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dedicata ai

 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

viaggio della memoria

scriveva Primo Levi

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti».

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iniziative per il "Giorno della Memoria" dal 2007 al 2014

Legge 20 luglio 2000, n. 211

"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

 

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.


 


“GIORNO DELLA MEMORIA 2014”

Lissone Memoria 2014 logo

iniziative dell'Amministrazione comunale di Lissone


 

“GIORNO DELLA MEMORIA 2013”

locandina mostra Oltre quel muro

 

mostra oltre quel muro 1


“GIORNO DELLA MEMORIA 2012”


 

locandina ANPI mostra Terezin 2012 

 

 

 




Proiezione di diapositive e letture dal libro

di Mario Avagliano e Marco Palmieri

Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia.

Diari e lettere 1938-1945

Ed. Einaudi 2011

locandina ANPI giorno della memoria 2012

 

cronologia della persecuzione antiebraica in Italia

 

 

 

consegna tessere onorarie dell'ANPI

pubblico 28 gennaio 2012

 

fotografie di Gianni Radaelli

 

In occasione del “Giorno della Memoria” 2012

ricordiamo Bruno Casati, partigiano lissonese, nome di battaglia “Matteotti”.

Ventenne, Bruno Casati, meccanico alla Breda, partecipa nel dicembre 1943 al primo grande sciopero sotto l’occupazione tedesca. Arrestato, viene rinchiuso nel carcere di Bergamo.

Mentre i tedeschi lo stanno portando in Germania, riesce a fuggire dal treno.

Si unisce ai partigiani che operano nell’alto novarese, membro della II Divisione d’Assalto “Garibaldi”, Brigata “Volante Azzurra”. Partecipa alle grandi battaglie per la creazione della libera Repubblica dell’Ossola, un vasto territorio occupato dai partigiani che diventò un vero e proprio Stato con un governo, un esercito e una capitale: Domodossola.

Tornato a Lissone, è tra i protagonisti delle fasi finali della Resistenza nella nostra città.

Per una delazione, proprio nei giorni precedenti la Liberazione, viene arrestato con altri patrioti lissonesi, tra cui il fratello Erino. Tradotto alla Villa Reale di Monza, malmenato, addentato da cani, rischia di venir fucilato per rappresaglia in seguito all'uccisione a Muggiò di un sottufficiale tedesco.

Ma ormai è il 25 aprile 1945: Bruno viene liberato con gli ultimi patrioti detenuti in Villa Reale.

Dopo la guerra, Bruno Casati, ha avuto la qualifica di “partigiano combattente per la Lotta di Liberazione” dalla Commissione Riconoscimento Qualifiche Partigiani.

In segno di riconoscenza, alla moglie di Bruno Casati, ROSA FOSSATI la sezione lissonese dell’A.N.P.I.  consegna la tessera di membro onorariodella nostra Associazione.

Rosa Fossati

 


 

PIERA CASATI

sorella del partigiano Bruno Casati, e piccola staffetta partigiana

Durante la vita da partigiano di suo fratello Bruno, Piera fu una giovanissima staffetta partigiana, con il compito di postina.

Spesso partiva da Lissone accompagnata da una zia e, con mezzi di fortuna, su carretti, furgoni, percorrendo anche dei tratti a piedi, portava un “fagottino”, nascosto sotto i suoi vestiti, a Cavaglio d’Agogna, paesino sulle colline novaresi. Quel “fagottino” era stato precedentemente consegnato ai suoi genitori da una ragazza, le cui generalità, per motivi di sicurezza, non erano note a nessuno della sua famiglia. Senza aprirlo e senza conoscerne il contenuto, lo lasciava in una cascina, che era una delle basi di collegamento con i partigiani operanti sulle montagne della zona, con l’ordine di recapitarlo a suo fratello Bruno.

Nonostante la sua giovane età, il ruolo di Piera è stato simile a quello di altre donne che hanno dato un contributo fondamentale per alimentare la Resistenza partigiana sulle montagne, per mantenere i collegamenti tra le varie formazioni, tra “i ribelli” e gli antifascisti locali e i Comitati di Liberazione. Alcuni storici hanno definito l’azione di queste donne una forma di “Resistenza civile”.

