Sito dell'A.N.P.I. di LISSONE - Sezione "Emilio Diligenti"

Articles récents

Gli auguri dell'Anpi al presidente Mattarella

1 Février 2015 , Rédigé par anpi-lissone

Gli auguri dell'Anpi al presidente Mattarella

31 gennaio 2015

Auguri di buon lavoro da parte dell'Anpi al nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questa la lettera del presidente Carlo Smuraglia.

"Signor Presidente, siamo lietissimi che sia stato eletto un Presidente così rappresentativo dei valori fondamentali in cui fermamente crediamo. Le auguriamo sinceramente buon lavoro, nell’interesse della collettività nazionale e della giustizia sociale. Le assicuriamo che nell’impegno per i diritti, per la Costituzione e per la democrazia, contro la corruzione, contro la criminalità organizzata e contro ogni forma di razzismo, di neofascismo e di violenza, Ella troverà sempre al Suo fianco la nostra Associazione, fedele ai valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana.

Con sinceri rallegramenti e vivissima, rispettosa cordialità,
Prof. Carlo Smuraglia, presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

L’eccidio delle Fosse Ardeatine

Prima uscita: va alle fosse Ardeatine

"Soldati delle paludi", il canto del ricordo dei crimini contro l'umanità

25 Janvier 2015 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza europea

Soldati delle paludi.

Lontano all'infinito si estendono

grandi prati paludosi.

Non un uccello canta

sugli alberi secchi e cavi.

 O terra di afflizione

dove dobbiamo senza sosta zappare,

zappare!

In questo campo cupo e selvaggio,

circondato da mura di ferro,

ci sembra di vivere in gabbia

in mezzo a un grande deserto.

O terra di afflizione ...

Rumore di passi e rumore di armi,

sentinelle giorno e notte

e sangue, grida, lacrime,

la morte per chi fugge.

 O terra di afflizione ...

Ma un giorno della nostra vita

la primavera rifiorirà.

Libero allora, o Patria!

Dirò: sei mia.

 O terra infine libera

dove potremo rivivere, amare!

O terra infine libera

dove potremo rivivere, amare,

amare.

 

Il canto Soldati delle paludi fu composto nel 1934 in uno dei primi campi creati nelle paludi, alla frontiera tedesco-olandese, da un detenuto minatore, Johan Esser; fu messo in versi dal poeta Wolfgang Langhoff e musicato da Rudi Goguel, anch'essi prigionieri.

Soldati delle paludi fu cantato già nel 1936 in Spagna dalla Brigata internazionale.

Questo canto è diventato per i deportati di tutti gli altri Paesi l'inno della speranza e, in seguito, del ricordo dei crimini contro l'umanità.

per ascoltare Soldati delle paludi Eseguito dal coro Suoni e l'ANPI

Tratto da:

Qui non ci sono bambini. Un'infanzia ad Auschwitz di Thomas Geve - Einaudi 2011 Yad Vashem Publications.

 

Thomas Geve nasce a Stettino, sulle rive del Baltico, nel 1929. A cinque anni si trasferisce con la madre a Berlino presso i nonni, mentre il padre è costretto a emigrare in Inghilterra. Nel 1943, a poco più di tredici anni, viene deportato ad Auschwitz e in seguito a Gross-Rosen e Buchenwald, dove finalmente, nell'aprile del 1945, irrompe l'esercito alleato che libera gli internati. Geve chiede delle matite e dei fogli con cui fissa in 79 disegni il ricordo della prigionia. Riunitosi al padre, dopo la guerra si trasferisce prima a Londra e poi in Israele, dedicandosi alla carriera di ingegnere civile. Nel 1985 dona i suoi disegni al museo Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell'Olocausto, dove vengono raccolti, restaurati e conservati.

Da quei giorni del 1945 Thomas Geve non ha mai più disegnato.

 

Thomas-Geve-1945.jpg 

Thomas Geve, nel 1945, nel centro di convalescenza svizzero; ha quindici anni e sta scrivendo a suo padre.

Due dei disegni di  Thomas Geve:

la-porta-di-Birkenau.jpg 

Un altro mondo – la porta di Birkenau.

