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La Resistenza in Europa: la Polonia

3 Octobre 2011 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

La Resistenza polacca è stata la prima, in ordine di tempo, in Europa. Nessuna popolazione è stata così compatta nella resistenza all’oppressione come quella polacca.

Nessuna parte dell’Europa ha dovuto sopportare così duramente l’occupazione tedesca come la Polonia. La Polonia è stata il solo paese, totalmente posto sotto il giogo nazista, a non avere avuto il suo Quisling.

 

Nel mese di settembre 1939, nel giro di qualche giorno l’esercito polacco è stato schiacciato nella morsa tra la Wehrmacht e le truppe russe.    

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Il paese è stato inesorabilmente diviso tra i vincitori. I polacchi diventano l’oggetto di molteplici vessazioni. Non hanno più diritto di possedere niente, né di ricevere un’istruzione che vada oltre la scuola primaria. Per circolare in bicicletta, necessitano di un «Ausweiss», un lasciapassare.

Le élite polacche poco a poco si trovano escluse, depredate; i preti arrestati, e tutti quelli che contano nel paese, vengono considerati come un magma di nemici irriducibili.

Questa politica di distruzione sistematica operata dai nazisti si tinge anche di antisemitismo. Fedele al principio del Mein Kampf, Hitler inizia, nel 1939, l’«arianizzazione» del paese. Gli ebrei non possono più esercitare professioni liberali, essere dipendenti pubblici; vengono sottoposti a censimento, schedati, costretti a portare, per i maggiori di dodici anni, un bracciale di stoffa con la stella di Davide.

 

Tutto il paese passa alla clandestinità. Lo Stato, con tutti i suoi ingranaggi, passa ad una vita sotterranea e l’occupante trova il vuoto. Subito, il Parlamento, i tribunali, la sanità pubblica, l’istruzione, la stampa, il teatro, la vita letteraria, la vita sociale, spariscono ma per continuare la loro attività “underground”. Niente governo di circostanza, non un ministero di collaborazione, ma semplicemente un governo legale in esilio on a capo il generale Sikorski.

Sikorski si stabilisce dapprima in Francia. Nel 1939 e 1940, ottantamila polacchi combattono al fianco degli Alleati. Due divisioni si trovano sulla linea Maginot, una terza riesce a passare in Svizzera. Altre due, dopo il disastro, riescono a raggiungere l’Inghilterra, dove si uniranno alla brigata Narvik (la battaglia terrestre di Narvik venne combattuta tra il 9 aprile e l'8 giugno 1940 nei dintorni della città norvegese di Narvik). Diversi polacchi che risiedono in Francia costituiscono un’importante rete di servizi segreti.

Il governo Sikorski, per tutta la durata della guerra, si mantiene in contatto con i movimenti clandestini - movimenti clandestini che si trovano nelle due zone di occupazione, la tedesca e la russa – e queste manifestano nei suoi confronti una grande disciplina.

A più riprese alcuni ministri abbandonano il loro rifugio di Londra per tornare in Polonia, dove esiste una delegazione permanente del governo. A Londra si forma un esercito polacco libero che si mette in mostra su diversi teatri di guerra. E, dal 1940, viene organizzata una struttura per consentire ai giovani polacchi di raggiungere la Francia, poi l’Inghilterra. L’esercito polacco clandestino avrà tanti titoli di gloria come quelli di chi combatte in uniforme.

 

I primi movimenti clandestini si formano nell’inverno del 1939. Portano dei nomi simbolici: «I Vendicatori», «Il Giudizio di Dio», «La mano insanguinata». Queste organizzazioni si fondono, alla fine del 1940, per diventare l’«Associazione per la lotta armata», che diventerà l’«Armata dell’Interno» o l’«Armata del paese», meglio conosciuta con le iniziali A.K.

L’ A.K. non è una formazione perfettamente strutturata, mancando di un inquadramento completo a tutti i livelli.