In segno di riconoscenza, a  PIERA CASATI la sezione lissonese  dell’A.N.P.I. consegna la tessera di membro onorario della nostra Associazione

Piera Casati

 


SALVATORE  LAMBRUGHI

Internato militare nei campi di concentramento nazisti

Il 23 agosto 1943, il diciottenne lissonese Salvatore Lambrughi risponde alla chiamata alle armi. Passano quindici giorni: l’8 settembre alla radio viene dato l’annuncio dell’avvenuto armistizio tra l’Italia e le potenze alleate. Nel giro di pochi giorni tutte le principali città del nord e del centro Italia vengono occupate dai tedeschi. Salvatore viene fatto prigioniero e portato in Germania.

Diversi sono i campi di concentramento dove è passato: Kustrin, Spandau, Barwalde, Steglitz. Come lavoratore coatto, fu impiegato nel lavoro nei campi, nello sgombero di macerie di edifici bombardati, nella costruzione di fortificazioni e in una grande fabbrica tedesca, la Siemens.

Per sua fortuna è riuscito a sopravvivere ai bombardamenti, alla denutrizione, alle fatiche, alla malattia, alle selezioni dei prigionieri non più abili, secondo la strategia nazista dell’annientamento attraverso il lavoro. Liberato dai russi a Berlino, anche il viaggio di ritorno in Italia è stato una lunga odissea.

Il suo destino è stato simile a quello di altri 600.000 soldati italiani prigionieri in Germania: per il loro status di Internati Militari, deciso da Hitler, a loro fu riservato un trattamento peggiore di quello di qualsiasi altro prigioniero. E ciò fu in conseguenza di quel “NO” che dissero quando fu chiesto loro di riprendere le armi per il Grande Reich e poi per la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.

Questa forma di resistenza esercitata dai cosiddetti “schiavi di Hitler” è stata definita dagli storici “l’altra Resistenza”. In segno di riconoscenza, a SALVATORE  LAMBRUGHI la sezione lissonese dell’A.N.P.I.  consegna la tessera di membro onorario della nostra Associazione

Salvatore Lambrughi

 


MOTIVAZIONE PER L’ASSEGNAZIONE DI UNA TESSERA ONORARIA ANPI ALLA COOPERATIVA SOCIALE LUCIANO DONGHI

 

La Cooperativa sociale Luciano Donghi Onlus, attraverso la sua attività iniziata nel 1974, ha dato un contributo fondamentale alla realizzazione, nella nostra comunità, dei valori della Costituzione nata dalla Resistenza che l’A.N.P.I. si propone di difendere, attuare e promuovere.

L’articolo 2, che richiama agli inderogabili doveri di solidarietà; l’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini a prescindere dalle loro condizioni personali e sociali e obbliga perciò a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà delle persone; e, infine, l’articolo 38, che riconosce alle cittadine e ai cittadini il diritto all’educazione e all’avviamento professionale quale che sia la loro condizione soggettiva, hanno trovato e trovano concreta e quotidiana applicazione grazie all’instancabile opera dei dirigenti e dei lavoratori della Cooperativa sociale Luciano Donghi. In segno di profonda e sincera riconoscenza, al presidente MARIO RIVA la sezione lissonese dell’A.N.P.I. consegna la tessera di membro onorario della nostra Associazione. 

Mario Riva Coop Donghi

nuovi soci onorari

 



 

 2011

 

Sabato 29 gennaio 2011 presso la sala Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lissone,  in Piazza IV Novembre, ricordo di tre personaggi dell’antifascismo monzese: Giovanni Battista Stucchi, Gianni Citterio e Antonio Gambacorti Passerini.

  

GB Stucchi 1941 Gianni-Citterio-copie-1.jpg   Antonio Gambacorti Passerini-copie-1

 

Le loro storie attraverso la lettura di alcune pagine del libro Tornim a baita. Dalla campagna di Russia alla Repubblica dell'Ossola” di Giovanni Battista Stucchi.

E' intervenuta Rosella Stucchi, figlia di Giovanni Battista Stucchi.
TURNIM-A-BAITA.jpg 

“Tornim a baita” incarna il desiderio degli alpini di tornare alla pace, alla casa, agli affetti, ad una vita civile nella libertà e nella giustizia. Ma oggi questo titolo è anche un monito per tutti a non dimenticare gli ideali, le speranze, le ragioni profonde della Resistenza per le quali tanti giovani hanno combattutto con onore e per cui tanti hanno donato la loro vita.