È da questa porta del campo di Birkenau che passavano le vittime.

 

La-cultura-ad-Auschwitz.jpg 

La cultura ad Auschwitz.

Impiccagione di dodici polacchi, sospettati di aver tentato la fuga.

iniziativa dell'ANPI di Lissone per il Giorno della Memoria 2015

7 Janvier 2015 , Rédigé par anpi-lissone

iniziativa dell'ANPI di Lissone per il Giorno della Memoria 2015

Venerdì 23 gennaio 2015 ore 21

nella sala polifunzionale della BIBLIOTECA CIVICA DI LISSONE

in Piazza IV Novembre

Testimonianza di Milena Bracesco, figlia del partigiano monzese Enrico Bracesco, deportato e ucciso dai nazisti nel Castello di Hartheim

e proiezione del film sulla deportazione “E come potevamo noi cantare

Enrico Bracesco

Enrico Bracesco figlio di Francesco e di Teruzzi Maria (nato a Monza il 10 aprile 1910, deceduto nel Castello di Hartheim il 15 dicembre 1944). Era il più giovane di tre fratelli antifascisti.

Caposquadra attrezzeria alla Breda V Sezione Aeronautica, fu il primo mutilato della Resistenza operaia. Fra i promotori degli scioperi del marzo 1943, arrestato e licenziato dalla Breda, fu condannato con la condizionale a un anno per “abbandono del servizio” e poi riassunto grazie all'intervento dei compagni di lavoro.

Bracesco si fece carico del rifornimento di armi alle formazioni partigiane. Riuscì a recuperare con altri gappisti ben 72 mitra e 2 mitragliatrici, che i soldati in fuga dopo l'8 settembre avevano sotterrato nel cortile della scuola Ugo Foscolo di Monza, diventata nel frattempo quartier generale dei repubblichini. La notte del 4 novembre 1943 Enrico Bracesco portò un quantitativo di armi con un motofurgone, a Michele Robecchi – anch’egli operaio alla Breda V Sezione Aeronautica - a Muggiò, ma sulla strada del ritorno, intercettato ed inseguito dalla polizia fascista nei pressi di Cinisello, uscì di strada e rimase sotto il camioncino. Trasportato all'ospedale di Monza, gli fu amputata la gamba destra. Evase dall’ospedale con l’aiuto del fratello Carlo, perché era spiato da finti malati e si nascose in una cascina presso dei parenti alla periferia della città.

Tutte le mattine il fratello Carlo si recava da lui per le medicazioni. La mattina del 15 marzo, non vedendolo arrivare, Enrico si avviò con le stampelle verso l’abitato, ma venne riconosciuto, arrestato e portato a San Vittore dove la moglie Maria Parma lo vide per l’ultima volta. Fu portato a Fossoli, poi nel lager di Bolzano, e da lì deportato, il 5 agosto 1944, a Mauthausen. Fu selezionato subito e portato al Castello di Hartheim, vicino a Linz, dove, dopo un lungo e doloroso calvario, fu assassinato.

Maria Parma (1912-1996)

Moglie di Enrico Bracesco. Cominciò a lavorare a dieci anni come apprendista guantaia. A sedici conobbe Enrico che sposò sette anni più tardi. Ebbero due figli, Luigi e Milena. Maria condivise con la famiglia Bracesco (il cognato Carlo e la moglie Maria Farina) la lunga lotta clandestina alla dittatura durante il ventennio fascista fino alla militanza partigiana e all’arresto di Enrico, nel novembre 1943. Maria rivide Enrico per un attimo al carcere di San Vittore a Milano.

Lettera di Enrico Bracesco alla moglie del 7.6.1944 dal campo di concentramento di Fossoli

Mia amatissima,

che devo dirti della fotografia? Credo di non essere in grado di esprimere i sentimenti che mi presero, quando la vidi. I miei occhi si posarono sulle tre piccole figure, cercando di indovinare i pensieri di ciascuna di esse.

