Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Le conseguenze delle leggi razziali

1 Décembre 2008 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #la persecuzione degli ebrei

Nel Censimento speciale nazionale degli ebrei, ad impostazione razzista del 22 agosto 1938 vengono censite 58.412 persone aventi per lo meno un genitore ebreo; di esse, 46.656 sono effettivamente ebree (pari a circa l’1 per mille della popolazione della penisola). Nel Consiglio dei ministri del 1-2 settembre 1938 viene approvato  un primo gruppo di decreti antiebraici che contengono tra l’altro provvedimenti immediati di espulsione degli ebrei dalla scuola. Seguono provvedimenti di espulsione degli ebrei dagli impieghi pubblici e dalle libere professioni, limitazione del loro diritto di proprietà.

Nel maggio 1942 viene istituito il lavoro obbligatorio per alcune categorie di ebrei italiani.

 

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Precettazione degli ebrei a scopo di lavoro
 

 

Nel  settembre del 1943 parte il primo convoglio di deportazione di ebrei arrestati in Italia (da Merano) ad opera dei nazisti. Il 16 ottobre 1943 la polizia tedesca attua a Roma una retata di ebrei, la più consistente dell’intero periodo. Due giorni dopo vengono deportate ad Auschwitz 1023 persone. Di questi deportati, solo 17 sopravviveranno.

Il 30 novembre 1943 viene diramato l’Ordine di polizia n. 5 del Ministero dell’interno della RSI, decretante l’arresto degli ebrei di tutte le nazionalità, il loro internamento dapprima in campi provinciali e poi in campi nazionali, il sequestro di tutti i loro beni (alcune settimane dopo verrà disposta la trasformazione dei sequestri in confische definitive; la Rsi si approprierà di terreni, fabbricati, aziende, titoli, mobili, preziosi, merci di famiglie ebraiche). Nella "caccia agli ebrei", i più accaniti sono i fascisti delle bande autonome, la banda Carità a Firenze, la banda Kock a Roma e poi a Milano, la legione Muti, e la Guardia nazionale repubblicana, le Brigate Nere, le SS italiane.

In attuazione dell’ordine del 30 novembre, nel dicembre 1943 viene allestito il campo nazionale di Fossoli, e il 19 e 22 febbraio 1944 partono i primi convogli di deportazione da Fossoli (per Bergen Belsen e Auschwitz) organizzati dalla polizia tedesca. Il campo di Fossoli si rivela quindi come il punto operativo di cerniera tra Rsi e Terzo Reich per la deportazione.

Gli ebrei arrestati e deportati nel nostro Paese furono 6807; gli arrestati e morti in Italia, 322; gli arrestati e scampati in Italia, 451. Esclusi quelli morti in Italia, gli uccisi nella Shoah sono 5791 (fonte Liliana Picciotto Fargion nell'aggiornamento del "Libro della Memoria").

Secondo uno studio di Michele Sarfatti, i perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell’Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera; gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città. Circa 2000 ebrei, tra i quali Enzo e Emilio Sereni, Vittorio Foa, Carlo Levi, Primo Levi, Umberto Terracini e Leo Valiani, parteciparono attivamente alla Resistenza dando un alto contributo al ritorno della libertà e della democrazia in Italia (1000 inquadrati come partigiani e 1000 in veste di "patrioti"), pari al 4 per cento della popolazione ebraica italiana. Circa 100 ebrei caddero in combattimento o, arrestati, furono uccisi nella penisola o in deportazione; cinque furono insigniti di medaglia d’oro alla memoria.

 

Il "Giorno della Memoria"

Legge 20 luglio 2000, n. 211

"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

 

Per ricordare la Shoah, cioè lo sterminio nazista del popolo ebraico e di tutti quanti soffrirono e morirono nei campi di concentramento, nelle prigioni naziste e fasciste di tutta Europa o che furono perseguitati, tormentati, vilipesi, persero il lavoro, la scuola, i diritti civili e poi fucilati, torturati o impiccati, solo per il fatto di essere ebrei, è stato fissato il 27 gennaio "Giorno della Memoria".

Quel giorno, vuole anche ricordare l'infamia delle leggi razziali fasciste, la persecuzione terribile degli ebrei italiani, la loro deportazione prima nel campo di Fossoli e poi in quelli di sterminio in Germania o in Polonia. Un gran numero finirono anche nella Risiera di San Sabba per essere massacrati. Altri furono prelevati nel Ghetto di Roma (più di mille, tra i quali 207 bambini) per finire ad Auschwitz o a Mauthausen. Tornarono solo in sedici. Una cinquantina morirono poi nell'infame carnaio delle Fosse Ardeatine, sempre per l'unica colpa di essere ebrei. Le autorità fasciste furono - e i fatti lo dimostrano - strettamente legate agli occupanti nazisti e fornirono nomi ed elenchi "dei figli di Israele" da portare via per sempre. Altre volte, parteciparono direttamente ai rastrellamenti e alle deportazioni. Certo, ci furono questori coraggiosi, poliziotti, carabinieri e autorità militari che aiutarono gli ebrei a rischio della vita. E altri ebrei furono salvati da tanti singoli italiani indignati per la persecuzione. Poi dalla Chiesa, dai parroci, dalle suore e dagli uomini della Resistenza antifascista.

Copertina del libro “I Giusti d’Italia”: nel libro sono raccontate le storie di italiani non ebrei che durante la Shoah salvarono uno o più ebrei dalla deportazione e dalla morte, rischiando la propria vita e senza trarne alcun vantaggio personale.
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