Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"
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25 aprile 2021

18 Avril 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

25 aprile 2021

In ricordo dei partigiani, militari, civili e di tutti coloro che hanno contribuito, anche a sacrificio della vita, alla lotta contro l’oppressione nazifascista, per ridare libertà, pace e giustizia al nostro Paese.

25 aprile 2021

Nella Giornata della festa della Liberazione, nel Parco della Resistenza di Via Don Minzoni, angolo via Dante, avverrà l'inaugurazione del monumento "La Pace regni nel mondo", realizzato dalla scultrice Virginia Frisoni, e donato alla Città di Lissone dalla sezione "Emilio Diligenti" dell'ANPI. L'opera rappresenta una colomba, simbolo universale di pace.

dal sito del Comune di Lissone

dal sito del Comune di Lissone

foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli
foto di G. Radaelli

foto di G. Radaelli

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Le donne nella Resistenza in Lombardia

6 Mars 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Le donne certamente hanno portato nella Resistenza valori specifici e il loro apporto, anche quando facevano le stesse cose, era profondamente diverso da quello degli uomini. Meno politicizzate, sentivano in compenso più forte l'impegno generale per un mondo diverso e migliore; meno militarizzate, erano in compenso più sensibili alla solidarietà nella lotta senza distinzioni di gruppo; meno protagoniste, profondevano anonima abnegazione a piene mani.

[...]

Nei libri scritti da uomini, storici o politici o, più spesso, da ex comandanti partigiani, le donne compaiono poco, talvolta come nota di colore e sono viste quasi sempre in funzione di aiutanti, di collaboratrici anziché di vere e proprie combattenti in prima persona quali sono state. I capi esprimono la loro riconoscenza, quasi che la partecipazione fosse un aiuto da persona a persona e non un intervento diretto in una lotta tesa alla realizzazione di comuni ideali.

Le donne, anzi, avevano un ideale in più: quello della loro personale liberazione, quello di una società diversa in cui diversa fosse la loro collocazione. Di questo non tutte erano consapevoli, soprattutto all'inizio, ma la cosa balza agli occhi nei fogli clandestini, dove si avanzano rivendicazioni quali il voto, la parità salariale e la parità in famiglia.

[ ... ]

Occorre inoltre ricordare che le donne erano tutte assolutamente volontarie, a differenza degli uomini, in particolare dei giovani in età di leva, per i quali una scelta comunque si imponeva: lasciarsi mandare in un campo di lavoro in Germania, entrare nelle Brigate nere o salire in montagna coi partigiani. Le donne avrebbero potuto restarsene a casa tranquille; trovavano facilmente lavoro appunto in sostituzione degli uomini e da amichevoli rapporti coi tedeschi o coi fascisti avevano solamente da guadagnare, in un momento in cui la mancanza di viveri e di altri generi indispensabili, di cui questi largamente disponevano, si faceva sentire in modo drammatico.

Volontarie quindi, e spesso entusiaste, affrontavano rischi e fatiche con uno spirito che stupiva i compagni.

Erano tante. Difficile fare un conto anche approssimato, perché raramente le donne erano iscritte nei ruolini delle formazioni; questo avveniva solo per le combattenti in armi - non poche - che giunsero anche a funzioni di comando con gradi militari poi ufficialmente riconosciuti alla liberazione. La maggior parte assolvevano a compiti di natura diversa, ma non per questo meno pericolosi.

1945-25-aprile-Milano-partigiane.JPG partigiana-in-bicicletta-Modena-liberata.jpg

C'erano le famose staffette, che erano in verità quasi sempre veri e propri ufficiali di collegamento e non solo «battistrada» nelle azioni e negli spostamenti; quel tipo di lavoro era facilitato dalla maggiore possibilità di movimento per le donne, anche in zone controllate dove gli uomini venivano di regola fermati.