Quanto tempo rimasi così assorto e lontano da ciò che mi circondava? Vidi i vostri tre sguardi posarsi su di me, mi immaginai di esservi vicino, baciando la piccola rosa appena sbocciata col suo grande profumo, che è Milena. Strinsi forte nelle mie braccia la visione di Luigi, cercando di far sorridere un pochino la sua infantile serietà, che tanto ha colpito il mio cuore. Lo so, lo sento, mi cerca in silenzio. Che dire poi di te, mia cara: ti leggo sul viso i segni del dolore e dell'attesa. Coraggio, Maria! Tutto ha fine, ti sono sempre vicino spiritualmente, sono sicuro che mi senti e che porterai a termine anche questo tuo duro compito con quei sacrifici che solo una giovane sposa e madre sa trovare la forza di sopportare, attingendo alla sua inesauribile fonte d'amore. Così state tutti e tre uniti sul mio cuore, sento un solo palpito, nè posso essere sordo al vostro richiamo: troverò certo e presto la via del ritorno e saprò farvi dimenticare i giorni tristi.

La mia salute è ottima e godo che lo sia anche la vostra: quando mi parli dei nostri piccoli e dei progressi di Milena, vorrei averla un istante solo per appagare il mio desiderio di stringerla sul petto. E Luigi comincia a scrivere qualche cosa? Baciameli forte tutti e due e te, Maria, bacio e abbraccio forte.

Tuo e sempre amatissimo Enrico.

2015

28 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone

2015

70° anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo

Auguri anche a tutti i nostri lettori

21 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Auguri anche a tutti i nostri lettori

Sono mediamente 270 i visitatori giornalieri del nostro sito. Quest’anno sono stati circa 100.000. Dalla sua creazione, nel 2007, coloro che hanno letto almeno un articolo del nostro sito ammontano a 700.000.

Come è indicato nella pagina iniziale, oltre ad articoli riguardanti le attività dell’ANPI e della nostra Sezione lissonese, il sito contiene numerosi articoli di storia d’Italia e di storia locale della nostra città, Lissone.

Auguriamo un buon Natale e un felice 2015 ai 95 iscritti della nostra Sezione ANPI di Lissone e a tutti coloro che ci seguono.

Nell’immagine, la cartolina che ci hanno inviato gli amici del Comitato Resistenza Colle del Lys che ringraziamo e ai quali contraccambiamo gli auguri.

Il Comitato Resistenza Colle del Lys è un’associazione democratica e apartitica, di promozione sociale, senza fini di lucro, che riafferma e persegue gli ideali perenni di Libertà, Giustizia e Pace, che sono gli obiettivi della Resistenza.

invito per sabato 20 dicembre

15 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

invito per sabato 20 dicembre

Tessera ANPI 2015

6 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Tessera ANPI 2015

dallo STATUTO dell’A.N.P.I. ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

Articolo 23

Possono altresì essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta, coloro che, condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità dell’A.N.P.I., intendono contribuire, in qualità di antifascisti, ... con il proprio impegno concreto alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi, con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza, con la lotta e con l’impegno civile e democratico, ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della Costituzione e della Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese.

Il documento Wilson

6 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

7 dicembre 1944

La soluzione della crisi governativa incide anche in un altro settore decisivo: pone fine alla lunga attesa della missione del CLNAI, venuta a Roma alla fine di novembre, allo scopo di ottenere una chiarificazione definitiva dei rapporti sia con gli alleati, sia con il governo stesso italiano. La missione era stata originariamente sollecitata dagli alleati, cioè dai loro rappresentanti in Svizzera, quando ancora si sperava nella conclusione vittoriosa dell'offensiva sulla gotica, ma dagli stessi alleati ristretta alle persone di proprio gradimento, a Pizzoni, per le questioni finanziarie e -«Franchi» (Edgardo Sogno), per le questioni politico-militari. Deludendo questa impostazione, essa era stata costituita invece da Parri, Giancarlo Pajetta e Pizzoni, con la partecipazione ormai divenuta secondaria del suddetto Franchi. Arrivata a Roma, aveva ricevuto una accoglienza freddissima da parte di Bonomi il quale s'era affrettato a dichiarare la propria incompetenza, rinviandola agli alleati. Con questi ultimi essa aveva pertanto iniziato una fitta serie di colloqui, dovendo rinunciare - per lo scoppio stesso della crisi - ad avere un qualsiasi appoggio da parte del governo italiano.

