Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Caduti lissonesi nella "Grande Guerra"

24 Octobre 2013 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #I guerra mondiale

Caduti lissonesi nella GUERRA 1915-1918

AGOSTONI GUGLIELMO

CASTOLDI GUIDO

FOSSATI FLAVIO

ALIPRANDI PIETRO

CASTOLDI MARIO

FOSSATI GIOVANNI

AROSIO ADOLFO

CAVINA ANTONIO

FUMAGALLI ORESTE

AROSIO AMBROGIO

CERIZZI FELlCE

FUSI ACHILLE

AROSIO ANGELO

CERIZZI GIUSEPPE

GALBIATI GIUSEPPE

AROSIO ANGELO

CHIUSI ANTONIO

GALBIATI ORESTE

AROSIO ANTONIO

COLLA ANGELO

GALIMBERTI ANGELO

AROSIO FERMO

COLOMBO ALFREDO

GAUMBERTI GIOVANNI

AROSIO GAETANO

COLOMBO MARCO

GALIMBERTI LUIGI

AROSIO GIOVANNI

COLOMBO ORESTE

GALIMBERTI PIETRO

AROSIO GIUSEPPE

COLZANI ANGELO

GATTI ALFREDO

AROSIO LUIGI

COLZANI LUIGI

GATTI ANGELO

AROSIO ORESTE

COLZANI MAURO RINALDO

GATTI ANTONIO

AROSIO PAOLO

COMI CARLO

GATTI GIOVANNI

AROSIO RODOLFO

CONFALONIERI DIAMANTE

GATTI PIETRO

AROSIO VITTORIO

CONSONNI FERDINANDO

GATTI RICCARDO

AROSIO VITTORIO

CONSONNI GIOSUE'

