesce miracolosamente a sopravvivere e, aiutato dalla gente del posto, si mette in salvo. Tornerà poi nella formazione Valdossola con il nome di battaglia "Quarantatrè".). Carlo Suzzi è ancora vivente e risiede in Thailandia. La fucilazione dei partigiani vuol forse essere una vendetta per gli oltre quaranta fascisti del presidio di Fondotoce catturati, e non uccisi, il 30 maggio.
Chi erano?
Giovanni Alberti era originario del vicentino, viveva nel milanese, aveva 20 anni
Giovanni Barelli veniva dalla bergamasca, aveva 20 anni
Carlo Antonio Beretta, veniva da Monza, aveva 31 anni
Angelo Bizzozzero veniva da Seveso aveva 21 anni
Emilio Bonalumi, veniva da Affori aveva 21 anni
Giglio Bottelli, era nato a Dagnente, abitava ad Intra aveva 31 anni
Luigi Brioschi, era di Bresso (Mi) aveva 22 anni
Luigi Brown, era di Milano e aveva 24 anni
Dante Capuzzo, di Milano 30 anni
Sergio Ciribì, di Milano 18 anni
Giuseppe Cocco, originario del veronese, viveva nel bresciano, 18 anni
Adriano Marco Corna, di Intra, 21 anni
Achille Fabbro, originario friulano, di Affori 20 anni
Olivo Favaron, padovano, risiedeva a Nova Milanese, 18 anni
Angelo Freguglia, di Meina, abitava ad Arna, 20 anni
Franco Ghiringhelli, di Milano, 21 anni
Cosimo Guarnieri di origine calabrese (Siderno), viveva a Milano 21 anni
Giovanni La Ciacera, siciliano di Modica, 26 anni
Franco Marchetti, di Milano 20 anni
Arturo Merzagora, di Angera 20 anni
Rodolfo Pellicella di Milano 30 anni
Giuseppe Perraro di Milano 18 anni
Ezio Rizzato, il tenente, veronese d’origine, residente a Milano 35 anni
Marino Rosa, bresciano, 26 anni
Aldo Cesare Rossi, di Intra, 22 anni
Carlo Sacchi 35 anni, ma non sappiamo la provenienza
Renzo Villa di Cormano Brusuglio 19 anni
Giovanni Volpati, di Ghemme, 41 anni
Tredici Ignoti
Cleonice Tomassetti, di Capradosso, abitante a Milano 32 anni
E poi Carlo Suzzi, l’unico sopravvissuto che aveva solo 18 anni.
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attività della Sezione ANPI "Emilio Diligenti" di Lissone nel 2009

30 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Domenica 27 settembre 2009: viaggio della memoria sul lago di Como
Como-monumento-Resistenza-europea.jpg Dongo-museo-della-Resistenza-1.jpg

 
13 giugno 2009
Pubblicati nel sito documenti originali rinvenuti negli Archivi di Stato di Milano e negli archivi comunali di Lissone sulla fucilazione di quattro partigiani lissonesi.
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In occasione del 64° anniversario della Liberazione
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18 aprile 2009
Una giornata piena di emozioni per i partecipanti alle iniziative promosse dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia in occasione del 64° anniversario della Liberazione.
In mattinata, presso il cimitero urbano, l’ANPI Lissone ha commemorato Luciano Donghi. Marianella Cazzaniga e Mariuccia Brusa, ex Consigliere comunale, hanno ricordato la figura del nostro benemerito concittadino, quando Luciano Donghi si interessava e operava in favore delle persone portatrici di handicap e quando sedeva tra i banchi del Consiglio Comunale.
 
Il presidente Renato Pellizzoni ha poi raccontato ai presenti alcuni avvenimenti della vita di Luciano Donghi, dagli anni ’40 che lo videro impegnato, con altri giovani lissonesi nell’opposizione al regime fascista, fino al ritorno della vita democratica nella nostra città.
 
Nel pomeriggio, presso la Biblioteca civica, si è svolto l’altro appuntamento: erano presenti due partigiani, il lissonese Gabriele Cavenago ed Egeo Mantovani, attuale presidente onorario dell’ANPI di Monza e Brianza.
 
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Prima della proiezione del documentario sulla storia della Resistenza italiana, Nicoletta Lissoni ha letto, con un sottofondo di musiche di Johan Sebastian Bach, due lettere di condannati a morte durante la guerra di Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista.
A Gabriele Cavenago, che è anche presidente onorario dell’ANPI di Lissone, è stata consegnata una pergamena a ricordo del suo impegno di giovane partigiano, membro delle Squadre di Azione Patriottica.
Per questa occasione, Gabriele Cavenago ha donato all’ANPI di Lissone una bandiera storica del 1945, quando a Lissone si era costituita la sezione dell’ANPI.
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“GIORNO DELLA MEMORIA 2009”
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triangolo rosso che portavano i deportati politici italiani nei lager nazisti

Sabato 24 gennaio 2009 ore 14.45
“DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI”
Interviene Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico caduto a Mauthausen, presidente dell’ANED, l’Associazione nazionale ex deportati politici, di Sesto San Giovanni, autore del libro “Streikertransport - La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni 1943-1945”
“Se qualcosa potrà salvare l’umanità, sarà il ricordo: il ricordo del male servirà da difesa contro il male …” Elie Wiesel (premio Nobel per la Pace)
 

Con i cittadini di domani oggi parliamo di …
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Lunedì 23 febbraio 2008, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Lissone ha iniziato una serie di incontri con gli studenti delle scuole medie superiori della nostra città. Il primo ha avuto luogo presso l’istituto Europa Unita. Argomento trattato: la Costituzione italiana.
Relatore è stato il prof. Giovanni Missaglia, docente di storia e filosofia e autore del libro di Educazione civica “Professione cittadino. Dalla Costituzione Italiana alla nascita della Costituzione Europea”.
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L’incontro con gli studenti è iniziato con un breve intervento di Renato Pellizzoni, presidente della locale sezione dell’ANPI, che ha ricordato il contributo di alcuni giovani lissonesi alla liberazione dell’Italia dalla occupazione nazista e dal regime fascista.
Il prof. Giovanni Missaglia, membro dell’ANPI, ha poi analizzato con gli studenti alcuni articoli della legge fondamentale della Repubblica italiana.
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Sono seguiti degli interventi che hanno messo in evidenza l’attualità dei valori contenuti nella nostra carta costituzionale, pur riconoscendo che alcuni articoli non sono ancora pienamente attuati. I temi e i problemi affrontati nella discussione hanno messo in evidenza il valore formativo dell’insegnamento dell’Educazione civica che va promosso e diffuso nelle nostre scuole.