Finalmente il 7 dicembre

nella sala del Grand Hotel, da un canto, imponente maestoso come un proconsole, Sir W. Maitland Wilson, dall'altro, - riferisce Parri, - noi quattro si procedeva alla firma al testo dell'accordo in sei punti. Al primo punto la definizione pregiudiziale dei rapporti fra il comandante supremo alleato e il CLNAI: «Il comandante supremo alleato desidera che la più completa cooperazione militare sia stabilita e sia mantenuta fra gli elementi che svolgono attività nel movimento della resistenza; il CLNAI stabilirà e manterrà tale cooperazione in modo da riunire tutti gli elementi che svolgono attività nel movimento della resistenza sia che appartengano ai partiti antifascisti del CLNAI o ad altre organizzazioni antifasciste».

Successivamente, gli impegni assunti dal CLNAI: di far eseguire da parte del CVL «tutte le istruzioni date dal comandante in capo AAI il quale agisce in nome del comandante supremo alleato»; di mantenere al posto di «capo militare del Comando generale del CVL un ufficiale accetto al comandante in capo AAI», di «garantire la legge e l'ordine al momento della ritirata del tedesco e di salvaguardare le risorse economiche del paese in attesa che venga istituito un governo militare alleato ...», di «fare cessione a tale governo di ogni autorità e di tutti i poteri di governo e di amministrazione, precedentemente assunti», di accettare infine che i partigiani nel territorio liberato passassero alle dipendenze dirette del comandante in capo AAI «eseguendo qualsiasi ordine dato da lui o dal governo militare alleato in suo nome compresi gli ordini di scioglimento e di consegna delle armi, quando ciò venisse richiesto».

Il documento concludeva con l'obbligo di « consultare le missioni alleate ... in tutte le questioni riguardanti la resistenza armata, le misure antiincendi e il mantenimento dell'ordine».

In cambio di tanti impegni, garanzie e oneri,«un'assegnazione mensile non eccedente 160 milioni di lire» veniva «consentita per conto del comando supremo alleato per far fronte alle spese del CLNAI e di tutte le altre organizzazioni antifasciste». Ma anche sul modo d'erogazione di tale somma e sulle quote spettanti alle varie zone sanciva il controllo del solito «comandante in capo AAI».

Il documento può apparire deludente, in taluni punti persino umiliante per la Resistenza. Ben si comprendono le reazioni immediate che esso suscitò al momento della firma nei rappresentanti del CLNAI («Ad un certo momento, - testimonia Parri, - ci domandammo se convenisse firmare») e anche quelle meno immediate, ma ancor più aspre che la sua lettura suscitò in seno al CLNAI (i rappresentanti socialisti arrivarono al punto di giudicarlo «un documento di asservimento del CLNAI alla politica britannica»).

«Ma, - continua lo stesso Parri, - firmammo. Troppo grande, troppo importante, quella che avevamo ottenuto per non lasciare in seconda linea le altre considerazioni». Al di là della forma, la sostanza era questa: che gli alleati riconoscevano di fatto al CLNAI il compito di guidare la lotto armata nel Nord e rinunciavano definitivamente alla loro politica di trattare con questo o quel settore del movimento partigiano (si ricordi quali erano state le richieste iniziali
degli alleati per la formazione della stessa missione), Il finanziamento - certo utile e prezioso anche in se stesso - aveva tuttavia validità in quanto sanciva questa nuovo corso nei rapporti fra alleati e Resistenza: i primi ottenevano in cambio una serie d'impegni a garanzia che non si ripetesse in Italia una «soluzione tipo Grecia» (situazione già esclusa pregiudizialmente da tutta la condotta politica del CLNAI); la seconda vedeva infine riconosciuta a accettata la propria validità o la propria impostazione politica e militare; gli alleati erano costretti a riconoscere l'esistenza dell'esercito popolare dopo che in tanti modi s'erano adoperati per impedirne la nascita e lo sviluppo, prima sostenendo la tesi dei piccoli gruppi di «informatori e di sabotatori», poi limitando al minimo o negando del tutto i propri aiuti.