GAVAZZI GIUSEPPE

ASEGA ORESTE

CORINO MARIO

GELOSA CARLO

BAIONI GIULlO

DASSI ANGELO

GELOSA GIUSEPPE

BALLABIO MODESTO

DASSI CARLO

GIARDINI ANTONIO

BARZAGHI ANGELO

DASSI RODOLFO

GRANATA GIOVANNI

BEACHI LUIGI

DASSI SIRO

GRENATI GIOVANNI

BERETTA PASQUALE

DE CAPITANI ANGELO

LUCCHINI EMILIO

BORGONOVO STEFANO

DOSSI ERNESTO

MARlANI ALFONSO

BRIVIO GIOVANNI

DOSSI FRANCESCO

MARlANI ANDREA

BUGAm DOMENICO

DUBINI CARLO

MARIANI ANGELO

CASATI AMBROGIO

ERBA LUIGI

MARlANI ANGELO

CASATI ANTONIO SANTO

ERBA UMBERTO

MARlANI A TTIUO

CASATI CARLO

FEDELI PASQUALE

:rvIARIA.~1 CARLO

CASATI CARLO

FERRARIO ANTONIO

MARIANI CARLO

CASATI RODOLFO

FERRARIO CLETO

MARIANI DAVIDE

CASPANI GIUSEPPE

FOSSATI AMBROGIO

MARIANI FERDINANDO

CASPANI MAURO

FOSSATI ANGELO

MARIANI GIOVANNI

CASSAMAGNAGO ALESSANDRO

FOSSATI ANGELO NAPOLEONE

MARIANI GIUSEPPE

MARIANI GIUSEPPE

PEREGO ARCANGELO

SALVIONI GIUSEPPE

MARIANI MARCO

PEREGO GIUSEPPE

SANGALLI VITTORlO

MARIANI JvIARIO

PEREGO UMBERTO

SANTAMBROGIO ENRICO

MARlANI RAINERI

PEZZINI FEDERICO

SANTAMBROGIO GRAZIANO

MARlANI RODOLFO

PIRO LA ARTURO

SPINELLI GIUSEPPE

MARIANI SILVIO

PIROTTA CARLO

STUCCHI ADOLFO

MAURI ANGELO

PORRO AMBROGIO

TAGLlABUE GIOVANNI

MAURI GIUSEPPE

POZZI ACHILLE

TANZI FRANCESCO

MAURI LUIGI

POZZI CESARE

TENTORIO PASQUALE

MENTASTI FRANCESCO

POZZI COSTANTE

TRABATTONI ANGELO

MERONI GIOVANNI

POZZI GASPARE

TRABATTONI LUIGI

MIRACOLI GIUSEPPE

POZZI LUIGI

VERGANI ALESSANDRO

MOGUZZI ANGELO

POZZI LUIGI

VIGNALI MARIO

MONGUZZI ARTURO

RIVOLTA EDOARDO

VILLA BALDASSARRE

MONGUZZI FERDINANDO

RIVOLTA EUGENIO

VILLA EDOARDO

MONGUZZI LEONARDO

RIVOLTA FELICE

VILLA ENRICO

MONGUZZI PAOLO

RIVOLTA LUIGI

VILLA LUIGI

MONTRASIO ALBERTO

RONZONI UMBERTO

VILLA PAOLO

MUSSI AGOSTINO

SALA ANGELO

VILLA VINCENZO

MUSSI MARIO

SALA FRANCESCO

VILLA VITTORIO

ODOLI BERNARDO

SALA GIUSEPPE

ZAPPA DIAMANTE

PANZERI ENRICO

SALA GIUSEPPE CARLO

 

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La Risiera di San Sabba a Trieste

23 Octobre 2013 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #II guerra mondiale

Le immagini contenute nel documento sono state riprese in occasione di una recente visita.
 
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile del 1945 si chiudeva il tragico capitolo del Polizeihaftlager (campo di detenzione di polizia) della Risiera, il suo disastroso bilancio di sofferenza e morte. Ventiquattr’ore prima, con il favore delle tenebre, si era dato alla fuga il potente Gauleiter della Carinzia, Commissario supremo (Oberste Kommissar) del Litorale Adriatico, Friedrich Rainer, seguito soltanto un giorno dopo dall'amico, Gruppenführer delle SS, Odilo Lotario Globločnik che, in Polonia, si era reso responsabile dello sterminio di circa due milioni e mezzo di ebrei e di oppositori politici, per lo più polacchi (Aktion Reinhard). La sera del 29, secondo un testimone, fu Joseph Oberhauser, mandato a Trieste alla Risiera dal campo di sterminio di Treblinka, a decidere di lasciare liberi gli «artigiani» del campo, forse trenta o quaranta persone in tutto, tra ebrei, non ebrei, italiani e iugoslavi. Il piccolo gruppo di donne legate in qualche modo agli aguzzini SS non sopravvisse e, a parte Federica Teich, addetta alla farmacia e all'amministrazione, che si suicidò l'ultimo giorno, è rimasto non identificato .
 
Nel corso della stessa notte, le SS fecero saltare il forno crematorio che secondo alcune testimonianze era entrato in funzione già nel febbraio-marzo del 1944. In seguito, dopo la liberazione, tra le macerie e la cenere del forno vennero ritrovate ossa e indumenti umani.
 
 
Storia di un’ex Pilatura di riso
 
Risiera.JPGLa Prima Pilatura Triestina di riso raggiunge, a sedici mesi dallo scoppio della prima guerra mondiale un capitale azionario di sei milioni di corone austriache. E proprio nel 1913 viene completato a San Sabba il complesso degli edifici, sede del nuovo stabilimento. È il ventesimo anno di vita dell'industria e la gestione chiude con un deficit di 399.698 corone. La concorrenza sta all'erta, la gestione del complesso diventa sempre più gravosa. Una rozza pianificazione prevedeva la pilatura di un milione di quintali di risone all'anno - mercato principale la Boemia. Si raggiungono invece i cinquecentomila quintali: è l'inizio della fine.
 