Domenica 29 marzo 2009
“VIAGGIO DELLA MEMORIA” a Sestri Levante
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 in ricordo del nostro concittadino Arturo Arosio, fucilato per rappresaglia, e di tutti coloro che, combattendo per la libertà nell’entroterra ligure, sono caduti vittime del nazifascismo.


Il 18 marzo 1945 veniva fucilato

A lui nel 1963 era stata dedicata una via. Negli anni ’80, a seguito della costruzione di un nuovo insediamento abitativo, la via scompariva dalle mappe cartografiche di Lissone.

Durante le celebrazioni del 25 aprile dello scorso anno, l’ANPI di Lissone ha chiesto all’amministrazione comunale di provvedere affinché in città rimanga ancora viva la memoria di questo giovane lissonese. Recentemente abbiamo rinnovato la richiesta con una lettera al Sindaco.

Domenica 29 marzo 2009 una delegazione di cinquanta cittadini lissonesi ha partecipato, anche su invito dell’ANPI di Sestri, alla cerimonia di commemorazione dei partigiani uccisi durante la lotta di Liberazione nell’entroterra di Sestri Levante, tra i quali il diciannovenne lissonese Arturo Arosio.

I partecipanti hanno reso omaggio al valore di quanti seppero scegliere, in un’ora difficile della nostra storia, tra civiltà e barbarie, testimoniando con la stessa vita la loro fede nei valori di democrazia, giustizia e libertà.

Dopo la celebrazione di una messa in suffragio, i partecipanti si sono raccolti davanti al cippo commemorativo in località Santa Margherita di Fossa Lupara, frazione di Sestri Levante.

L’ANPI di Sestri Levante aveva invitato anche il Sindaco di Lissone con il gonfalone comunale: il Sindaco di Lissone ha comunicato, con una lettera, l’impossibilità di una sua partecipazione.

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Erano presenti il fratello di Arturo Arosio, Anselmo, ed alcuni parenti del giovane partigiano lissonese, che rimase vittima di una feroce rappresaglia e seppe affrontare il suo tragico destino con grande dignità, come testimoniano alcune lettere inviate alla famiglia nell’imminenza dell’esecuzione.

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Ha presieduto la cerimonia l’ex partigiano Daniele Massa, nome di battaglia Lucifero, attuale Presidente dell’ANPI di Sestri Levante, che conobbe personalmente Arturo Arosio.

Nel 65° anniversario della fucilazione di quattro partigiani lissonesi, per ricordare il tragico evento, Sabato 13 giugno alle ore 18, l’ANPI di Lissone, durante una breve cerimonia, ha deposto dei fiori in Piazza Libertà dove avvenne la fucilazione.           

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una copia della Costituzione della Repubblica Italiana a chi compie 18 anni

30 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #La COSTITUZIONE italiana

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Per l’avvicinarsi del 60° della promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana (1 Gennaio 2008), , L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Lissone chiede al Sindaco e all’assessore competente di donare, durante il loro mandato, alle cittadine e ai cittadini lissonesi che compiranno i 18 anni, , una copia della Costituzione della Repubblica Italiana.

Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 5: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento
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Attività della Sezione ANPI "Emilio Diligenti" di Lissone nel 2008

30 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

in ricordo di Arturo Arosio

Domenica 6 aprile 2008 una folta delegazione di cittadini lissonesi ha partecipato, rispondendo alla proposta della Sezione locale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, alla cerimonia di commemorazione dei partigiani uccisi durante la lotta di Liberazione nell’entroterra di Sestri Levante, tra i quali il diciannovenne lissonese Arturo Arosio, fucilato dai nazifascisti il 18 marzo 1945.

Dopo la celebrazione di una messa in suffragio, i partecipanti si sono raccolti davanti al cippo commemorativo in località Santa Margherita di Fossa Lupara, frazione di Sestri Levante. Tra gli altri erano presenti alcuni parenti del giovane partigiano lissonese, che rimase vittima di una feroce rappresaglia e seppe affrontare il suo tragico destino con grande dignità, come testimoniano alcune lettere inviate alla famiglia nell’imminenza dell’esecuzione, lette dal Presidente dell’ANPI di Lissone Renato Pellizzoni.

Ha presieduto la cerimonia l’ex partigiano Daniele Massa, nome di battaglia Lucifero, attuale Presidente dell’ANPI di Sestri Levante, che conobbe personalmente Arturo Arosio.

Sono intervenuti il Sindaco di Genova ed il Sindaco di Sestri Levante.

Tutti hanno reso omaggio al valore di quanti seppero scegliere, in un’ora difficile della nostra storia, tra civiltà e barbarie, testimoniando con la stessa vita la loro fede nei valori di democrazia, giustizia e libertà.

 

 

Su un dosso tra gli ulivi, a poca distanza dal mare, in un paesaggio che suscita sentimenti di pace e di tranquillità in chi oggi raggiunge il luogo, avvenne la tragedia.

 

 

Nel silenzio della natura, siamo stati anche noi oggi, muti, sul posto dove un cippo ricorda i sei partigiani fucilati: Arturo è il primo della lista.

 


Abbiamo trovato dei fiori freschi che gli amici dell’ANPI di Sestri Levante avevano appena deposto.

Poi abbiamo scambiato delle parole con gli attuali proprietari del terreno su cui avvenne la fucilazione: a noi, nati con la Costituzione repubblicana, in un Paese libero, hanno raccomandato di far conoscere ai giovani ciò che è stato. E' un impegno che ci proponiamo di mantenere.

chi era Arturo Arosio



per il "Giorno della Memoria"



Storie di 5 operai brianzoli:

 

 

Mario Bettega, operaio della Breda, lissonese, deportato, muore a Mauthausen

 

Umberto Viganò, operaio specializzato alla Pirelli, lissonese, deportato a Beesem, ritorna in Italia gravemente ammalato

 

Angelo Signorelli,operaio alla Falck, monzese, deportato a Gusen, ritorna in Italia; vive a Monza

 

Enrico Bracesco, caposquadra attrezzeria alla Breda, monzese, deportato, muore a Mauthausen

 

Michele Robecchi, elettricista alla Breda, muggiorese, muore a Dachau






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  LISSONE   

“GIORNO DELLA MEMORIA”

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Marzo 1943. Nelle fabbriche dell’Italia settentrionale gli operai incrociano le braccia

 

Sabato 26 gennaio 2008 ore 14.45

sala Polifunzionale della Biblioteca civica

Lissone,  P.za IV Novembre

 

“QUEI RAGAZZI DEL 1943 – 44”

Proiezione di documenti e testimonianze di alcuni operai della Brianza protagonisti degli scioperi del 1943 e del 1944, deportati in Germania.