Il 26 dicembre vi fu una dichiarazione bipartita tra governo italiano e CLNAI.

Eccone il testo nella sua integrità:

Il Governo italiano riconosce il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI) quale organo dei partiti antifascisti nel territorio occupato dal nemico. Il governo italiano delega il CLNAI a rappresentarlo nella lotta che i patrioti hanno impegnato contro i fascisti e i tedeschi nell'Italia non ancora liberata. Il CLNAI accetta di agire a tal fine come delegato dal governo italiano il quale è riconosciuto dai governi alleati come successore del governo che firmò le condizioni di armistizio ed è la sola autorità legittima in quella parte d'Italia che è già stata o sarà in seguito restituita al governo italiano dal governo militare alleato.

Bibliografia:

Roberto Battaglia - Storia della Resistenza italiana – Einaudi 1964

Il secondo Governo Bonomi

1 Décembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #Resistenza italiana

Dicembre 1944: la crisi del primo governo Bonomi, che si era aperta con le dimissioni di Bonomi il 26 novembre 1944, toccava il suo punto culminante nei primi giorni di dicembre. Il tentativo del CLN d'avocare a sé la soluzione della crisi, designando il nuovo capo di governo nella persona del conte Sforza era andato completamente a vuoto: poiché sul nome di Sforza s'era rinnovato - e in forma ancor più brusca che nel giugno - il veto inglese. Scavalcando il CLN, il luogotenente aveva dato il reincarico a Bonomi, che l'aveva accettato essendo ormai in posizione di forza e avendo la massima possibilità di manovra dinanzi a un CLN disgregato. Il 2 dicembre i liberali dichiaravano d'esser disposti ad andare al governo anche senza la partecipazione di altri partiti. Il 4 dicembre Bonomi, forse preoccupato d'aver teso troppo la corda, rivolgeva un appello ai tre partiti di massa, invitandoli a collaborare con lui e offrendo loro due vicepresidenze che « avrebbero permesso di condividere più da vicino con lui... la responsabilità della direzione politica del governo ». Avendo i partiti socialista e comunista risposto all'invito negativamente, sia pure con diverse accentuazioni, nei giorni successivi si prospettava come soluzione più probabile della crisi la formazione d'un governo che escludesse da sé ogni rappresentanza della sinistra o d'un «governo a tre» (democrazia cristiana, liberali, democrazia del lavoro). Il 7 dicembre Togliatti aderiva alle proposte di Bonomi e pertanto si costituiva il nuovo governo, restando all'opposizione i socialisti e gli azionisti.

Bibliografia:

Roberto Battaglia - Storia della Resistenza italiana – Einaudi 1964

Giornata nazionale del tesseramento

23 Novembre 2014 , Rédigé par anpi-lissone Publié dans #varia

Giornata nazionale del tesseramento

Domenica 30 novembre 2014

siamo stati in Piazza Libertà a Lissone

dalle ore 9 alle ore 13

Tutti in piazza con le nostre radici:

Antifascismo, Resistenza, Costituzione

Domenica 30 novembre, in tante piazze d'Italia, l'ANPI terrà la sua Giornata Nazionale del tesseramento. Sarà un'occasione per incontrare le cittadine e i cittadini, riflettere con loro sul difficile momento che sta attraversando il nostro Paese, per parlare di neofascismo e di antifascismo, di lavoro come fondamento della Repubblica, di rinnovamento della politica, di democrazia.

In più, particolare attenzione verrà posta alle Riforme Costituzionali e soprattutto a quella del Senato, già approvata in prima lettura in una versione che non potrebbe essere più inadeguata, anche rispetto alle linee portanti della Costituzione, nonché alla Legge elettorale, anch'essa già approvata dalla Camera in un testo contrario alle indicazioni della Corte Costituzionale e non corrispondenti alle attese e ai diritti dei cittadini.
Su questi temi e, più in generale, sul tema della democrazia, l'ANPI intende illuminare il Paese e far sentire con forza la sua voce.

Giornata nazionale del tesseramento
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 40 50 > >>