I polacchi, è anche vero, non hanno bisogno di imparare a vivere in clandestinità. Sono abituati. Certi anziani si ricordano ancora di quegli anni di inizio secolo in cui hanno dovuto far fronte all’Okhrana zarista, così pericolosa ed altrettanto crudele quanto la Gestapo. Come i veterani del P.P.S. (Partito Socialista Polacco) del 1905, come tutti coloro che hanno combattuto, nel 1918, al fianco del generale von Beseler i partigiani, durante gli anni della clandestinità, adottano dei nomi fittizi del tipo «Stanislao» o «Lo Scoiattolo».

Anche se il sostegno all’organizzazione clandestina da parte del governo polacco a Londra è incondizionato, i rapporti sono difficili. Benché vengano effettuate alcune trasmissioni radio dalla Francia e poi da Londra, la ricezione della BBC a Cracovia, Lvov, Varsavia e in quasi tutta la Polonia, è molto difficoltosa. I tedeschi, inoltre, hanno requisito la maggior parte delle radio riceventi. Nella zona di Varsavia una stazione trasmittente clandestina riesce a trasmettere. Dato lo scarso numero di ricevitori radio esistenti in Polonia, la radio non ha avuto quel ruolo che, ad esempio, che ha assunto in Francia. Nonostante tutto, queste trasmissioni hanno una loro utilità: i testi trasmessi vengono trascritti su dei bollettini che vengono poi distribuiti alla popolazione.

Nel 1941, presso lo Stato maggiore polacco a Londra, viene creato un ufficio che, con la sezione polacca del S.O.E. (Secret Operations Executive), è incaricato di guidare la Resistenza e di rifornirla di armi. Ma, sfortunatamente, la distanza che separa il Governo in Inghilterra e il corto raggio d’azione degli aerei dell’epoca rendono difficile e pericolose tutte le missioni. Nei due primi anni di occupazione, centoquattro operazioni sono richieste dalla resistenza, ma dodici solamente sono tentate e solo nove riescono. Una cinquantina di agenti e due tonnellate di materiale sono così paracadutati. La situazione migliora con l’uso di nuovi aerei, Lancaster e Liberator, e soprattutto quando gli aerei possono partire dalle basi poste in Italia.

Al loro arrivo, i tedeschi trasformano le scuole in caserme e ne proibiscono l’apertura di nuove. Uno degli scopi dei nazisti è limitare il livello di istruzione dei polacchi a bassi livelli.

Centinaia di insegnanti e di scienziati vengono arrestati ed inviati nei campi di concentramento. Gli occupanti distruggono le biblioteche, saccheggiano le librerie, chiudono le università. Viene allora creato tutto un sistema di istruzione superiore clandestino, un insegnamento perfettamente organizzato che distribuisce diplomi regolari. Le lezioni continuano in piccoli gruppi, nei luoghi più diversi e raramente due volte nello stesso posto. Gli studenti polacchi, che si stima fossero circa duemilacinquecento, utilizzano granai, depositi di attrezzi, giardini come aule. A Varsavia funziona una università clandestina. Altre sono a Cracovia, a Poznan, dove si studia di tutto tranne il tedesco. Queste università hanno pubblicato clandestinamente più di duecentocinquanta opere o tesi, che hanno contribuito a preservare il capitale culturale e artistico del paese.

 


giornale-polacco.jpgLa coccinella polacca

Una preghiera dei bambini polacchi apporsa sulla stampa clandestina.

Migliaia di bimbi nella Polonia occupata leggono un giornalino stampato alla macchia, in una cantina, appositamente per loro, Esso viene pubblicato in odio ai tedeschi, i quali, nella loro ossessione di estirpare lo cultura polacca dalle radici, hanno bruciato tutti i libri per l'infanzia in cui era nominata la Polonia.

