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 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

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Non è il paese che sognavo

«Purtroppo ora che è venuto il tempo dei bilanci di una vita mi rendo conto che sto vivendo in un paese ben diverso da quello che avevo sognato in gioventù».

di Carlo Azeglio Ciampi

 

Carlo Azeglio Ciampi«Chi guarda alto oggi? Dove sono i valori, la passione civile, la fiducia negli ideali? E quali ideali poi? Come si vive oggi la dignità delle persone, dell'intera nostra società? Purtroppo ora che è venuto il tempo dei bilanci di una vita mi rendo conto che sto vivendo in un paese ben diverso da quello che avevo sognato in gioventù. Da un po' uso l'espressione: strage delle illusioni. Sì, a volte penso di assistere a uno strazio "leopardiano" delle aspettative».

Uno sfogo accorato e malinconico, a maggior ragione perché fatto con l'occhio all'Italia che compie 150 anni, un'Italia ormai lontana dagli eroi risorgimentali, dai grandi ideali che hanno infiammato generazioni di giovani disposti a ogni sacrificio personale per un'idea nobile della cosa pubblica.

Una sensazione di profondo dispiacere che sgorga nell'analisi del paese e della sua situazione politica generale e «risente delle recenti vicende nazionali». Ciampi fa riferimento alla stagione degli attacchi scomposti al Quirinale, alla Costituzione, alla Corte costituzionale, alla magistratura, alla stagione dei pasticci sulle liste elettorali, delle querelle tra istituzioni, delle escort, alla stagione del malcostume della «cricca» su appalti e politica, degli scandali sul G8, delle disavventure di un'economia che non trova equilibrio e resta senza riforme, della rissa continua tra opposte fazioni in parlamento. Dei personalismi, dei conflitti di interessi, dello spregio delle istituzioni.

«Il paese» dice il presidente «ha indubbiamente raggiunto traguardi ambiziosissimi e, al primo apparire, addirittura irraggiungibili. Ma noto un cambio di sensibilità collettiva. Vedo guadagnare terreno l'idea che conti solo la ricchezza, che sia la velocità il tempo per il successo, che sia la furbizia la caratteristica più premiata e riconosciuta, l'immagine, il tratto distintivo dell'oggi anche nella gestione della cosa pubblica. Mi domando con angoscia crescente: cosa abbiamo lasciato ai nostri giovani? Nel momento in cui il paese cerca di gestire un cruciale ricambio generazionale vedo grandi eccellenze, magari riparate all' estero dove hanno saputo meglio valorizzarle, ma vedo anche molto sbandamento. Vedo giovani che cercano esempi nelle istituzioni e faticano a trovarne. C'è un binomio inscindibile tra istituzioni e valori. E invece vedo un imbarbarimento progressivo dell' etica pubblica e del vivere civile. Troppo spesso prevale l'interesse personale, con spregio di ogni idea di etica pubblica».

 

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