 

Presenza in sala Oratori Proff. MISSAGLIA STUCCHI - PELLIZZONI tessera onoraria Ercolina Mussi Tessera onoraria Fondazione Stefania

 

 


 

 

2010

 

  

Sabato 23 gennaio 2010 presso la sala Polifunzionale della Biblioteca Civica di Lissone è stato presentato, alla presenza del figlio PierLuigi, il libro  “DIARIO DI FOSSOLI” di Poldo Gasparotto, Medaglia d’oro al Valor Militare, Comandante delle Formazioni Giustizia e Libertà, fucilato nel campo di concentramento di Fossoli il 22 giugno 1944.

 

 

 

Poldo-Gasparotto.jpg

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Io so cosa vuol dire non tornare.

A traverso il filo spinato ho visto il sole scendere e morire.

Ho sentito lacerarmi la carne le parole del vecchio poeta:

“Possono i soli cadere e tornare,

a noi, quando la luce è spenta, una notte infinita è da dormire”.

Primo Levi

 


22 gennaio 2010 - da "IL GIORNO" - articolo di Fabio Luongo

articolo di Fabio Luongo IL GIORNO 220110 
Pierluigi Gasparotto pubblico
Pierluigi Gasparotto, figlio di Poldo

  


foto 23 gennaio GasparottoRenato  Rosella Stucchi
Rosella Stucchi, figlia di Gian Battista Stucchi, uno dei massimi dirigenti della Resistenza a Milano e nell'Ossola, amico di Poldo Gasparotto.

26 gennaio 2010 - da "IL GIORNALE di MONZA" - articolo di Andrea Parma
Giornale-Monza-260110.jpg 


26 gennaio 2010 - da "IL GIORNO" - articolo di Fabio Luongo

IL-GIORNO-260110.JPG

Sono state consegnate tessere ad honorem dell'ANPI a tre lissonesi,  in segno di riconoscenza per il contribuito dato alla Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista,

tessere-ad-honorem-2010.jpg

nella foto, da sinistra: Oreste Ballabio, Germana Romanato (che ha ritirato la tessera per Albertina Vismara), Ermes Parravicini e il presidente dell'ANPI di Lissone Renato Pellizzoni

con le seguenti motivazioni:

 

Oreste Ballabio

Artigliere alpino del 58° artiglieria «Legnano», l'8 settembre 1943 si trova a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

Dopo la firma dell’armistizio diventa un «soldato del re», membro nell’esercito del Sud, poi Corpo Italiano di Liberazione (CIL).

Nel febbraio 1944 combatte sulle Mainarde, tra le province d’Isernia e di Frosinone e, in scontri durissimi contro i tedeschi, contribuisce ad aprire agli Alleati una nuova direttrice per raggiungere Roma. Ai primi del 1945 è nuovamente sul fronte, in Romagna, alle dipendenze della Quinta Armata americana.

La sue vicende sono narrate nel libro “Ndem, Oreste” a cura di Roberto Beretta.

 

Albertina Vismara, in memoria del padre Leonardo. Conosciuto a Lissone come Nando da Biel, antifascista fin dall’avvento del regime, fu sottoposto più volte ad angherie e torture dai fascisti locali.

Durante la guerra civile spagnola, nel settembre del 1937, animato da principi di solidarietà, di giustizia e di libertà, sfidando ostilità e pericoli, raggiunge Parigi per poi recarsi in Spagna a combattere tra le file delle Brigate Garibaldine, in difesa della Repubblica.

Dopo varie peripezie e vicissitudini che lo attendono prima e dopo il suo ritorno in Italia, riesce comunque ad essere uno dei protagonisti della Resistenza lissonese, con il nome di battaglia Raimondo.

Membro del Comitato di Liberazione locale è comandante della piazza militare nei giorni della Liberazione.

La storia di Leonardo Vismara è stata raccontata da Silvano Lissoni nel libro “E questa fu la storia”.

 

Ermes Parravicini, in memoria del padre Giuseppe Parravicini. Giuseppe Parravicini, classe 1921, operaio alla Garelli di Sesto San Giovanni, sindacalista, viene arrestato dai nazisti ai primi di luglio del 1944, in seguito anche ai tragici avvenimenti lissonesi del giugno 1944. Portato in una delle “ville tristi” a Milano e poi rinchiuso a San Vittore, il 15 luglio 1944 è deportato in Germania, ad Auschwitz. Costretto al lavoro coatto presso il colosso chimico tedesco I.G. Farben, liberato alla fine di gennaio 1945, rientra in Italia.

Dopo le prime cure in ospedale, ritorna a Lissone e partecipa come membro del Comitato di Liberazione di Lissone alla Liberazione del paese.

