Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

resistenza europea

Indignatevi!

3 Mars 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

Dal libro Indignez vous! di Stéphane Hessel

 

Il motivo base della Resistenza era l’indignazione. Noi, veterani dei movimenti di resistenza e delle forze combattenti della France libre, noi ci appelliamo alle giovani generazioni perché facciano vivere, trasmettano l’eredità della Resistenza e dei suoi ideali. Noi diciamo loro: dateci il cambio, indignatevi. I responsabili della politica, dell’economia, gli intellettuali e l’insieme della società non devono scoraggiarsi, non devono lasciarsi impressionare dall’attuale dittatura internazionale dei mercati finanziari che minacciano la pace e la democrazia.

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Le basi delle conquiste sociali della Resistenza sono oggi messe nuovamente in discussione.

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Ma come può oggi mancare il denaro per mantenere e prolungare queste conquiste quando la produzione della ricchezze è considerevolmente aumentata dopo la Liberazione, periodo nel quale l’Europa è stata distrutta? Se non perché il potere del denaro così combattuto dalla Resistenza, non è mai stato tanto grande, insolente, egoista, con i suoi servitori fino alle più alte sfere dello Stato. Le banche ormai privatizzate si mostrano dapprima preoccupate dei loro dividendi e degli alti stipendi dei loro dirigenti, niente per l’interesse generale. Le differenza tra i più poveri e i più ricchi non è mai stata così grande e la corsa al denaro, alla competizione altrettanto incoraggiate.

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L’indifferenza è il peggior atteggiamento.

È vero, le ragioni per indignarsi possono apparire meno nette oggi in un mondo troppo complesso. Chi comanda, chi decide. Non è facile distinguere tutte le correnti che ci governano ... Viviamo in una interconnettività che non è mai esistita. Ma nel mondo ci sono delle cose insopportabili. Per vederle, occorre ben osservare, cercare. Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire «non posso farci niente» ... Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali dell’essere umano. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignarsi e l’impegno che ne è la conseguenza.

Si possono già identificare due grandi nuove sfide:

1)    La grandissima differenza che esiste tra i molto poveri e i molto ricchi e che non cessa di ridursi. È una delle novità del XX e del XXI secolo. Coloro che sono molto poveri, oggi guadagnano appena due dollari al giorno. Non si può lasciar crescere ancora questa differenza. Solo questa constatazione deve suscitare un impegno.

2)    I diritti dell’uomo e lo stato del pianeta ...

Auguro a tutti, a ciascuno di voi, di avere il vostro motivo di indignazione. È prezioso. Quando qualcosa vi indigna, come io ero indignato per il nazismo, allora si diventa militanti, forti ed impegnati. Ci si unisce a questa corrente della storia e la grande corrente della storia deve proseguire con il contributo di ciascuno. E questa corrente va verso più giustizia, più libertà ...

Questi diritti, sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1948 a Parigi.

Cito l’articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: «ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza»; l’articolo 22: « Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità. ...

Ai giovani dico: guardatevi intorno, troverete gli argomenti che giustificano la vostra indignazione - il trattamento riservato agli immigrati, ai clandestini, ai Rom.

Troverete delle situazioni concrete che vi porteranno ad iniziare un‘azione forte ... Cercate e le troverete! ...

 

Stéphane Hessel

stéphan hesselHa 93 anni. È nato a Berlino nel 1917, da padre ebreo scrittore, traduttore, Franz Hessel, e da madre pittrice, appassionata di lirica, Helen Grund, anche lei scrittrice. I suoi genitori si stabiliscono a Parigi, nel 1924, con i due figli, Ulrich, il maggiore, e Stéphane.

Stéphane frequenta la Scuola Normale, ma la guerra interrompe i suoi studi. Naturalizzato francese nel 1937, e mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel maggio 1941, raggiunge la France libre del Generale De Gaulle, a Londra. Lavora nell’Ufficio del controspionaggio. A fine marzo 1944, sbarca clandestinamente in Francia incaricato di una missione in vista dello sbarco alleato. Il 10 luglio 1944 viene arrestato a Parigi dalla Gestapo ed inviato a Buchenwald, l’8 agosto 1944, pochi giorni prima della liberazione di Parigi.