C'erano le informatrici, talvolta addirittura infilate come impiegate negli uffici militari o paramilitari tedeschi o fascisti; a queste facevano capo altre, che portavano le notizie interessanti direttamente alle formazioni, a tappe forzate, magari a piedi o in bicicletta, riuscendo spesso a vanificare progettati rastrellamenti.

C'erano le infermiere, che agivano dentro e fuori dagli ospedali nascondendo e curando feriti, o raggiungendoli in formazione; le dottoresse, che sovraintendevano a una complessa rete di ospedaletti da campo.

C'erano le addette alla stampa, che operavano nelle redazioni clandestine e badavano alla distribuzione di giornali e volantini. C'erano le portatrici d'armi, le segretarie dei comandi, le addette alla organizzazione di alloggi clandestini e luoghi d'incontro per i capi militari e politici.

C'era insomma intorno al movimento partigiano, sia in città che sui monti, una fitta ragnatela di donne che facevano tutto, fronteggiando le situazioni più impensate, spostandosi continuamente, aiutandosi fra loro e scegliendosi l'un l'altra con sicuro intuito in cerchi sempre più larghi, sempre più complessi e sempre più fluidi.

partigiane.jpg staffette-partigiane.jpg

Bibliografia: Giuliana Beltrami Gradola - Donna lombarda - a cura di Ada Gigli Marchetti e Nanda Torcellan, Milano, Angeli, 1992. 

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Evento previsto per il 10 marzo 2021, ore 18 in diretta streaming

La Resistenza civile delle donne a Milano: Fernanda Wittgens e le altre

Si parlerà della Resistenza civile delle donne a Milano, una Resistenza senz’armi, ispirata a valori etici imprescindibili e combattuta nei musei, nelle case, nel carcere, nei luoghi di cultura, nelle scuole, salvando grandi opere d’arte, ebrei e perseguitati politici.

In particolare, parleremo di Fernanda Wittgens, prima donna direttrice della Pinacoteca di Brera, che ne ha portato in salvo dalla distruzione della guerra il patrimonio artistico, restituendone nel 1950 il Palazzo, distrutto dai bombardamenti, e portando a termine il recupero de il Cenacolo di Leonardo.

Per avere salvato famiglie ebree e antifascisti, scontò il carcere insieme a Adele Cappelli Vegni e le sorelle Tresoldi.

Trasmissione in diretta e interazione sui social network dell’Unione femminile nazionale, di Milanosifastoria e di Anpi provinciale Milano

YouTube: https://www.youtube.com/user/unionefemminile

Facebook:

https://www.facebook.com/unionefemminile

https://www.facebook.com/AnpiProvincialeDiMilano

https://www.facebook.com/milanosifastoria

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Giornate del tesseramento ANPI 2021

17 Février 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Sabato 27 e domenica 28 febbraio si svolgeranno le giornate del tesseramento ANPI 2021.

In questa occasione la sede di Lissone (Villa Magatti, Piazzale S. Pertini) rimarrà aperta,  rispettando tutte le norme di sicurezza,

Sabato 27/02 ore 15,00 – 17,30

Domenica 28/02 ore 10,00 – 12,00

vista la situazione sanitaria non possiamo garantire i tradizionali appuntamenti pubblici, pertanto vi invitiamo ad utilizzare questa ed eventuali altre aperture della sede.

 

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10 febbraio: Giorno del ricordo

7 Février 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #episodi di storia del '900

le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo
le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo

le tragedie del confine orientale dell'Italia: fascismo, foibe, esodo

«La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» (legge 30 marzo 2004 n. 92)

Articoli sull’argomento pubblicati nel sito:

Per comprendere il perché delle foibe o dell’esodo di molti italiani che risiedevano lungo i confini orientali dell’Italia:

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/FASCISMO_FOIBE_ESODO_1918_1956_Le_tragedie_del_confine_orientale-240947.html

La fine per fame e malattie di donne, bambini e antifascisti. Nel campo fascista di Arbe morirono centinaia di sloveni e croati.

