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Corso di storia del Risorgimento
È «nella ricchezza delle diversità delle nostre contrade, quel "sapore d'Italia" che viaggiatori del presente e del passato hanno sempre avvertito, che è natura, arte, lingua, cultura, modo di vita. Le radici dell'italianità sono antiche. È antica la nostra nazione. Ma le origini del nostro Stato sono assai più vicine. Risalgono all'inizio dell'Ottocento, allorché uno stuolo di uomini di pensiero, poeti, letterati, filosofi, economisti, mossi da un grande amore per l'Italia, animati da un profondo senso etico, da alti ideali e principi, diventarono anche uomini d'azione, e uomini di Stato». Carlo Azeglio Ciampi, decimo Presidente della Repubblica Italiana
“IL RISORGIMENTO E LE SUE EREDITÀ”

CORSO di STORIA
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Sezione lissonese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia organizza un corso di storia del Risorgimento italiano.
Tre saranno le lezioni che il prof. Giovanni Missaglia (docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “Frisi” di Monza) terrà presso la sede dell’ANPI di Piazza Cavour 2 a Lissone.
Gli argomenti trattati saranno:
1) LA CONQUISTA DELL'UNITA'
2) LA QUESTIONE ROMANA: LO STATO E LA CHIESA CATTOLICA
3) LA QUESTIONE ISTITUZIONALE: ITALIA UNA E INDIVISIBILE?
Il corso è gratuito.
Le lezioni si terranno con il seguente orario: dalle ore 18 alle ore 19.30, nei seguenti lunedì:
1) 23 maggio
2) 30 maggio
3) 6 giugno
Per partecipare al corso, occorre iscriversi telefonando al numero 039 480229 (negli orari d’ufficio) o inviando una mail a anpilissone@libero.it
Il corso è aperto sia agli studenti delle scuole superiori sia a coloro che intendono approfondire le loro conoscenze sul nostro Risorgimento.
25 aprile 2011 a Lissone
Due mesi fa abbiamo celebrato in tutto il nostro Paese il 150° dell’Unità d’Italia, unità conquistata con il Risorgimento; oggi, con questa cerimonia, ricordiamo quello che viene definito il “secondo Risorgimento”: la Liberazione dell’Italia dalla dominazione nazista e dal regime fascista.
Come il Risorgimento aveva, dopo lunghi secoli, ridato agli italiani una dignità morale, facendo sentire alla gente la bellezza di un ideale per il quale si doveva lottare, così pure la Resistenza è stata una straordinaria testimonianza morale, civile e politica.
Il Risorgimento prima e, soprattutto, la Resistenza poi sono due esempi eclatanti dell’impegno diretto di tanti italiani per la costruzione del loro futuro.
Siamo oggi qui per festeggiare la Liberazione
Oggi con la nostra presenza vogliamo ricordare tutti coloro, uomini e donne, che hanno scritto con il loro coraggio e perfino con il loro sangue quella pagina magnifica e tragica della nostra storia, che è la guerra di Liberazione.
Siamo qui per ricordare e comprendere il nostro passato.
Ha scritto un grande scrittore francese, victor Hugo: «La memoria è la nostra forza. Quando la notte tenta di ritornare, bisogna riaccendere le grandi date come si accendono delle fiaccole».
La memoria storica arricchisce e allarga la nostra esperienza, ci connette invisibilmente alle generazioni passate e ci dà un saldo fondamento per il presente.
La Resistenza italiana è stata la manifestazione nazionale di un fenomeno europeo. Movimenti di resistenza si svilupparono, infatti, in tutti i Paesi occupati dalla Germania nazista.
La Resistenza italiana è nata dalle vicende convulse e drammatiche che seguirono l’8 settembre 1943. Forze democratiche e antifasciste si batterono per circa due anni, con grandi sacrifici e sofferenze, per conseguire la Liberazione dall'occupante nazista e contemporaneamente per mutare l'identità della nostra Patria, da quella di una nazione oppressa dal totalitarismo nazifascista, ad una nuova identità democratica.
La Resistenza italiana fu dunque lotta di liberazione e insieme lotta antifascista condotta sotto la guida di forze politiche di origine e natura diversa, che riuscirono a trovare in questa scelta antifascista, realizzata attraverso i Comitati di Liberazione Nazionale, il terreno comune di una forte determinazione e unione popolare.
