Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Giornate del tesseramento

12 Février 2026 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Le giornate nazionali del tesseramento sono state programmate per il 28 e 1° marzo.

Quest’anno ricorre l’80° della Repubblica e del voto alle donne

Nel direttivo della Sezione si è deciso quindi di aprire la campagna tesseramento sabato 28 febbraio e contemporaneamente di svolgere l’assemblea annuale nel pomeriggio dalle 15 alle 18 nella sede di Via Fiume.

 

la copertina della tessera ANPI 2026

 

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Cortometraggi realizzati dagli studenti dell’IIS Giuseppe Meroni di Lissone

12 Février 2026 , Rédigé par Renato Publié dans #Memoria e dell'Impegno

SULLE ALI DELLA LIBERTA':  Donne e uomini che hanno dato la propria vita per la libertà

Cortometraggi realizzati dagli studenti dell’IIS Giuseppe Meroni di Lissone

in occasione del 25 aprile 2022

ARTURO AROSIO - “BACI BACI BACI” Il cortometraggio presentato ha il fine ultimo di accrescere il valore attribuito a figure che hanno scelto di credere nel prossimo e nel futuro, al punto tale da mettere a rischio la propria vita. L’elaborato vuole raccontare la storia di una di queste importanti figure: il partigiano Arturo Arosio. La classe ha avuto l’onore di poter incontrare di persona Giuseppe Arosio, nipote di Arturo, che con grande dignità e sensibilità ci ha permesso di scoprire meglio la storia dello zio. In seguito all’intervista, la classe ha potuto procedere con la fase di preproduzione costituita dalla scrittura del soggetto, del trattamento e della sceneggiatura. Il secondo step ha visto il progetto prendere vita grazie ai diversi momenti di ripresa, in cui ogni alunno ha svolto un ruolo differente, necessario alla realizzazione del cortometraggio. I registi hanno ad esempio coordinato le attività, i cameramen hanno sperimentato diverse inquadrature, gli addetti alla location, all’oggettistica e alla costumeria hanno fornito il materiale di cui si aveva bisogno. Coloro che si sono occupati del montaggio video sono invece intervenuti nella terza fase del lavoro, nonché nella postproduzione. In questo momento della realizzazione del progetto sono state modificate le luci dei video e sono state tagliate le parti delle riprese che non era necessario tenere. Un ruolo importante di un prodotto audiovisivo è costituito però non solo dalla parte legata alle immagini, ma anche da quella legata al campo sonoro. Sono stati infatti scelti i suoni più adatti da inserire, che dopo essere stati scaricati sono stati aggiunti al montaggio video.

https://m.youtube.com/watch?v=z-9PJ64HNlc&feature=youtu.be

 

PIERINO ERBA - SOPRA AL CUORE 

Pierino Erba è un partigiano, di semplici modi e umile,

Pierino lavora in un’officina e aveva dei valori importanti, per questo entrò a far parte nel corpo partigiani italiano e questo fu la sua condanna, vivendo in un periodo storico dove il fascismo governava sulle case e sulle piazze, Pierino e altri 4 partigiani furono presi di mira dal corpo fascisti italiano accusati di aver fatto parte di operazioni rivoltose contro lo stato, infatti fu ucciso proprio in piazza, proprio davanti al Palazzo terragni, sotto gli occhi di tutti. Attraverso auto parlanti i cittadini lissonesi furono chiamati in piazza per “uno spettacolo” ovviamente si rivelò uno spettacolo del terrore, usando la violenza come strumento di repressione e prevenzione, mostrando a tutti cosa fosse successo se loro avessero commesso gli stessi errori di Pierino e i suoi compagni. Analizzando la storia di Pierino viene a noi noto il fatto che abbia una Zia, con due bambine di pochi anni negli anni dell’era fascista. Abbiamo deciso così di collegare in modo logico il nostro filmato ad una storia più che veritiera, ripercorrendo la Biografia di Pierino. Il protagonista principale è un semplice ragazzo che sta partecipando ad una lezione di storia riguardante la resistenza, mentre la professoressa parla la sua mente si perde nei ricordi raccontati dalla prozia di Pierino, nel “cortometraggio” abbiamo voluto lasciare la libertà di interpretazione sul personaggio, può essere visto come lo studente parente lontano di Pierino, oppure Pierino stesso.