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Il_campo_fascista_di_Arbe-4520561.html

Le dimensioni dell'Esodo degli italiani

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Le_dimensioni_dellEsodo-8515033.html

Le motivazioni a spingere gli istriani ad abbandonare la loro terra

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/Le_motivazioni_degli_esuli-8515038.html

Tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, alla frontiera orientale d'Italia più di 250.000 persone, in massima parte italiani, dovettero abbandonare le proprie sedi storiche di residenza, vale a dire le città di Zara e di Fiume, le isole del Quarnaro - Cherso e Lussino - e la penisola istriana, passate sotto il controllo jugoslavo.

http://anpi-lissone.over-blog.com/pages/LEsodo_dei_giulianodalmati-8515028.html

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27 gennaio 2021: Giorno della memoria 2021 a Lissone

20 Janvier 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Giorno della Memoria

dal sito internet del Comune di Lissone

Il Giorno della Memoria si  è celebrato in città mercoledì 27 gennaio con una cerimonia in tre tappe, alla sola presenza delle autorità istituzionali.

Il Comune di Lissone è dal 2019 fra i promotori e fondatori del Comitato per le Pietre d'Inciampo, ovvero sanpietrini collocati sull'asfalto in prossimità di luoghi emblematici per le persone che hanno perso la vita nei campi di concentramento.

La celebrazione del 2021 si è svolta proprio nei due luoghi della città che già ospitano le Pietre d'inciampo - posate nel 2019 e nel 2020 - e nel terzo luogo che la accoglierà nei mesi a venire. La pietra d'inciampo sarà in ricordo di Gian Franco De Capitani da Vimercate.

Per dare alla cittadinanza la possibilità di partecipare - seppur a distanza - ad un momento di forte coesione comunitaria, l'intera cerimonia è stata filmata e fotografata e pubblicata sul sito internet del Comune di Lissone oltre che sui canali social del Comitato per le Pietre d'Inciampo.

 

il filmato della cerimonia tenutasi a Lissone in occasione del Giorno della Memoria e la simbolica posa della Pietra d'Inciampo a ricordo di Gian Franco De Capitani da Vimercate.

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Alcune immagini della cerimonia 

foto di Gianni Radaelli
foto di Gianni Radaelli
foto di Gianni Radaelli
foto di Gianni Radaelli
foto di Gianni Radaelli

foto di Gianni Radaelli

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Giorno della Memoria 2021

20 Janvier 2021 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Giorno della Memoria

PAROLE DI MEMORIA

20 – 27 GENNAIO:

UNA SETTIMANA DI EVENTI ON LINE

Interviste, teatro, letture, dedicate alla memoria della deportazione.

Eventi online sui canali web e social della Provincia di Monza e Brianza

 

Programma definitivo della settimana del 27 gennaio elaborato dal comitato Pietre di Inciampo e la Provincia di Monza Brianza in collaborazione con le altre associazioni promotrici.

 

Giorno della Memoria 2021

Inoltre, a Monza, la mattina del 27 gennaio verranno deposte due corone: una alla stazione ferroviaria e l'altra con una breve cerimonia in presenza al Bosco della Memoria .

Si potrà partecipare mantenendo le distanze di sicurezza.

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AUGURI 2021

18 Décembre 2020 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Nell’anno che si chiude anche noi dell’ANPI abbiamo dovuto rinunciare a molte attività a causa dell’emergenza sanitaria.

Questo non ci ha impedito di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile e, nel rispetto delle regole, alla campagna elettorale per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Avevamo dato indicazione di votare NO proprio in nome della difesa della democrazia e della Costituzione che sono la nostra stessa ragion d’essere.

Le circostanze drammatiche del 2020 ci hanno obbligato a vivere un nuovo significato della parola “resistenza”, che però in fondo vuol dire ancora una volta partecipare tutti insieme a uno sforzo collettivo in nome del bene comune.

Auguriamo a tutti i cittadini lissonesi di resistere con tenacia per arrivare quanto prima a una vita più normale.