Gli edifici a più piani erano adibiti alla lavorazione del prodotto e magazzinaggio. Ad un grande essiccatoio era collegata una ciminiera alta circa quaranta metri. La ciminiera aveva eruttato un acre fumo di carbone a tutto il 1924. L'agonia continuò per alcuni anni sotto l'amministrazione italiana e procedeva di pari passo con il decadimento dell'Emporio.
 
Questa Pilatura di riso era uno squallido complesso di edifici color mattone sporco, situato in una delle zone più anonime e tetre negli immediati dintorni di Trieste, accanto al macello comunale, a circa cinque chilometri dal centro. Sorge in una vasta depressione a poche centinaia di metri dal mare, e sul suo lato sinistro scorre un torrentaccio, oggi coperto, chiamato pomposamente Rio Primario. Esso sfocia quasi subito nel mare del cosiddetto Vallone di Muggia. La zona è sovrastata a nord-ovest da un borgo, il vecchio villaggio sloveno di Servola.
 
Durante quasi vent’anni, dal 1929 al 1943, lo squallido stabilimento abbandonato della Pilatura vide crescere e ampliarsi il rione operaio di San Sabba. Inoltre, entro il perimetro della Pilatura, venne allestito un campo di transito per cavalli e cavalleggeri di un reggimento sabaudo, il Novara cavalleria. L’essiccatoio venne in un primo tempo trasformato in una specie di cucina da campo, gli edifici più alti in un ospizio di fortuna. Nelle vicinanze erano sorti i nuovi impianti della raffineria della società Aquila, un tentativo di insediamento industriale nella zona triestina operato dal fascismo.
 
Quest'area dell'estrema periferia della città di Trieste, divenuta poi luogo di pena, era cosi ben protetta da occhi indiscreti, cosi nascosta, così incredibilmente segreta che pochi vecchi triestini la conoscevano. Era probabilmente ignoto anche a James Joyce che, ispirandosi a San Sabba, aveva scritto una delle poesie più belle: I canottieri di San Sabba, tradotta poi da Eugenio Montale.
 
 
Strutture e metodi della Risiera
 
Quando nel settembre del 1943 i tedeschi occuparono l'ex Ôsterreichisches Küstenland, lo ribattezzarono Adriatisches Küstenland. Poi, nell'ottobre del 1943 - fra il 16 e il 29 ,sbarcarono a Trieste i primi novantadue «specialisti» dell'Einsatzkommando Reinhard. Era uno dei gruppo di pronto intervento, composto da personale altamente specializzato addetto a compiti particolari. Esso nulla aveva a che fare con le Waffen-SS, cioè con le unità da combattimento SS: i compiti erano essenzialmente politici, e militari soltanto nelle circostanze e nella misura in cui diremo. Inoltre il Kommando Reinhard non aveva alcuna dipendenza dai comandi della Wehrmacht, perlomeno su un piano gerarchico. Mentre in più casi, specialmente sul Carso e in Istria, collaborò ad alcune azioni di carattere militare nel senso antipartigiano, partecipando però anche a razzie, devastazioni, incendi e cattura di civili.
 
Certamente fu rilevante il fatto che a capo di tutta l'organizzazione di polizia e antiguerriglia fosse stato posto il triestino Globločnik già Brigadeführer SS nel distretto di Lublino, il quale era vissuto a Trieste fino al 1923 poi trasferitosi a Klagenfurt e che spesso era ritornato negli anni Trenta «in visita» nella sua città e in generale nel Veneto.
 
Operativamente era necessario trovare un punto di appoggio militare e tale base logistica, all'inizio Polizeilager e centro di partenza e di rifornimento per i capisaldi tedeschi in Istria, fu la ex Pilatura di riso di San Sabba. Si trattava di un comprensorio vasto circa settemila metri quadrati con altri quattromila metri quadrati aggiunti a sud, verso il mare, dove, fra l'ottobre e il dicembre 1943, venne stabilita la base operativa di questo gruppo di specialisti. Il comando venne assunto dal Kriminalkommissär, Christian Wirth. Fu Wirth a definire la Risiera di San Sabba Polizeilager, probabilmente perché la sua mentalità di poliziotto non gli faceva balenare subito l'idea che questo centro militare potesse e «dovesse» trasformarsi rapidamente in un campo di concentramento, di transito e, dall’inizio del 1944 in un Vernichtungslager, un luogo di sterminio sistematico di una parte dei prigionieri catturati a Fiume, a Trieste, nel Friuli, nel Veneto, sul Carso e in Istria.
 