Introduzione di Renato Pellizzoni, presidente dell’A.N.P.I. di Lissone

 

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che trasformò la mia vita in una unica lunga notte … “

“Se qualcosa potrà salvare l’umanità, sarà il ricordo: il ricordo del male servirà da difesa contro il male …”  Elie Wiesel (premio Nobel per la Pace)

Legge 20 luglio 2000, n. 211: "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

 

Nell’introduzione alla proiezione del filmato "Quei ragazzi del 1943 - 44" sulla deportazione in Germania di lavoratori italiani coinvolti negli scioperi del 1943 e 1944, che vennero impiegati nelle industrie belliche del Reich e costretti al lavoro coatto, si partirà da un’analisi degli scioperi nelle industrie delle città del “triangolo industriale” (Torino, Milano, Genova), per arrivare a quelli avvenuti nei nostri territori della Brianza, che videro coinvolti anche cittadini lissonesi.



altre attività per il 60° della Costituzione Italiana

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Attività della Sezione ANPI di Lissone nel 2007

30 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

gennaio: In occasione del “Giorno della Memoria”, che la legge della Repubblica Italiana riconosce il 27 Gennaio di ogni anno, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Sezione “Emilio Diligenti” di Lissone ha organizzato presso la Biblioteca civica di Lissone una mostra dal titolo ”Schiavi di Hitler – L’altra Resistenza”.

La mostra, che si è svolta da Sabato 13 Gennaio a Sabato 27 Gennaio 2007, illustrava, attraverso diari, fotografie, lettere e disegni, le drammatiche vicende dei 700.000 militari italiani internati nei lager nazisti, dopo l’8 settembre 1943, per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito della Repubblica di Salò o del Terzo Reich.

La prigionia degli Internati Militari Italiani, utilizzati come manodopera coatta presso le maggiori imprese tedesche al servizio della macchina bellica nazista, va considerata parte integrante della resistenza antifascista e si iscrive a pieno titolo nella Storia della Resistenza.

La mostra proveniva dal Centro di Ricerca “Schiavi di Hitler” dell’Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta” di Como, è stata inaugurata Sabato 13 Gennaio 2007 alla presenza drl prof. Valter Merazzi, responsabile del Centro Ricerca “Schiavi di Hitler”.

La mostra ”Schiavi di Hitler – L’altra Resistenza” ha avuto il patrocinio ed il contributo del Comune di Lissone.

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20 Gennaio: alle ore 15,30 presso la Sala Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lissone il prof. Giovanni Missaglia, docente di Storia e Filosofia, ha tenuto una conferenza sulla “Assemblea Costituente” della Repubblica Italiana che diede vita alla Costituzione.

Durante la riunione sono state consegnate tessere “ad honorem” dell’A.N.P.I. a cinque cittadini lissonesi.

È stata anche l’occasione per rinnovare l’adesione, o aderire, alla nostra associazione per il 2007. È stato consegnato anche il nuovo Statuto dell'ANPI.

 

2 aprile: presso sala Polifunzionale della Biblioteca civica di Lissone, P.za IV Novembre, ore 21.00 è stato presentato il libro “LE RIBELLI STORIA DI DONNE CHE HANNO SFIDATO LA MAFIA PER AMORE" di NANDO DALLA CHIESA,professore di Sociologia economica all’Università degli studi di Milano, editorialista e narratore civile. L’autore, presente in sala, ha discusso col pubblico.

Donne ribelli. Ma soprattutto avanguardie civili. Sei storie esemplari e rappresentative di tante altre, che racchiudono e scandiscono la storia della mafia. Il racconto del più faticoso cammino di liberazione femminile nella storia del nostro paese. La vicenda di un durissimo conflitto sociale, in cui scopriamo con rinnovato stupore la forza rivoluzionaria dei sentimenti.


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21 aprile: alle ore 15.00 presso la sala polifunzionale della Biblioteca Civica di Lissone, è stata presentata la pubblicazione curata dall’ANPI di Lissone in occasione della realizzazione in Piazza Libertà del nuovo monumento ai quattro partigiani lissonesi fucilati dai nazifascisti il 16 e 17 giugno 1944.

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Alla manifestazione ha partecipato Roberta Cairoli, autrice del libro “Nessuno mi ha fermata”, che parlerà dell’antifascismo e della Resistenza nell’esperienza delle donne del Comasco (1922-1945).

Erano presenti anche due donne brianzole che durante la Resistenza furono staffette partigiane.

La stampa della pubblicazione e la manifestazione del 21 Aprile 2007 hanno avuto il patrocinio ed il contributo del Comune di Lissone e si inserivano nelle celebrazioni del 25 Aprile 2007, 62° anniversario della Liberazione.

La pubblicazione è stata distribuita gratuitamente ai presenti e copie sono state lasciate in biblioteca per i cittadini lissonesi

«La nostra storia di italiani ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati. E concimati attraverso l'assunzione di responsabilità di tutto un popolo. Ci potrebbe far riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni - quanto libere? - non è soltanto progresso economico - quale progresso e per chi? È giustizia. È rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. È pace.»

“TINA ANSELMI, staffetta partigiana con nome di battaglia GABRIELLA, poi nel 1976, prima donna ministro in Italia “

 

6 maggio: partecipazione al pellegrinaggio a Sant’Anna di Stazzema

 

2 giugno: Festa della Repubblica: lettera aperta al Sindaco di Lissone per la distribuzione gratuita di una copia della Costituzione ai neo maggiorenni lissonesi

 

16 giugno: deposizione di fiori presso il nuovo monumento in Piazza Libertà dedicato ai quattro partigiani lissonesi fucilati il 16 e 17 giugno 1944

17 giugno
: viaggio del ricordo a Fondotoce
 

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15 luglio: al poligono di tiro di Cibeno

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per ricordare i 67 antifascisti fucilati il 12 luglio 1944, tra cui Davide Guarenti, monzese, vissuto per alcuni anni a Lissone; visita al campo di concentramento di Fossoli, dove transito' Attilio Mazzi, nostro concittadino, prima di finire i suoi giorni nel lager di Gusen in Germania. 