Subito dopo la guerra è segretario della Camera del Lavoro di Lissone.

Provato nel fisico per i patimenti subiti ad Auschwitz, muore in ancor giovane età.

Il racconto della sua vita è in fase di scrittura a cura di Renato Pellizzoni, presidente dell’ANPI di Lissone.


 

2009

ANPI e SPI CGIL di Lissone per il "Giorno della Memoria" 2009

Sabato 24 gennaio 2009 alle ore 14.45 nella sala Polifunzionale della Biblioteca civica di P.za IV Novembre a Lissone, l’ANPI e lo SPI CGIL di Lissone hanno organizzato un incontro con Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico caduto a Mauthausen.
 

Giuseppe Valota, attuale presidente dell’ANED (l’Associazione nazionale ex deportati politici) di Sesto San Giovanni, ha svolto una ricerca sulla deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni. Mediante diari, testimonianze e interviste raccolte nel corso di quindici anni, ha dato nome e volto a 553 lavoratori deportati nel 1943-1945 dai nazifascisti nei campi di concentramento. Tra questi deportati politici figurano anche alcuni lissonesi.

I risultati della ricerca sono stati raccolti da Giuseppe Valota nel libro “Streikertransport - La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni 1943-1945”.

Nel corso della manifestazione sono state consegnate tessere onorarie dell’ANPI a parenti di Lissonesi che hanno subito la deportazione o che hanno contribuito alla liberazione del nostro Paese dall’occupazione nazifascista.
 
 

Quest’anno le tessere onorarie sono andate a Adelaide Baragiola, alla memoria del marito Oreste Parma, unico sopravvissuto lissonese al campo di sterminio di Dora, a Corrado Fumagalli, nipote di Aldo Fumagalli, che appena ventiduenne morì per denutrizione e maltrattamenti nello stesso lager di Dora.  Le altre tre tessere onorarie sono state consegnate alla memoria di tre figure di primo piano nella vita politica lissonese negli anni dal 1943 al 1946: Agostino Frisoni (nome di battaglia Ottavio), Gaetano Cavina (nome di battaglia Volfango) e Attilio Gelosa (nome di battaglia Carlo). Questi tre giovani erano membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Lissone in rappresentanza rispettivamente del Partito Comunista, del Partito Socialista di Unità Proletaria e della Democrazia Cristiana. Furono loro che, animati da un’innata fede nella libertà e credendo nei valori dell’uguaglianza e della democrazia, diedero vita ad una resistenza organizzata, guidando Lissone nella Resistenza, nella Liberazione e nei primi tempi della vita democratica.

Hanno ritirato le tessere Frisoni Virginia, figlia di Agostino e Luigi Cavina, figlio di Gaetano. La tessera alla memoria di Attilio Gelosa verrà consegnata alle figlie.

   


 


2008

 

Nel “Giorno della Memoria” del 2008 abbiamo ricordato, con proiezione di documenti e testimonianze, gli operai delle fabbriche italiane protagonisti degli scioperi del 1943 e del 1944, deportati in Germania ed impiegati nelle industrie belliche del Reich, costretti al lavoro coatto. Molti di loro morirono nei lager nazisti.


Nell’introduzione alla proiezione del filmato dal titolo "Quei ragazzi del 1943 - 44", si è iniziato con un’analisi degli scioperi nelle industrie delle città del “triangolo industriale” (Torino, Milano, Genova), per arrivare a quelli avvenuti nei nostri territori della Brianza, che videro coinvolti anche cittadini lissonesi.




2007
mostra-imi.jpg


In occasione del “Giorno della Memoria”, che la legge della Repubblica Italiana riconosce il 27 Gennaio di ogni anno, nel 2007 avevamo ricordato gli Internati Militari Italiani deportati nei lager nazisti. A loro avevamo dedicato una mostra che illustrava, attraverso diari, fotografie, lettere e disegni, le drammatiche vicende dei 700.000 militari italiani internati nei lager nazisti, dopo l’8 settembre 1943, per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito della Repubblica di Salò o del Terzo Reich.

La prigionia degli Internati Militari Italiani, utilizzati come manodopera coatta presso le maggiori imprese tedesche al servizio della macchina bellica nazista, va considerata parte integrante della resistenza antifascista e si iscrive a pieno titolo nella Storia della Resistenza.

La mostra proveniva dal Centro di Ricerca “Schiavi di Hitler” 
 




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