Sestri Levante 12 aprile 2026
12 Avril 2026 , Rédigé par Renato Publié dans #varia
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Anche quest’anno abbiamo accolto l’invito dell’ANPI di Sestri a partecipare a questa cerimonia a ricordo dei caduti nella guerra di Liberazione di questa vallata di Santa Vittoria e delle vicine frazioni: tra di loro il nostro concittadino Arturo Arosio fucilato con altri quattro partigiani poco distante da qui il 18 marzo 1945 ad opera delle Brigate Nere della Repubblica Sociale Italiana.
Mancava poco più di un mese alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Infatti il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Alta Italia proclamò l’insurrezione generale nel Nord Italia con l’ordine di attaccare i presidi nazifascisti e liberare città chiave come Milano, Torino, Genova prima dell’arrivo degli Alleati.
I giovani devono sapere che la Resistenza è stata fondamentale per combattere un male che si è dimostrato come assoluto e senza paragoni nella storia.
Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d'oro al valor militare.
E con il ritorno della libertà e della democrazia, 80 anni fa di questi giorni le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette.
Nel marzo 1946 in diversi comuni, in maggioranza del Centro Nord, si svolsero le elezioni amministrative (negli altri comuni si tennero in settembre) circa duemila donne entrano nei Consigli comunali, 12 assumono l’incarico di sindaca in centri di diverse regioni.
Quest’anno ricorre l’80mo anniversario della Repubblica e del voto alle donne.
Infatti il 16 marzo 1946 il decreto luogotenenziale n° 99 stabiliva che «contemporaneamente alle elezioni per l'Assemblea Costituente» il popolo sarebbe stato chiamato a decidere, mediante «referendum», sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia). L'Assemblea Costituente aveva il compito di fissare e regolare la forma dello Stato con norme della Costituzione.
E Il 2 giugno 1946 il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo portarono per la prima volta in Parlamento anche le donne. Si votò per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente che si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946 nel palazzo Montecitorio.
Nell’Assemblea costituente, su un totale di 556 deputati furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.
Tra di loro, la più giovane Teresa Mattei di venticinque anni. Fiorentina, di famiglia antifascista, sceglie presto la lotta clandestina. Entra nella Resistenza con il nome di battaglia “Chicchi”. È staffetta con documenti spesso nascosti nell’orlo della gonna e notti passate a stampare volantini proibiti.
Contribuisce in modo decisivo nel coordinare le azioni partigiane di guerriglia. È attiva nei Gruppi di Difesa delle Donne.
A lei si deve la scelta della mimosa come fiore per la Festa della Donna dell’8 marzo. È un fiore semplice, modesto. Fiorisce proprio a marzo. All’apparenza è fragile, ma resiste: i rami si piegano ma non si spezzano. E i fiori, minuscoli, sono forti solo insieme.
La Costituzione repubblicana – giudicata il frutto più cospicuo della lotta antifascista – è promulgata il 27 dicembre 1947 da De Nicola.
La Costituzione è antifascista dall’inizio alla fine.
Nell’articolo 1 la Costituzione è antifascista quando dichiara che la Repubblica è democratica, dal momento che il fascismo negò la democrazia mettendo fuori legge tutti i partiti ad eccezione di quello fascista e riducendo così le elezioni a una tragica farsa.
E la Costituzione è antifascista all’articolo 11 quando ripudia la guerra di offesa agli altri popoli che invece il fascismo praticò già prima di allearsi con la Germania nazista.
La Costituzione è antifascista quando organizza le istituzioni secondo il fondamentale principio della divisione dei poteri. Solo se il Parlamento e la Magistratura, il Legislativo e il Giudiziario, sono davvero autonomi e indipendenti dal Governo, dall’Esecutivo, si evita quella concentrazione di potere nel Governo, quella onnipotenza del potere esecutivo che è la sostanza di tutti i dispotismi di ieri e di oggi.
Come nei referendum costituzionali del 2006 e del 2016 anche nell’ultimo del 22 e 23 marzo gli italiani hanno risposto NO alla modifica di sette articoli della Costituzione.
L'Anpi si era impegnata per il NO nella campagna referendaria. L’esperienza fascista ci ha insegnato che una costituzione democratica equilibrata si fonda, oltre che sul riconoscimento e sulla garanzia dei diritti dei cittadini, su istituzioni rappresentative e radicate nella società e su una chiara divisione dei poteri dello Stato.
E in quest’ora oscura della Storia in cui nel mondo sono in corso 56 conflitti armati, chiediamo che i nostri governanti promuovano la risoluzione non armata dei conflitti come vuole l’articolo 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali …”
È stato calcolato che i Caduti nella Resistenza italiana (in combattimento o eliminati dopo essere finiti nelle mani dei nazifascisti), siano stati complessivamente circa 45mila; altri 21mila rimasero mutilati o invalidi. Tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40 mila uomini (10mila furono i militari della sola Divisione Acqui, Caduti a Cefalonia e Corfù). Altri 40mila gli IMI (Internati Militari Italiani), morirono nei Lager nazisti.
La Resistenza aveva dato il suo contributo alla sconfitta del fascismo e del nazismo.
Ha scritto il partigiano Enzo Biagi, nome di battaglia il Giornalista:
«... erano giovani che lasciarono le case e andarono sui monti. Videro la morte e uccisero, seppero la crudeltà e l'amore, la disperazione e la speranza. Offrirono i loro vent'anni per avere una certezza, una fede che li sollevasse. La trovarono in un nome: libertà».
E la cerimonia di oggi non è uno stanco rituale ma un sentito omaggio a coloro che hanno sacrificato la vita per ridare libertà e democrazia all’Italia.
Renato Pellizzoni
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