10 agosto
: membri dell'ANPI di Lissone hanno partecipato alla cerimonia in ricordo dei 15 antifascisti fucilati il 10 agosto 1944 a Milano in Piazzale Loreto


2 settembre: alla conoscenza delle Repubbliche partigiane: Montefiorino (Mo) 
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altre immagini

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7 ottobre
: siamo andati a Marzabotto


4 novembre: partecipazione, a Lissone, alle cerimonie a ricordo dei caduti in guerra

10 novembre: inaugurazione della mostra  "A scuola col duce" con l'intervento di Elena D'Ambrosio, autrice del libro da cui è stata tratta la mostra

23 novembre: partecipazione al convegno sulla Repubblica Sociale Italiana
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24 novembre
: conferenza del prof. Giovanni Missaglia "Scuola e Costituzione - Dalla scuola fascista alla scuola repubblicana"

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MARIA CERVI, la bambina che vide l’orrore

26 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #avvenimenti recenti

Con profonda tristezza e commozione il Comitato Nazionale ANPI a nome di tutti gli associati la ricorda.

Lei, Maria Cervi, quella terribile mattina del 25 novembre del 1943, con la paura che le serrava la gola, vide tutto: i fascisti che sbucavano dalla nebbia intorno alla casa di Fraticello. Vide il padre, Antenore, che con i fratelli Gelindo, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore, sparavano per difendersi. Vide il nonno Alcide che passava da una finestra all'altra della soffitta e faceva partire un colpo dietro l'altro da un vecchio fucile. Poi il silenzio terribile dopo che le munizioni erano finite. Subito dopo, ecco l'arrivo dei fascisti che entrarono in casa urlando. Presero tutti e cominciarono a picchiare. Poi il fuoco che divorava i fienili e i mobili delle stanze, in mezzo ad un fumo infernale. E loro, le mogli dei Cervi e figli piccoli che guardavano ammutoliti da un angolo dell'aia. Quella fu l'ultima volta che Maria vide il padre Antenore vivo.

 

Gelindo (classe 1901), Antenore (1906), Aldo (1909), Ferdinando (1911), Agostino (1916), Ovidio (1918), Ettore (1921): erano tutti nati a Campegine (Reggio Emilia). tutti fucilati il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

 

Maria Cervi, nipote di papà Cervi e figlia di uno dei sette eroici fratelli fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia, tutti insigniti di medaglia d'oro al valore, è deceduta improvvisamente. Era lei, da sempre, l'anima dell'Istituto Alcide Cervi ed era lei che riceveva a Campegine, a Fraticello e a Gattatico, i luoghi della famiglia, i visitatori. Migliaia che arrivavano, dal dopoguerra in poi, da ogni angolo d'Europa per farsi raccontare le sensazioni, le sofferenze. E Maria, paziente, raccontava tutto ai grandi e i ragazzi delle scuole.

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in ricordo di Carlo e Nello Rosselli

26 Juin 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Carlo-e-Nello-Rosselli.jpgCarlo e Nello Rosselli a Bagnoles-de-l'Orne nel giugno 1937, qualche giorno prima di essere uccisi

9 giugno 1937:

nei pressi della cittadina francese Bagnoles-de-l'Orne, in Normandia, i due fratelli Carlo e Nello Rosselli cadono nell'agguato teso loro da alcuni sicari del gruppo filofascista La Cagoule e sono massacrati a colpi di arma da fuoco e coltellate; mandanti del duplice omicidio, Mussolini e suo genero Galeazzo Ciano, alcuni ufficiali del SIM (Servizio informazioni militari), come ha provato l'istruttoria giudiziaria condotta a Roma nel 1944-45.

 

Nati a Roma: Carlo nel 1899, Nello l'anno successivo, da famiglia della borghesia benestante e illuminista. Carlo, ufficiale degli alpini, ferito al fronte del primo conflitto mondiale, professore universitario; Nello, allievo a Firenze di Gaetano Salvemini, storico e docente universitario. Il primo orientato verso idee socialiste, il secondo simpatizzante liberale, vicino a Giovanni Amendola. Entrambi antifascisti attivi, subiscono numerosi arresti, aggressioni, devastazioni dell'abitazione fiorentina, ammonizioni di polizia. Carlo, nel 1926, fonda e dirige il settimanale di ispirazione socialista "Quarto Stato"; arrestato nuovamente è assegnato al confino nell'isola di Ustica - assieme al fratello Nello - e successivamente a Lipari. Nel 1929, unitamente a Fausto Nitti ed Emilio Lussu, Carlo fugge da Lipari e, via mare, si rifugia in Francia. Fondatore e dirigente del movimento "Giustizia e libertà", nel '36 accorre in Spagna, combatte nelle Brigate internazionali, resta ferito a Monte Pelato. Nel frattempo Nello è di nuovo arrestato e confinato a Ponza; qualche tempo dopo riesce ad espatriare raggiungendo in Francia il fratello Carlo rientrato dalla Spagna per curarsi a Bagnoles de l'Orne.



Giustizia e Libertà

Nel 1929, a Parigi, Carlo Rosselli, Emilio Lussu e i fuoriusciti riuniti intorno alla figura di Gaetano Salvemini fondarono un movimento, «Giustizia e Libertà», che voleva essere «l'anima della rivoluzione liberatrice di domani»: un movimento rivoluzionario libertario e democratico che riuniva in Italia e all'Estero coloro che non erano comunisti, avversavano i gruppi dirigenti liberali e la sinistra aventiniana e  volevano combattere il regime fascista per creare una società libera e civile. Fu Salvemini a stendere la bozza di statuto. I costituenti avevano storie politiche diverse: liberali Tarchiani, il giornalista Alberto Cianca e Vincenzo Nitti; repubblicani Cipriano Facchinetti, Raffaello Rossetti, Gioacchino Dolci e Fausto Nitti; socialista Rosselli, sardista Lussu. Il motto fu suggerito da Lussu: "Insorgere! Risorgere!". Adottarono per simbolo la spada di fiamma tra quelle due parole. "Provenienti da diverse correnti politiche - si legge nel primo appello di GL, diffuso a novembre del 1929 - archiviamo per ora le tessere e creiamo una unità d'azione". La guida del movimento fu affidata a un triumvirato espressivo delle tendenze su cui GL si fondava: Rosselli socialista, Lussu sardista-repubblicano, Tarchiani liberale. Il movimento si dotò presto di una rivista come strumento di elaborazione teorica: i Quaderni di Giustizia e Libertà, che videro la collaborazione di molti intellettuali, tra cui spiccava il nome del socialista libertario Andrea Caffi.