Le notizie che riguardano la struttura e la vita quotidiana della Risiera sono frammentarie; è difficile riuscire a tracciare una ricostruzione articolata della sua vita quotidiana perché il campo si trasformò rapidamente in caserma per le SS provenienti dalla Polonia, ma non per tutte, per gli ucraini e i ruteni che avevano seguito l'Einsatzkommando Reinhard (e alcuni di loro avevano con sé le proprie donne); perché, per ordine di Globločnik, si dovette procedere all'addestramento militare di quello che impropriamente venne chiamato il battaglione David, un battaglione di camicie nere e di altre formazioni della Repubblica mussoliniana; perché il campo cominciò a venir impiegato come punto di transito degli ebrei catturati dai sottufficiali . Suchomel e Hackenholt, prima nella zona di Fiume, poi nell'area del Friuli orientale; perché vi si costituì e organizzò un grande magazzino dei beni razziati; perché, infine, il problema della guerriglia stava diventando nel settore del Carso goriziano-triestino-fiumano uno scottante problema militare. Fu dunque la situazione obiettiva dell'occupatore tedesco a indurlo a creare un fortilizio militare nel perimetro urbano, anche se alla periferia - anzi, allora, all'estrema periferia - della città.
 
ingresso.JPGCarlo Schiffrer, storico e uno dei maggiori antifascisti di Trieste, scrisse sulla rivista «Trieste» (luglio-agosto 1961): «Gli occupatori adattarono la Risiera alle proprie necessità per farne uno strumento del cosiddetto “ordine nuovo” - e di quell'ordine essa oggi si può considerare simbolo. Essa divenne insieme caserma di occupazione e prigione, centro di srnistarnento degli infelici destinati alla deportazione e magazzino di beni saccheggiati, tribunale segreto e luogo di esecuzioni capitali. Già l'adattamento dei vecchi edifici alla nuova funzione è attuato con cura meticolosa e secondo un piano al quale non possiamo negare una sua logicità, anche se rivela l'inumanità di chi lo concepì. Subito presso l'entrata un primo cortile; a sinistra il corpo di guardia e l'abitazione del comandante; a destra gli alloggi per i sottufficiali SS germanici e ucraini e per le donne di questi ultimi. Di fronte all'entrata un edificio trasversale con o quanto si trova in una normale caserma, cioè camerate, cucina, spaccio, infermeria, uffici, armeria, depositi vari ecc. [ ... ] Il comando naturalmente è germanico ma la truppa comprende ucraini e italiani arruolati con la forza; il trattamento dei militari varia secondo la nazionalità; i peggio trattati sono proprio gli italiani ...»
 
Lo storico non era infatti al corrente che non proprio tutti questi “poveri italiani” del battaglione David e delle altre formazioni addestrate dai tedeschi erano stati arruolati con la forza; che inoltre gli ucraini a San Sabba non ebbero funzioni di secondo ordine; si trattava di persone perfettamente consapevoli della scelta fatta, i quali godevano della fiducia incondizionata dei germanici.
 