Speriamo sia di buon auspicio il fatto che quest’anno riusciremo finalmente ad inaugurare il Monumento alla Pace che la professoressa Frisoni ha voluto offrire alla nostra comunità.

Buon anno a tutti!

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"Soldati delle paludi", il canto del ricordo dei crimini contro l'umanità

28 Novembre 2020 , Rédigé par Renato Publié dans #Resistenza europea

Soldati delle paludi.

Lontano all'infinito si estendono

grandi prati paludosi.

Non un uccello canta

sugli alberi secchi e cavi.

 O terra di afflizione

dove dobbiamo senza sosta zappare,

zappare!

In questo campo cupo e selvaggio,

circondato da mura di ferro,

ci sembra di vivere in gabbia

in mezzo a un grande deserto.

O terra di afflizione ...

Rumore di passi e rumore di armi,

sentinelle giorno e notte

e sangue, grida, lacrime,

la morte per chi fugge.

 O terra di afflizione ...

Ma un giorno della nostra vita

la primavera rifiorirà.

Libero allora, o Patria!

Dirò: sei mia.

 O terra infine libera

dove potremo rivivere, amare!

O terra infine libera

dove potremo rivivere, amare,

amare.

 

Il canto Soldati delle paludi fu composto nel 1934 in uno dei primi campi creati nelle paludi, alla frontiera tedesco-olandese, da un detenuto minatore, Johan Esser; fu messo in versi dal poeta Wolfgang Langhoff e musicato da Rudi Goguel, anch'essi prigionieri.

Soldati delle paludi fu cantato già nel 1936 in Spagna dalla Brigata internazionale.

Questo canto è diventato per i deportati di tutti gli altri Paesi l'inno della speranza e, in seguito, del ricordo dei crimini contro l'umanità.

Tratto da:

Qui non ci sono bambini. Un'infanzia ad Auschwitz di Thomas Geve - Einaudi 2011 Yad Vashem Publications.

 

Thomas Geve nasce a Stettino, sulle rive del Baltico, nel 1929. A cinque anni si trasferisce con la madre a Berlino presso i nonni, mentre il padre è costretto a emigrare in Inghilterra. Nel 1943, a poco più di tredici anni, viene deportato ad Auschwitz e in seguito a Gross-Rosen e Buchenwald, dove finalmente, nell'aprile del 1945, irrompe l'esercito alleato che libera gli internati. Geve chiede delle matite e dei fogli con cui fissa in 79 disegni il ricordo della prigionia. Riunitosi al padre, dopo la guerra si trasferisce prima a Londra e poi in Israele, dedicandosi alla carriera di ingegnere civile. Nel 1985 dona i suoi disegni al museo Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'Olocausto, dove vengono raccolti, restaurati e conservati.

Da quei giorni del 1945 Thomas Geve non ha mai più disegnato.

 

Thomas-Geve-1945.jpg 

Thomas Geve, nel 1945, nel centro di convalescenza svizzero; ha quindici anni e sta scrivendo a suo padre.

Due dei disegni di  Thomas Geve:

la-porta-di-Birkenau.jpg 

Un altro mondo – la porta di Birkenau.

È da questa porta del campo di Birkenau che passavano le vittime.

 

La-cultura-ad-Auschwitz.jpg 

La cultura ad Auschwitz.

Impiccagione di dodici polacchi, sospettati di aver tentato la fuga.

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Delitti e castighi: il 20 novembre 1945 iniziava il processo di Norimberga

20 Novembre 2020 , Rédigé par Renato Publié dans #il secondo dopoguerra

Criminali nazisti nel processo di Norimberga (20 novembre 1945 – 31 agosto 1946).

 

Nella seduta inaugurale del processo di Norimberga ai criminali nazisti, il 18 ottobre 1945 a Berlino, viene nominato presidente del tribunale un magistrato inglese, Lord Geoffrey Lawrence. Il 20 novembre, alle dieci del mattino, il processo propriamente detto inizia nel Palazzo di Giustizia di Norimberga.