 

Questo giomale clandestino si chiama Btedronka, ossia Coccinella. (...) Ne abbiamo sott'occhio un esemplare (...), il primo scritto è una preghiera, che dice: «Figlio di una terra martoriata, ti prego, Signore, di farmi sempre coraggioso. Dammi il coraggio di un uomo vero, e fa' che il mio cuore batta così forte per la Polonia da vincere ogni cosa. Fa' che il mio cuore sia pieno d'un amore di figlio, e d'una fedeltà di soldato. Proteggi la mia casa. Riparala dalla disfatta e dal lutto. E proteggi tutti coloro che lottano per la Polonia in mare, in terra e nell'aria». (...) (dal Daily Mail


Un altro mezzo che ha contribuito al paese di resistere è la stampa clandestina. Le tipografie non mancano e più di milletrecento periodici clandestini - senza contare quelli che vengono distribuiti durante l’insurrezione di Varsavia -  compaiono quasi regolarmente durante i quattro anni di occupazione. Queste pubblicazioni, curate interamente dall’A.K. e dal dalle delegazione del Governo di Varsavia, riflettono tutte le opinioni e trattano gli argomenti più disparati tra cui la teologia, l’agricoltura: su alcuni giornali vengono pubblicate anche delle poesie.

La Resistenza, o meglio l’amministrazione clandestina, organizza un certo numero di attività e si preoccupa di dare alla popolazione un’assistenza economica e sociale e di procurarle una relativa sicurezza. È alla Resistenza che incombe, in parte, assicurare il rifornimento delle grandi città, il controllo dei prezzi, procurare i medicinali ai medici. È la Resistenza che si dà anche una funzione moralizzatrice. Fa chiudere, in alcuni casi anche con la forza, i caffè malfamati, le bische clandestine, i cinema pornografici, attività più o meno incoraggiate dagli occupanti. Tutto è buono per distogliere i polacchi dal loro obiettivo essenziale: la liberazione del paese.

In Polonia, contrariamente a quanto accaduto ad esempio in Italia e in Francia, la politica di collaborazione con i tedeschi occupanti è stata un fiasco completo. Se alcuni polacchi sensibili alla propaganda pangermanica possono essere tentati, per un momento, a lanciarsi in un’esperienza analoga a quella di Vichy, devono ben presto rinunciare davanti alle esigenze di Hitler. In effetti, i tedeschi non hanno mai cercato di accordarsi con qualcuno: hanno piuttosto reclutato dei poliziotti ausiliari e incoraggiato degli individui di dubbia moralità che, per le loro attività, potevano contribuire a depravare il popolo polacco.

Due sono le attività in cui, in un primo tempo, si impegna la Resistenza polacca: la battaglia dei treni (interruzioni di linee ferroviarie, di ponti, distruzione di locomotive, incendi) e la raccolta di informazioni segrete.

La rete dei servizi segreti viene rinforzata da agenti alleati paracadutati. Il colpo più sensazionale realizzato degli uomini dell’A.K. fu la scoperta dei segreti delle basi delle V1 e delle V2, che erano destinate a colpire l’Inghilterra.

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Fu così che la base di Peenemünde fu bombardata e annientata.

L’Armata dell’Interno si impegnò anche in veri e propri combattimenti contro i nazisti, oltre ad effettuare attentati contro le forze di occupazione.

 

I partigiani dell’A.K. nell’insurrezione di Varsavia

Varsavia-agosto-1944-quartiere-liberato.jpgIl 1° agosto 1944 inizia l’insurrezione di Varsavia. I partigiani dell’A.K., che portano al braccio dei fazzoletti bianchi e rossi, i colori della Polonia, si battono come diavoli. Incurante del pericolo la popolazione scende per le strade. Si vedono dei ragazzi attaccare dei carri armati con in pugno delle pistole. La risposta è violenta e brutale. Le mitragliatrici crepitano e tirano sulla folla. Solamente un uomo su tre dell’A.K. è armato. Allora vengono preparate bottiglie molotov e si recuperano le grante dei caduti. Verso la fine di agosto la situazione, a poco a poco, diventa drammatica sia per i partigiani dell’A.K. che per gli abitanti di Varsavia. La città manca di tutto e anche l’acqua e l’elettricità cominciano a scarseggiare.

I russi che sono alle porte della città non intervengono in aiuto degli insorti. Solamente l’11 settembre alcuni apparecchi russi sorvolano la città e lanciano dei rifornimenti. Lo stesso giorno, Stalin che fino ad allora si era opposto, accorda la sua autorizzazione ai grossi aerei da trasporto degli Alleati di atterrare in Unione Sovietica, dopo aver paracadutato i loro conteiner di armi e viveri sulla città.