Ci sono notizie incomplete anche sui metodi di sorveglianza esterna del campo. In un primo tempo sarebbero stati incaricati della vigilanza i militi fascisti, poi i carabinieri, mentre dall'aprile 1944 la custodia sarebbe stata affidata alle SS italiane. Né il primo comandante del campo Wirth (che però aveva la più ampia qualifica di «ispettore»), né il secondo comandante, Allers (anch'egli «ispettore»), hanno mai abitato a San Sabba.
 
cortile.JPGLa descrizione del lager fatta dallo Schiffrer continua: «Un sottopassaggio a volta ricavato nel pianterreno porta a un secondo cortile, al quale hanno accesso soltanto gli elementi più fidati: gli italiani sono sospetti e poi potrebbero avere maggiori occasioni di disertare e di mimetizzarsi nella vicina città italiana, perciò di diffondere le notizie su che cosa succede in quel luogo di morte. In fondo al cortile c'è il magazzino-deposito dei beni razziati, soprattutto agli ebrei locali. Tutto il rimanente edificio di sinistra è destinato ai reietti; ci sono alcune ampie camerate che accolgono per periodi di solito brevi i vari elementi destinati alla deportazione; ci sono, al piano terreno, le celle d'isolamento per gli inquisiti, anguste, prive di finestre e di aria: le condizioni di vita vi sono terribili e tali da schiantare in breve le tempre più forti. Di fronte all'edificio delle prigioni, sulla destra di chi entra nel cortile, c'è il forno crematorio. Riflettiamo su questo solo particolare: prigione e forno crematorio, l'una di fronte all'altro; di modo che dalla prima non si poteva non vedere o non sentire ciò che accadeva nel secondo ...».
 
All'alloggio del comandante del campo, anzi per essere più precisi del capo-esecutivo del campo si accedeva attraverso una scala esterna assai scomoda e pericolosa. Ma all'alloggio del comandante - al pianterreno era stato sistemato il posto di guardia - era possibile accedere anche da un cancelletto che dà sulla via Rio Primario. L'arredamento del posto di guardia era composto da sei brande, un tavolo e da alcune sedie, mentre l'alloggio di Oberhauser era raccogliticcio, ma con qualche comodità.
 
Nell'edificio maggiore, quello posto trasversalmente ai muri perimetrali, alloggiavano alcune SS ucraine e, alla fine del 1943, una ventina di italiani provenienti da reparti della Milizia difesa territoriale, gente più sbandata che altro, la quale non era in grado di disporre della propria vita.
 
Le cucine avevano subito una trasformazione radicale. A capo dell'organizzazione erano state poste le donne ucraine, mentre la cucina per i prigionieri in un primo tempo era stata affidata a un'ebrea di Zagabria.
 
celle.JPGDalle 17 «piccole celle» - quelle cosiddette della morte (più la cella maggiore, la cella della morte per antonomasia situata a sinistra del pianterreno) si passava nella camera a gas mobile, o nel garage trasformato in camera a gas e poi nel forno crematorio, oppure ad una morte violenta, qualunque fosse stato il mezzo usato dai tedeschi o dagli ucraini, nel forno crematorio. All'inizio del 1944, infatti, il vecchio essiccatoio della Pilatura di riso era stato trasformato in crematorio.
 
In base ad alcune testimonianze di superstiti, tre erano i metodi di sterminio nella Risiera di San Sabba: il primo è l'uso del gas venefico (o in autofurgoni mobili, o nello stesso garage); il secondo la fucilazione; il terzo, probabilmente il più terribile, l'incatenamento del prigioniero che poi veniva trascinato a lungo per terra e alla fine era colpito più volte alla testa dalla mazza del Polizeimeister. I corpi inanimati o magari con ancora un filo di vita venivano gettati nel forno.
 
posizione-forno-crematorio.JPG forno-crematorio.JPGIl vecchio essiccatoio era stato trasformato in crematorio. Proprio lì era stato utilizzato un vano piuttosto ampio, chiamato convenzionalmente «garage». Da questo garage si passava nel crematorio attraverso una porta mascherata da un vecchio mobile. La camera a gas funzionava in modo rudimentale. Come vi veniva immesso il gas venefico? I tedeschi avevano fatto venire dalla Germania un furgone particolare. Attraverso grossi tubi di scarico il gas veniva immesso nel garage.
 