Il giorno prima di essere impiccato, riesce a cambiare la sua identità con quella di un francese moro di tifo nel campo di concentramento. Con il nuovo nome viene trasferito nel campo di Rottleberode, vicino ad una fabbrica dove atterrano i bombardieri tedeschi, gli Junker 52, ma fortunatamente viene impiegato come contabile. Evade. Ripreso viene internato a Dora dove si fabbricano le V-1 e le V-2, questi missili con i quali i nazisti sperano ancora di vincere la guerra. Affidato alla compagnia disciplinare, fugge nuovamente quando ormai le truppe alleate si avvicinano al lager di Dora. Infine ritrova a Parigi la moglie Vitia, madre dei suoi tre figli, due maschi e una femmina.

 

Il libro di Stéphane Hessel è stato tradotto anche in italiano

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3 ottobre 1944: la caduta di Varsavia

2 Octobre 2009 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

Un’insurrezione per lungo tempo cancellata dalla memoria collettiva occidentale.

 

Il 1° agosto 1944, Varsavia si solleva, quando l’armata sovietica è a qualche kilometro. Ma Stalin decide di non intervenire. Dopo 63 giorni di resistenza e 200.000 morti, gli insorti si arrendono ai tedeschi, che vogliono radere al suolo l’intera città.

Varsavia: il muro del ghetto
 

Luglio 1944. Gli Alleati occidentali stanno avanzando in Francia. Sul fronte orientale, i Sovietici avanzano a tutta velocità. Il gruppo di armate comandate dal generale Rokossovsky, è entrato in territorio polacco. Per l’esito della guerra non ci sono più dubbi. Ma la sorte della Polonia? Il paese sta subendo da cinque anni un’occupazione féroce, una politica di annientamento delle elites. In segreto, ubbidendo agli ordini del governo in esilio a Londra, la principale organizzazione di resistenza in Europa, l’Armata dell’Interno (AK),tenta di contrastare il saccheggio dell’occupante e di preparare la liberazione : di evitare che questa si trasformi in una nuova occupazione.

Nessuno ha dimenticato gli anni del patto russo-tedesco, la celebrazione comune, dei nazisti e dei sovietici nel 1939, della divisione della Polonia: la deportazione, verso la Siberia o l’Asia centrale di 1.800.000 polacchi (di cui la metà sono morti).

Le intenzioni di Stalin sono cambiate? È ormai l’alleato degli Occidentali e dunque, in teoria, dei Polacchi, presenti su tutti i fronti. Ha fatto uccidere, nel 1940, 25.000 ufficiali polacchi con un colpo alla nuca; gli Occidentali sembrarono credergli quando attribuì questi crimini ai nazisti. Ma poi ha autorizzato un’armata di 100.000 uomini, reclutati tra gli scampati dei campi di concentramento, alcuni più morti che vivi, a lasciare l’URSS per combattere sul fronte occidentale.

Il governo polacco in esilio a Londra e i capi della resistenza non sapevano che Roosevelt e Churchill hanno concesso segretamente al dittatore, nella conferenza di Teheran (28 novembre - 1 dicembre 1943), la parte orientale del paese. Ma sanno che, nei territori rioccupati dall’Armata Rossa, i responsabili dell’AK sono arrestati dall’NKVD (la polizia politica sovietica), uccisi o deportati.

Che fare? Viene presa la decisione di passare all’attacco all’avvicinarsi del fronte, di offrire una collaborazione alle unità sovietiche, e di affermare la presenza della Polonia «legittima» al momento della liberazione. Quello che fecero i Francesi a Parigi, con una differenza essenziale: gli Americani non hanno gli obiettivi e i metodi dei Sovietici.

La sfida essenziale, evidentemente, è Varsavia. Le armate di Rokossovsky si avvicinano ai quartieri orientali. Radio Mosca lancia degli appelli all’insurrezione: «Per Varsavia l’ora dell’azione è arrivata». Ancora più esplicite le autorità provvisorie sostenute dai Sovietici, che si trovano a Lublino (150 Km a sud est della capitale) lanciano una «chiamata alle armi». Il pericolo, pertanto, è evidente; il generale capo delle armate polacche, in visita sul fronte italiano, giudica al contrario «imperativo di preservare l’etnia polacca, di fronte a una doppia minaccia di sterminio». Ma il suo avvertimento è ignorato. Una compagnia di carri armati T34 sovietici è stata vista nei sobborghi di Praga, proprio di fronte a Varsavia. L’ora attesa da molti anni, sperata da decine di migliaia di giovani arruolati nella resistenza, è arrivata.

