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Il voto alle donne: 10 marzo 1946

10 Mars 2026 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #La Resistenza delle donne

Segno potente di un definitivo cambiamento di mentalità in merito al suffragio femminile, col decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, che era stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946, Umberto dette alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e il diritto di essere elette.

In base a tale decreto, le donne furono chiamate nel 1946 a votare alle prime elezioni amministrative del dopoguerra, che si svolsero a partire dal 10 marzo in cinque turni. Il decreto, che consentiva alle donne anche l'elettorato passivo, diede immediatamente i suoi frutti, infatti, già alle prime amministrative vi furono donne elette nelle amministrazioni locali, come Gigliola Valandro (Democrazia Cristiana) e Vittoria Marzolo Scimeni (DC) a Padova o Jolanda Baldassari (Democrazia Cristiana) e Liliana Vasumini Flamigni (Partito Comunista Italiano) a Forlì. Nello stesso anno furono anche elette le prime due donne sindaco: Ada Natali (Massa Fermana) e Ninetta Bartoli (Borutta).

Sempre in seguito al suddetto decreto del 10 marzo 1946, alle elezioni del 2 giugno 1946 per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente, parteciparono anche le donne, sia come elettrici, sia come candidate. Le elezioni del 1946 si svolsero assieme al Referendum istituzionale monarchia-repubblica. Al referendum del 2 giugno le donne votarono con un’affluenza dell’82%, leggermente più basso rispetto al dato totale dell'89,08%. Furono elette ventuno deputate; cinque di esse (Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Jotti, Teresa Noce, Lina Merlin), faranno parte della Commissione per la Costituzione incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana.

Il voto alle donne: 10 marzo 1946
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