A Giustizia e Libertà, prima rappresentanza unitaria della emigrazione antifascista non comunista, fece capo nei primi anni Trenta gran parte della cospirazione democratica e socialista attiva in Italia. La costituzione di GL in movimento autonomo aveva provocato differenziazioni e divisioni che si erano ripercosse anche tra i suoi fondatori. Ma di qui prese le mosse il processo di formazione di nuovi gruppi, presenti nei maggiori centri d'Italia, dove più, dove meno direttamente influenzati dalla centrale parigina, ciascuno portandovi proprie esperienze e proprie tradizioni: a Torino sono gli echi dei consigli operai di Gramsci e della rivoluzione liberale di Piero Gobetti; a Milano è la tradizione risorgimentale impersonata da uomini come Parri e Riccardo Bauer e il moderno liberalismo di Ugo La Malfa, il giovane economista che conosce Keynes; nel Mezzogiorno intorno al pugliesi Tommaso Fiore e Michele Cifarelli, all'avellinese Guido Dorso, ai napoletani Pasquale Schiano e Francesco De Martino rinasce il meridionalismo democratico.

Firenze, che coi Rosselli, con Salvemini, con Rossi, con Calamandrei, di GL era stata la culla, fu centro di un episodio di grande interesse nella storia ideale e culturale del movimento: il rapporto che si instaura tra il socialismo liberale di Rosselli e il liberalsocialismo che ebbe in Guido Calogero e in Aldo Capitini i suoi teorici e trovò in Toscana le adesioni di Tristano Codignola, di Enzo Enriques Agnoletti, di Carlo Ludovico Ragghianti di Mario Bracci, di Mario Delle Piane. Lo stesso Codignola, che ne diventerà il rappresentante politico di maggiore originalità e di maggiore spicco, ha raccontato, ricostruendola dall'interno con lucida intelligenza storica, l'avventura intellettuale e politica del gruppo di giovani, maturati sotto il fascismo ma nel solco del crocianesimo, e che per quella via pervennero all'antifascismo militante.

Il cambiamento della politica di Rosselli a partire dal '34 e l'avvicinamento ai comunisti produsse il progressivo allontanamento da GL di elementi come Salvemini, Caffi, Tarchiani e, per ragioni diverse, dello stesso Lussu. Lo storico pugliese non apprezzava il progressivo radicalizzarsi in senso classista e socialista di GL.

Nel '36 GL si schierò da subito al fianco del fronte popolare in Spagna. La risposta dell'emigrazione e dell'antifascismo italiano non si fece attendere. Rosselli fu alla testa di una colonna di esuli antifascisti, sul fronte di Aragona, ed era sicuro che questa esperienza avrebbe condotto alla certezza di poter vincere anche in Italia. Celebre la sua frase, che divenne un vero e proprio motto «Oggi in Spagna, domani in Italia».

Rientrato in Francia, Carlo Rosselli fu ucciso, assieme al fratello Nello, il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l'Orne, in Francia, da alcuni sicari mandati da Mussolini.

L'ultimo episodio di rilievo internazionale di Gl fu quello che ha protagonista il primo compagno di Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, veterano della galera, deportato a Ventotene, che si associò a un ex-comunista, Altiero Spinelli - finirà anche lui nel Partito d'Azione - per lanciare, in collaborazione col socialista Eugenio Colorni il Manifesto che dall'isola ha preso il nome 'Per una Europa libera e unita', per una federazione europea da costruire sulle rovine della guerra in corso. Sarà opera loro la fondazione a Milano del movimento federalista europeo, che sarà di fatto, con la eccezione di Colorni, una articolazione del Partito d'Azione nella Resistenza e un efficace strumento di collegamento tra i movimenti europeistici fioriti, a partire dal '41, in tutta l'Europa occupata e nella stessa Germania. In Francia sarà un giellista, un amico di Rosselli, Silvio Trentin a dar vita un gruppo di resistenza che ebbe per motto Libérér et fédérer.
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26 Juin 2006 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

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Politica ed emigrazione dopo l’unità

26 Juin 2006 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #L'ITALIA tra Ottocento e Novecento

Dopo l’unità, il nuovo regno si trova a dover fronteggiare enormi difficoltà. A un paese rurale, diviso tra un Nord e un Sud, l'unificazione ha dato unicamente una facciata monarchica. Tutto dipenderà dallo sviluppo economico e dalle iniziative politiche. Le trasformazioni sono ancora più urgenti a causa della crescita demografica che fa passare la popolazione da venticinque milioni nel 1866, a trentuno milioni nel 1887. Il territorio non è sufficiente e le famiglie conoscono la povertà e persino la fame. Vanno verso i porti dove le navi cominciano a trasportare gli emigranti nei continenti nuovi e lontani - l'America - o nella vicina Africa settentrionale. Altri emigrano in Francia.

1906 emigranti italiani

 

A questo popolo manca la possibilità d'imporsi, perché il suffragio è censuario. Bisognerà aspettare il 1882 perché una riforma elettorale faccia passare il numero degli elettori dal due al sette per cento! In simili condizioni la vita politica si svolge dentro un mondo isolato nel quale gli uomini politici non hanno da rendere conto che a minoranze di elettori e le «combinazioni» si elaborano «in ambito ristretto».

Nel parlamento la Sinistra parlamentare è in minoranza fino al 1876.

Agostino Depretis

Agostino Depretis: presidente del Consiglio del primo governo della Sinistra del nuovo Regno d'Italia

 

Col suo arrivo al potere, essa governa mettendo in atto il "trasformismo", pratica politica dal duplice aspetto. In Parlamento, essa implica che il capo del governo si assicuri una maggioranza "trasformando" i capi dell'opposizione in alleati. Ciò avviene alla fine di lunghi negoziati, maneggi e compromessi spregiudicati. Per più di dieci anni, le «pastette» - caricatura della «combinazione» - assicurano il potere alla Sinistra.

L'altro aspetto del trasformismo, nella nazione questa volta, è una specie di patto tra gli ambienti borghesi dell'Italia settentrionale e i «galantuomini» del Mezzogiorno. Questi ultimi hanno licenza di continuare a gestire i propri averi a piacimento, sfruttando le masse di contadini analfabeti che non votano, esclusi come sono dalla riforma elettorale. In cambio i proprietari meridionali consentono ai rappresentanti della borghesia settentrionale di riformare lo Stato e di sviluppare un'economia moderna fra Torino, Milano e Genova, così da consolidare il loro potere nella società lombarda e piemontese sul modello delle altre nazioni dell'Europa occidentale. Questo compromesso sacrifica il Mezzogiorno, ma i privilegiati di Napoli, di Palermo, delle Puglie o della Calabria ci trovano un sicuro tornaconto.

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Il decollo industriale e le trasformazioni sociali dopo il 1861

26 Juin 2006 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #L'ITALIA tra Ottocento e Novecento

In cinquant’anni, dal 1861 al 1911, l’industrializzazione del nostro Paese, sia pur limitata per lo più ad alcune zone del nord e delle regioni centrali, consente all’Italia di partecipare al movimento espansivo dell'economia europea. L'Esposizione Internazionale che si tiene nel 1911 a Torino, nel cinquantenario dell'unità italiana, è l'espressione più tangibile di questa prima fase di modernizzazione della penisola. A quella data l'Italia figura infatti come il settimo paese industriale del mondo.