Otto giudici, di cui quattro supplenti, rappresentanti le quattro nazioni vincitrici della guerra, prendono posto sul palco di fronte ai 21 accusati, fisicamente presenti. Gli accusati dovevano essere in numero maggiore, ma gli esponenti di spicco del regime nazista, Hitler, Goebbels, Himler, si erano suicidati (Goering lo farà per sfuggire all’impiccagione). Il segretario particolare di Hitler, Martin Bormann, si è reso irreperibile; la sua morte non è mai stata provata: sarà giudicato in contumacia. Due altri accusati eviteranno il giudizio della corte: l’industriale Gustav Krupp, vecchio e mentalmente in uno stato da renderlo impossibilitato a comparire, e il capo del Fronte del Lavoro nel III Reich, Robert Ley: il 25 ottobre si era suicidato nella sua cella.

Alla 405ma udienza, il 31 agosto 1946, vi furono le ultime dichiarazioni degli imputati, la cui difesa era stata assicurata da ventisette avvocati, aiutati da cinquantaquattro assitenti e sessantasette segretari.

I capi d’accusa:

1)    « congiura »: messa in atto di un piano tendente alla conquista del potere assoluto al fine di realizzare ulteriori crimini

2)    « crimini contro la pace »: violazione di 34 trattati internazionali e guerre di aggressione che scatenano un conflitto mondiale

3)    « crimini di guerra »: uccisioni collettive su grande scala (ordinati o tollerati), toture, lavoro forzato, sfruttamento economico

4)    « crimini contro l’umanità »: persecuzione degli avversari politici e delle minoranze razziali e religiose, sterminio di comunità etniche: quest’ultimo definito come genocidio, secondo il diritto internazionale, fissato nel 1944.

Oltre alle persone fisiche, l’accusa si applica anche alle organizzazioni legate al potere hitleriano : Gabinetto del Reich, enti dei capi politici del partito nazista, alti comandanti delle forze armate, SS, SA.

Il verdetto viene pronunciato il 1° ottobre 1946.

da sinistra a destra:  Hermann Goering, Rudolf Hesse, Joachin von Ribbentrop

Dodici imputati vengono condannati alla pena di morte, di cui uno in contumacia (Martin Bormann).

Nella notte del 16 ottobre 1946, dieci uomini sono impiccati nella palestra della prigione di Norimberga, da un boia texano, John C. Woods, sergente dell’esercito americano, (Hermann Goering si era suicidato alla vigilia della sua esecuzione, assumendo una capsula di cianuro verosimilmente fornitagli dal generale delle SS von dem Bach_Zelewski, il responsabile del massacro nel ghetto di Varsavia).