I corpi venivano bruciati sulla legna, legna che spesso veniva predisposta dagli stessi prigionieri sotto il controllo degli ucraini. Una grande quantità di legna di faggio era stata appunto accantonata già sin dall'estate del 1943 in un edificio basso in fondo al secondo cortile.
 
Il forno crematorio, il famoso garage e la ciminiera, sono stati fatti saltare in aria dai tedeschi la notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, poco prima di lasciare il campo di San Sabba. È stato Joseph Oberhauser, il capo della manovalanza della Risiera, a provvedere a far sparire le tracce più evidenti delle apparecchiature di morte.
 
edificio-prigionieri.JPGCi si è chiesti spesso quanti prigionieri al giorno venivano uccisi; sarebbe stato cosi possibile dare una cifra attendibile sul numero delle vittime della Risiera di San Sabba. La risposta, anzi, le risposte che oggi possiamo proporre sono le seguenti: non siamo in grado di dire - se non con notevole approssimazione - quante persone furono uccise nel periodo che va dalla fine di ottobre 1943 al febbraio-marzo del 1944, quando il forno cominciò a funzionare. Si può affermare che, dal febbraio-marzo 1944, appunto perché il forno era in fase di collaudo, venivano cremate mediamente 30-40 persone alla volta. Ciò dipendeva anche dall'efficacia e dalla frequenza dei rastrellamenti compiuti sia dalla Wehrmacht, sia dall’Einsatzkommando Reinhard e dalle formazioni ad esso collegate. È invece universalmente riconosciuto che la data ufficiale dell'inizio dell'attività della (o delle) camera a gas mobile, del “garage”, e del crematorio risale al 4 aprile 1944 - anche se fonti diverse parlano del 17 o addirittura del 21 giugno. Possiamo così stabilire senza ombra di dubbio che il campo militare si è trasformato in campo sterminio con caratteristiche molto simili, pur se ridotto nella sua drammatica entità numerica, ai grandi campi di sterminio nazisti di Germania e di Polonia.
 
È probabile l'ipotesi secondo la quale la gassazione e la cremazione, o comunque l'uccisione e la cremazione dei cadaveri, avessero luogo di solito dalle due alle tre volte alla settimana. Il forno era stato attrezzato per cremare un massimo di cinquanta-sessanta cadaveri alla volta. Secondo le testimonianze degli abitanti in quella zona di San Sabba e di Servola (infatti dal versante orientale della collina di Servola si riesce a vedere il comprensorio del campo), la ciminiera eruttava un fumo giallognolo la sera, grosso modo dalle 21 alle 24, di solito nei giorni centrali della settimana. Alcuni testimoni oculari hanno detto che questo succedeva soltanto il martedì e il giovedì.
 
Il numero complessivo delle persone soppresse prima e durante il periodo di funzionamento del crematorio si avvicina ai 5000 prigionieri trucidati. Gli jugoslavi, che hanno in proposito una vasta documentazione, sono giunti anch'essi più o meno alla stessa cifra.
 
Gran parte dei libri-mastri dove gli uffici amministrativi di Oberhauser registravano il nome e cognome dei detenuti in transito è stata fatta sparire alla fine di aprile, così come quasi tutta la documentazione compromettente è stata bruciata nel crematorio il 28 aprile 1945.
 
Complessivamente, in circa diciotto mesi di esistenza, il campo di San Sabba avrebbe ospitato 25.000 persone. Almeno il 95% delle persone rinchiuse nel campo sono morte: o trucidate a San Sabba (circa il 25%), oppure nei campi dove venivano avviate, prima ad Auschwitz, poi, con l'approssimarsi dei sovietici essenzialmente a Dachau e a Buchenwald. Circa 1500 persone transitate da San Sabba sono riuscite a ritornare alle proprie case.
 
Parecchi sacchi di “cemento armato” venivano scaricati in mare a circa 150 metri di distanza dalla Risiera. Nei sacchi però non v'era cemento, ma resti umani.
 Bibliografia:
Ferruccio Folkel, La Risiera di San Sabba, BUR 2001
       
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