Gli esiti di questa intesa appartengono ad una fase cruciale della storia d'Italia. Se è vero che la Liberazione fu essenzialmente, sotto il profilo militare, opera degli Alleati, sia pure con l'appoggio e l'aiuto efficace della nostra Resistenza, gli esiti del conflitto d'allora per il nostro assetto politico e democratico furono merito e prerogativa della nostra Collettività Nazionale. Il mutamento della forma istituzionale dello stato da monarchia a Repubblica, ottenuto con il referendum del giugno 1946 e l'elaborazione e approvazione, a larghissima maggioranza, della Costituzione furono esclusivo merito del Popolo italiano.
La Resistenza è stata principalmente azione; la lotta militare si intrecciò però con l’elaborazione politica; si posero le premesse politiche per la nuova Italia.
La Resistenza resta un evento cruciale nella storia del nostro Paese perché in essa si formò la nuova classe dirigente dell’Italia repubblicana.
La guerra di Liberazione è stata la confluenza di due elementi diversi: le correnti antifasciste che si erano opposte alla dittatura durante il ventennio e le masse popolari, in uniforme e non, il cui malcontento verso il fascismo si era manifestato in modo sempre più acuto nel corso della seconda guerra mondiale. La guerra di Liberazione non scoppiò come una guerra tradizionale, con un atto formale, ma nacque come moto spontaneo.
Resistenti furono i militari italiani che combatterono a Cefalonia, e che vennero trucidati dai nazisti, i militari che combatterono al fianco degli Alleati nel Corpo Italiano di Liberazione.
Resistenti sono stati gli operai che parteciparono nella primavera del 1944 agli scioperi delle grandi fabbriche del Nord Italia, che costarono a molti di loro la deportazione in Germania.
Resistenti vanno considerati gli oltre 600.000 italiani che, rifiutando di combattere a fianco dei nazisti, finirono nei lager tedeschi, costretti al lavoro coatto. Tra questi internati militari vi era anche mio padre Arnaldo, che per 20 mesi fu costretto a lavorare come uno schiavo in un campo di concentramento in Germania.
Non possiamo altresì dimenticare i civili uccisi nelle numerose stragi, come a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema: anche quando l’esito della guerra era ormai scontato, la violenza dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana e dei nazisti mantenne intatta la propria drammatica efficacia senza alcuna attenuazione.
Le stragi dei civili e le uccisioni dei partigiani continuarono fino agli ultimi giorni, quasi le ultime ore.
La Resistenza armata, senza un sostegno diffuso della popolazione, non avrebbe potuto sopravvivere.
Hanno determinato questa partecipazione popolare le pessime condizioni di vita di una popolazione stremata dall’economia di guerra. E certamente ha pesato la sconfitta militare, lo smantellamento dell’esercito come è accaduto l’8 settembre, e l’alternativa di nascondersi o di combattere, che si pose a molti giovani che rifiutavano l’ingresso nelle bande della Repubblica di Salò.
Vent’anni di oppressione fascista sboccarono non in episodiche rivolte ma nel più grande movimento armato di massa dell’Europa occidentale.
Gli Alleati, che ebbero un peso determinante nella conduzione della guerra, al termine del conflitto, hanno riconosciuto il grande contributo militare della Resistenza.
La parte migliore del popolo italiano aveva riconquistato, per tutta la Nazione, la dignità perduta dopo venti anni di regime fascista e tre anni di guerra al fianco di Hitler.
L’Italia è così diventata un paese democratico. Questi valori di democrazia e di rispetto della persona umana vennero sanciti con la Costituzione, promulgata nel 1948 e divenuta fondamento della nostra convivenza politica e civile. In essa sono rispecchiate le esigenze fondamentali della vita umana: Libertà, Giustizia, Dignità, Solidarietà, Eguaglianza, Progresso.
E proprio sul tema della difesa della Costituzione e sull'antifascismo inteso come netta opposizione alle molte forme del fascismo di oggi che l'Anpi, in questi anni, sta attirando molti cittadini di tutte le età.