 

L'Europa, con la grande Esposizione Universale di Parigi del 1900, celebra la nascita del nuovo secolo in un'atmosfera di grande ottimismo. L'egemonia del Vecchio Continente si basa su uno sviluppo e economico e tecnologico sempre più impetuoso e sulle conquiste coloniali. Si passa dall'età del ferro e del vapore all'era dell'elettricità e del motore a scoppio. Comincia, dopo quella dell'oro, la grande corsa ai pozzi di petrolio.

 

1900 locomotiva expo Parigi

1900. Alla grande Esposizione Universale di Parigi, nel padiglione dedicato al materiale rotabile, viene esposta la locomotiva "Alessandro Volta".

 

Fra i paesi che traggono impulso da questo nuovo ciclo espansivo c'è anche l'Italia, che porta così a compimento la sua prima rivoluzione industriale. I capitali investiti nell'industria aumentano di tre volte fra il 1900 e il 1911; gli operai quasi raddoppiano, da 1.275.000 a 2.300.000; i politecnici e gli istituti universitari di economia e commercio assicurano nuove leve di tecnici e dirigenti alle imprese; e l'industrializzazione determina un incremento dell' occupazione anche nei servizi pubblici e privati. L'energia elettrica - il "carbone bianco" - diviene il simbolo di questa nuova Italia che s'industrializza, che cerca di colmare il divario che ancora la separa dai principali paesi dell'Europa occidentale. La prima centrale della potenza di 400 kw, entrata in funzione nel 1883 a Milano, è ormai un lontano ricordo. Sulla scia dell'iniziativa assunta allora da Giuseppe Colombo (uno dei fondatori del Politecnico di Milano), è nata la società Edison, e sono state realizzate fra il 1897 e il 1901 le grandi centrali idroelettriche di Paderno d' Adda e di Vizzola Ticino. Sulla base di questi e altri impianti che si moltiplicano dalle vallate alpine agli Appennini, la potenza idroelettrica installata giunge in meno di un decennio ad aumentare di venti volte, e la produzione di sessanta. Un autentico record in Europa. Come per l'industria elettrica, anche per quella siderurgica questa è l'età in cui si costituiscono le prime grandi concentrazioni industriali, che soppiantano le vecchie fornaci in cui si utilizzavano prevalentemente rottami e ghisa importata dall' estero.

A Piombino si dà avvio nel 1901 alla costruzione di un impianto a ciclo integrale, dal minerale al prodotto finito. E l'anno dopo, nel maggio 1902, entra in funzione a Portoferraio il primo altoforno per la produzione di ghisa al coke, ad opera di una società, affiliata alle Acciaierie di Terni, che ha rilevato da un consorzio franco-belga le miniere dell'Elba. Si forma così, sotto le insegne del gruppo Odero-Orlando, un grande pool di interessi che comprende imprese estratti ve, siderurgiche e metallurgiche, cantieri, società di navigazione. Tre anni dopo, nel febbraio 1905, questo stesso gruppo partecipa alla costituzione dell'Ilva, incaricata di realizzare un nuovo impianto siderurgico a Bagnoli. All' origine di tale iniziativa è la legge speciale per lo sviluppo economico di Napoli varata dal governo nel luglio 1904. L'aiuto dello Stato è del resto determinante per le fortune dell'industria siderurgica, altrimenti costretta a lavorare in perdita per via delle forti spese di ammortamento e dei prezzi meno competitivi di quelli praticati dall' agguerrita concorrenza straniera, soprattutto tedesca. Sui "baroni dell'acciaio" si concentrano perciò le denunce di Vilfredo Pareto e di altri economisti di scuola liberista. Tuttavia senza una gamma di industrie moderne, ivi compresa quella più costosa di tutte, la siderurgia, l'Italia sarebbe rimasta in una condizione di dipendenza economica. D'altra parte, non mancano le imprese capaci di camminare con le proprie gambe, senza le stampelle dello Stato. Così è per quella di Giorgio Enrico Falck, che nel 1908 estende l'attività delle vecchie ferriere che la sua famiglia (originaria dell'Alsazia) possedeva a Dongo e a Vobarno, con l'impianto a Sesto San Giovanni di un altoforno Martin-Siemens. Falck è un imprenditore che sembra tagliato con l'accetta: da giovane, per farsi le ossa, aveva lavorato come operaio in stabilimenti tedeschi e francesi. Alle sue indiscusse capacità tecniche unisce un modo estremamente risoluto di gestire i rapporti con le maestranze.

È l'industria meccanica a costituire in questi anni il vivaio per eccellenza di nuovi capitani d'industria e di una classe operaia altamente specializzata. La Tosi di Legnano, le Officine Metallurgiche Togni di Brescia, le Officine Galileo di Firenze, sono alcune delle principali firme di quest'universo che progredisce a vista d'occhio, grazie all'impiego di un sempre maggior numero di macchine utensili e all'introduzione di nuovi criteri organizzativi presi in prestito dall'Inghilterra e dalla Germania ma anche dagli Stati Uniti. Il lavoro a tempo sostituisce quello a cottimo e si diffondono i principi scientisti dell'ingegnere americano Frederick Taylor, secondo cui per ogni operazione lavorativa è possibile stabilire il modo più razionale ed efficace di eseguirla.

Esce nel 1908 la millesima locomotiva dalle officine della Breda a Sesto San Giovanni. Ernesto Breda giunge così a vincere una scommessa che nel 1886, quando aveva fondato l'impresa milanese, sembrava assolutamente temeraria: quella di tener testa, nelle costruzioni ferroviarie, alla Krupp che dominava il mercato.

Un'altra scommessa impegnativa - «fare come Ford» - è quella di Giovanni Agnelli tra i fondatori, nel luglio 1899, della Fiat. Agnelli proviene da una famiglia benestante della provincia piemontese, proprietaria di terre e di una villa settecentesca. Ma non vuole vivere di rendita. Egli è il primo in Italia a percepire le grandi potenzialità dell'automobile. L'automobile è ancora un prodotto di lusso, appannaggio delle classi più elevate. Ma un numero crescente di vetture trova le vie dell'esportazione.