https://youtu.be/HAa_P5y8CYw

 

STORIA DI UNA PARTIGIANA - CARLOTTA MOLGORA

L’idea di fare un cortometraggio scegliendo come gura centrale Carlotta Molgora, è nata da una fase di ricerca lunga e dettagliata. Carlotta è un simbolo di Lissone, in grado di rappresentare attraverso lo spirito partigiano la città. Essendo venuta a mancare recentemente, Carlotta era ancora vicina ai nostri tempi e viva nei ricordi delle persone. Questo ha aiutato la ricerca del materiale: storie, avvenimenti e aneddoti; è stato messo insieme un quantitativo enorme di reperti storici e fotografici; soprattutto grazie alla collaborazione della sede dell’Anpi di Lissone. Con questo progetto volevamo comunicare non solo il sentimento partigiano diffuso in quegli anni, ma anche l’audacia e la tenacia di un paese tramite la figura di Carlotta. La fase di ricerca ha coinvolto anche l’aspetto culturale; i costumi d’epoca, i luoghi, la storia di Lissone tra gli anni venti e gli anni quaranta. Una volta finita la ricerca necessaria per comprendere come sviluppare il video, siamo passati alla fase di progettazione. Successivamente si è passati allo spoglio della sceneggiatura in modo da avere uno schema di lavoro preciso. Fatto questo si è passati ad una fase più pratica: le foto sul campo e la scelta delle inquadrature. Dopo aver terminato una giornata di riprese, ha avuto inizio la fase di montaggio audio e video, che ha portato nel giro di un paio di settimane al termine di un progetto in grado di comunicare e raccontare il valore di una donna e del simbolo che Carlotta ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi.

https://youtu.be/sKwRGsPCE-4

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I rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica

11 Février 2026 , Rédigé par Renato Publié dans #La COSTITUZIONE italiana

11 febbraio 1929: i Patti Lateranensi tra lo Stato fascista e la Chiesa cattolica

 

Il papa «prigioniero» in Vaticano

Nel 1870, il papa è l’ultimo ostacolo politico all’unità d’Italia.

Per il Risorgimento, la difesa dello Stato pontificio – sotto l’autorità dei vescovi di Roma dall’VIII secolo – è diventato simbolo della lotta della Chiesa contro il mondo moderno. Una lotta destinata al fallimento, in quanto questi territori dividono la penisola nel mezzo e la loro scomparsa è la condizione per la sua unificazione.

La guerra franco-prussiana dà agli italiani l’occasione per far finire questa situazione. Il 20 settembre 1870, i Piemontesi entrano a Roma. Pio IX abbandona la sua residenza del Quirinale per rifugiarsi in Vaticano, dove si considera allora come prigioniero.

1870 breccia di Porta Pia

Poco dopo, il 13 maggio 1871, l’Italia vota una «legge delle guarentigie» che accorda al papa e all’amministrazione della Chiesa - la Santa Sede - certi vantaggi, tra cui la possibilità di intrattenere delle relazioni diplomatiche e il godimento dei palazzi del Vaticano, del Laterano e di Castel Gandolfo, ma senza beneficiare di una qualunque extraterritorialità, ivi compresa la basilica di San Pietro.

Pio IX, per il quale la sovranità territoriale è la garanzia dell’indipendenza spirituale del trono apostolico, rifiuta. Inoltre, risponde riaffermando il divieto fatto nel 1868 ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica: è il Non expedit (non conviene); né eletti né elettori. Questo non impedisce ai cattolici di partecipare alle elezioni locali e di avere un peso nella vita sociale del paese mediante delle potenti associazioni, con tutta una rete di cooperative, di giornali e anche delle banche.

I successori di Pio IX (Leone XIII, Pio X, Benedetto XV) mantengono formalmente il Non expedit, pur inviando qualche segno di apertura. E nelle elezioni del 1913, di fronte alla possibilità di un successo socialista, i cattolici sono invitati a votare per dei candidati liberali. Si dovrà tuttavia attendere il 1919 perché Benedetto XV tolga una volta per tutte il Non expedit e che il Partito Popolare, appena fondato da un prete siciliano, Don Luigi Sturzo, faccia eleggere 100 deputati alla Camera.