Nonostante il ricambio generazionale, l’ANPI è un'associazione viva, conta 120mila iscritti (15.000 in più rispetto al 2010). È presente in tutte le 110 province italiane. Nascono nuove Sezioni un po' dappertutto e numerosi sono i giovani che vi aderiscono.
Fra l’altro come recita l’articolo 2 del nostro Statuto, uno dei compiti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è quello di «battersi affinché i princìpi informatori della Guerra di Liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni».
In questo giorno di festa desidero mandare un saluto a tre lissonesi ancora viventi che hanno partecipato alla Resistenza:
Gabriele Cavenago, partigiano delle Squadre di Azione Patriottica, che è anche presidente onorario della Sezione dell’ANPI di Lissone, a Carlotta Molgora, staffetta partigiana, a Oreste Ballabio, appartenente al Corpo Italiano di Liberazione.
Il mio pensiero va anche ai 15 lissonesi che persero tragicamente la vita nella guerra di Liberazione.
8 di loro furono fucilati e 7 morirono nei lager nazisti. I loro nomi sono incisi sui monumenti sui quali poco fa abbiamo deposto dei fiori.
La conquista della libertà e della democrazia rappresenta un bene che dobbiamo a coloro che hanno lottato nella Resistenza.
Quelle donne e quegli uomini che parteciparono attivamente alla guerra di Liberazione, nei ranghi delle Forze Armate o nelle formazioni partigiane, o anche semplicemente attuando la resistenza passiva, perseguivano l’ideale di una nazione libera, democratica, pacifica, profondamente rispettosa dei diritti umani.
A loro va il nostro pensiero e la nostra gratitudine.
Viva il 25 Aprile, viva l’Italia.
Renato Pellizzoni
Nel pomeriggio presso la nostra sede di piazza Cavour, esposizione dell’opera “Anelito di libertà” dell’artista Giacomo Nicola Manenti.
17 marzo 1861 - 17 marzo 2011
AUGURI ITALIA
"Fratelli d'Italia"
I simboli più significativi della nostra identità di Nazione, come il “Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli, esprimono l’anelito di unità e di libertà di un popolo. Attraverso questo filo, dal Risorgimento alla Repubblica, si è costruita la comune identità di valori che il nostro popolo custodisce e garantisce con le sue Istituzioni. Anche di questo è fatta l’identità di una Nazione: il sentirsi Nazione nel mondo, riconosciuta e rispettata.
Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
In memoria di Donata Rignanese, "la bambina che raccoglieva le olive"
Tante/i amici e compagne/i hanno partecipato ieri 15 settembre 2010 alle esequie della cara Donata, colpita da grave malattia , una notizia “annunciata” ma che ci ha colpito comunque duramente. Donata era nativa di Vieste, apparteneva ad una umile famiglia e come tanti altri giovani del sud, era partita per cercare proprio in Lombardia agli inizi degli anni ’60 un futuro migliore con un lavoro dignitoso, un’occupazione sicura che desse sicurezza, una casa e qualche sogno. Da bambina nella sua terra, presto aveva dovuto lasciare i banchi di scuola per aiutare la famiglia, lavorando nella campagna con la raccolta delle olive, conoscendo subito le asperità della vita e di quella realtà, dove comandavano incontrastati i “caporali” e i prepotenti. Ma nonostante ciò il ricordo di quei luoghi le accendeva lo sguardo, il mare, le colline, il verde degli ulivi,i colori, i profumi, la pesca e tante altre cose.
Arrivò così a Sesto San Giovanni, una grande città industriale in pieno sviluppo e alla fabbrica della Magneti Marelli, un mondo lavorativo nuovo e sconosciuto. Un inserimento non facile, ma vissuto bene da una persona che amava conoscere la novità, la manualità, la concretezza dello svolgersi lavorativo, un intuito nel guardare “avanti” rispetto ai propri compiti. Nella città si vivevano le difficoltà comuni a tanti immigrati nel trovare casa, di intessere rapporti sociali, di culture differenti e tanti altri problemi, ma la conoscenza di molteplici aspetti mai conosciuti rispetto al piccolo paese erano talmente tante da sopire in parte i problemi.