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E, nell'intento di produrre degli esemplari di tipo utilitario, la Fiat inaugura nel 1913 la prima linea di montaggio. Attorno ad essa - e ad altre importanti imprese come la Lancia, l'Alfa Romeo e l'Itala - fiorisce una costellazione di piccole officine ausiliarie con una folta schiera di tecnici provetti. Anche Camillo Olivetti prende esempio dall' America per la nuova industria, quella delle macchine da scrivere, sorta a Ivrea nel 1908. Collaboratore di Galileo Ferraris che aveva accompagnato in America nel 1893 da Thomas Edison, Camillo Olivetti importa dagli Stati Uniti i più avanzati sistemi di organizzazione tecnica.

Si espande la marina a vapore, in seguito al notevole incremento dei traffici commerciali e dell'emigrazione transoceanica. Il tonnellaggio varato dai cantieri navali fra il 1896 e il 1910 aumenta di cinque volte.

Si affermano in Sicilia dei nuovi viceré, i Florio, a capo della Navigazione Generale Italiana. Dai trasporti marittimi, Ignazio Florio estende la sua attività al marsala, alle ferrovie, alle zolfare. Imparentati a una famiglia aristocratica, i Florio vengono accreditati a corte, acquistano il giornale L'Ora di Palermo, e controllano le principali banche d'Italia. Ma le loro fortune non reggeranno a lungo a una competizione sempre più dura. E così verranno meno molte speranze di sviluppo dell'economia meridionale. Notevoli sono gli aiuti dello Stato per lo sviluppo delle linee marittime e l'ammodernamento dei cantieri navali. Ne beneficiano in particolare quelli di Genova, Livorno e Napoli. Nel capoluogo ligure si afferma, rovesciando il primato dell' antica aristocrazia finanziaria, una nuova dinastia industriale, quella dei Perrone, a capo dal 1902 dell'Ansaldo. Con alle spalle una grossa fortuna accumulata in Argentina e con l'appoggio del maggiore quotidiano di Genova, il Secolo XIX di cui è comproprietario, Ferdinando Perrone dà inizio, per primo in Italia, alla produzione di turbine navali, e vende incrociatori e navi a mezzo mondo.

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I figli Mario e Pio nutrono progetti ancora più ambiziosi. Entrati in concorrenza con il trust Odero-Terni, mirano a realizzare un sistema industriale integrato, dalle miniere all'acciaio, dai cantieri alla produzione meccanica.

Insieme al settore meccanico, l'altro grande serbatoio dell'industria italiana è quello tessile, che ha tenuto a battesimo nel corso dell'Ottocento il passaggio delle lavorazioni dalla manifattura a domicilio al sistema di fabbrica e che ora contribuisce in modo rilevante alla formazione di un autentico mercato nazionale.

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È soprattutto l'industria cotoniera, con le sue tele e i suoi panni a buon prezzo, a favorire la crescita dei consumi fra i ceti popolari e porre le premesse per lo sviluppo dell'alta moda. Diffusa un po' dovunque nella penisola ma concentrata in particolar modo in. Lombardia, essa fornisce anche un apporto considerevole alla nostra bilancia commerciale. «Principe mercante» viene definito da Luigi Einaudi il bustese Enrico Dell' Acqua, che fin dall'ultimo decennio dell'Ottocento ha aperto all'industria italiana i mercati dell' America Latina. Ma anche i setifici del Comasco concorrono alle fortune della nostra produzione tessile. E notevoli sono i progressi del lanificio che annovera grandi complessi, come quelli fondati da Alessandro Rossi a Schio e dai Marzotto a Valdagno. Sorge a Prato una nuova produzione, quella delle lane meccaniche ottenute dalla rigenerazione degli stracci. E nel Biellese, accanto alle vecchie casate imprenditoriali (come quella dei Sella), emerge uno stuolo di "figli del lavoro", fattisi avanti dalla gavetta e destinati talora a fondare delle nuove dinastie industriali. È questo il caso dei Rivetti e degli Zegna.

Un'industria in gran parte nuova è quella chimica. La Montecatini, nata da una modesta impresa mineraria, si orienta dal 1910, sotto la direzione di Guido Donegani, verso la produzione dell'acido solforico, di fondamentale importanza per i più differenti impieghi industriali. Allo stesso settore appartiene la Carlo Erba. Tra le maggiori imprese c'è anche quella lombarda di prodotti chimici, la Schiapparelli. Esse si trovano a fronteggiare le più rinomate case tedesche, ma riescono a svilupparsi grazie ai progressi dell'agricoltura sempre più bisognosa di fertilizzanti, e alle nuove applicazioni in campo farmaceutico e in quello dei coloranti.

Si afferma inoltre la produzione della gomma, grazie alla Pirelli. Fondata a Milano nel 1872, la Pirelli estende la sua attività dai conduttori elettrici e telegrafici, ai pneumatici. Uomo di origini modeste, volontario garibaldino nel Trentino e a Mentana, tra i primi ingegneri usciti dal Politecnico di Milano, Giovanni Battista Pirelli impersona quel senso di rude e vigoroso individualismo tipico della borghesia lombarda. A lui, nominato senatore nel 1909, si affiancano i figli Piero e Alberto nella conduzione di un'impresa che acquista piantagioni di caucciù in'Estremo Oriente e crea le prime filiali in alcuni paesi europei.

Un'importante novità di questi anni è anche la produzione del cemento, che aumenta di oltre tre volte fra il 1903 e il 1910. Lo stabilimento dei Pesenti ad Alzano nei pressi di Bergamo è l'emblema di questa poderosa espansione. Originario di una famiglia di piccoli fabbricanti di carta, Cesare aveva potuto compiere degli studi regolari e perfezionarli all'estero nel 1883 con una laurea in ingegneria meccanica ad Aquisgrana. È lui a scoprire nel Bergamasco le marine adatte alla produzione di cemento Portland. Lo sviluppo dell'industria cementiera e del settore edilizio è legata all'impetuosa crescita urbana di questo periodo. Nel 1911 quasi un terzo della popolazione risiede in comuni con oltre 20.000 abitanti. L'incipiente meccanizzazione dell'agricoltura in Val Padana, se da un lato accresce i redditi dei proprietari terrieri e degli affittuari, riduce dall'altro l'impiego di manodopera nei campi. Comincia l'esodo, da numerosi villaggi del nord, di braccianti e manovali rimasti senza lavoro o attratti dalle maggiori opportunità che offrono le fabbriche. Viene così delineandosi nell'Italia nord-occidentale, fra Torino, Milano e Genova, quello che sarà poi chiamato il "triangolo industriale". Intorno a questi capisaldi si sviluppa lungo la bassa e l'alta Val Padana una vasta fascia di attività industriali e commerciali, servita da grandi linee ferroviarie e da un sistema portuale in fase di espansione.