Poi dopo l’arrivo al potere di Mussolini, iniziano delle trattative riservate con il governo fascista. Questi sfociano nella firma dei Patti del Laterano, l’11 febbraio 1929, tra Mussolini e il cardinal Gasparri, segretario di Stato della Santa Sede.

1929-firma-patti-lateranensi.jpg

Un trattato internazionale crea lo Stato della Città del Vaticano (il più piccolo del mondo, 44 ettari), un concordato rende la religione cattolica la religione dello Stato italiano, e un indennizzo finanziario compensa il Papato della perdita dello Stato Pontificio.

Il papato dispone tuttavia ancora di un potere temporale, anche se simbolico, ma al prezzo di un accordo momentaneo con uno Stato totalitario, il che gli procura numerose critiche. Alcuni cattolici, inoltre, si interrogano sulla necessità di questo ritorno al potere temporale della Chiesa.

Negli anni seguenti, Pio XI non risparmia critiche al regime fascista. Ciò non impedisce a Mussolini di desiderare che si attui la conciliazione del 1929 con l’apertura di una via trionfale che unisce il Tevere alla basilica di San Pietro. I lavori vengono iniziati nel 1939 ed è in occasione dell’anno santo del 1950 che viene inaugurata la grandiosa prospettiva che conduce oggi al cuore della Cristianità.

Era questa, per sommi capi, la complicata situazione che stava di fronte ai deputati dell'Assemblea Costituente che avevano il compito di ripensare i rapporti della nuova Italia, democratica e repubblicana, non più fascista e monarchica, con la Chiesa cattolica.

 

Articolo 7 della Costituzione Italiana:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

 

Stato italiano e Stato del Vaticano: la questione romana

Il problema dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa si complicò soprattutto a motivo delle particolari vicende storiche che avevano condotto, nel 1861, alla nascita dell'Italia unita. È necessario perciò ricordare brevemente i termini della cosiddetta "questione romana".

È noto che il regno d'Italia, proclamato nel 1861, non comprendeva, tra gli altri, il territorio del Lazio, che faceva parte dello Stato pontificio.

Si trattava, quindi, di portare a compimento l'unità territoriale del Paese. Ma si trattava anche di definire ex novo i rapporti con la Chiesa, che di fatto vedeva ridimensionato il proprio potere temporale. Compito tutt'altro che semplice, se si pensa che il papa, Pio IX, non aveva ancora riconosciuto le annessioni del 1859. Si giunse, tra alterne vicende, e in un preciso contesto internazionale, al noto epilogo del 1870: il governo diretto da Giovanni Lanza ordinò al generale Cadorna di passare all'azione e il corpo di spedizione aprì una breccia nelle mura di Roma, a Porta Pia, liberando la città e ponendo fino al potere temporale dei papi (20 settembre 1870).

Nell'ottobre dello stesso anno un plebiscito sanzionò l'annessione di Roma e del Lazio e nel luglio successivo la capitale e il Governo furono trasferiti a Roma.

La contrarietà della Chiesa a qualsiasi forma di accordo complicò il compito di definire i suoi rapporti con lo Stato. Tali relazioni. perciò, non furono stabilite da un trattato bilaterale, ma da un atto unilaterale, cioè da una legge dello Stato, la cosiddetta legge delle guarentigie. La Chiesa continuava a non riconoscere ufficialmente lo Stato italiano e, da questo punto di vista, fu del tutto coerente il celebre non expedit (dal latino: non conviene) pronunciato dalla Curia romana nel 1874: i cattolici venivano invitati ad astenersi dalla vita politica del nuovo Stato, giacché qualsiasi forma di partecipazione sarebbe equivalsa a un suo riconoscimento.

Dato il peso oggettivo del mondo cattolico in Italia, si può capire l'enorme problema che stava di fronte alle classi dirigenti del Paese. Lo Stato, come si dice, poteva contare su basi di consenso molto ristrette: erano pochi i cittadini che davvero si riconoscevano nelle istituzioni e che le sentivano come proprie. La lacerazione con la Chiesa, certo, non aiutava.