Dopo sei settimane di combattimenti che Varsavia ha condotto da sola, la Russia decide di accordarle il suo aiuto. Le armate sovietiche occuperanno, il 14 settemre, la periferia di Praga (quartiere di Varsavia) situata sulla riva destra della Vistola. L’artiglieria e l’aviazione sovietica cominceranno ad aiutare gli insorti. Gli aerei russi lanciano armi e viveri. L’aiuto sovietico si rivela tardivo ed insufficente e non ha alcuna influenza decisiva sull’ulteriore corso degli avvenimenti. L’insurrezione soccombe. La situazione a Varsavia precipita. Nella città regna la fame, i morti sono abbandonati per le strade, dappertutto vi sono rovine fumanti.

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La popolazione è allo stremo dopo due mesi di combattimenti.

Varsavia cade dopo 63 giorni di lotta eroica contro un nemico che ha una superiorità schiacciante.

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Distrutta per l’11% nel 1939, al 25% durante l’insurrezione del ghetto, al 25% nell’insurrezione di agosto, Varsavia, di cui non restano che delle rovine, sarà rasa al suolo dai tedeschi.

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«Varsavia non è che la definizione geografica di un punto preciso sulla carta geografica. La città non esiste più ...» affermava in quei giorni Adolf Hitler.

 

Duecentomila polacchi sono morti. Migliaia si trovano deportati, una capitale ridotta a niente. Il solo risultato positivo dell’insurrezione di Varsavia, in quella terribile estate del 1944, è stato quello di immobilizzare un grosso contingente di forze tedesche, che hanno avuto 17.000 morti e 9.000 feriti. I tedeschi hanno perso importanti depositi di materiale, che sono stati occupati dagli insorti o incendiati. Hanno, inoltre perso tutte le officine di riparazione e i loro posti di approvvigionamento, che non sono stati rimpiazzati. Al fronte i soldati tedeschi si sentivano minacciati da questa insurrezione che era scoppiata dietro le loro linee. Questi risultati, benché non trascurabili, non reggono il confronto con quello che è stato il martirio di Varsavia.

Gli insorti erano all’oscuro degli accordi interalleati di Teheran, dove “i tre grandi” avevano diviso il mondo in zone di influenza.    

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Apparentemente, Stalin ha deliberatamente sacrificato la popolazione polacca, così come Roosevelt. Più vicino al dramma polacco, Churchill l’ha meglio compreso, ma non ha potuto né voluto andare fino in fondo.

 

Per tre mesi Varsavia rimane terra bruciata, senza più vita. La grande offensiva russa ha inizio il 13 gennaio 1945. Senza incontrare una vera resistenza, l’Armata rossa occupa Kiece il 15 gennaio, Varsavia e Czestochowa il 17 gennaio. Pian piano tutte le altre città vengono via via occupate. Entro la fine di gennaio, quasi tutta la Polonia, come nel 1939, è occupata dai sovietici. La Russia impone la sua autorità politica. Il Comitato di Lublino si trasforma in governo che viene presto riconosciuto da Mosca. Da Lublino, il 18 gennaio 1945, si trasferisce a Varsavia.

 

generale-Wladyslaw-Anders.jpgIl generale Anders (organizzatore del II Corpo d'Armata polacco che operò ai suoi ordini in Medio Oriente e in Italia, segnalandosi nella battaglia di Montecassino e nella battaglia di Ancona; morto a Londra il 12 maggio 1970, è seppellito, secondo la sua volontà, nel cimitero militare polacco di Montecassino, a fianco dei suoi compagni caduti in battaglia) scrisse:

«La nazione polacca, passando direttamente dall’occupazione tedesca a quella sovietica, non si è potuta opporre. Forse i nostri alleati occidentali, Inghilterra e Stati Uniti non potevano permettersi di ostacolare la Russia? Ma la Polonia sperava, almeno, che le potenze occidentali non riconoscessero questo dato di fatto creato dalla Russia sulle terre polacche.»

 

Bibliografia:

Eric de Goutel – Histoire secrète des maquis étrangers – Editions de Crémille, Genève

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