Il Traforo del Sempione, il più lungo del mondo con i suoi quasi 20 chilometri di percorso, inaugurato nel maggio 1906, è il simbolo di. questa fase di grande sviluppo di infrastrutture e opere pubbliche, che non riguarda peraltro solo il nord della penisola. La rete ferroviaria, che dal 1905 passa sotto la gestione dello Stato, giunge a coprire oltre 13.500 chilometri; si impiantano le prime linee a trazione elettrica e si realizzano ardite opere di ingegneria civile. Un altro elemento fondamentale del processo di industrializzazione è l'ammodernamento del sistema bancario. In concomitanza con l'istituzione della Banca d'Italia che diventa il principale istituto di emissione del paese, sorgono nel 1894 la Banca Commerciale Italiana e nel 1895 il Credito Italiano. Fondati con l'appoggio determinante di capitali tedeschi sul modello delle banche miste germaniche, questi due istituti investono parte dei loro depositi nelle più importanti imprese e controllano talora la stessa gestione delle singole aziende. Il loro intervento si rivela indispensabile, in quanto sono ancora pochi i privati che arrischiano i loro soldi in titoli azionari. Ma altrettanto gravi sono i rischi dei risparmiatori, che corrono il pericolo di veder andare in fumo le loro fortune in caso di recessione. Ma per il momento non c'è altra soluzione al problema del finanziamento industriale.

Il più autorevole esponente della Banca Commerciale, Otto Joel, originario di una famiglia di Danzica, è impegnato ad assecondare gli sforzi del governo italiano per lo sviluppo economico della penisola, che costituisce un ottimo mercato per l'industria tedesca. La diplomazia degli affari agevola, a sua volta, lo sviluppo di buoni rapporti politici con la Germania nell'ambito della Triplice Alleanza.

La borghesia italiana attraversa il suo periodo migliore dal momento dell'unificazione nazionale. Fra i ceti medi si respira un clima di fiducia. Nel 1906 la lira arriva al punto di valere più 'della quotazione dell'oro. E lo Stato riesce infine a risanare i suoi bilanci: ciò che incoraggia l'afflusso di capitali esteri. Il reddito nazionale cresce fra il 1895 e il 1911 di quasi il 50 per cento.

Nel maggio 1910, nasce la Confederazione Italiana dell'Industria che raggruppa presto quasi 2.000 aziende. Insieme a una nuova schiera di imprenditori si afferma una nuova generazione operaia, più istruita e qualificata, organizzata in varie strutture sindacali, fortemente politicizzata. Nasce il l° ottobre 1906 a Milano la Confederazione Generale del Lavoro. Nella direzione del movimento operaio prevalgono i socialisti riformisti, contrari alla linea dei sindacalisti rivoluzionari che vorrebbero mobilitare gli operai in un'azione diretta contro lo Stato da attuarsi con l'arma dello sciopero generale. Pur attraverso vertenze sindacali talora estremamente aspre, la C.G.I.L. e le principali federazioni di mestiere riescono a ottenere un sensibile miglioramento delle retribuzioni e dei regolamenti di lavoro. Certo, le condizioni di vita nei centri industriali sono spesso avvilenti. Ma quel che un operaio guadagna in fabbrica è almeno il doppio di quanto possa portare a casa un bracciante nelle campagne. Il divario economico fra le regioni settentrionali e quelle meridionali è notevole. Mentre al nord i ritmi di sviluppo e i livelli di reddito conoscono una sensibile crescita, il sud si trova a scontare non soltanto il prezzo di un'insufficiente attrezzatura industriale (limitata per lo più a poche imprese minerarie, tessili e alimentari), ma anche le conseguenze negative dovute alla sostanziale stazionarietà della produzione agricola. Rilevanti sono talora i progressi nella coltura e nella commercializzazione degli agrumi e dei prodotti ortofrutticoli. Ma in complesso il tasso medio annuo di crescita della produzione agricola del Mezzogiorno risulta inferiore di tre volte a quello del nord. Avviene così che molti sono costretti a far fagotto e ad abbandonare le loro terre.

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Tutto ciò che questi emigranti riescono a risparmiare con grandi fatiche in terre lontane, rientra in patria in valuta pregiata. Le rimesse annuali degli emigranti concorrono così all'equilibrio dei conti con l'estero.

Non si può dire tuttavia che il Mezzogiorno venga abbandonato a se stesso. La battaglia dei meridionalisti trova riscontro in una serie di leggi speciali a sostegno delle regioni meridionali, dalla Puglia alla Basilicata, alla Calabria. Inizia in tal modo una politica di intervento pubblico di carattere straordinario in favore del Mezzogiorno. Alcune zone del sud escono da una situazione di secolare immobilismo e altre conoscono una fase di crescita nell' agricoltura, nei commerci, nell'edilizia. Ma i risultati sono inferiori alle aspettative: il polo di sviluppo di Napoli rimarrà isolato, le risorse dei bacini dell' Appennino si riveleranno insufficienti a un vasto piano di elettrificazione del Mezzogiorno, e il pur vasto programma di bonifiche e opere pubbliche non basterà a tutte le necessità.

La rivoluzione industriale fissa dunque una frontiera che taglia in due l'Italia. Mentre il sud stenta a uscire da una condizione di pressoché generale arretratezza, il nord registra indici di occupazione e di reddito che nelle regioni più industrializzate tendono ad avvicinarsi a quelli della Francia e della Germania. Ma questo non è l'unico momento di squilibrio. Forte è anche il divario fra un nucleo di grandi imprese modernamente attrezzate e una miriade di piccole aziende operanti ancora a livello artigianale. E col tempo diventa sempre più difficile disporre di capitali sufficienti per coprire gli investimenti, mentre la domanda del mercato interno non riesce a tener dietro dopo il 1910 all'offerta di beni e servizi in via di continua espansione. I progressi dell'Italia sono tuttavia innegabili. L'industrializzazione, sia pur limitata per lo più ad alcune zone del nord e delle regioni centrali, consente al nostro paese di partecipare al movimento espansivo dell'economia europea e di non subire così la stessa sorte di altri paesi del Mediterraneo rimasti ai margini dello sviluppo. L'Esposizione Internazionale che si tiene nel 1911 a Torino, nel cinquantenario dell'unità italiana, è l'espressione più tangibile di questa prima fase di modernizzazione della penisola. Le manifestazioni ufficiali che si svolgono alla presenza del Re non sono una semplice parata celebrati va. A quella data l'Italia figura infatti come il settimo paese industriale del mondo.

 

Da un articolo di Valerio Castronovo pubblicato in “Storie d’Italia dall’unità al 2000”

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