Si può capire, soprattutto, la soddisfazione di Mussolini, che potè presentare i Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) come la definitiva chiusura della questione romana: in effetti la Chiesa, in cambio di rilevanti privilegi come, tra gli altri, il riconoscimento che la religione cattolica apostolica e romana è la sola religione dello Stato e che l'Italia considera fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica, riconosceva finalmente in via ufficiale lo Stato italiano.

 

1929 da La Gazzetta del Popolo

Il carattere laico dello Stato italiano risultava assai attenuato, mentre la Chiesa acquistava privilegi che non avrebbe mai ottenuto dalla classe dirigente liberale prefascista, come il matrimonio religioso con effetti civili e l'introduzione nelle scuole dell'insegnamento della dottrina cattolica, «fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica». Inoltre, alle organizzazioni dipendenti dall'Azione cattolica era consentito continuare a svolgere la loro attività sotto il controllo delle gerarchie ecclesiastiche. Si trattava di un provvedimento di straordinaria importanza, se si considera che uno dei primi atti della dittatura era stato lo scioglimento di tutte le associazioni non fasciste. Rispetto alla massa dei cittadini privati del diritto di associarsi liberamente, i cattolici potevano invece mantenere in piedi la loro rete organizzativa che, formalmente finalizzata all'azione spirituale, in realtà continuava ad agire in ogni settore della vita civile.

Per il fascismo, che puntava a ottenere il controllo assoluto dell'intera società, era un'autolimitazione notevole. Eppure Mussolini aveva dovuto fare queste concessioni: l'appoggio della Santa Sede, più ancora che il sostegno della monarchia, rappresentava un pilastro fondamentale per l'edificio fascista. Fino a quando i rapporti tra il Duce e il Vaticano fossero rimasti armonici, alto e basso clero avrebbero assicurato l'obbedienza e persino il consenso delle masse cattoliche alla dittatura.

 

I Patti Lateranensi

Sono divisi in tre parti: il trattato internazionale (con esso, la Santa Sede riconobbe l'Italia come Stato ufficiale e in cambio ottenne la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano), la convenzione finanziaria (con la quale l'Italia diede una forte indennità in denaro al Papa come risarcimento per la perdita dello Stato Pontificio), il concordato (con il quale si regolarono i rapporti interni fra Stato e Chiesa).

Il concordato, la parte più importante dei Patti, ridusse sensibilmente il carattere laico dello Stato stabilendo, per esempio, la validità civile del matrimonio religioso, l'impegno a impartire l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato, la negazione dei pieni diritti civili ai sacerdoti. In generale, fu la Chiesa a ottenere una posizione di privilegio nei rapporti con lo Stato, rafforzando notevolmente la sua presenza nella società.

 

Nel febbraio del 1984, Craxi a nome del governo da lui presieduto firmò con la Santa Sede un nuovo concordato che ritoccò gli accordi precedenti, rendendo facoltativa l'ora di religione nelle scuole, abolendo il nulla osta vescovile per l'assunzione da parte dello Stato di un ecclesiastico, lasciando alla totale competenza del papato la nomina dei vescovi.

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10 febbraio: Giorno del ricordo

6 Février 2026 , Rédigé par Renato Publié dans #episodi di storia del '900

le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo

le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo

«La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» (legge 30 marzo 2004 n. 92)

Articoli sull’argomento pubblicati nel sito:

Per comprendere il perché delle foibe o dell’esodo di molti italiani che risiedevano lungo i confini orientali dell’Italia:

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/FASCISMO_FOIBE_ESODO_1918_1956_Le_tragedie_del_confine_orientale-240947.html

La fine per fame e malattie di donne, bambini e antifascisti. Nel campo fascista di Arbe morirono centinaia di sloveni e croati.

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Il_campo_fascista_di_Arbe-4520561.html

Le dimensioni dell'Esodo degli italiani

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Le_dimensioni_dellEsodo-8515033.html

Le motivazioni a spingere gli istriani ad abbandonare la loro terra

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Le_motivazioni_degli_esuli-8515038.html

Tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, alla frontiera orientale d'Italia più di 250.000 persone, in massima parte italiani, dovettero abbandonare le proprie sedi storiche di residenza, vale a dire le città di Zara e di Fiume, le isole del Quarnaro - Cherso e Lussino - e la penisola istriana, passate sotto il controllo jugoslavo.

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/LEsodo_dei_giulianodalmati-8515028.html

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