Per sostenere il bilancio famigliare oltre a svolgere il lavoro di operaia, si impegnava come commessa in una farmacia. Divenne una delle prime rappresentanti sindacali donna della Fiom-CGIL nel consiglio di fabbrica partecipando attivamente a tutte le battaglie sindacali del ’68, per il diritto al lavoro delle donne e per le pari opportunità, si spese per diritti quali gli asili nido, i consultori famigliari, conquiste civili come il divorzio e la legge 194, sensibile alle tematiche in difesa della Pace, per l’istruzione anche per i lavoratori come l’istituzione delle 150 ore. Si iscrisse al PCI, condividendone gli ideali e partecipando come attivista nelle politiche sostenute da quel partito. Si iscrisse in seguito ai Democratici di Sinistra e al Partito Democratico proprio qui a Lissone, era componente del direttivo dell’ANPI della nostra città, una adesione maturata negli anni della fabbrica e dalle vicissitudini tormentate di quegli anni, dove la democrazia del nostro Paese correva rischi di caduta. Da ultimo era iscritta allo SPI CGIL partecipando alle attività del sindacato.
Lasciata la Magneti, la bambina che raccoglieva le olive, si trasformò in donna di impresa, grazie ad un innato buongusto, alla facilità di imparare in fretta, alla gentilezza, alla capacità di ingegnarsi nel lavoro manuale aprendo un negozio di pelletteria di successo. In quella vita comunque di sacrificio e lavoro mai, nonostante le difficoltà, venne meno l’attenzione e l’affetto verso la famiglia ed i figli.
Le sue attività lavorative e l’impegno sociale, il carattere aperto, generoso, le fecero acquisire tante amicizie protrattesi fino all’altro giorno, compresi noi di Lissone. Un luogo che viveva con difficoltà abituata al fermento culturale e sociale di Sesto, una difficoltà alleviata dall’amicizia, dove lei era partecipe non solo nei momenti felici, ma se occorreva aiuto esso poteva manifestarsi anche nel cuore della notte. Spesso si crucciava date le sue vicissitudini, di non avere potuto studiare, di non esprimersi in modo forbito, di leggere male. Veniva rincuorata di buon grado, anche perché molte sono le doti che suppliscono a queste carenze poiché sincerità, coraggio, curiosità possono valere a mille. Una curiosità, una sete di cultura che la portava a concerti o alle rappresentazioni teatrali, alle mostre di pittura, alla voglia di conoscere popoli lontani, culture diverse, aperta all’incontro con persone di provenienza migrante, la conoscenza di città e luoghi nuovi.
Certo noi amici conoscevamo già il suo carattere forte ed indomabile, ma la riprova è stata la tenacia nel combattere fino all’ultimo una malattia dolorosa, nel cercare di abbarbicarsi alla vita comunque, fino all’ultimo.
Ognuno di noi conserva un proprio ricordo, nell’amicizia o nella militanza a sostegno delle proprie idee nella comunità, di tante manifestazioni, gite, dove la sua presenza si faceva sentire.
Qui nella corte dove ha sede l’ANPI e la CGIL, sono rimasti due ulivi regalatici da lei qualche anno fa, cercheremo di custodirli con cura. Un ricordo tangibile a testimonianza del suo amore per la natura ed un dono a noi tutti dettato dalla gentilezza e generosità di una persona forte e sensibile che non dimenticheremo.
un fiore per non dimenticare
25 aprile 2009
in bicicletta abbiamo portato un fiore nelle vie di Lissone dedicate ai caduti lissonesi.nella guerra di Liberazione.
| Morti fucilati dai nazifascisti: |
| Morti in campi di concentramento: |
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“La Resistenza … in bicicletta”
In occasione del 65° anniversario della Liberazione
l’ANPI di Lissone
organizza
domenica 26 aprile 2009
“La Resistenza … in bicicletta”
in collaborazione con l’associazione lissonese EQUIBICI
ore 10,00 ritrovo in Piazza Libertà
ore 10,30 staffette in bicicletta porteranno dei garofani rossi nelle vie dedicate ai caduti lissonesi della guerra di Liberazione
ore 11,30 presso la sede dell’ANPI di Piazza Cavour 3 presentazione del libro: “La bicicletta nella Resistenza“ di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci (Edizioni Arterigere)

ore 12,00 aperitivo nel cortile della sede
La bicicletta, oltre che come mezzo di trasporto, durante la guerra di Liberazione fu il veicolo sempre usato dalle staffette partigiane, preziose ed indispensabili collaboratrici dei partigiani.
