dedicata ai

 15 Lissonesi morti per la libertà

 

Che cosa ci offri, o Storia,

dalle tue gialle pagine?

Noi eravamo gente oscura,

uomini delle fabbriche e degli uffici.

Eravamo contadini con addosso

puzza di cipolla e di sudore

e sotto i baffi spioventi

imprecavamo contro la vita.

Ci sarà almeno riconosciuto

d’averti saziata d’eventi

e abbeverata con abbondanza

nel sangue di migliaia di morti?

Non vogliamo un premio per i nostri tormenti,

le nostre immagini mai giungeranno

sino ai tuoi massicci volumi

accumulati nei secoli.

Ma tu almeno racconta con parole semplici

alle genti di domani,

destinate a darci il cambio,

che valorosamente abbiamo lottato. 

Nicola Vapzarov  (poeta bulgaro, membro della Resistenza contro l’occupazione nazista del suo Paese,  fucilato all’età di 33 anni  il 23 luglio del 1942)

 

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viaggio della memoria

scriveva Primo Levi

«Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti».

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Lissone 1939 – 1945. Storie di guerra e di Resistenza

copertina

 

INTRODUZIONE

  

Sono nato quando è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, in un Paese libero e democratico: libertà e democrazia che i miei genitori, la cosiddetta "generazione del Littorio(*)", avevano dovuto conquistare faticosamente.

Non ho vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale, terminata sessantacinque anni fa, una guerra inutile e sciagurata in cui l’Italia era stata trascinata dal regime dittatoriale fascista, che aveva fatto della guerra un dato fondamentale della propria azione politica e dell'educazione dei giovani.

Il 25 aprile 1945 l’Italia era finalmente libera dall’occupazione nazista e dal fascismo. Dice il partigiano Enzo Biagi, nome di battaglia “il Giornalista”, nel suo libro “I quattordici mesi”: «Dal 1945, quel giorno di aprile rappresenta la festa della liberazione, anche se è difficile che la gente capisca un bene che ci sembra naturale. Ma dietro a quella festa e a quelle bandiere ci sono tante vite che oggi non esistono più, uomini e donne che hanno combattuto perché gli italiani fossero più liberi di pensare, di parlare, di incontrarsi fra di loro. Quando ripenso a quel periodo, provo l'orgoglio di chi si sente di essere stato dalla parte giusta, cioè con quelli che dopo l'8 settembre non andarono a Salò e fecero la Resistenza, che ha portato alla conquista di un mondo civile e della libertà per cui oggi vedi quello che vuoi, leggi quello che vuoi e scrivi quello che vuoi».

Anche quindici lissonesi persero la vita per questa causa: otto vennero fucilati e sette non tornarono dai lager nazisti. Per ciascuno di loro ho tracciato un breve profilo. A loro dedico questa pubblicazione. Molti altri lissonesi passarono cinque anni di gioventù, dal 1940 al 1945, in guerra. Ho trascritto i racconti delle vicissitudini di alcuni di loro. Sono pagine che non si leggono sui libri, ma non sono solamente delle vicende personali, sono un pezzo di Storia degli anni di guerra.

Sempre più di frequente testimonianze orali, memorie di vita, sono entrate nella base documentaria della ricostruzione storica. È la cosiddetta “storia orale” che consiste nel raccogliere dalla viva voce di testimoni oculari racconti di fatti ed eventi di rilevanza storica, per poi elaborarli, archiviarli e diffonderli.

Una mia particolare sensibilità per il racconto diretto, per la “storia orale”, mi spinge, fin quando sarà possibile, a raccogliere le testimonianze di alcuni protagonisti di quegli anni, senza peraltro trascurare le testimonianze scritte.

Ad esempio, avendo svolto una ricerca negli archivi scolastici di Lissone, ho potuto conoscere la cronaca e le osservazioni degli insegnanti sulla vita della scuola, contenute nel «Giornale della classe».

Ho qui riportato alcuni frammenti da cui si può scoprire, oltre a ciò che veniva raccontato agli alunni dai loro maestri, in che modo la scuola e gli scolari erano coinvolti nelle manifestazioni della comunità locale, nelle celebrazioni del regime e negli avvenimenti del loro Paese. Vi sono altresì degli accenni alla dura vita delle famiglie lissonesi, trascorsa tra allarmi aerei, razionamento alimentare, separazione da congiunti al fronte o in prigionia, sfollati da ospitare.

Come suggerisce il poeta Nicola Vapzarov, ho cercato di raccontare con parole semplici quanto sia costato anche alla nostra città diventare libera e democratica.

                                                                                Renato Pellizzoni

  Lissone, 8 settembre 2010



(*) Il fascio littorio: “Il simbolo del fascismo è un fascio di verghe legate strettamente insieme. Quelle verghe rappresentano la volontà di tutti gli Italiani, che è quella di stare uniti per essere forti e invincibili” (da un libro di testo del 1930 per la seconda classe elementare).

Littore, in latino lictor, (dal verbo ligo=io lego), era colui che recava i fasci di verghe legate insieme. I littori erano membri di una speciale classe di servitori civili dell'antica Roma che avevano il compito di proteggere le alte cariche dello Stato.


 

 

Venerdì 24 settembre 2010 presso  la sala Polifunzionale della Biblioteca Civica

Lissone,  Piazza IV Novembre

è stato presentato il libro

Lissone 1939 – 1945.

Storie di guerra

e di Resistenza

di Renato Pellizzoni

Presidente dell’ANPI di Lissone

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«È incredibile quante immagini tornano che sembrano scomparse per sempre ...

Nel momento stesso in cui appaiono fugacemente nella tua memoria rivivono ...

se pure per un attimo». Norberto Bobbio

 

 

 

La pubblicazione è stata realizzata con il contributo della

Cooperativa Edificatrice Gramsci di Lissone  

 

 

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