 

Obiettivo: resistere per una settimana.


partigiani polacchi in azione

Il comandante locale dell’AK ordina di lanciare l’insurrezione il primo agosto alle ore 17. Più di 40.000 tra uomini e donne, spesso giovani che hanno da poco superato l’età adolescenziale, rispondono all’appello e attaccano con un armamento di fortuna le unità e le guarnigioni tedesche.

euforia nei quartieri liberati

Prendono il controllo di più quartieri, la città vecchia e il centro, ma falliscono il tentativo di allontanare i tedeschi dai loro principali bastioni. L’obiettivo del comandante l’insurrezione è di resistere al massimo una settimana, il tempo che i sovietici passino la Vistola.

I combattimenti invece dureranno 63 giorni e i sovietici non verranno. Peggio, rifiuteranno per sette settimane l’autorizzazione agli aerei inglesi, venuti dal sud Italia al prezzo di enormi perdite, di paracadutare armi e viveri per gli insorti e di atterrare nei loro territori.

Né le richieste del primo ministro polacco, andato a Mosca da Stalin, né gli ammonimenti energici di Churchill gli faranno cambiare idea.

Nella capitale polacca, dopo qualche giorno di euforia nelle zone «libere», gli abitanti vivono un vero e proprio inferno.

i primi caduti

Il 5 agosto una divisione di SS che ha ripreso il controllo del quartiere occidentale, Wola, massacra, in un solo giorno, 35.000 uomini, donne e bambini. La resistenza è diventata impossibile: i combattenti abbandonano i quartieri attraverso le fognature, per riprendere la lotta altrove.

Presenti su tutti i fronti di guerra, in Europa, in Africa, i polacchi attendono invano l’aiuto dove si gioca per davvero la loro sorte, Varsavia.

In agosto Parigi è liberata in qualche giorno, una divisione blindata polacca blocca, a costo di pesanti perdite, la falesia in Normandia.

Una brigata di paracadutisti polacchi, con base in Inghilterra, spera di lanciarsi su Varsavia: sarà inviata dal comando alleato a Arnhem, per una operazione dalla quale solo 2.000 uomini su 10.000 ritorneranno.

trattative per la resa

Nella seconda metà di settembre, i capi dell’insurrezione, consapevoli che le sofferenze della popolazione diventano insopportabili, incominciano a trattare una capitolazione. Ma Rokossovsky è ritornato sulla riva orientale della Vistola. I sovietici autorizzano, per una e unica volta, una flotta di aerei americani ad atterrare sul territorio da loro controllato dopo aver paracadutato degli aiuti agli insorti. Una formazione di aerei passa ad una grande altitudine sopra Varsavia, lanciando armi e viveri (che cadono la più parte nelle mani dei tedeschi).

 

L’ultima vittoria dei tedeschi

Poco dopo, membri di un’armata polacca integrata sul fronte russo tentano (senza l’assistenza dell’artiglieria né la copertura aerea) l’attraversamento della Vistola, che si trasforma in un massacro. Non ci sono più speranze.

I capi della resistenza, dopo aver ottenuto dai tedeschi lo statuto di combattenti per gli insorti, capitolano;

I tedeschi, con 20.000 morti tra le loro fila, hanno ottenuto la loro ultima vittoria nella seconda guerra mondiale. Sono morti 200.000 abitanti di Varsavia, decine di migliaia, nonostante gli impegni presi, saranno inviati a Ravensbrük, Mauthausen e Auschwitz, tanto che chi resta nella capitale sarà sistematicamente ucciso con la dinamite o passato al lanciafiamme.

Il 17 gennaio 1945, l’armata sovietica entra in Varsavia, in un mare di rovine tra le quali si aggira qualche sopravvissuto. Il resto del territorio polacco è rapidamente riconquistato ai tedeschi, e dietro le unità combattenti il NKVD si mette al lavoro. I capi dell’Armata dell’Interno sono arrestati e spediti a Mosca per un processo farsa. Alcuni dei sopravvissuti dell’insurrezione, tra le migliaia di resistenti, moriranno in prigione, uccisi con un colpo alla nuca o impiccati: saranno riabilitati qualche anno dopo; Occorrerà aspettare la caduta del regime socialista, nel 1989, perché possa essere eretto il primo monumento ad una insurrezione per lungo tempo cancellata dalla memoria collettiva occidentale.  