“Un popolo per la libertà. La Resistenza in Italia”
In occasione del 65° anniversario della Liberazione, sabato 18 aprile alle ore 14.30 presso la sala polifunzionale della Biblioteca civica di Lissone, Piazza IV Novembre, proiezione del documentario: “Un popolo per la libertà. La Resistenza in Italia“


La Resistenza, questa straordinaria testimonianza morale, civile e politica, sarà raccontata attraverso filmati originali degli archivi storici.
Corso di storia del novecento



“CORSO di STORIA del NOVECENTO"
Conoscere la storia del novecento per comprendere meglio gli avvenimenti dei nostri giorni: è l’obiettivo che si propone la Sezione lissonese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia con un corso di storia.
Sei saranno le lezioni che il prof. Giovanni Missaglia (docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “Frisi” di Monza) terrà presso la Cooperativa del Popolo - Via Indipendenza 9/a - Lissone
Gli argomenti trattati saranno:
1) La Grande guerra e le sue eredità
2) Democrazie, comunismi, fascismi
3) La seconda guerra mondiale e la guerra fredda
4) L’Italia dal fascismo alla democrazia
5) La questione palestinese
6) La globalizzazione
Il corso è gratuito ed avrà inizio lunedì 6 aprile 2009.
Le lezioni si terranno con il seguente orario: dalle ore 18 alle ore 19.30, nei seguenti lunedì:
1) 6 aprile
2) 20 aprile
3) 27 aprile
4) 4 maggio
5) 11 maggio
6) 25 maggio
Per partecipare al corso, occorre iscriversi inviando una mail a anpilissone@libero.it
Il corso è aperto sia agli studenti delle scuole superiori sia a coloro che intendono approfondire le loro conoscenze sul "secolo breve", come lo storico Eric Hobsbawm definisce il ventesimo secolo: un secolo tra i più violenti della storia dell'umanità, attraversato da due guerre mondiali, ma caratterizzato anche dall'emancipazione femminile, dal progresso scientifico, dalle rivoluzioni nella società e nella cultura. Un "secolo breve" per l'accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini.
Una medaglia ai militi repubblichini? il NO dell'ANPI di LISSONE
Il famigerato ddl 1360 vuol equiparare militari, deportati e partigiani ai repubblichini attraverso un istituendo Ordine del Tricolore. Questo conferirebbe onorificenze e tributi finanziari anche a chi prese le armi contro la libertà e la democrazia.
L’iter dell’operazione revisionista ha avuto inizio il 23 giugno 2008 quando la proposta di legge in questione viene presentata e quindi affidata alla Commissione Difesa della Camera. Relatore viene nominato Edmondo Cirielli, AN, che scrive:
«La presente proposta di legge nasce dall’esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L’istituzione dell’ Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della “bontà” della loro lotta per la rinascita della Patria. Non s’intende proponendo l’istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull’altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e “imperiale” del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, “liberatrice”, pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria. (...)».
L’ANPI di Lissone fa sentire la sua voce forte e chiara contro la proposta di legge n. 1360 che pretende addirittura di assegnare una nuova onorificenza della Repubblica ai soldati e ai militi della repubblica di Salò
Partigiani e repubblichini assieme, tutti insigniti di un cavalierato revisionista all'insegna di una grottesca pacificazione, che i 42 firmatari della 1630, parlamentari di centrodestra, sperano di far digerire ai partigiani.
Se la proposta diventasse legge, il passo finale verso la banalizzazione o il ribaltamento della storia italiana sarebbe compiuto: l’obiettivo da demolire è evidentemente l’antifascismo.
Le lettere degli ex Presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi
.La straordinaria iniziativa di un gruppo di giovani
Si è svolta dal 20 al 22 giugno, presso il Museo Casa Cervi , la prima Festa Nazionale dell’ANPI, intitolata “Resistenze ANPI:DEMOCRAZIA e/è ANTIFASCISMO.
Un momento d’incontro per riflettere su “Democrazia e Antifascismo”.
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