Il primo giustiziato è Joachin von Ribbentrop, ministro degli Esteri. Dopo di lui, il maresciallo Wilhem Keitel, capo dell’Alto Comando della Wermacht (che aveva firmato la resa incondizionata della Germania); Ernt Kaltenbrunner, capo dell’Ufficio centrale della sicurezza e responsabile dei campi di concentramento; Alfred Rosemberg, teorico del razzismo, ministro dei territori occupati dell’Est; Hans Frank, governatore generale della Polonia; Wilhelm Frick, ministro degli Interni poi protettore della Boemia-Moravia; Julis Streicher, antisemita fanatico, direttore del giornale Dër Stürmer (L’attaccante); Friz Sauckel, organizzatore del lavoro coatto nei territori occupati dal Reich; Alfred Jodl, generale capo di Stato Maggiore; Arthur Seyss-Inquart, austriaco, artefice dell’Anschluss. Gli altri imputati sfuggirono alla pena di morte. Il delfino di Hitler, Rudolf Hesse, fu condannato all’ergastolo (detenuto, dal maggio 1941 in Inghilterra dove si era rifugiato clandestinamente per tentare di negoziare una pace separata, non potendo ritenerlo responsabile delle atrocità legate all’invasione delll’URSS). Morirà ufficialmente « suicidato » - nel 1987 – all’età di 93 anni, nel carcere berlinese di Spandau, di cui era il solo e ultimo detenuto, dopo una detenzione record di quarantasei anni (contando anche quelli trascorsi oltre Manica). Sono stati condannati alla prigione a vita anche Walter Funk,  presidente della Reichbank (liberato nel 1957 perché giudicato inadatto alla detenzione) e il Grande Ammiraglio Erich Raeder liberato nel 1955 per ragioni di salute), Baldur von Schirach, fürer della gioventù, e Albert Speer, ministro degli Armamenti e dell’Economia di guerra, condannato a venti anni di prigione. L’uno e l’altro furono liberati nel 1966 dopo aver scontato completamente la loro pena. Kostantin von Neurath, predecessore di Ribbentrop, al Ministero degli Esteri, e il Grande Ammiraglio Karl Dönitz, organizzatore della guerra sottomarina, presidente del Reich, nominato da Hitler nell’aprile del 1945, furono condannati rispettivamente a quindici e dieci anni di prigione. Infine tre imputati furono assolti: Hjalmar Schacht, ex ministro dell’Economia, Franz von Papen, ex cancelliere «recuperato» dai nazisti, e Hans Fritzche, aiutante di Goebbels al Ministero della Propaganda, ex commentatore di Radio Berlino. Schacht, arrestato dopo il fallito attentato ad Hitler nel luglio 1944, restò per un po’ di tempo nelle prigioni tedesche malgrado la sua assoluzione nel processo di Norimberga. Lo stesso per von Papen e Fritzche che furono condannati alla prigione dai tribunali della denazistificazione.

1946 condanne processo Norimberga

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Lissone IV Novembre 2020

31 Octobre 2020 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Comunicato dal sito del COMUNE di Lissone

IV Novembre, le celebrazioni per ricordare i Caduti di tutte le guerre

Nessun corteo, ma due celebrazioni religiose per ricordare i Caduti di tutte le guerre. Osservando le normative previste dal DPCM del 24 ottobre, la Città di Lissone domenica 8 novembre celebrerà la festività del IV Novembre con tre momenti commemorativi in ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale e dei caduti di tutte le guerre.

Le celebrazioni si svolgeranno in occasione della tradizionale "Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate", appuntamento sentito e partecipato da sempre in tutta Italia.

In occasione del 102° anniversario di Vittorio Veneto, l'Amministrazione Comunale di Lissone con le sezioni locali dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra e delle Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra sarà presente alle ore 8 alla Bareggia per la Messa che sarà celebrata nella Chiesa S. Antonio Maria Zaccaria a cui farà seguito la deposizione della Corona al Monumento dei Caduti. A Lissone la celebrazione religiosa si terrà alle 10.30 presso la Chiesa della Madonna Addolorata di Piazza Maria Bambina in suffragio dei Caduti di tutte le guerre.

Alle 11.20 è previsto un omaggio, in Cimitero, al Monumento ai Caduti di tutte le guerre.

In ottemperanza alle misure anti-contagio attualmente in vigore, non verranno effettuati Cortei. Il Sindaco, a nome della Città di Lissone, renderà omaggio ai Caduti di tutte le guerre.

"Come già avvenuto in occasione del 25 Aprile, non è consentito lo svolgimento di alcuna cerimonia pubblica - afferma il sindaco Concettina Monguzzi - Il 4 novembre rimane però una data fondamentale per la storia della nostra Nazione, una giornata nella quale rivolgere un omaggio agli italiani che negli anni della guerra hanno dato la loro vita per garantire alle generazioni più giovani un futuro di pace, di libertà, di democrazia. Come segno di partecipazione e di condivisione degli ideali su cui poggia la nostra democrazia, rivolgo l'invito a esporre la bandiera italiana, simbolo del nostro essere comunità".

>> programma

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Dal sito internet del Comune di Lissone alcuni momenti della celebrazione

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