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In tutti i licei della Francia

29 Août 2007 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

Lunedì, 3 settembre 2007

In Francia oggi inizia il nuova anno scolastico. Nei licei di Francia verrà letta, per volontà del presidente della Repubblica, Sarkozy, la lettera scritta dal diciassettenne Guy Môquet ai suoi genitori, prima di essere fucilato dai nazisti nell’ottobre 1941.

Far leggere all’inizio di ogni anno scolastico questa lettera, è stata la sua “prima decisione” da presidente della Repubblica. Il 16 maggio 2007, giorno del suo insediamento all’Eliseo, Sarkozy, si è recato al Monumento de la Cascade, al Bois de Boulogne, per rendere omaggio ai 35 giovani resistenti fucilati dai nazisti, alla vigilia dell’insurrezione di Parigi nell’agosto del 1944.

Partiti il 16 agosto 1944 alla ricerca di armi per l’insurrezione di Parigi, caddero in un agguato teso da un agente francese della Gestapo. Furono fucilati nella notte tra il 16 e il 17 agosto da soldati della Wehrmacht ai piedi della cascata nel Bois de Boulogne. I corpi mutilati dai proiettili e dalle granate furono portati il giorno dopo in un garage trasformato in una camera ardente. Di età compresa tra i 17 e i 22 anni, la maggior parte dei fucilati apparteneva alle FFI (Forces Française de l’Interieur) e ai FTP (Francs-Tireurs et Partisanns). Gli altri erano membri dei Jeunes Chrétiens combattants o dell’Organisation Civile e Militare de la Junesse.


Nel suo discorso presso il Monumento de la Cascade, al Bois de Boulogne, il presidente della Repubblica così si è espresso: “Ho voluto fare qui la mia prima commemorazione da presidente della Repubblica, perché credo che sia essenziale spiegare ai nostri figli quello che è un giovane francese, e mostrare loro, attraverso il sacrificio di qualcuno di questi anonimi eroi dei quali i libri di storia non parlano, quella che è la grandeur di un uomo che si dona ad una causa più grande di lui. Voglio, con questo gesto, che i nostri figli si rendano conto dell’orrore della guerra e a quale estrema barbarie può condurre i popoli anche i più civilizzati”.

Durante la cerimonia in onore dei 35 partigiani fucilati, è stata letta la seguente lettera che Guy Môquet ha scritto ai suoi genitori prima di essere fucilato:
lettera-autografa-di-Guy-Moquet.jpg
"Ma petite maman chérie, mon tout petit frère adoré, mon petit papa aimé, Je vais mourir ! Ce que je vous demande, toi, en particulier ma petite maman, c'est d'être courageuse. Je le suis et je veux l'être autant que ceux qui sont passés avant moi. Certes, j'aurais voulu vivre. Mais ce que je souhaite de tout mon cœur, c'est que ma mort serve à quelque chose. Je n'ai pas eu le temps d'embrasser Jean. J'ai embrassé mes deux frères Roger et Rino. Quant au véritable je ne peux le faire hélas ! J'espère que toutes mes affaires te seront renvoyées elles pourront servir à Serge, qui je l'escompte sera fier de les porter un jour. A toi petit papa, si je t'ai fait ainsi qu'à ma petite maman, bien des peines, je te salue une dernière fois. Sache que j'ai fait de mon mieux pour suivre la voie que tu m'as tracée.Un dernier adieu à tous mes amis, à mon frère que j'aime beaucoup. Qu'il étudie bien pour être plus tard un homme. 17 ans 1/2, ma vie a été courte, je n'ai aucun regret, si ce n'est de vous quitter tous. Je vais mourir avec Tintin, Michels. Maman, ce que je te demande, ce que je veux que tu me promettes, c'est d'être courageuse et de surmonter ta peine.Je ne peux en mettre davantage. Je vous quitte tous, toutes, toi maman, Serge, papa, en vous embrassant de tout mon cœur d'enfant. Courage !
Votre Guy qui vous aime.
Guy
Dernières pensées : Vous tous qui restez, soyez dignes de nous, les 27 qui allons mourir !"

(traduzione)

«Mia cara piccola mamma, mio fratellino adorato, mio amato piccolo papà, Vado a morire! Quello che vi domando, a te in particolare mamma, di essere  coraggiosi. Io lo sono e voglio esserlo come coloro che sono passati prima di me. Certo avrei voluto vivere. Ma quello che io mi auguro con tutto il mio cuor, è che la mia morte serva a qualche cosa. Non ho avuto il tempo di abbracciare Jean. Ho abbracciato i miei due fratelli Roger e Rino. Veramente non l’ho potuto fare purtroppo. Spero che tutti i miei indumenti ti saranno restituiti potranno servire a Serge, che sono sicuro sarà fiero di indossarli un  giorno.  A te papà, se ti ho dato, come alla mia piccola  mamma, dei dispiaceri, ti saluto una ultima volta. Sappi che ho fatto del mio meglio per seguire la via che tu mi hai indicato. Un ultimo addio a tutti i miei amici, a mio fratello che io amo molto. Che studi bene per essere più tardi un uomo.

17 anni e mezzo, la mia vita è stata breve, non ho alcun rimpianto se non quello di lasciarvi tutti. Vado a morire con Titin, Michel. Mamma, quello che ti chiedo, quello che ti chiedo, quello che voglio che tu mi prometta, è di essere coraggiosa e di superare il tuo dolore. Non posso trattenermi  oltre. Vi lascio tutti, tutte, tu mamma, Serge, papà,  abbracciandovi con tutto il mio cuore di bambino. Coraggio!

Il vostro Guy che vi ama.
Guy

Ultimi pensieri: voi tutti che restate, siate degni di noi, i 27 che andiamo a morire!»


Chi era Guy Môquet? foto-Moquet.jpg

Era figlio di un deputato comunista, Prosper. Essendo stato sciolto il partito comunista da Daladier nel mese di settembre 1939, Prosper Môquet viene arrestato il 10 ottobre 1939; decaduto dal suo mandato di deputato nel febbraio 1940, è deportato in Algeria.

Guy era studente del liceo Carnot di Parigi e un fervente militante della gioventù comunista.

Dopo l’occupazione tedesca di Parigi e l’instaurazione del governo di Vichy, Guy dimostra una grande passione di militante attaccando nel suo quartiere manifesti che denunciano il nuovo governo e chiedono la liberazione degli internati. È arrestato a 16 anni il 13 ottobre 1940, a una fermata del metro, da poliziotti francesi che ricercavano dei militanti comunisti. Lo torturano perché riveli i nomi degli amici di suo padre.

Imprigionato, è trasferito in vari campi, dove sono rinchiusi altri militanti comunisti. Il 20 ottobre 1941 il comandante delle truppe di occupazione della Loire-inferieure viene ucciso a Nantes da tre giovani comunisti. Il ministro degli Interni del governo Pétain sceglie 50 comunisti nelle carceri, tra cui Guy Môquet che è il più giovane, da fucilare per rappresaglia.


Guy-Moquet.jpg
Chant des partisans

Parole de chanson Chant des partisans

Ami, entends-tu le vol noir des corbeaux sur nos plaines ?
Ami, entends-tu les cris sourds du pays qu'on enchaîne ?
Ohé, partisans, ouvriers et paysans, c'est l'alarme.
Ce soir l'ennemi connaîtra le prix du sang et les larmes.

Montez de la mine, descendez des collines, camarades !
Sortez de la paille les fusils, la mitraille, les grenades.
Ohé, les tueurs à la balle et au couteau, tuez vite !
Ohé, saboteur, attention à ton fardeau: dynamite...

C'est nous qui brisons les barreaux des prisons pour nos frères.
La haine à nos trousses et la faim qui nous pousse, la misère.
Il y a des pays où les gens au creux des lits font des rèves.
Ici, nous, vois-tu, nous on marche et nous on tue, nous on crève...

Ici chacun sait ce qu'il veut, ce qu'il fait quand il passe.
Ami, si tu tombes un ami sort de l'ombre à ta place.
Demain du sang noir sèchera au grand soleil sur les routes.
Chantez, compagnons, dans la nuit la Liberté nous écoute...

Ami, entends-tu ces cris sourds du pays qu'on enchaîne ?
Ami, entends-tu le vol noir des corbeaux sur nos plaines ?
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh...

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